giovedì 31 gennaio 2013

Crisalidi.


Ogni sabato a Roma, fuori da un notissimo fast food, si dà appuntamento un gruppo di emo.
Coi vestiti a strisce nere, bianche e fucsia.
Anche a quadretti.
Jeans skinny. Parecchi portano un ciuffo che – ad arte – gli copre metà del viso.
Ogni volta che passo di lì uno si alza e mi chiede una sigaretta. A volte mandano una ragazza, la più carina del grupetto, probabilmente una sottile strategia. Io rispondo che non fumo e aspetto. Aspetto che mi chieda se "le regalo" cinque euro. Una volta me ne sono sentiti chiedere dieci.
Io, da sempre affascinato dalle sottoculture metropolitane spontanee e dai loro look, se mi avanzano nelle tasche del mio (sobrio) cappotto nero li tiro fuori e glieli dò. E aspetto ancora.
E mentre li studio ho il tempo di chiedermi che diavolo ci faccia un gruppo di emo di fronte un noto fast food e non invece davanti a una chiesa un po' snobbata, a un monumento coperto di guano di piccione, oppure chessò davanti una farmacia chiusa per turno.
Cioè mi chiedo se anche qui il fast food assolva alla funzione di surrogare una modernità mai realizzata, come è accaduto a Seattle o più di recente a Seoul… oppure… oppure, se non sia una raffinata provocazione emo, scegliere di votarsi per sempre all'autolesionismo, di abitare una specie di junk time – ecco l'ho pensato – un tempo-spazzatura, il tempo dei panini al colesterolo che provocano infarti, ictus e malattie del sistema cardiocircolatorio. Il tempo della manodopera sfruttata dal colosso amerikano e che porta alla depressione… insomma, pensavo fissando questa emo in jeans stretti, scarpe Converse e occhi truccati di nero. In pratica, un clone di Pris ma mora come l'inferno.
E questa inizia a fissare me e mi fa: "Ma tu non sei Luca, quello che abitava in via blabla…?"
E io la guardo meglio, scavo mentalmente sotto lo strato di trucco bianco e la riconosco: era la figlia del portiere di casa dei miei, ci giocava mia sorellina anche se lei era più piccola – praticamente una bambina – strillava tutto il tempo e improvvisava degli spettacolini dove urlava davanti un microfono di plastica e un pubblico immaginario sempre le stesse quattro canzoncine da hit parade, e quando attaccava Figli delle Stelle la lasciavamo tutti sola.
Ed eccola qua, trent'anni circa – portati non capisco bene come vista la quantità di trucco – che mi guarda attraverso la frangia nera di henné e mi dice: "E allora Luca, ti piacciono sempre i dinosauri? Ci facciamo un crispy Mcbacon insieme? Dentro c'è pure MTV".
"No, no grazie, ho fretta".
Mi si era anche un po' chiuso lo stomaco.

mercoledì 30 gennaio 2013

E.V.E. Protomecha.


So che Fabio mi starà odiando perché non ho ancora messo mano alla sua Beba e invece perdo tempo dietro a cose come questa che, sostanzialmente, sono il risultato dello stesso processo (la manipolazione di un'immagine fumettistica in chiave fotografica), ma la vignetta originale della graphic novel americana E.V.E. Protomecha di Chris Lichtner, Aron Lusen e Ale Garza mi intrigava davvero tanto, e, trovata un po' di tranquillità in studio a telefoni spenti e gente andata a casa, in un paio d'ore di Photoshop ho tirato fuori l'immagine che vedete in apertura (e che potete scaricare un po' più grande, se vi piace, da QUI).

Se anche a voi viene voglia di cimentarvi sulle vostre immagini preferite, vi dò qualche consiglio veloce:
• non abbiate fretta. Provate e scartate tutte le volte che volete finché non siete soddisfatti del risultato.

• procuratevi texture (metallo, pelle, capelli eccetera) alla risoluzione e alla definizione (che non è affatto la stessa cosa) più alta possibile.

• usate pure il comando Altera per adattare texture e fotografie alla vostra immagine di base, ma senza esagerare. Deformazioni eccessive saltano immediatamente all'occhio e compromettono la resa complessiva del vostro lavoro.

• In lavori di questo tipo, l'errore più frequente è introdurre troppe fonti di luce e non coerenti. Se lavorate col 3D non dovete preoccuparvi di questo aspetto perché gli oggetti vengono illuminati coerentemente. Con Photoshop, dovrete pensarci voi, e anche questa è una cosa che si nota facilmente se è sbagliata.



martedì 29 gennaio 2013

Atomium.

È difficile, per me, valutare questo primo estratto dal nuovo disco di Karl Bartos in maniera equa.
Perché se è vero che è un delizioso omaggio alla musica elettronica del secolo scorso e alla produzione tutta del gruppo in cui Bartos si è formato, cresciuto e poi si è affrancato nei primi anni novanta, è pure vero che è un pezzo che non introduce nessun nuovo elemento rispetto la sua produzione (l'episodio acustico di Elektric Music del 1998 non conta, avevi scherzato, vero, Karl? che simpaticone) ma miscela vocoder, sonorità robotiche, tecnopop, gusto mitteleuropeo, una melodia facilmente assimilabile, suggestioni futuriste e un tappeto ritmico a tratti epico e a tratti invece poco più che didascalico.

In sostanza, è una traccia un poco ruffiana, facile, a tratti semplicistica.
E, naturalmente, strettamente imparentata con le robe dei Kraftwerk dei quali Bartos rappresentava un terzo della forza creativa, a dire il vero.

E quindi, sì, Atomium mi è piaciuta abbastanza e, appena uscirà, comprerò anche l'album, valutando se valeva la pena aspettare un intero decennio dall'ultimo Communication.

E poi, la copertina con quella bellissima foto dell'Atomium (prima o poi tornerò a Bruxelles solo per sedermici davanti e guardare il tramonto riflettersi sui nove sferoidi cromati alti centodue metri) vale il prezzo del disco.


Ah, invece il video non è proprio niente di che. Probabilmente, voleva essere anche lui citazionista nei confronti di cose come il videoclip di Trans Europe Express, ma risulta solo vecchio.

lunedì 28 gennaio 2013

Hipstamatic by Cyberluke, 2


So che per molti di voi Hipstamatic è solo una facile scorciatoia per creare sempre e comunque belle fotografie che altrimenti sarebbero piatte e banali come tutto quello che normalmente si cattura con la fotocamera del vostro smartphone (il collo di bottiglia non è quasi mai la fotocamera, ma chi la impugna, sia chiaro)... e diciamo che vi dò ragione.
Ciononostante, vi sottopongo una decina di scatti che è da un po' che se stavano là in attesa del loro quarto d'ora di visibilità. E via, poteva andarvi peggio.


venerdì 25 gennaio 2013

[Re-WORK] Blu-ray covers (10)

Anche i grandi classici meritano una rispolverata alla grafica delle copertine. 
E Blade Runner, onestamente, non ne ha mai avute all'altezza.
Queste due qui sotto sono quelle del dvd originario e quella ridisegnata per la riedizione in blu-ray, in stile copertina Domenica del Corriere.

La mia opinione è che si poteva e si doveva fare di meglio, e infatti, per l'edizione del 30° anniversario, la Warner ha tirato fuori quattro soldi in più e ha fatto uscire questa copertina con l'unicorno, sfiziosa assai:

Ma io, che se non ci provo da solo non sono contento (e soprattutto non mi metto a ricomprare per l'ennesima volta il blu-ray per una copertina ristilizzata e l'automobilina di Deckard inclusa nella confezione), ho investito una mezz'oretta del mio tempo libero e ho preparato questa: piace?


giovedì 24 gennaio 2013

Poi, certo, se non capite nulla di donne...

Oggi non so a chi dare i resti, ma non voglio lasciarvi senza post quotidiano.
Cos'è, giusto ieri ho parlato di Pamela Anderson?
È vero, le fotografie postate ieri hanno già tredici anni, e in tredici anni possono cambiare un sacco di cose.
Senza contare la postproduzione che probabilmente ha avuto la sua parte per ottenere quelle splendide, levigatissime immagini.
E allora, giusto per zittire quelli di voi che pensano che Pamela non sia la (semi)dea di cui vado dicendo da sempre, eccovi delle foto scattate lo scorso ottobre a New York all'Edison Ballroom di New York.
È vero, Pamela ha qualche ruga… ma ad incontrane tutti i giorni, di quarantacinquenni così.

mercoledì 23 gennaio 2013

L'icona. L'icona.

Mi sono reso conto che, in tanti post pubblicati sotto la tag "donne", dove ho dato più volte prova di possedere gusti da camionista per quanto riguarda il gentil sesso, ho imperdonabilmente dato poco spazio alla mia Numero Uno,
Pamela Denise Anderson, classe 1967, quarantacinque chilogrammi di carne, ossa e gel di silicone inorganico meravigliosamente distribuiti.
Pamela è più di una (pessima) attrice, più di una modella, più che la seconda persona più sexy al mondo degli anni novanta secondo un sondaggio americano. 
È un'icona.
Un'icona della cultura pop, un'icona del sesso e del desiderio.

Non a caso, alcune delle sue fotografie più belle sono raccolte in un sontuoso volume del 2000 intitolato Pam: American Icon, firmato Sante D'Orazio e che potete comprare QUI (la prima edizione 33x42 con copertina in tela e che Arianna mi regalò qualche anno fa è esaurita da un pezzo, ma è disponibile una ristampa in formato ridotto).


Tutte le fotografie che seguono sono tratte da quel libro, sono ingrandibili con un semplice click e potrebbero offendere il senso del pudore di qualcuno, quindi se non siete interessati ad idolatrare la Donna Più Bella Del Mondo, tornate pure su Facebook a condividere vignette sceme e fotomontaggi virali.

PS Bellissimi sandali, vero? Però mi sa che le hanno dato un numero in meno.

martedì 22 gennaio 2013

I 10 film più attesi del 2013 (seconda parte).


MAN OF STEEL
Uscita italiana: 11 aprile.
La storia: Superman, come Batman, è uno di quei miti moderni che dureranno ancora un bel pezzo, e quindi è perfettamente normale trovarseli periodicamente al cinema, aggiornati nella forma ma anche nella sostanza. Il film destinato a rilanciarne il franchise, dopo la zozzeria dimenticabile di Superman Returns, riceve una forte impronta di "realismo" grazie anche alla produzione di Christopher Nolan, che ha fatto i miliardi reinventando Batman (snaturandolo completamente rispetto il fumetto, è vero, ma riuscendo comunque a fare un buon lavoro), e la sceneggiatura è basta (in parte) sulla miniserie Superman: Birthright DC, scritta da Mark Waid e pubblicata tra il 2003 e il 2004. Vedremo di nuovo le origini di Superman: Clark Kent è un giornalista freelance ventenne che viaggia per il mondo alla scoperta di nuove storie da scrivere, e si trova in Africa orientale quando è obbligato a usare i suoi superpoteri per catturare un assassino in fuga. Decide allora di tornare a Smallville per imparare di più sulle sue origini aliene e per decidere se diventare Superman o restare il giornalista più sfigato dellla Terra. Insomma, roba che se lo chiedete a me, avete già capito.
Il regista: di Zack Snyder ho apprezzato (ma non amato) la sua trasposizione di Watchmen, ma ho schifato il suo Sucker Punch. Va detto che è un valido professionista, che si è sempre caricato compiti ingrati, riuscendo comunque a portarsi a casa film difficili e potenzialmente rischiosi, e non senza un certo stile. Sono certo che qui ha lavorato sotto l'ala (e l'influenza) di Nolan, ma potrebbe rivelarsi una collaborazione vincente.
Aspettative: Pur non essendo un grande fan dell'Uomo d'Acciaio, questa rilettura meno "solare" del solito ha acceso il mio hype, e sono abbastanza ansioso di vedere il risultato di tante mani messe su un personaggio già così tanto sfruttato.


GRAVITY
Uscita italiana: 4 ottobre.
La storia: Sandra Bullock è la Dottoressa Ryan Stone, un'ingegnere medico alla sua prima missione sullo shuttle assieme all'esperto astronauta Matt Kowalsky (George Clooney), al comando del suo ultimo volo prima di ritirarsi. Quella che sembra una missione di routine, però, sfocia nel disastro. Mentre sono fuori dalla navetta per una passeggiata spaziale, lo shuttle esplode, spedendoli nello spazio, senza possibilità di comunicare con la Terra e con la riserva d'ossigeno che diminuisce ad ogni boccata d'aria dei due astronauti. Disperati e in preda al panico, i due dovranno dare fondo ad ogni risorsa, tecnica e umana, per trovare una possibile via di fuga da una situazione che sembra disperata.
Il regista: Alfonso Cuaron ha firmato una mezza dozzina di pellicole, tra le quali un Harry Potter e l'interessante I Figli degli Uomini. Cuaron ha uno stile sontuoso, padroneggia alla stragrande i lunghi piani sequenza e un primo montaggio del suo film ha entusiasmato Guillermo del Toro.
Aspettative: È già un bel pezzo che aspetto che Gravity faccia la sua comparsa nelle sale cinematografiche, ma fra lungaggini di produzione e ripensamenti strategici della Warner Bros in vista della corsa per gli Oscar 2014, c'è ancora quasi un anno intero da aspettare. Spero ne valga la pena.


PACIFIC RIM
Uscita italiana: 11 luglio.
La storia: sembra ricalcata para para da quella di un anime anni ottanta. Legioni di mostruose creature emerse dal mare (Kaiju) danno il via una guerra che richiede il pegno di milioni di vite e consuma la risorse della Terra a ritmi vertiginosi. Per combatterli vengono costruiti enormi robot (i Jaegers) comandati da piloti umani attraverso una rete neurale... senza tutto questo gran successo, in verità. Con il fiato freddo della sconfitta sul collo, agli abitanti della Terra non resta che affidarsi a due improbabili eroi: uno scapestrato ex pilota e un'inesperta allieva cui viene affidato un vecchio Jaeger. Saranno loro le ultime speranze del genere umano giunto ormai sull’orlo dell'estinzione.
Il regista: Guillermo del Toro, non so come, si è imbarcato in questo progetto che – parole sue – sarà una "lettera d'amore" al mondo dei mecha e dei robottoni giapponesi con cui è cresciuto chiunque di voi là fuori abbia più di trent'anni. Del Toro non mi preoccupa, dalla sua ha mestiere a vagonate… semmai è il nome di Travis Beacham (Scontro tra titani) alla sceneggiatura a farmi temere il peggio.
Aspettative: Se Del Toro riesce a cacciare fuori un film coi robottoni che mi scopre coinvolto e divertito, giuro che sarò disposto a considerarlo un regista artisticamente di punta. Se viceversa mi mostrerà un inutile sfoggio di CGI alla Transformers, ucciderà ogni mio bel ricordo residuo della mia infanzia. Che sia messo agli atti.


ELYSIUM

Uscita americana: 9 agosto.
La storia: Siamo alle solite: nell’anno 2159 i ricconi vivono in un ambiente incontaminato, su una stazione spaziale fighissima chiamata Elysium. I poveracci, invece, sono stipati su una Terra sovrappopolata e in rovina. Quando Max (Matt Damon) deciderà di raggiungere Elysium si imbarcherà in una missione disperata che in caso di successo non solo salverà la sua vita, ma potrebbe portare la parità in questi due mondi agli antipodi.
Il regista: 3 anni dopo il sorprendente District 9 (più di duecento milioni di dollari incassati e quattro nomination agli Oscar), Neill Blomkamp torna alla regia e lo fa di nuovo con la fantascienza. 
Blomkamp è uno tra i primi esponenti di una nuova generazione autoriale nata, cresciuta e maturata nella società dell'immagine digitale (e difatti i segni più evidenti sono i grossi debiti che District 9 ha nei confronti di videogiochi come Half Life e di serie televisiva come Cops).
Se gli viene bene la metà di quanto ha fatto con District 9, ha già portato a casa il risultato.
Aspettative: La storia, di per sé, non è nuovissima. Ma anche District 9 era una rilettura delle stranote discriminazioni razziali che abbiamo in casa da sempre, e ha funzionato davvero bene. Sono piuttosto fiducioso.


KICK-ASS 2
Uscita americana: 28 giugno.
La storia: Il folle coraggio di Kick-Ass ha ispirato una schiera di eroi amatoriali, guidati dal colonnello Stars (Jim Carrey), a cui lo stesso Kick-Ass decide di aggregarsi. Hit Girl, invece, è stata costretta a ritirarsi a vivere come Mindy la sua vita da adolescente, alle prese con il terrificante mondo del liceo e gang di ragazze cattive. Quando il redivivo Red Mist, per vendicare la morte del padre avvenuta per mano di Kick-Ass e Hit Girl, mette assieme una squadra di anti-eroi e prende di mira la squadra di eroi fatti in casa, solo la lama di Hit Girl potrà evitare il peggio.
Il regista: Matthew Vaughn, un paio d'anni fa, aveva confezionato un adattamento della cruda graphic novel di Millar prendendosi qualche libertà di troppo, arrangiando un happy end quasi inesistente nella versione fumettistica e montando un paio di deus ex machina al limite del ridicolo. Ma, tutto sommato, non aveva fatto un cattivo lavoro. Oggi che Vaughn è impegnato col sequel di X-Men: l'inizio, è stato chiamato Jeff Wadlow che ha al suo attivo l'insipido Never Back Down e il discreto thriller Cry Wolf. Non è una garanzia, ma è una speranza.
Aspettative: Solo passare un paio d'ore divertenti, magari senza massacrare troppo il fumetto solo per evitare il divieto ai minori negli USA.

lunedì 21 gennaio 2013

I 10 film più attesi del 2013 (prima parte)

Tranquilli. Sono solo due parti.
È che avevo iniziato pensando di cavarmela con dieci film e poche note, e alla fine mi sono scritto addosso.
E, ad ogni modo, questo 2013 sembra decretare il grande ritorno alla fantascienza.
Era pure ora.


OBLIVION
Uscita italiana: 11 aprile.
La storia: Il comandante Ben Harper (Tom Cruise), è un veterano di guerra spedito dalla corte marziale sulla Terra per riparare droni da combattimento bloccati. È il 2015 (tra due anni? ma per favore), tutta l’umanità si è trasferita da tempo in città fighissime sopra le nuvole, e la Terra è ormai desertificata e semi invivibile. Cruise fa un po' Will Smith in Io Sono Leggenda e se la vede con quel che resta di una razza aliena, gli Scavengers, e una bellissima sconosciuta (l’ex bond girl Olga Kurylenko), unica sopravvissuta di una navetta che si schianta al suolo.
Il regista: è lo stesso Joseph Kosinski che ha diretto quel bellissimo giocattolo vuoto che era Tron Legacy, ma stavolta è coadiuvato alla sceneggiatura da Michael Amdt (Little Miss Sunshine), Karl Gajdusek (Trespass) e William Monaham (The Departed).
Aspettative: non è un remake, non è un sequel né un reboot, non è tratto da una serie televisiva o da un fumetto. È uno dei pochi soggetti originali scritti per il cinema, e questo basta per farmi sognare. Il manifesto mi piace, e dopotutto Cruise non è così malaccio. E poi è fantascienza, che cazzo. Respect.


IRON MAN 3
Uscita italiana: 23 aprile.
La storia:  terzo capitolo della saga del supereroe più sborone del mondo. A questo giro, gli autori gli mettono davanti lo storico nemico fumettistico il Mandarino, che lo prenderà a schiaffi di brutto e soprattutto lo spingerà ad acquisire una nuova consapevolezza: l'armatura non è tutto. L'arma assoluta è il cervello, come dicevano anche i Devo negli anni ottanta.
Sappiamo già tutti come va a finire, ma non è per questo che si vanno a vedere questi film, giusto?
Il regista: Favreau si è rivelato per quello che era: un fuoco di paglia, e dopo il mediocre Iron Man 2 (per tacere di Cowboys contro Alieni) l'hanno messo a fare la comparsa nel ruolo dell'autista di Stark, che fa meno danni. Dietro la cinepresa, la Marvel ci ha piazzato Shane Black, regista di quel Kiss Kiss Bang Bang del 2005 che io non ho visto ma di cui tutti dicono un gran bene. Che dire, stiamo a vedere.
Aspettative: È il primo film prodotto dai Marvel Studios a essere distribuito dopo The Avengers, e direi che gli conviene giocarsela bene. Ma sopratutto è stato scritto basandosi sulla graphic novel Extremis di Warren Ellis, per la quale mi sono sperticato QUI.
Se mantengono un terzo di quella storia, il film rischia di superare il primo. Ci credo poco ma ci spero.



ROBOCOP
Uscita americana: 9 agosto.
La storia: è l’anno 2029 e la multinazionale OmniCorp è al centro della ricerca e sviluppo di tecnologie applicate alla robotica. I loro droni stanno vincendo per gli Stati Uniti d'America guerre in tutto il mondo, e ora hanno deciso che è arrivato il momento di farci i soldi anche in casa, vendendo la loro tecnologia alle forze di polizia.
Come nell'originale del 1987, Alex Murphy è un bravo poliziotto, marito e padre affettuoso. Un giorno gli dice malissimo e viene ridotto in fin di vita, ma viene resuscitato di forza trapiantandolo in un corpo robotico, il primo di una serie di poliziotti-cyborg prodotti dalli OmniCorp.
Ora, avere un corpo semi-indistruttibile può fare comodo in un mucchio di occasioni, ma qualcuno dovrebbe pensare anche ai risvolti psicologici della faccenda. Perché far tacere la scintilla di umanità rimasta accesa in un mucchio di protesi robotiche può rivelarsi una faccenda complessa e dolorosa.
Il regista: Il film ha avuto una gestazione lunga e travagliata. Aveva iniziato ad occuparsene nel 2008 Darren Aronofsky, prima di sfanculare tutto il progetto e mettersi a girare Il Cigno Nero (non smetterò mai di chiedermi come sarebbe stato un Robocop filmato da lui). La MGM ha scelto il cineasta brasiliano José Padilha, che ha al suo attivo un Orso d'Oro a Berlino per il suo Tropa de Elite, e il suo sequel è finito in concorso per il miglior film straniero per il Brasile l'anno scorso. A quello che leggo, Tropa de Elite aveva tono, adrenalina, violenza e sadismo in quantità... il che, per un soggetto tutt'altro che tenero come Robocop, potrebbe essere esattamente quello che ci voleva.
Aspettative: Robocop è il remake di uno dei più riusciti, violenti e scorretti film di fantascienza fine anni ottanta, e toccarlo è quasi un sacrilegio. Ma, come mi avete sentito spesso dire, non ho niente a priori contro i remake... dipende esclusivamente da come sono fatti. Avvicinarsi alla potenza dell'originale sarebbe già un grandissimo risultato.



AFTER EARTH
Uscita italiana: 5 giugno.
La storia: Siamo alle solite: la Terra è stata devastata da innumerevoli cataclismi e l'umanità, dopo aver combinato il casino, ha dovuto abbandonare il pianeta. Mille anni dopo, Nova Prime è diventata la nuova patria del genere umano. Il leggendario generale Cypher Raige (Will Smith) fa ritorno a casa dopo un lunghissimo turno di servizio, pronto ad assumere il ruolo di padre nei confronti del tredicenne Kitai (Jaden Smith, sì, suo figlio, lo stesso odioso ragazzino che abbiamo odiato tutti nel remake di Ultimatum alla Terra). Una tempesta di asteroidi danneggia la loro navicella, e i due sono costretti a un atterraggio di fortuna sull’ormai inospitale e pericolosa Terra. Cypher nell’impatto rimane gravemente ferito e Kitai deve attraversare territori ostili nel tentativo di raggiungere il faro che, attivato, gli permetterà di richiamare i soccorsi. L'occasione perfetta per il marmocchio, sognata da sempre, di diventare un eroe come suo padre.
Il regista: M. Night Shyamalan non è esattamente il regista più affidabile sulla piazza, ma diciamo che tra cose ottime come Unbreakable, interessanti come The Sign, passabili come E venne il giorno e imperdonabili come L'ultimo Dominatore dell'Aria, un'ultima chance gliela si dà, via.
Prego solo il mio dio di non assistere una versione sci-fi di Alla ricerca della felicità.
Aspettative: Sento odore di tremenda cazzata, ma potrei anche venire piacevolmente sorpreso. Potrei.


WORLD WAR Z
Uscita italiana: 27 giugno.
La storia: Liberamente tratto (così liberamente che dell'opera originaria non resta praticamente un cazzo) dal romanzo di Max Brooks, World War Z racconta la storia di Gerry Lane (Brad Pitt), un dipendente delle Nazioni Unite con moglie e due bimbe che si ritrova, da un momento all'altro, immerso fino al gomito nel caos, nella violenza e nel panico generati da orde di zombie che si riversano per le strade. 
Il buon Gerry decide di combattere questa guerra in prima persona, per tentare di bloccare l’epidemia prima che la Terra diventi Zombieworld.
Il regista: Marc Forster è tedesco, giovane e con un discreto curriculum alle spalle (anche se ha firmato uno dei peggiori 007 della storia, Quantum of Solace), e, tutto sommato, non è la peggiore scelta che Paramount poteva fare... anche se, messo a confronto con un romanzo che è un mito già per ben più di una generazione, potrebbe fare un capitombolo da non rialzarsi più. 
Però alla sceneggiatura c'è J. Michael Straczynski, che, chi tra voi legge fumetti, conoscerà per aver firmato serie come I Fantastici Quattro, L'Uomo Ragno, Supreme Power, Silver Surfer ,Thor e Bullet Points. Non proprio l'ultimo arrivato.
Aspettative: Non sono un fan del genere zombie e serie come The Walking Dead non le guardo manco se l'alternativa è passare l'aspirapolvere per casa. Ma il richiamo di un'opera così seminale come World War Z è sufficientemente potente persino per me. Diciamo che sono piuttosto curioso.

(continua)

sabato 19 gennaio 2013

50 differenze.


A Fringe sono rimaste solo tre puntate per chiudere i battenti. Io sono settimane che attendo e allo stesso tempo temo quel momento, e so già che prima di inserire la chiavetta USB con gli ultimi episodi nel televisore, cercherò di prolungare al massimo quelle due ore conclusive.
Perché Fringe mi è piaciuta così tanto? Probabilmente perché ha azzeccato – e alla stragrande – la caratterizzazione dei suoi protagonisti, rendendoli (esattamente com'è accaduto con altri serial come Lost o con saghe cinematografiche come Star Wars o Star Trek) personaggi reali con cui poter empatizzare, nel bene e nel male… e questo, io credo, è uno dei più importanti obiettivi che un autore di qualsiasi opera di fantasia possa mai porsi nel suo lavoro.
Se non ti appassioni ai personaggi e non credi possano essere veri, non te ne fregherà mai niente di quello che gli succede, di quello che fanno o che dicono. Resteranno attori che recitano una parte mandata a memoria e che svaniscono non appena cambi canale o spegni il televisore.
Viceversa, se l'autore riesce a compiere la magia di farci "credere" alla loro esistenza, al loro passato e al loro vissuto, alle loro idiosincrasie e ai loro drammi interiori, fino a spingerci a prevedere come si comporteranno messi di fronte determinati stimoli, allora saremo disposti a seguire le loro vicende per anni e anni, pur mantenendo salda la consapevolezza che di personaggi di fantasia si tratta e non di vita reale.
È una linea sottile, ma non sono in tanti a riuscire a farla oltrepassare allo spettatore.


Un altro dei motivi, come dicevo giusto in un recente post, è l'attenzione che gli autori hanno profuso nel descrivere non solo il mondo in cui si muovono i protagonisti, quanto l'universo alternativo col quale entrano in contatto alla fine della prima stagione.
Un universo che sembra identico, ma non lo è.
Un universo che sembra la replica del nostro, ma… con delle differenze.
Dove possiamo incontrare noi stessi, ma con vite diverse. Tagli di capelli diversi o anche destini diversi.
Secondo la teoria del caos, basta un singolo evento diverso a modificare a cascata la Storia intera.
Nell'Universo alternativo di Fringe sono successe cose diverse. E la Storia, la società, la tecnologia, la cultura, hanno imboccato strade diverse.
L'11 settembre, gli attentati terroristici hanno risparmiato le Twin Towers, ma hanno distrutto la Casa Bianca e il Pentagono. Che ripercussioni può aver avuto questo singolo evento sulla Storia di quell'Universo?
Soffermatevi e pensate.

Questo post raccoglie, grazie anche al lavoro svolto dal sito americano Blastr.com, cinquanta importanti differenze tra il nostro, caro vecchio Universo, e quello alternativo nel quale la fantasia degli autori di Fringe ci hanno permesso di sbirciare.
È solo invenzione letteraria, qui al servizio della televisione… ma è anche un'operazione condotta con estrema competenza, classe e stile.

A fianco di ogni differenza, è riportato l'episodio.

1) Nell'altro universo, il Challenger lancia la sua undicesima missione il 28 giugno del 1984. Nel nostro universo, non ha mai completato la decima missione, esplosa il 28 gennaio del 1986 (2x05)
2) Le auto a due piani, almeno in formato giocattolo, sembrano essere molto diffuse (2x15)
3) Nel 1985 è stato inventato un cellulare molto moderno se comparato a quelli dell'altro universo nello stesso periodo (2x16)
4) I dirigibili sono di uso comune come i nostri voli di linea. L'Empire State Building è usato come punto di osservazione e di attracco, come originariamente inteso nel nostro universo (2x16)
5) Il Macintosh plus è stato sviluppato nel 1985, un anno prima di noi (2x16)
6) I telefoni bluetooth sono comuni e sono miniaturizzati in una clip nera che si porta all'orecchio (2x22)
7) Nell'altro universo la tecnologia ha sviluppato computer portatili composti da una superficie di vetro touchscreen (2x22)
8) Computer formati solo da touchscreen sono normalmente inseriti sulle superfici delle scrivanie (2x22)
9) Lo Show-me è un documento governativo che ha una varietà di usi, da documento identificativo a abbonamento per i mezzi di trasporto (2x22)
10) Le pagine bianche sono schermi touchscreen (2x22)
11) La nanotecnologia esiste ed è usata per curare grossi traumi, come ustioni e ferite da arma da fuoco (2x23)
12) Gli elicotteri volano con l'autopilota (2x23)
13) Una sostanza simile all'ambra viene usata per contenere gli eventi fringe, intrappolando al suo interno le persone ancora coscienti: mezza Boston è ricoperta di ambra (1x19 e 2x23)
14) I voli sulla luna sono del tutto comuni (3x01)
15) Il vaiolo non è stato debellato (3x03)
16) La qualità dell'aria tende a peggiorare, costringendo la gente a indossare mascherine (3x03)
17) Le penne a sfera sono cadute in disuso (3x03)
18) Un vortice nell'East River ha causato un'enorme quarantena nel 1990, creando una memoria collettiva paragonabile all'11 settembre (3x08)
19) Durante gli attentati dell'11 settembre le Twin towers non sono mai state abbattute, ma la Casa Bianca e il Pentagono sono stati distrutti. La Casa Bianca è stata ricostruita nel 2009, il Pentagono nel 2010 (1x20) 
20) Barack Obama è stato eletto presidente nel 2008, ma una nuova Casa Bianca è stata realizzata prima del 2009, con una cupola interamente in vetro  (1x20 e 2x19)
21) John F. Kennedy non è stato assassinato, è diventato ambasciatore e si è ritirato nel 2009, all'età di 84 anni  (1x20 e 3x01)
22) Il presidente Nixon compare sulla moneta da un dollaro del 1983, al posto di Eisenhower (1x20 e 2x22)
23) La bandiera americana ha quarantotto stelle invece di cinquanta (2x19)
24) Sulla banconota da venti dollari compare Martin Luther King jr invece di Andrew Jackson. La banconota viene anche soprannominata Junior (2x22)
25) La divisione politica degli Usa è diversa: il Texas è diviso in nord e sud, Kansas e Oklahoma sono uno stato unico (Midland), Nord e Sud Carolina sono uno stato unico, Nord e Sud Dakota sono uno stato unico, Washington è conosciuto come Southern British Columbia, il Michigan è diviso in due: Michigan e Upper Peninsula, Virginia e West Virginia non sono stati, ma vengono chiamati solo distretto della Virginia, la Lousiana non è uno stato ma un territorio, il Nevada è uno stato indipendente e il Canada fa parte degli Stati Uniti (2x22)
26) Eldrige Cleaver non fa parte dei Black Panther ma viene associato al discorso "I have a dream" di Martin Luther King jr, diventato "we have a dream" (3x01)
27) L'FBI è stata chiusa nel 2000 (3x07)
28) Ci sono più di due partiti politici negli Usa (3x07)
29) Eric Stolz è il protagonista di Ritorno al Futuro (2x16)
30) Altri film presenti nel 1985 Nell'altro universo: Clue, Superman vs Batman 2, Indiana Jones and the Hex of Hydra, Star Wars: Legion of Droids, Splash 7, Smokey and the bandit: the final lap, Mask vs Joker.
31) Barack Obama e Sarah Palin compaiono nelle locandine pubblicitarie del telefilm (2x22)
32) Alcuni popolari fumetti sono diversi. Sulla copertina del fumetto Crisis on infinite Earth mostra Supergirl che regge il cadavere di Superman (da noi è successo il contrario), è uscita una storia sulla morte di Batman (Superman da noi), Green Lantern e Green Arrow si chiamano Red Lantern e Red Arrow, la graphic novel Dark Knight Returns è incentrata su Superman e si intitola Superman: Man of Steel Returns e la formazione della Justice League ha un membro diverso (2x22)
33) Tom Cruise è una star televisiva e non cinematografica (2x22)
34) Dogs è un musical rappresentato a New York, al posto di Cats (2x22)
35) Gli U2 non esistono o non sono molto conosciuti (3x02)
36) Cary Grant è il protagonista del Mistero del falco, al posto di Humprey Bogart, Ronald Reagan è il protagonista di Casablanca, e il film ha un lieto fine (3x07)
37) Esiste un gioco da tavolo chiamato Quarantine Zone (3x07)
38) Susan Pratt non è mai stata divisa dalla sorella, motivo per cui entrambe sono morte nell'incendio in cui, nel nostro universo, si è salvata solo la sorella (1x19)
39) Il caffè e gli avocado sono rari e costosi (2x15 e 3x03)
40) La Fringe Division non fa parte dell'FBI ma è un corpo militarizzato. Broyles ha il grado di colonnello (2x22)
41) I soldati della Fringe division indossano divise grigio scuro o verde scuro (2x22)
42) La Statua della Libertà è sede del Dipartimento della difesa ed non è ossidata (2x22)
43) Walter Bishop è il segretario della difesa (2x22)
44) Il New England è una regione disabitata (2x23)
45) Il Madison Square Garden e Harvard sono stati messi sotto quarantena nell'ambra. Nel Madison Square Garden sono intrappolate diecimila persone (2x23)
46) La Transamerica Pyramid si trova a New York e non a San Francisco (2x23)
47) Le Olimpiadi hanno la specialità di tiro di precisione e B-Olivia ha vinto la medaglia d'oro (3x01)
48) Sexxon è una grande compagnia petrolifera nata dall'unione di Shell e Exxon(3x01)
49) A New York esiste viale Nixon (3x05)
50) La Springsteen Station ha rimpiazzato la Penn Station a Newark, New Jersey (3x08)