giovedì 28 febbraio 2013

Quando le stelle sembravano vicine.

El Cosmonauta è un  film di produzione spagnola che ha fatto parlare di sé per via del modello di finanziamento utilizzato per la produzione e per la distribuzione.
La Riot Cinema ha utilizzato il crowdfunding, un motore finanziario con un potenziale enorme che si basa sull'immenso popolo del web. In parole povere, chiunque, con micro-investimenti anche di pochi euro direttamente attraverso Internet, può diventare un produttore del progetto in questione.
Per El Cosmonauta questo particolare modello di finanziamento ha fruttato la rispettabile somma di 300 mila euro, pochissimi se confrontati alle produzioni hollywoodiane che con quella cifra non pagano neanche lo staff della star di turno, ma abbastanza per mettere su un prodotto onesto, interessante e – almeno a giudicare dal trailer – neanche troppo scadente sotto il profilo degli effetti visivi.

El Cosmonauta è ambientato nel 1967. Nell'allora maestosa Unione Sovietica è in atto una corsa contro il tempo per battere gli americani per la sovranità dello spazio.
Il fuoco della macchina da presa è puntato su Stas e Andrei, due giovani cosmonauti che si allenano per le prime missioni orbitali e lunari e che vivono di persona intrighi politici, lotte di potere, successi e disfatte dell'ex superpotenza... quando sembrava che l'uomo avesse messo un piede nel cosmo e stesse iniziando quella che un giornalista italiano dell'epoca definì "l'Era dello spazio".

La storia poi ci ha ricacciati alle nostre misere faccende quaggiù, inchiodati dalla Gravità disattendendo migliaia di opere di fantascienza e i sogni di chi guardava verso il cielo ogni notte vedendovi il futuro dell'Umanità.
Io, per ora, mi accontenterei di vedere il film completato. Non c'è ancora una data di uscita, ma, se sono riuscito ad interessarvi, potete tenervi aggiornati QUI.

mercoledì 27 febbraio 2013

martedì 26 febbraio 2013

Ve lo siete meritato. E ve lo meritereste ancora.

Dopo qualche minuto che guardavo incredulo questa clip comparsa stamattina sul sito del Giornale, sono scoppiato a ridere.
Giuro.
Risate vere, di cuore.
Due minuti e trentaquattro secondi che vi rallegreranno la mattinata (o magari anche no).

lunedì 25 febbraio 2013

Due parole sulle elezioni. Prima che i giochi siano finiti.

Di certo con questo post mi alienerò le simpatie di questa o quell'altra fazione.
Ma tanto per non nascondermi dietro un dito o ipocriti giri di parole e visto che di politica ne parlo rarissimamente, voglio raccontarvi in breve – e prima che chiudano i conteggi – cosa penso sui protagonisti di queste ultime elezioni 2013.
Poi deciderete se insultarmi, abbandonare questo blog per sempre o candidarmi alle prossime elezioni (grafica migliore per tutti potrebbe essere il mio slogan, ma ci sto ancora lavorando).

Silvio Berlusconi.
Nel momento in cui scrivo, ha poco più del 26%.
Il che significa: milioni di italiani che, a scelta (o anche insieme):
• hanno creduto di nuovo alle sue balle
• simpatizzano per un criminale (per criminale si intende uno condannato da un tribunale penale, poco importa se giochetti di prescrizioni e leggi ad personam l'hanno tenuto lontano dal carcere)
• sono dei masochisti.
Se avremo per la quarta volta lui al governo, sarà l'ennesima e incontrovertibile prova che gli italiani meritano tutto il male che gli viene dall'espressione più becera e indifendibile della politica, laddove lo stesso termine "politica" non merita neanche di essere usato.
PS se c'è anche una sola donna che l'ha votato, questa non merita un briciolo del mio rispetto.
Avete messo la vostra vita nelle mani di chi vi considera come materiale da sveltine nella migliore delle ipotesi, azzerando decenni di lotte femministe in una grassa risata in doppio petto.

Pierluigi Bersani.
Ha il 34,50 e per ora è in testa.
Non mi piace, come non mi piace tutta quella sinistra che negli ultimi trent'anni ha perso tutta la credibilità che poteva avere costruito (almeno rispetto quella manica di mafiosi che costituiva la Democrazia Cristiana) perdendosi in millemila microfazioni inseguendo giochetti di potere in tutto e per tutto simili a quelli della controparte.
La sinistra ha avuto la sua occasione. E l'ha sprecata. Non basta opporsi al Silvione per riempire i programmi elettorali. 

Mario Monti.
Ha il 9,22% ed è l'uomo delle banche. E le banche, lo sapete benissimo anche voi, sono il Male.
Mi fido di lui come di uno scorpione nel letto. Un "tecnico" la cui idea più brillante per far quadrare i conti dissestati dal criminale di cui sopra è stata aumentare le tasse anziché chiudere i rubinetti degli sprechi, dei finanziamenti illeciti, delle sovvenzioni mafiose e miliardarie, andando a colpire le fasce meno abbienti e legittimando un organo come Equitalia a commettere le più immorali zozzerie concepibili.
Che aveva dichiarato che non si sarebbe presentato alle elezioni e poi ha detto Sapete che c'è? che ho cambiato idea, questa poltrona mi piace proprio. Ma per il vostro bene, eh, beninteso.
La sua coalizione (che annovera due personaggi col pedigree di Casini e Fini, li avete guardati bene in faccia, vero?), se non raggiungerà il 10% dei voti resterà esclusa dalla Camera. Oh, neppure un deputato, che peccato, quanto mi dispiace.

Movimento Cinque Stelle. 
Al momento in cui scrivo, ha il 25,8%.
È un boom annunciato. Suppongo che siano confluite nella sua coalizione le preferenze di tutti i disillusi d'Italia che in passato avevano affidato le loro speranze al PD, all'Olivo, ai Radicali, ai Verdi e a tutta la sinistra in generale.
È un fenomeno del tutto prevedibile, considerati gli ultimi anni di politica scellerata e menefreghista che hanno portato il paese ad essere la barzelletta dell'Europa, con la disoccupazione più alta da decenni e una pressione fiscale iniqua e insostenibile.
Non ho alcun precedente su cui basarmi sul Movimento di Grillo. In un certo senso, è un salto nel buio.
Ma se da una parte ci sono ladri, puttanieri, mafiosi, ciarlatani e giocolieri, cosa ci può essere di peggio dall'altra?
Io ho fatto il salto.
E, per la prima volta in trent'anni di voto, mi sento ottimista.

Cose serie.

Ogni tanto (ma neanche poi tanto) qualcuno mi ricorda che lavoro per clienti che da me pretendono serietà, istituzionalità e – anche se non lo dicono – retorica e autoreferenzialità a cappellate.
E chi sono io per disattendere le loro aspettative?
Nessun'altro che uno strumento nel loro meccanismo. E allora tanto vale farlo con un pelo d'eleganza.
Non ci vuole poi tanto per farli contenti.

venerdì 22 febbraio 2013

La suoneria perfetta.


Stamattina ero al bar sotto l'ufficio, stavo bevendo il mio cappuccino ed ero appena riuscito ad isolare il rumore di fondo fatto di acciottolìo di piattini e tazzine nel lavello d'acciaio, musica a bassa fedeltà dalla radio sintonizzata su un network commerciale e chiacchiere degli altri avventori quando alle mie spalle sento una voce femminile roca che mi sussurra: Se telefonando io potessi dirti addio ti chiamerei. 
Mi volto.
Non c'era nessuna femme fatale che mi bisbigliava nell'orecchio.
Era un cellulare che squillava.
Apparteneva a un tizio che ha iniziato subito una conversazione a voce più alta del necessario, ma non è di questo che volevo dirvi.
È che il mio telefono ha una suoneria normale.
Squilla. Non canta. Non suona.
Non fa versi di ranocchia e non fischia il tema del Buono, il brutto, il cattivo.
Semplicemente squilla. Con un tono basso. Trrrrrrrr. Così.
Sono in netta minoranza. Hanno tutti una musichetta, e più questa è ricercata, innovativa, originale, più il tuo prestigio sociale aumenta.
Ora, a parte il fatto che sentire motivetti orecchiabili e semplificati tutto il giorno ti rende schiavo, non te ne liberi più, questo problema delle nusichette da cellulare mi ha fatto tornare in mente una storiella di Topolino che ho letto secoli fa e che mi è sempre rimasta in mente. Era così: a Paperopoli stanno facendo lavori di ristrutturazione. La gente però è esasperata dal rumore dei martelli pneumatici. E allora si rivolge ad Archimede Pitagorico, che infatti, in men che non si dica, risolve il problema mettendo a punto il martello pneumatico musicale.
Al posto dell'orribile rumore sparge nell'aere musica di Beethoven.
Tutti felici. Che bello. Ma non dura.
Gli amanti del jazz si lamentano: "Basta musica classica, dateci Charles Mingus!" E così gli amanti del pop. E del rock. Insomma... un casino. Rivolta sociale.
Allora Archimede si rende conto dell'errore e rimedia tornando al vecchio, classico rumore assordante. E tutti sono contenti. Di nuovo.
È ora di telefonare all'Archimede delle suonerie. Vado.
Voi, nel frattempo, potete raccontarmi che suoneria avete scelto per il vostro cellulare.

mercoledì 20 febbraio 2013

Di foto che si creano da sole.

Stamattina ho recuperato l'iMac andato a cambiare il disco.
Prima di caricarlo in auto, l'ho posato sul marciapiede, e... che cavolo, era un soggetto perfetto.
Foto scattate con un Lumia 800.

martedì 19 febbraio 2013

49.

Se mi volto e mi guardo indietro, praticamente quasi nulla di ciò che mi è accaduto l'avevo previsto.
Il che, se tanto mi dà tanto, varrà anche per gli anni a venire... cosa che mi terrorizza e insieme mi esalta.
Tanti auguri a me, per quello che verrà.

domenica 17 febbraio 2013

Come diventare pinup perfette.

Regola uno: mettete la bocca a cuore.
Almeno, questa sembra essere l'istruzione imprenscindibile che le modelle ricevevano dai fotografi e agli art director dell'epoca (i meravigliosi anni cinquanta).
Aaah, peccato non esserci stati.


venerdì 15 febbraio 2013

giovedì 14 febbraio 2013

Credevate che stessi scherzando, eh?

So che quando ho annunciato che mi sarei messo a cercare di imparare a cucinare qualcosa di più sofisticato della scamorza con le alici (che, comunque, mi viene benissimo), pochi di voi mi hanno preso sul serio.
Nel frattempo, invece, io cautamente mi informavo.

E scoprivo che cucinare, oltre ad essere una vera e propria arte, richiede
a) un mucchio di tempo (che nel mio caso, ridurrebbe le attività culinarie al solo weekend)
b) un mucchio di attrezzi (alcuni dei quali anche costosi)
c) un mucchio di conoscenze di termini basici (andiamo, tutti voi, là che mi leggete, sapete cosa significa mantecare? o la differenza esatta tra rosolare e soffriggere?)

E mentre continuavo a guardare Masterchef e a immaginarmi nella mia mia cucina un Bastianich che fissava alternativamente me e i miei piatti con disgusto malcelato (Luca, tu sei una persona arrogante... la tua cucina fa schifo... i tuoi piatti sono merda), Arianna mi dava una grossa mano (e una grossa spinta alla mia carriera di chef) regalandomi questo libro.

E ora, non ho più limiti.
Le arti culinarie non hanno più segreti per me.
Corona di capretto arrosto. Tagliata di manzo con cipolle al Barolo. Cima alla genovese. Bavarese speziata con salsa zabaione.

Magari inizio con una minestra di lenticchie.

mercoledì 13 febbraio 2013

[The art of] Adriano De Vincentiis

Parto segnalando questo artista facendo una breve premessa.

A me, Milo Manara non piace.

Pur essendo osannato dagli appassionati del fumetto e anche da tanti altri che del fumetto colgono o fruiscono solo l'aspetto più mainstream, io l'ho sempre trovato ripetitivo, leccato, ruffiano da far paura, fine a se stesso e pure (ma su questo ho solo sospetti e nessuna prova) uno dei più grandi debitori dell'invenzione dell'episcopio.

Per non parlare che ogni sua storia è un pretesto per disegnare culi: ecco, l'ho detto.
Sarà che io, i culi, li guardo poco e niente.

Detto questo, può sembrare strano che giudichi Adriano De Vincentiis, unanimamente insignito del titolo di "erede di Manara" straordinariamente bravo.
Laddove il "bravo" è decisamente fuori scala.

Se guardate i suoi lavori vi assicuro che è uno degli artisti più dotati che vi capiterà di vedere in giro. Tornate pure qui a contraddirmi nei commenti, se credete.

Se anche a me venissero disegni così, rinuncerei al Mac, a Photoshop e a tutto il resto anche subito. Sul serio. Perché Adriano, a Milo Manara, gli mangia in testa.
Sul serio.

Qui vi riporto alcuni dei suoi lavori che più mi hanno colpito… ma un giro sul suo portale vi darà un'idea più completa della sua produzione e una misura più precisa del suo talento.

Dio che invidia.

martedì 12 febbraio 2013

The Big Brand Theory.

Se fate il mio mestiere, chissà quante volte ve lo sarete sentito dire: sì, ma il logo lo voglio più grande.
Un logo più grande non fa vendere di più, almeno non esiste alcun dato che comprovi questa bizzarra credenza, ancora alquanto diffusa, oggi, anno di grazia 2013.

Ma se, per una volta, il cliente avesse ragione?

Oh, aspettate, tornate indietro. È del tutto ipotetico.

Diciamo che, per una volta, potremmo assecondarlo… e fare un piccolo esperimento.
Ma sì, vuoi il logo grande? E io ti faccio il logo grande.
Anzi, enorme. 
Facciamo che riempio tutto lo spazio disponibile, o anche di più.
Che dite… potrebbe funzionare?
Esperimento del designer malese Ewan Yap.

venerdì 8 febbraio 2013

Figli delle macchine.

Negli anni settanta, un fricchettone fuori tempo massimo ci venne a raccontare che l'umanità discendeva dalle stelle.
Oggi esistono teorie che suffragano quella canzonetta che tutt'oggi procura il sostentamento del cantautore partenopeo, anche se ho il sospetto che pensasse a tutt'altro quando la compose... ma non è di questo che voglio parlarvi.
La storia ufficiale ci dice che prima è venuto l'Uomo e poi la sua figlia imperfetta, la Macchina.

Ma, se non fosse così?

Se in un passato talmente remoto da veder andata perduta ogni sua vestigia fossero state le macchine a popolare la Terra e queste – un infausto giorno – avessero deciso di creare l'Uomo?

La premessa narrativa è talmente originale che questo corto del regista italiano Alessio Fava, Project Genesis, realizzato con grande uso di stop motion ma soprattutto di sense of humor, sta facendo rapidamente il giro della Rete... e anch'io l'ho trovato degno di essere condiviso.

PS Una piccola chicca: QUI potete scaricare il manuale d'istruzioni di Human. Andrebbe letto anche solo per il capitolo 2, quello relativo allo scarico dei rifiuti organici.