mercoledì 31 luglio 2013

Lui è peggio di me.

Le pubblicità comparative, per quanto lontane da un'idea di parzialità, sono (quasi) sempre divertenti.
Questa di Microsoft vs. iPad è veloce, garbata e divertente (tre aggettivi che qualsiasi pubblicitario dovrebbe tenere sempre bene a mente), e vale trenta secondi del vostro tempo.
Che poi il Surface si stia dimostrando un mezzo flop, vabbé, quella è un'altra faccenda.

martedì 30 luglio 2013

[Recensione] Wolverine l'immortale


Rece brevissima che fa caldo e avete poca voglia di leggere dei papiri.
E del resto, non c'è molto da dire di un film che non è bello ma nemmeno lo schifo che molti stanno dicendo.
Alla regia, il James Mangold di Innocenti Bugie (ma anche di Copland e Ragazze Interrotte) fa un lavoro onesto: un incipit non entusiasmante, uno svolgimento prevedibile, qualche scena d'azione azzeccata, e una discreta capacità nel creare un contesto scenico realistico pur restando nel genere supereroistico.
Bisogna ormai dare per assodato che questa tipologia di film si basa su assunti che fanno conto su un certo tipo di sospensione dell'incredulità: cercare verosimiglianza in prodotti del genere significa essere in malafede. 
Buona la prova di Jackman, discreto il livello tecnico che limita gli effetti speciali (il film non ha un budget stratosferico, e si vede), lo script ha poco a che fare con la miniserie di Claremont (da cui, tecnicamente, L'immortale è ispirato) e ripetizioni, inceppamenti e noia non mancano. 
D'altra parte, le scelte di casting sono tutte piuttosto buone, c'è rispetto della continuity e, soprattutto, una scena dopo i titoli di coda che è un aggancio gustosissimo per Days of the Future Past che si annuncia come il piatto ricco del 2014 con Hackman e compagni di fattore X.
Insomma, non un capolavoro ma di certo venti volte meglio di quella roba dimenticabile che è stato Wolverine: le Origini sul quale non voglio spendere neanche una parola.

lunedì 29 luglio 2013

Telefono cercasi.



Se negli ultimi giorni avete provato a chiamarmi sul cellulare e non avete avuto altro che un laconico messaggio preregistrato che mi dava per irraggiungibile (magari), non è perché sia diventato ancora più snob e insofferente all'umanità (e al mezzo telefonico in particolare) più di quanto già non sia.
Più banalmente, ho perso/mi hanno rubato - la sostanza non cambia - il telefonino, e, una volta bloccata Usim e terminale (chissà chi ce l'ha adesso cosa ci farà oltre che usarlo come fermacarte), ho tirato fuori dal cassetto il vecchio Nokia 6230, poco smart ma molto phone, e l'ho riacceso. C'era persino una decina d'euro di credito dentro.
Il fatto è che lo smartphone, per me che mi porto l'iPad ormai pure al gabinetto (sfottetemi pure, che tanto voi fate lo stesso o magari peggio), è un oggetto ridondante.
L'iPad fa tutto quello che fa il migliore smartphone del mondo, lo fa meglio e lo fa su uno schermo più grande… salvo telefonare (ed ecco che subentra il Nokia 6230, che però non supporta le moderne USIM, come quella legata al mio abbonamento con Tre).
E visto che, anche se non la uso i miei venticinque euro al mese a Tre li pago lo stesso e il mio numero resta lì appeso, devo pensare a un nuovo smartphone.
Che dev'essere poco costoso, facile da usare e interfacciarsi col Mac senza dover bestemmiare.
Senza stare a perderci troppo tempo, che già il telefono è un oggetto che mi fa schifo a prescindere, ho ristretto la scelta a:



Nokia Lumia 520.
Il Nokia Lumia 520 si pone come entry level della gamma Lumia, integra un processore Qualcomm Snapdragon S4 Dual Core da 1GHz, GPU Adreno 305 e mezzo gigabyte di memoria RAM che fanno girare Windows Phone 8, un sistema con cui non mi sono trovato male, senza alcun lag. La memoria integrata è di 8GB espandibile tramite microSD.
Per contenere i costi, il 520 non ha flash, ma in compenso ha una fotocamera ottima che gira video a 720p. Il tutto per circa 150 euro.


iPhone 5C.

La segretezza industriale di Apple è un mito che ormai appartiene al passato.

Almeno per quanto riguarda i suoi ultimi prodotti telefonici, ampiamente anticipati in ogni dettaglio dai soliti siti di rumors che già da mesi stanno facendo circolare video e fotografie di un nuovo iPhone a basso costo ("basso" per modo di dire, visto che se costerà meno di 400/450 euro mi mangio il cappello) con scocca di plastica che potrebbe essere presentato a settembre.

In realtà, ammesso che tutto ciò si riveli veritiero, questo iPhone plasticoso costerebbe sempre, tipo, il doppio di quanto sono disposto a spendere per un telefono, ma l'aspetto comunque non mi dispiace e poi mi andava di mettere in lista un prodotto ufficialmente inesistente.





iPhone 3GS.


Quando uscì, nel 2009, costava uno sproposito, più o meno come oggi costa l'iPhone 5.
Rispetto il precedessore 3G, il 3GS aveva una batteria più performante (nulla di che, ci si arrivava fino a sera), lo shermo oleorepellente, la fotocamera da 3 megapixel, la possibilità di registare, montare e condividere video più un'altra manciata di features che oggi ha anche lo smartphone più pezzente del mercato.
Su eBay li tirano dietro a cento euro, funzionano bene e reggono ancora versioni recenti di iOS.
La sola grossa incognita è se posso ancora sincronizzarlo con iTunes 10.





Huawei Ascend Y300.
È cool quanto una Ford Escort del 1995, ma è probabilmente il telefono col miglior rapporto qualità prezzo presente sul mercato.
Monta un processore Snapdragon Qualcomm Dual Core da 1 Ghz, la Ram è di 512 MB, mentre la memoria di massa è di 4 GB espandibile a 32 GB con MicroSd.
Display da 4 pollici con risoluzione da 800×480 pixel, fotocamera da 5 Mpx, Gps con tecnologia A-GPS e sistema operativo Android 4.1. 
Uno dei punti in cui spesso gli smartphone di fascia bassa soffrono è la navigazione in Internet, ma, stando alle recensioni degli utenti l'Ascend fornisce una navigazione fluida e con una buona renderizzazione delle pagine. 
Ricezione del segnale e la qualità dell'audio sono ottimi. Il tutto per, tipo, 120 euro.

Qualche consiglio?

mercoledì 24 luglio 2013

Del Comic Con 2013 e di scimmie che montano.


Da tempo accarezzo l'idea di investire la tredicesima e tutte le mie ferie estive in quel di San Diego dove, giusto in questi giorni, ogni anno si svolge il Comic Con, nato come la più importante convention mondiale sui fumetti, fantascienza e fantasy, e divenuta negli anni la più grande vetrina per anime, manga, cosplayer, videogiochi, giochi di ruolo, horror, animazione, serie tv e – naturalmente – cinema.
Ma stavolta non vi ammorberò/delizierò con la solita carrellata di fotografie di cosplay discinti, che pure hanno un loro perché, no.
Sono gli annunci fatti dagli uffici stampa di Marvel e DC Comics sulle prossime uscite cinematografiche ad avermi fatto montare una discreta scimmia sulla spalla... oltre ad essere la conferma definitiva (se mai a qualcuno ne servisse ancora una) che questi anni dieci per il cinema sono nati e sembrano voler proseguire sotto l'insegna dei fumetti fatti carne (e CGI), un trend iniziato nel 2002 con il primo Spiderman di Raimi e che ci ha dato qualche prodotto notevole (la trilogia di Christopher Nolan dedicata a Batman), qualcun altro non perfetto decisamente sopra la media (il primo Iron Man X-Men: First Class), altri semplicemente tamarri ma tutto sommato funzionanti allo scopo (The Avengers, The Amazing Spiderman), un bel po' di dimenticabili (i due Fantastici Quattro, Catwoman, Ghost Rider, Elektra), più una manciata di interessanti prodotti collaterali sul tema supereroe (Chronicle, Super e Defendor).

Peraltro quasi tutti accomunati (persino i più inguardabili) da incassi che vanno dallo stratosferico (The Avengers, un miliardo e mezzo di dollari) al decoroso (i due Hellboy, 160 e 100 milioni di dollari).
E, in tempi di vacche magre come queste (persino ad Hollywood la crisi morde le chiappe ai produttori), si investe quasi esclusivamente dove c'è rientro.
Ed ecco, dunque, a fronte della valangata di quattrini fatta dal genere superoistico, che ci siamo assicurati una stagione 2014/2015 assolutamente degna di nota.

Vediamola nel dettaglio.


Superman vs. Batman
L'ultimo Batman: The Dark Knight Rises non ha esattamente aperto la strada ad un sequel, e meno che mai a un film dove i supereroi si danno le cinquine tra di loro.
Eppure, Warner Bros e DC hanno buttato sul piatto quello che potrebbe essere il crossover di tutti i tempi, sintetizzato dall'immagine che vedete qua sopra e che è stata proiettata al Comic Con ammutolendo tutti i presenti per poi farli esplodere in un applauso che veniva giù il convention center di San Diego.
D'altra parte, se hai tra le mani un franchise miliardario come Batman e l'ultimo Man Of Steel che i suoi 630 milioni e rotti di dollari se li è portati a casa, non fai freddare il ferro.
Al timone c'è di nuovo Zack Snyder, Superman sarà di nuovo interpretato da Henry Cavill mentre per Batman si cerca il sostituto di Christian Bale, che ha declinato.
Tra due anni sapremo tutto.


Avengers 2: Age of Ultron
Dopo l’annuncio del sequel di Superman insieme a Batman, il presidente Marvel Kevin Feige e il regista Joss Whedon non potevano che rilanciare con annunciando il titolo ufficiale del sequel di The Avengers, programmato per il 1° maggio 2015.
A partire da Thor: the Dark World e Captain America: the winter soldiers, Marvel non prevede più una numerazione incrementale ai titoli dei propri film (Iron Man 1, Iron Man 2, Iron Man 3), ma un sottotitolo. Che, nel caso dell'inevitabile sequel degli Avengers, svela da subito il villain della pellicola: l'androide Ultron, uno dei nemici storici dei Vendicatori e ai quali è stato dedicato l'ultimo "evento" fumettistico Marvel (QUI) ma che, stando alle dichiarazioni di Whedon, non avrà niente a che vedere col film (a quanto pare, in Avengers: Age of Ultron non è prevista neppure la presenza di Hank Pym, il creatore di Ultron, "giustificandone" l'assenza dichiarando che i prodotti Marvel-cinema sono slegati dagli avvenimenti dei Marvel-comics... e in effetti, finora tutte le trasposizioni cinematografiche della Casa delle Idee ricalcano solo alla lontana le loro controparti a fumetti).
Interessa a qualcuno che c'è VIn Diesel nel cast?



Captain America: The Winter Soldier
Riprende là dove The Avengers aveva lasciato, con Steve Rogers (Chris Evans) che fatica ad abbracciare il suo ruolo nel mondo moderno e collabora con la Vedova Nera (Scarlett Johansson), per combattere un nemico potente e oscuro in una Washington odierna. 
Sul palco del panel a San Diego c'erano i registi Joe ed Anthony Russo e i membri del cast Frank Grillo, Emily Van Camp, Cobie Smulders, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson e naturalmente Chris Evans.
Sebbene il primo capitolo non mi mi abbia entusiasmato e il personaggio di Cap non sia tra i miei preferiti, sono abbastanza curioso di vederlo agire ai giorni nostri. Nei cinema ad Aprile 2014.


Thor: The Dark World
A questo giro, il vendicatore biondo è in lotta per salvare la Terra e i Nove Regni da un’antica dinastia dominata dallo spietato Malekith che minaccia di far ripiombare l’universo nell’oscurità (ma non faceva prima a stabilirsi in Svezia, che in inverno arrivano ad avere mezz'ora di luce al giorno?).
Lasciando stare che ovviamente ce la farà, in quest'episodio (ormai questo tipo di film va letto così) Thor si ricongiungerà con Jane Foster/Natale Portman e quindi il bacio a ventosa tra dei e umani è garantito.
Sul palco del panel il presidente di Marvel Studios Kevin sta per dire che attualmente si è passati nella fase di post-produzione del film, quando le luci si spengono, un lampo di luce colpisce il palco e al riaccendersi delle luci appare Tom Hiddleston nei panni di Loki. Standing ovation dalla folla.
Per gli appassionati del più grande fregnacciaro di Asgard, l'appuntamento è per il 21 novembre 2013.


Guardians of the Galaxy
Subito prima dell'annuncio di Avengers 2, il panel Marvel ha buttato sul piatto i Guardiani della Galassia, introdotto da una clip (potete cercarla su YouTube, ma viene rimossa praticamente alla stessa velocità con cui viene caricata) messa assieme con le prime due settimane di girato.
Se sapete poco o zero di questo fumetto, tranquilli, non siete i soli. 
Ma probabilmente, neanche il cast, almeno per noi europei, dice granché: sul palco c'erano il bressler Batista (Drax il distruttore), Karen Gillan (Nebula), Benicio del Toro (il Collezionista), Michael Rooker/Merle di The Walking Dead (Yondu), Lee Pace (Ronan l'Accusatore), Chris Pratt (Starlord), Zoe Saldana (Gamora), Djimon Hounsou (Korath). E, ah, sì, c'è anche un procione in CGI (se cliccate sull'immagine qua sopra, si ingrandisce e lo vedete bene).
Se non fosse che alla regia c'è il James Gunn di Super (QUI), io questo lo salterei tranquillamente.
Ma magari negli USA fa il botto, vai a sapere. Nei cinema nell'agosto 2014.


The Amazing Spiderman 2
La regia dello Spidey 2.0 è affidata di nuovo a Marc Webb, che a mio avviso, ne aveva dato una rilettura fresca e convincente (QUI) lo scorso anno.
Stavolta, anche se gli accenni a Norman Osborn/Goblin nel primo episodio avevano fatto pensare diversamente, il cattivo della pellicola sarà Electro, non il tipo ridicolo in verde e giallo che potete vedere QUI, ma il pelatone che vedete QUI, interpretato da Jamie Foxx. Nel resto del cast, di nuovo Andrew Garfield/Peter parker ed Emma Stone/Gwen Stacy, Shailene Woodley, Sally Field, Dane DeHaan, Martin Sheen e Felicity Jones.
E, forse in risposta alle orde di nerd inferociti per le licenze che Webb si era preso nel design del costume, Garfield veste una mise praticamente identica a quella dell'Uomo Ragno Ultimate.
Tutti i cosplayer del mondo appassionati dell'arrampicamuri dovranno confrontarsi il 2 maggio 2014.



X-Men: Days Of Future Past
Questo me lo sono tenuto per ultimo. Giorni di un Futuro Passato è il nuovo capitolo del franchise X-Men (che ha al suo attivo i tre film di Singer e Ratner, l'ottimo prequel First Class e i due spinoff su Wolverine), è basato sulla bella miniserie di Claremont e Byrne, e pesca a mani basse nel filone "viaggi e paradossi temporali".
La modifica più importante vede Wolverine prendere il ruolo che nel fumetto era di Kitty Pride, e sarà la sua mente ad essere inviata nel passato nel suo corpo più giovane, a convincere i giovani Xavier e Magneto ad evitare un futuro disastroso e distopico che ha avuto origine da un evento scatenante nel loro presente.
Il cast, presente in massa al Comic Con, è di quelli da far tremare i polsi a qualsiasi produzione: vede, tra gli altri, Hugh Jackman, Michael Fassbender, Patrick Stewart, Halle Berry, Ian McKellen, Ellen Page e James McAvoy.
Alla regia c'è di nuovo Bryan Singer, e la data d'uscita è fissata per maggio 2014.
E voglio essere ibernato fino a quella data.


EDIT. Il teaser poster con Wolverine in realtà non l'hanno fatto, ma possiedo una copia di Photoshop e non ho paura di usarla, quindi eccolo qui in esclusiva per i lettori del Cyberluke Human Blog. 
E, sì, lo so che la parte colorata in realtà dovrebbe essere quella "giovane" e che Wolvie è l'unico che non invecchia.
Così è, se vi pare.

lunedì 22 luglio 2013

In tavola.


Prima "vera" cena preparata dal sottoscritto.
Gli invitati si sono detti contenti, ma io intanto ho imparato che un vasetto di chiodi di garofano può durare per una vita intera, vista la potenza dirompente di uno solo di quegli affarini dall'aspetto innocuo.

PS Poi voi magari saprete cucinare enne volte meglio di me, ma, ditemi, ce l'avete un grembiule personalizzato come il mio?

venerdì 19 luglio 2013

ImageSuck.


Ora, che ImageShack sia un servizio di hosting completamente gratuito e anche piuttosto semplice da utilizzare lo sappiamo e lo apprezziamo in tanti.
E apprezziamo che sia completamente gratuito.
La strargrande maggioranza delle immagini che vedete su questo blog sono caricate per l'appunto su quest'hosting.
So che non posso caricarvi immagini superiori ai 5 MB (ma sarebbe una follia, anche in tempi di banda relativamente larga come questi), né immagini contrarie alla "pubblica morale" (immagino che ci sarà qualcuno, nei suoi uffici negli Stati Uniti, che trascorre tutto il giorno a passare in rassegna migliaia di fotografie caricate dagli utenti e cancellare quelle dove si vedono tette e culi)... e ci può stare (anch'io, a casa mia, faccio entrare solo chi mi pare, e se mi si presenta alla porta uno, tipo, con ai piedi le Crocs resta fuori, potete starne certi).
E mi va anche bene che ImageShack non mi garantisca che terrà la mia roba per tutta la vita (da quello che le leggo, le immagini vengono rese inaccessibili se utilizzano più di 300 megabyte di banda in un’ora o nel caso in cui non vengano visualizzate almeno una volta in un anno)...

Ma che le mie immagini scompaiano a grappoli senza alcuna ragione apparente, roba caricata solo pochi giorni fa, di piccole dimensioni e senza alcun contenuto anche solo vagamente pornografico, non mi sta bene.
Semplicemente, è un servizio che non funziona come dovrebbe: non importa se sia gratuito. 
Se rimuovi le mie immagini e io non ho contravvenuto alla policy, allora mi cerco altro.

Ho trovato – per ora – una valida alternativa in TinyPic.
Non ha un limite di banda per la visualizzazione online delle immagini che carichi, il processo di caricamento è semplice e veloce e i link diretti alle immagini sono molto più corti rispetto a quelli di imageshack, il che, nella compilazione di fogli CSS e HTML fa sempre bene.

Nel frattempo che sposto le immagini di questo blog su TinyPic, potreste quindi imbattervi nel triste banner grigio qua sopra. Riprovate più tardi, è solo temporaneo.

martedì 16 luglio 2013

Metaclick.


Foto di Maria
La volevo quasi virare in bianco e nero in modo da renderla facilmente fighetta e pseudonewtoniana.
Poi ho lasciato perdere.

EDIT. Giusto. Via la piantana e via pure la presa di corrente (però Newton ce le lasciava sempre).
La fotocamera sul cavalletto, invece, troppo sbattimento, e poi non mi dispiace per nulla.

lunedì 15 luglio 2013

Piatto è bello. Forse.

Col tempo, stilemi e mode grafiche cambiano e si aggiornano.
Non sono del tutto sicuro che il nuovo trend "piatto è bello" mi piaccia, ma una cosa è certa: ci abitueremo anche a questo.
Mi riferisco in particolare alle interfacce software, che sembrano voler mandare a tutti i costi in pensione tridimensionalità simulate, ombre, bagliori, riflessi e scheumorfismi assortiti che hanno imperversato per tutti gli anni duemila.
Ad ogni modo, come ogni designer che vuole (deve) restare al passo, mi adeguo. 
E, per risparmiarvi la fatica – che so benissimo che noi/voialtri designer siamo pigri come poche altre categorie – ho selezionato alcune risorse utili in formato .psd, con tutti i livelli editabili.
E ora potete iniziare a costruirvi la vostra prima interfaccia flat.


Da Media Loot, un kit completo per l'interfaccia del nuovo iOS7. Download da QUI.



Flat UI iPhone PSD Kit, di Alexandre Crenn. Scaricabile da QUI.


Altra interfaccia flat, questa disegnata da Andy Law. QUI il download. 



Flat-UI è stato creato dai ragazzi di Designmodo, è basato su Bootstrap e contiene pulsanti, selezioni, caselle di controllo, etichette, menu, barre di progressione, cursori e altri elementi di navigazione. Lo scaricate da QUI.


Design di Riki Tanone. QUI i link per il download.


Per chiudere, un'altra interfaccia disegnata da Riki Tanone. La trovate QUI.

venerdì 12 luglio 2013

[Recensione] Pacific Rim


L'hype che ha preceduto Pacific Rim era di quelli che potevano facilmente trasformarsi in un boomerang mediatico di quelli che in passato sono riusciti a stroncare produzioni del calibro di Final Fantasy
Ma, diciamolo chiaramente: Del Toro partiva col culo ben coperto.
Il suo Pacific Rim, fin dai primi concept per arrivare ai trailer che hanno imperversato negli scorsi mesi, era un progetto calibrato al millimetro per attirare al botteghino folle oceaniche di otaku ed ex anime-addicted che negli anni ottanta e novanta hanno fatto il pieno di un certo tipo di suggestioni... e ai quali la prospettiva di vederle realizzate in carne, ossa e CGI in un film ad alto budget (e persino con un tocco di autorialità) dev'essere sembrato un dannato sogno ad occhi aperti.

Anch'io – che pur non essendo particolarmente appassionato del genere –riesco a ricordare ancora piuttosto bene (e con un certo affetto) tutta l'epopea di Goldrake (ai tempi in cui la Rai la trasmetteva il pomeriggio col titolo di Atlas Ufo Robot), io che mi sono sforzato di salvare tutto il salvabile in un film in drammatico anticipo come Robojox e io che ho letto cose come QUESTO o QUESTO ma anche QUESTO, avevo una certa curiosità. 

E visto che non mi piace perdere tempo, ieri sera, come tanti altri, ero in sala a godermi le due ore e dieci, rigorosamente in 2D, di Pacific Rim.
Uscendone con più dubbi che certezze.
Cosa ho visto?
Senza ricamare troppo e a sintetizzare brutalmente, un b-movie maestoso che avrebbe dovuto spingere decisamente più forte sul pedale del dramma piuttosto che cercare in ogni aspetto (il ritmo, l'estetica, le dinamiche tra i personaggi, la costruzione) di essere un gigantesco anime di Go Nagai... ma dal vivo.


Il che, lo ripeto: sarà esattamente il motivo per il quale milioni di nerd adoranti lo stanno esaltando e continueranno a farlo anche dopo che il polverone si sarà posato e Pacific Rim non avrà aggiunto nulla all'immaginario collettivo di noi tutti. Perché ogni cosa che si vede nel film è già stata celebrata, codificata, metabolizzata negli anni ottanta e poi a seguire, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri.
I Robot da combattimento, i piloti eroici, il comandante burbero ma fiero, la giapponesina fragile ma tosta allo stesso tempo? Ci sono.
L'estetica di gente come Hideo Kojima (Metal Gear), Yoshiyuki Sadamoto (Evangelion), Go Nagai e compagnia? In. Ogni. Singolo. Fotogramma.
Top Gun, i film di Godzilla e il Giappone in generale? Finché ne volete.
Il già citato Robojox di Stuart? Ovvio (solo con i soldi, tanti soldi in più).
La saga di Transformers tutta? Check.
Cloverfield? preso. 

Quello che dovrebbe essere il pregio principale di Pacific Rim (e cioè la sua estetica ma anche tutte – ma proprio tutte – le dinamiche, i meccanismi narrativi e gli stilemi drammatici ricalcati carta carbone dagli anime anni ottanta) è anche il suo limite più evidente. Perché da tutto questo mash-up confezionato con mestiere (e questo è inutile negarlo) la montagna partorisce un costoso clone, imbattibile dal punto di vista visivo ma del tutto sterile sul piano emozionale.
Ma, del tipo, che con le lolite di Sucker Punch ho avuto più condivisione.
E Sucker Punch l'ho lasciato sullo scaffale della Fnac anche quando l'hanno messo in offerta a nove euro. Fate voi. 

Ad ogni modo, sputata fuori la cosa peggiore del film (che, per quanto mi riguarda, lo declassa senza speranza), vi rimando a una qualsiasi delle recensioni entusiastiche che stanno fiorendo praticamente ovunque e farla vostra.
Non perché non mi vada di descrivere i pregi (che comunque ha) Pacific Rim, ma perché, quasi certamente – e a dispetto di quello che posso dirvi io o altri spettatori rimasti freddini – il film vi piacerà… e quando inizierete a vedere (praticamente, da subito) robot alti quaranta metri che le danno di santa ragione a rettiloni grossi come portaerei che sbucano da una faglia oceanica come fanno gli scarafaggi dalla crepa di un muro (non c'è molto altro da vedere), vi scorderete quasi all'istante di star guardando una replica dilatata di una qualsiasi puntata del vostro tokusatsu movie o anime preferito (Evangelion o un altro a vostra scelta), replica messa (magnificamente) in scena da batterie di workstation multi-core supervisionate da un cineasta di un certo talento.

In altre parole, un qualcosa che non vi riserverà alcuna sorpresa (neanche a cercarla passandolo al setaccio), non cambierà la storia del cinema (e neanche del genere) e non vi cambierà la vita.
Magari, potrà diventare il film della vita per qualcuno di voi.
Per tutti gli altri, vi consiglio di aspettare ancora. Magari il prossimo Neil Blomkamp.


I robottoni sono belli. E filmati bene. Il fatto che i combattimenti siano TUTTI sotto la pioggia e TUTTI di notte, è un vecchio trucco per buttare in caciara la CGI. Ma funziona bene.

Lei è Rinko Kikuchi, ed è l'UNICA donna presente nel film. Quindi, vedete di farvela piacere.


I costumi, invece, sono ben disegnati, ben costruiti e ben animati. Questo nero me lo vedrei particolarmente bene quando devo guidare lo scooter sotto la pioggia.

PS È inutile, anzi, è dannoso approcciarsi a questo tipo di prodotti facendo le pulci a tutte le incongruenze e le inesattezze fisiche e tecnologiche di cui Pacific Rim è pieno zeppo.
È una roba pensata per divertire, e stop.
Ma, nel caso vi interessi sapere perché nessun pilota umano potrebbe mai sopravvivere alla guida di un robot da combattimento alto venti piani, leggete QUI.

PPS: chiudo con una chicca, il delizioso poster vintage di Richard Davies:

giovedì 11 luglio 2013

Le vacanze fanno male.

Il fatto è che le vacanze fanno male: è banale, è ovvio, ma è così.
Funziona più o meno in questo modo: tu lavori tutto l’anno poi arrivano loro, le immagini delle vacanze: i depliant, i servizi alla tv, i pacchetti last minute, la faticosa programmazione con gli amici.
Tutto questo lo fai con l’acquolina in bocca: ecco, ora finalmente smetto di lavorare, posso alzarmi tardi, mi ricarico. Che bello.
Invece no. Le vacanze sono faticose. 
È ovvio, ma è così.
E per di più, dopo averti dato l’illusione di un tempo diverso, quando torni, e ti rimetti a lavorare, stai pure peggio: ecco, ho un anno davanti, sono passate in fretta, la casa era troppo piccola, il mare era freddo, faceva troppo caldo eccetera.

Quindi per evitare questo faticoso effetto rimbalzo – le vacanze peggiorano la tua vita quotidiana – i più illuminati in vacanza non ci vanno proprio.
Come i protagonisti di di quel vecchio video di Etienne De Crecy, che si accontentano di guardarle solo in tivù, vera sublimazione del rito.

O come Leopardi, teorico della superiorità dell’attesa rispetto all’accadere dell’evento.
E allora i servizi alla tv, i preparativi per la vacanze, sono il sabato del villaggio.
Quindi la vera vacanza è l’organizzazione della vacanza.
Perciò, la mattina della partenza dovresti fare finta di niente e tornare a lavorare.
E invece no, parti lo stesso, e ad agosto, che è la domenica dell’anno, sdraiato sotto l’ombrellone, mentre sentirai i vicini intonare in coro Marco Megnoni Grazie per avermi fatto male, non lo dimenticherò, grazie io riparto, solo controvento ricomincerò, a te verrà in mente qualcos’altro:

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in pensier farà ritorno.


Vignetta del grande Makkox.

mercoledì 10 luglio 2013

Hipstamatic, 5

Nuova manciata di miei hipscatti.
Vorrei anche incorporarvi un video – gira da un po', ormai – che piglia ferocemente per il culo Instagram e tutti i suoi adepti, ma oscur(antist)e politiche di YouTube me lo impediscono.
Però potete guardarlo QUI, e farvi quattro risate.