martedì 31 dicembre 2013

Cyberluke Awards 2013.


Ultimo appuntamento dell'anno e ultimo di questo blog con la consueta, semiseria assegnazione del meglio che abbiamo ricevuto dall'anno che sta per concludersi che sembra ieri signora mia e invece, eccoci qua.
Con l'occasione, grazie ancora a tutti per il vostro seguito.
Se cambierò idea, tranquilli che darò pubblicità alla cosa. E ora, partiamo.



MIGLIOR FILM
Rush, di Ron Howard
In una stagione che doveva regalarci dei piccoli capolavori, ho ricevuto soprattutto delle grandi delusioni, a iniziare da quella fiera dello stereotipo che è stato l'Elysium di Bookampf, alle occasioni mancate di Gravity e ai divertissement stellari dello StarTrek reinterpretato da J.J. Abrams.
A tirare le somme, ne esce fuori uno dei biopic meglio riusciti degli ultimi tempi, graziato da interpretazioni eccellenti, montaggio e fotografia da manuale e una statura e una dignità cinematografica tali da travalicare le definizioni del genere "film sportivo".

Segnalo anche: 
-Oblivion. La fotografia visionaria, le scenografie suggestive e potenti, un mecha-design di prima qualità e la colonna sonora degli M83 fanno dimenticare che stiamo guardando un film con Tom Cruise.
-Still Life. La vicenda di un traghettatore di anime dimenticate verso l'eternità che ricorda che il cinema è fatto (o dovrebbe essere) soprattutto di storie. E questa è una di prima qualità.



MIGLIORE SERIE TV
Real Humans (Äkta Människor)



Col suo profilo basso, la recitazione quasi sommessa di tutto il cast (straordinario), ambientazioni familiari e il basso budget, Real Humans a prima vista può non sembrare contenere concetti particolarmente originali.
In realtà, lo show svedese (in originale Äkta Människor, scritto da Lars Lundström) getta lo spettatore in un mondo transumano in cui i nostri rapporti con gli hubot, dei robot domestici che hanno appena raggiunto la singolarità, rivelano la natura di molte delle nostre relazioni con gli altri (e con l’altro), e, praticamente senza farsi accorgere, mette di fronte all’orrore della rimozione dell’umano e – parallelamente – alla ridefinizione degli stessi concetti di vita, anima, intelligenza, immortalità, libero arbitrio.
Dieci episodi per una serie da urlo, un saggio di scrittura, regia e recitazione, che rendono Real Humans il migliore dei parecchi esempi di come una tv di tante idee e di non così tante risorse possa stare avanti anni luce al cinema hollywoodiano (e non voglio neanche citare le fiction italiane, a parte la foglia di fico Romanzo Criminale).


Segnalo anche: 

- la prima (e, finora, unica) stagione di Utopia. La tv inglese partorisce l'ennesima gemma praticamente dal nulla. Grande lavoro sui personaggi, grandi prove d'attore, grande lavoro di scrittura e regia, un uso straniante della luce e dei colori, scenografie decadenti, colonna sonora minimal. Una serie di classe, coerente e coesa fino all'ultimo. Pochi altri hanno fatto altrettanto.
-Les Revenants. I morti che ritornano come non li avete mai visti. La bellezza cupa e mostruosa di uno scenario onirico, il coraggio di non proporre false morali o soluzioni facili, fotografia livida figlia di Twin Peaks e una progressione lenta e inarrestabile. E, guarda un po', anche questa è una serie europea.



MIGLIOR FUMETTO
Superior Spider-Man
Contro tutto e contro tutti, Dan Slott reinventa un personaggio narrativamente "immobile" e seminale come quello dell'Uomo Ragno: Il dottor Octopus, che ha intrappolato Peter Parker nel suo corpo morente e si è guadagnato la libertà sostituendoglisi, ora si sente egli stesso limitato dai gioghi mentali autoimposti da Peter, che vanno a creare i presupposti della condizione di Uomo Ragno: le grandi responsabilità che derivano dai grandi poteri.

Proprio Otto, l'avversario più geniale che riusciva a prevedere tutto e mettersi sempre un passo avanti, non è stato in grado di leggere nell'animo della sua nemesi e comprenderne l'essenza, così da ritrovarsi stupito del fatto che anche Spider-Man, che ai suoi occhi appariva così perfetto e vincente e fortunato, soffriva per i suoi problemi.

Octopus/Spider-Man comincia a riflettere su se stesso, nel suo profondo. Su chi sia, su quanto di quello che faccia sia un teatrino... tutti i supereroi sono maschere in un teatrino. Se è vero questo lui è la maschera di una maschera, perchè porta due identità segrete: quella di Peter e quella di Spider-Man.

Anche se probabilmente la Marvel tiene in serbo il suo rientro tra un anno o due, per quanto mi riguarda se Superior Spider-Man continuasse così, potrei dimenticarmi del tutto di Peter Parker.

Segnalo anche: 
Anche se molto peggio integrato degli altri Mega Eventi Marvel nella continuity e nel parco delle testate della Casa delle Idee (come lo sono stati i vari Civil War, Dark Reign e compagnia), Age of Ultron, se preso come una miniserie a sé stante come House of M, è un prodotto assolutamente godibile e con più di un momento di autentico spasso. Con un po' di attenzione ai dettagli e di coerenza in più, Bendis poteva sfornare un piccolo capolavoro, specie con uno come Bryan Hitch alle matite. Così non è stato, ma resta comunque un ottimo fumetto.
L'ultima segnalazione obbligatoria non è per un fumetto cartaceo, ma per le storie quasi-bisettimanali di Zerocalcare, assunto ormai a fenomeno non solo del fumetto italiano ma della blogosfera tutta, avendo creato un ecosistema di condivisione del tutto gratuita di storie a fumetti di primissima qualità che poi approdano ai volumi da libreria... che registrano puntualmente le posizioni più alte nelle classifiche di vendita.
Che detto così, pare una banalità, ma è una roba che in passato solo Eriadan e Makkox ci si erano avvicinati.

MIGLIORE IMMAGINE DIGITALE (PERSONALE)
We Can Do It
Un grande classico reinterpretato alla mia maniera. 
L'avevo iniziato tanto per entrare nella scia dei diecimila che si sono ispirati o hanno parodizzato il celebre poster di Rosie la Rivettatrice (QUI tutta la storia), e alla fine mi ha soddisfatto più di tanta altra roba photoshopposa creata quest'anno per lavoro o per cazzeggio.
Per l'occasione, ne rendo di nuovo disponibile il download da QUI.


Segnalo anche:

Verde Metallico Standard e Immaculate. Il primo perché McKean è un dio e potrei sfornarne cento di robe ispirate a lui senza mai neanche avvicinarmici, e l'altro perché adoravo, adoro e adorerò sempre l'espressione di quella modella. Potete vederli un po' meglio QUI e QUI.





MIGLIORE ACQUISTO
Sugru, 10 euro
Tempo fa notai che il cavetto dell'iPad, con cui lo ricarico e lo collego al Mac per sincronizzarlo, cominciava a rompersi alll’estremità… esattamente come accadde in passato al cavo dei miei passati iPhone e i iPod (ma anche alle sue cuffie, se è per questo).
Cavetti che Apple è lieta di rivendervi a un prezzo esorbitante. 
Se anche voi, come me, vi siete rotti di pagare una specie di tassa annuale per sostituire periodicamente i cavetti usurati, sappiate che un'alternativa esiste.
Si chiama Sugru, sembra plastilina, si modella sull'oggetto da riparare e dopo 24 ore si solidifica, assumendo la consistenza del silicone.
Ho applicato il Sugru alla parte interessata, e ora il mio cavetto è più resistente di prima.
Lo vendono su Amazon (QUI) in bustine, costa poco e, dato che i cavi di Apple sono particolarmente effimeri e che la prossima volta è sempre imminente, il Sugru è, in definitiva, il migliore acquisto che potessi fare nel 2013.
Un po' di pubblicità extra se la merita tutta.


Segnalo anche:

Nokia Lumia 520. L'oggetto smartphone, definitivamente sdoganato e in mano a ragazzini da scuola dell'obbligo e a pensionati è arrivato a maturazione, e non esiste più solo l'iPhone se vuoi fare tutto quello che ti viene in mente di fare solo passando le dita su una lastrina di vetro.
Il Lumia 520 ha un bel design, durata della batteria eccellente, si può usare coi guanti, ha un catalogo di app di tutto rispetto e un'interfaccia elegante e fluida… e il tutto a un prezzo che sembra una barzelletta quando lo racconti.
Che poi il futuro di Windows Phone sia incerto, è un'altra faccenda, ma nel frattempo vi sarete goduti uno smartphone di prima classe ad un prezzo, tanto per cambiare, assolutamente onesto.


MIGLIOR DISCO
Ormai sono un vecchio. E certe fighetterie che mandano a nastro in radio o nei locali "in" della capitale proprio mi lasciano indifferente.
Neanche quest'anno abbiamo avuto l'album di Skrillex, che un paio d'anni fa sembrava che con la sua dubstep avrebbe dovuto sconvolgere il mondo, ma in compenso abbiamo avuto la Grande Truffa dei Daft Punk che hanno rilasciato il disco più ruffiano e retrogrado degli ultimi dieci anni, e tutti là ad abboccare.

Karl Bartos - Off the records
Quando in Italia esce un disco dei Kraftwerk o di uno dei suoi ex membri, ad accorgercene saremo in qualche migliaio.
Nessuno si è accorto neanche di questo Off the records, o comunque non gli è stato dato il giusto peso.
Perché si fa presto a dire elettronica, ma Karl Bartos è uno dei pochi che, attualmente, può sdraiare, e con una mano legata dietro la schiena, chiunque faccia musica con un sintetizzatore e un PC. Chiunque.
Il suo album è limpido, lineare, nostalgico nelle sonorità, solido e con un suo struggente romanticismo deutschland.
Il pezzo che oggi vi consiglio è questo:


Segnalo anche:

-Electric dei Pet Shop Boys. Fa quasi tenerezza vedere come questi due non perdano un colpo dopo oltre trent'anni di carriera.
L' elettro-pop da ballare più elegante del mondo.
Bob Sinclair impara, stronzo.
-Tabula Rasa Elettrificata dei CSI. Sì, lo so che un disco che ha più di tre lustri sul groppone. 
Ma l'ho recuperato giusto quest'estate, ed è rimasto in heavy rotation nell'iPod come se non l'avessi mai ascoltato. Rivoluzionario, esistenziale, e, per usare una definizione di Battiato, apocalittico.


MIGLIOR SPOT PUBBLICITARIO
Ogni tanto qualcuno mi ricorda che è stato (e in parte, lo è ancora) il mio lavoro per così tanti anni che, almeno in teoria, potrei e avrei da dirne a miglior titolo di tanti altri, ma la verità è che ogni volta che inizio il discorso finisco a parlare dell'Italia, dove da anni ormai assisto a una progressiva demotivazione e conseguente impoverimento di chi è pagato per creare idee e che è costretto a cedere posizioni a chiunque altro. Alla Turchia, ad esempio. Guardate il LORO spot della Turkish Airlines (sapevate che sono tre anni di fila che è premiata come la migliore compagnia aerea d'Europa?) e il NOSTRO di Alitalia, e capirete al volo cosa voglio dire.

Givin is the best communication (True Corporation)

Agenzia: Ogilvy & Mather Thailandia. Direttore creativo:  

Panu Meepaibul
Nel caso ve lo siate perso e anche se non avete mai capito cosa questo spot voglia vendere, vi ripropongo il magnifico filmato pubblicitario del colosso delle telecomunicazioni thailandesi che è diventato virale nel giro di pochi giorni.
Sottotitoli in italiano.

Segnalo anche:
QUESTO, anche se non è uno spot ufficiale ma solo la tesi di laurea di Tobias Haase, Jan Mettler e Lydia Lohse, studenti dell’accademia del cinema di Ludwigsburg, in Germania.
Mi aveva fatto sorridere ai tempi e ci riesce anche adesso. Pochi mezzi e molte idee.


MIGLIORE MANIFESTO PUBBLICITARIO

Mercedes Benz Intelligent Drive Autopilot S Class Klasse
Agenzia Brainmedia, Bratislava. Creativo: Vladimir Krajcovic

Se conoscete un minimo le mie opinioni sull'argomento, saprete che amo le campagne dove il prodotto reclamizzato non viene mostrato, ma sottilmente suggerito attraverso simboli e suggestioni visive.
Sì, come in Italia non ti permettono di fare. Sarà tutta invidia, la mia.


Segnalo anche:

Get in shape without photoshop.
Agenzia: Leiaute Propaganda, Salvador, Brazil
Art Director: Roberto Lemos

Ricordatevelo sempre: se riuscite a far sorridere con la vostra comunicazione, avrete fatto metà del lavoro. Questa deliziosa campagna forse richiederà qualche secondo in più per essere capita da chi non usa Photoshop e il suo filtro Fluidifica, ma era davvero troppo bella per non inserirla come riserva.

sabato 28 dicembre 2013

[Recensione]Spaghetti Story


Spaghetti Story è un film indipendente italiano a basso budget (sì, più basso di quanto vi stiate immaginando in questo momento): niente major, Rai Cinema,  Medusa, Fandango e neanche i contributi ministeriali spesso erogati a sproposito per produzioni in stile fiction pensate già in origine per il passaggio televisivo.
Di solito, i film indipendenti soffrono di tutta una serie di limiti che ne pregiudicano la scrittura e il girato: ambizioni narrative limitate, pochi esterni, esiguo numero di attori e tutta una serie di espedienti più o meno efficaci per mascherarne le varie mancanze… invece la prima, bella sorpresa, è che Spaghetti Story riesce a sembrare – e in definitiva, ad essere – una piccola opera autoriale girata con tutti i mezzi necessari a raccontare una storia: ha una discreta qualità video (è stato girato con una Canon 5D Mark II e una lente da 50 mm), ha un cast azzeccatissimo, parecchie riprese in esterni (quasi completamente Roma e dintorni, anche se la precisa scelta di mantenere ridotta la profondità di campo impedisce di distinguere le location), ha dialoghi da antologia, ritmo, parecchie scene spassose e ti resta la voglia di vedere ancora i personaggi recitare.
Insomma, un altro pianeta rispetto i cinepanettoni di Parenti o Vanzina dai budget multimilionari e strapieni di attori noti che per pagarsi le tasse sulla seconda o terza o quarta casa si prestano a copioni scritti letteralmente col culo), ma anche parecchio distante dai Virzì o dai Verdone di turno che, chi prima chi dopo, si sono asserviti alle logiche di un certo mercato.

Ovvio che alcune imperfezioni ci sono e che, qualche volta, emergono i confini di una produzione limata fino all'osso… ma ricordo che in sala ci vengono propinati continuamente prodotti infinitamente peggiori, vergognosamente costosi e carichi di supponenza, e questo Spaghetti Story, se riuscirete a trovare una sala in cui è distribuito, vi divertirà e vi intratterrà il giusto e contemporaneamente incoraggerà un certo tipo di cinema che vuole e può coesistere con le realtà più altisonanti.
Insomma... dategli una chance.

venerdì 27 dicembre 2013

Racconto di Natale.


Questo racconto si basa su fatti assolutamente veri, ma accaduti troppo tempo fa perché possano essere perseguibili, da una parte o dall'altra.
Non ho romanzato nulla, salvo l'atmosfera prenatalizia… e se, tra chi legge, qualcuno avrà un grosso deja vu, sì: si tratta proprio di quella volta che.

"Siamo vicini?"
"È tra cento metri. Circa. Dopo il semaforo gira a destra e poi subito scendi la rampa".
Guardo Alessandro seduto accanto a me e poi dritto attraverso il parabrezza appannato. Lo sbrinatore non funziona bene, ma in questa macchina, c'è da dire, c'è poco che funzioni davvero bene.
Di buono c'è che dietro c'è un sacco di spazio. C'è entrato tutto il motorino di Alessandro senza dover lasciare il portellone aperto.
Il motorino che ci portiamo dietro è di Alessandro solo da qualche giorno.
L'ha comprato di seconda mano, ma quando l'ho visto avrei potuto dire che era di terza, di quarta o anche appartenuto a Giuseppe Garibaldi in persona. 
Uno di quei Boxer o Sì o neanche mi ricordavo cosa, che si avviano pedalando e che sono poco più di una bicicletta carenata con un motore da un cavallo e mezzo imbullonato sotto.
Nessuno li produce più. Adesso il minimo che puoi portarti a casa è uno scooter giapponese in fibra di carbonio e uno slot per l'iPhone e un motore ecologico che invece che monossido di carbonio scorreggia una nuvoletta verde, ma per favore.
Il budget di Alessandro era limitato (ok, un modo elegante per dire: non aveva un soldo) e quindi anche le sue opzioni erano limitate.
Quando è saltato fuori l'annuncio di questo rottame per trecentomila lire, ha telefonato, si è informato, è partito. Con i soldi nel portafoglio in tagli assortiti, una mazzetta spiegazzata e multicolore che stava per trasformarsi – nei suoi auspici – nel mezzo che l'avrebbe liberato dal pantano dei mezzi pubblici di Roma, che se non vivete qui non tenterò neanche di spiegarvi cosa significa.
Pantano. Ecco, dovrà bastarvi questa parola.
"Trecentomila lire? Scusa, ma cosa ti danno per trecentomila lire?", gli avevo chiesto.
"Beh, cammina… è quello che mi serve. E poi di più non posso permettermi. Andrà bene".
Non sono suo padre, né suo fratello maggiore. Sono solo suo amico, e se lui decide che gli va bene, figuriamoci se non va bene anche per me.
L'ho risentito ieri sera. 
Per telefono. Voce mogia.
"Mi servirebbe un piacere…"
"Non me lo dire. Il motorino".
"Devo riportarglielo".
"Gesù. Che è successo?"
Non partiva più. Neanche a spingerlo. Se l'aveste visto, avreste provato ad attaccargli un defribillatore, più che farlo vedere da un meccanico.
Alessandro l'avrebbe fatto camminare con la sola forza di volontà, se fosse stato fisicamente possibile.
Ma viviamo in un mondo crudele dove basta una naturale morte meccanica ad affossare le nostre aspettative, e così poco fa abbiamo caricato di peso il cadavere di ferro nella mia macchina, e siamo partiti per una Missione Senza Speranza: farsi restituire il maltolto.
Perché Alessandro è diverso da me, lui un minimo di fiducia nel genere umano ce l'ha ancora, io invece penso che il tuo prossimo, appena può, ti ammolla lo stereo col mattone dentro e, non contento, corre al bar a vantarsene con gli amici.
"Qual è il tuo piano?", gli ho chiesto, guidando nel freddo dell'antivigilia, senza riuscire a farmi scaldare dal bagliore intermittente delle millemila luci blu e bianche appese lungo la strada.
"Beh, gli parlerò".
"Gli parlerai".
"Il motorino era già morto. L'ho fatto vedere ieri. L'impianto elettrico si reggeva con un pezzo di nastro isolante. E il cilindro è bucato. Non so neppure come si sia avviato quando me l'ha fatto vedere la prima volta".
"Insomma, uno stereo col mattone".
"Cosa?"
"Sì, beh, la sola, la fregatura, l'imbroglio. Non credo che non lo sapesse".
"Non lo so. Ora, però, devo cercare di riavere i miei soldi. O almeno, una parte. Non ne ho né per comprarne un altro, né per aggiustare questo".
"Hm-hm. Beh, speriamo che il tizio sia ragionevole". Ma dentro di me, pensavo: sì, e speriamo anche che domani mi scopra vincitore della lotteria.
Il tizio non era né ragionevole, né irragionevole.
Era un muro.
Lavorava come custode in uno di quei garage a pagamento appena sotto il livello del suolo.
Da solo, sorvegliava qualcosa come un centinaio di auto parcheggiate strette una di fianco l'altra come facevano con gli schiavi nelle navi negriere per farcene entrare di più.
Il suo "ufficio" era un gabbiotto arredato con una sedia girevole, un tavolo, una televisione portatile, un calendario di quelli che non avreste visto nell'ufficio del vostro parroco, e tutta la sporcizia che riuscite ora ad immaginare e che evidentemente non infastidiva abbastanza il tizio da prendersi la briga di spazzarla via.
Era già un quarto d'ora che Alessandro gli stava parlando, ma dai primi trenta secondi avevo intuito che stavamo sprecando il nostro tempo.
Il tizio ascoltava con la calma serafica di chi non gliene frega un emerito cazzo del suo prossimo, alla faccia dell'antivigilia di Natale che eppure il suo calendario da garagista doveva avergli ricordato.
Alessandro parlava, spiegava, avanzava educatamente una richiesta di rimborso.
Il tizio stava a braccia conserte e lo fissava senza vederlo.
Io aspettavo in macchina, col morto di ferro nel baule che nessuno voleva.
A guardare la scena attraverso il parabrezza più appannato che mai.
Non riuscivo neanche ad essere incazzato, tanto era il mio dispiacere per Alessandro. Avrebbe avuto più speranze se fosse entrato in banca a chiedere un mutuo al cento per cento per acquistare un attico in centro e l'avesse chiesto parlando con i rutti.
Gesù, che schifo di Natale che s'avvicina, pensavo.
Oziosamente, nella mia testa prendevano forma immagini di rivalsa sul garagista truffaldino: io che scendevo dalla mia macchina e lo afferravo per le orecchie e gli tiravo la testa fortissimamente contro il mio ginocchio. Io che gli ficcavo in bocca la canna di una pistola che non avevo e che gli mormoravo qualche frase ad effetto copiata da qualche film. Cose così, lo sapete.
I miei pensieri punitivi naturalmente si scontravano contro i cento chili di soli muscoli e placida strafottenza di cui sembrava essere composto il tizio, e me li tenevo per me.
Io pensavo, Alessandro parlava e quello faceva il muro. Ogni tanto scrollava la testa come a sottolineare il messaggio che tutto il suo corpo tozzo trasmetteva: non c'è trippa pe' gatti.
Così apro lo sportello e metto i piedi sul pavimento di cemento chiazzato d'olio.
Considero la possibilità di andare a dare man forte a Alessandro, ma vuotare una barca che affonda con due secchi bucati invece di uno solo non mi sembra una grande idea, e mi limito a fare due passi là intorno nel garage male illuminato.
Le automobili sono parcheggiate con le chiavi inserite nel quadro... nel caso debbano essere spostate alla svelta, immagino. Molte hanno anche i finestrini abbassati.
Guardo Alessandro impegnato nella Discussione Più Inutile Del Mondo.
Guardo le auto.
Guardo il tizio inamovibile come una colonna di cemento del suo garage fissare Alessandro o un punto qualsiasi dietro di lui.
Guardo di nuovo le auto.
Allungo il braccio dentro l'abitacolo di una grossa Alfa. 
Tocco le chiavi d'accensione, e le tiro fuori dal blocchetto.
Vengono fuori con un fruscìo metallico delicato e si posano nel palmo della mia mano.
Le fisso per un attimo o due, perfettamente al centro della mia mano.
Chiudo la mano a pugno e la chiave non si vede più.
Faccio qualche passo e sono accanto un coupé dalle pretese sportive. Tiro fuori la chiave inserita nel suo blocchetto, che viene via dolcemente assieme altre due chiavi che aprono chissà cosa.
E poi lo faccio ancora. E ancora.
Passeggio tra le auto non noncuranza, senza essere degnato d'uno sguardo. Io sono solo il coglione che accompagna un altro coglione.
In meno di cinque minuti, ho tra le mani e nelle tasche qualcosa come una dozzina di chiavi d'accensione assortite: utilitarie, berline, coupé, suv. Molte di queste chiavi sono attaccate a piccoli mazzi con altre chiavi, e il mio bottino comincia presto a pesare.
Ed è tardi. Tra poco, chiuderanno anche le rosticcerie e trovare un pollo allo spiedo a Roma dopo le nove di sera può essere una ricerca frustrante.
Mi accovaccio giusto davanti un piccolo tombino. Guardo attraverso la grata di ghisa e vedo acqua nera e limacciosa che scorre via pigra.
Alzo di nuovo gli occhi. Ultima possibilità, amico.
Alessandro è là che parla, troppo distante perché possa percepire le singole parole, ma il Muro Umano sembra essersi addormentato in piedi.
Abbasso lo sguardo e plof, calo delicatamente il primo mazzo di chiavi nel tombino. Il secondo lo devo girare un po' per farlo passare tra le fessure, ma sprofonda anche lui che è un piacere, diretto verso chissà quale remoto recesso fognario. 
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
In meno di un minuto, ho di nuovo le tasche e le mani vuote.
Mi alzo senza fretta e torno alla mia macchina.
Quasi contemporaneamente, vedo Alessandro incamminarsi verso di me.
Sale in auto, e non dice niente. Chiude lo sportello.
Neanche io dico niente, avvio il motore e ingrano la marcia indietro.
Il tizio non ci caga minimamente mentre faccio manovra nel garage sordido e risaliamo la rampa, riportandoci indietro il motorino morto nel baule.
Guardo nello specchietto retrovisore, aspettandomi forse di vederlo saltare fuori correndoci dietro urlante.
Ma non succede.
Si sarà già seduto di nuovo nel gabbiotto, godendosi l'antivigilia di Natale senza nessuno che gli rompe le palle e le trecentomila lire di Alessandro nella tasca dei calzoni lerci. Fino alla mattina dopo, che, si sa, vanno tutti in giro per regali e la macchina serve, eccome.
Siamo già sulla tangenziale quando chiedo a Alessandro "Ce l'ha il tuo telefono, quello stronzo?"
"No… l'ho chiamato io al garage al numero sull'annuncio, perché?"
"Non sa neanche chi sei o dove abiti, giusto?"
"Non credo proprio. Il passaggio di proprietà ce l'ho ancora io col libretto".
Sorrido.
"Bene".
"Bene cosa? Mi ha fregato".
"Non ci pensare. Ti offro la cena".
Accendo l'autoradio. 
C'è Frank Sinatra che canta Silent Night.
E sorrido ancora.

giovedì 26 dicembre 2013

Penso, dunque esisto.


Gli astrofisici definiscono "singolarità" il punto in cui le leggi della fisica perdono ogni valore, come i fenomeni che si verificano al centro di un buco nero (nessun essere umano ne ha mai incontrato uno, ok, ma diciamo che la loro esistenza è matematicamente dimostrata, e questo dovrà bastarci, immagino).

Partendo da questa definizione, il matematico Vernor Vinge ha elaborato la teoria della "singolarità tecnologica", che rappresenta – semplificando – il momento in cui l'accelerazione del progresso scientifico porta a scoperte le cui implicazioni sconvolgono il nostro orizzonte teorico ed etico.
Vinge è un pelo ottimista e parte dall'assunto che entro venti o trent'anni raggiungeremo la tecnologia per creare macchine intelligenti, collocando in tal modo la singolarità esattamente in quel momento.
Attorno il concetto di singolarità possono ricondurre gli scritti di una cerchia di scienziati e filosofi della scienza, fra cui Raymond Kurtzweil, autore del saggio Singularity Is Near.

Cosa ci viene a raccontare Kurtzweil? Afferma che fra il 2020 e il 2070 sarà prodotto il primo computer intelligente come un uomo, ma già da diversi anni avremo elaboratori che tradurranno in tempo reale le nostre conversazioni telefoniche (proprio come il traduttore simultaneo di Star Trek). Nel caso stiate pensando che Kurtzweil sia l'ennesimo venditore di tecnobubbole come tanti ce ne sono che si danno arie e pubblicano saggi dall'aria seriosa, sappiate che è l'ingegnere che ha inventato l'OCR (Optical Character Recognition, cioè il sistema con il quale i computer riescono a "leggere" testi stampati) e altre "bazzecole" come il riconoscimento e la sintesi vocale (tecnologie, come Siri, che consentono al vostro smartphone di recepire comandi vocali), ed è d'accordo con Vinge nel prevedere la singolarità tra una ventina d'anni da ora.
Forse meno.

Perché vi parlo della singolarità? Perché mi piace portarvi per mano verso uno dei miei temi preferiti di sempre, l'intelligenza artificiale e le sue implicazioni sociologiche, etiche e filosofiche.
Un discorso affascinante quanto lunghissimo, in realtà, che meriterebbe ben altri spazi e altri luoghi che questo blog morente. 

Se vi va di approfondire un pelo di più l'argomento senza addentrarvi in testi ostici, potreste iniziare da questo Enigma: la strana vita di Alan Turing, italianissima biografia a fumetti pubblicata da Rizzoli Lizard giusto un anno fa, dove viene raccontata la vita del padre dell'Intelligenza Artificiale con i toni del racconto noir… enfatizzando punti della sua tormentata esistenza con degli elementi surreali o deformati in chiave fiabesca ma riuscendo a infilare una gran quantità di informazioni sul suo lavoro (non solo del teorema sulla computabilità e della macchina di Turing ma anche dei suoi ultimi studi sulla morfogenesi) senza mai annoiare ma, al contrario, fornendo a chi le legge la spinta per approfondire il tema dell'Intelligenza Artificiale (diffidate sempre di chi non lo scrive con le iniziali maiuscole).

I disegni di Tuono Pettinato possono non piacere (non sono certo il mio genere), ma va detto che ricreano bene l’attrito fra l'animo candido di Turing e la crudeltà e l'intolleranza nei confronti del diverso (Turing fu criminalizzato e arrestato per omosessualità, successivamente condannato alla castrazione chimica e morto suicida nel 1954).
Se vi perderete questo fumetto (io vi ho avvisati), c'è sempre The Imitation Game, il film di Morten Tyldum in uscita il prossimo anno dove Benedict Cumberbatch impersonerà Alan Turing. Prevedo  parecchie brutali semplificazioni (la sua figura è talmente complessa e sfaccettata da stare stretta in un biopic hollywoodiano), ma hai visto mai... diamogli una chance.

giovedì 19 dicembre 2013

Still Life.


Se volete farvi un regalo, questo è un film che, più di tanti altri, ha le chances per scaldare i vostri cuori di gesso.
Lo dobbiamo a Uberto Pasolini, produttore di successo e regista che da sempre predilige geografie umane lontane anni luce dai modelli patinati e glamour del cinema commerciale (vedi gli operai disoccupati che si reinventano stripper in Full Monthy, o i soliti ignoti pronti a svaligiare una banca con pistole giocattolo nell'imperdibile Palokaville di Alan Taylor, sempre prodotto da Pasolini).

Il suo Still Life è un piccolo gioiello che arriva inatteso in un'offerta natalizia mai tanto scadente, delicato, malinconico, poetico, che riesce a mescolare solitudine, ironia e cinismo senza mai scadere nel pathos a buon mercato.
La figura di John (un immenso Eddie Marsan), scrupoloso impiegato del comune che si prodiga a dare degna sepoltura a coloro che muoiono senza discendenza e senza un'amicizia disposta ad accompagnarli nell'ultimo saluto, scaverà un posto nel vostro cuore e vi resterà a lungo.
Ci scommetto quello che volete.

mercoledì 18 dicembre 2013

Nel caso che.



Avrei voluto aggiornare più spesso almeno fino alla data di chiusura, ma, come spesso accade nella vita, i nostri proponimenti si scontrano contro un mucchio di altra roba, magari stupida, magari sgradevole, ma sfortunatamente reale.
Per il momento ho risposto a tutti voi che mi avete calorosamente commentato negli ultimi giorni (uh, detto così ultimi giorni suona male), poi intanto vi faccio gli auguri nel caso che non riesca a mettere le mani al blog prima di Natale, è improbabile ma possibile.
A presto.

mercoledì 11 dicembre 2013

Cinquanta cose prima di andare.


Non so se ci avete fatto caso, ma qualche giorno fa è comparso, giusto qui nella colonnina di destra, un piccolo countdown che significa esattamente quello che c'è scritto: dal prossimo primo gennaio, sospendo a tempo indefinito gli aggiornamenti del blog.
In altre parole, lo chiudo.
I perché sono pochi, ma buoni. Se volete, ve li snocciolo, in ordine rigorosamente sparso:

- ho meno voglia di quando ho iniziato.

- quando inizio a scrivere un post, penso sempre più spesso: ma a qualcuno fregherà qualcosa di quello che sto per dire?

- credo di aver già detto tutto quello che mi sembrava importante. E anche parecchia altra roba meno importante, per non contare i post risibili che, a ragion veduta, erano importanti solo per me.

- sto dirottando altrove la mia attività lavorativa, e questo mi porta via una quantità di tempo incredibile. Tempo che naturalmente, sto sottraendo al blog. E non mi va di tenere in piedi un blog sciatto o con un post la settimana quando va bene.

Quindi, da qui al 31 dicembre, cercherò di mantenerlo aggiornato e curato a modino come spero di avere sempre fatto, dopodiché si chiude (e ne restano comunque altre centinaia di migliaia in giro, alcuni dei quali veramente ottimi e meritevoli di essere seguiti). Per quasi tutti sarà un evento inavvertibile, e ci mancherebbe pure che non fosse così.

Questo non vuol dire che non sia grato a voialtri che, chi silenziosamente, chi meno, mi abbia seguito finora: come ho già detto in tante altre occasioni, siete voi e siete sempre stati voi a dare un senso a tutto questo.
Quindi, grazie. Grazie davvero a tutti, nessuno escluso.

Poi, oh, a riaprire si fa sempre in tempo. Se ritrovo voglia, ispirazione, tempo, cose da dire che valgano la pena di essere dette.
Prima di lasciarci col consueto post del meglio di ogni anno (ma per quello dovrete aspettare il 30 o il 31), ho raccolto qui cinquanta cose che voglio ancora dirvi, che magari sarebbero potuti diventare altrettanti post o magari no, ma vedete, al massimo ci andavo avanti fino a febbraio.


1) Anche se l'ho già detto: sto cambiando lavoro.

2) Sì, resto più o meno nel mio campo. Che è quello di vendere fumo. Con un pelo di stile, si spera.

3) Sono preoccupato.

4) Ma sono pure ottimista, anche se in un modo strano che capisco solo io.

5) Non so se aggiornerò mai Photoshop.

6) Apple. Continuerò a guardare con attenzione la roba che fa uscire, ma non ho intenzione di comprare più niente col logo della mela se non tornerà ad innovare veramente.

7) Situazione politica italiana. Quest'anno, credo di aver capito delle cose. Tutte brutte.

8) Gli idioti, gli ipocriti e i rancorosi esisteranno sempre. Fino all'ultimo giorno dell'umanità. E finché non ci saranno leggi contro l'idiozia, l'ipocrisia e il rancore, dovremo tenerceli. Facciamocene una ragione.

9) Ho capito che sono negato per la cucina. Pazienza.

10) Continuerò a scrivere recensioni per fantascienza.com, almeno finché mi chiederanno di farlo.

11) Continua ad esistere anche il mio tumblr. Il sito, invece, è scaduto il dominio e non l'ho rinnovato. Ma io, non so perché, ho sempre creduto pochissimo nei siti web per promozione personale.

12) Mi piacerebbe, comunque, riaprire un sito web professionale. Chi vuole darmi una mano o anche solo qualche dritta si faccia vivo.

13) Ho iniziato a seguire Akta Manniskor (o Real Humans), è una serie svedese sugli androidi che si svolge ai giorni nostri. Sto solo all'episodio tre, ma me ne sono già innamorato.

14) Ho rivisto Johnny Mnemonic ed è invecchiato malissimo. Ma male male male.

15) Nell'agenda "cose da vedere nel 2014" ci va infilata assolutamente la seconda stagione di Utopia e la terza di Black MIrror. E magari la seconda de Les Revenants.

16) Sto considerando attentamente il car sharing.

17) Luigi, Enrico, Laura. Siete bravi e non ve la tirate. Cosa rara. Restate così.

18) Alex, Germano, Angelo, Davide. Ammiro quello che fate. Davvero. Non smettete.

19) Matteo, invece a te ti voglio bene. Sei migliore della maggior parte della gente che conosco.

20) Ho sempre più voglia di scrivere qualcosa che ancora non so cos'è. Ma so come.

21) Il 2013 non è stato poi così male. È che arrivati a dicembre, tutti gli anni sembrano brutti. Ma non è vero.

22) Le vie per l'inferno sono lastricate di buone intenzioni, dicono. Forse non sempre, ma qualche volta sicuramente.

23) Più osservo i miei gatti, più li invidio.

24) Facebook è un acquario. Non riesco ancora a scorgerne l'evoluzione. Forse non ne ha nessuna possibile, a parte il numero degli iscritti.

25) Se non i Google Glass, i suoi successori porteranno a un cambio di paradigma. Ci scommetto quello che volete.

26) Ho capito che il mondo si divide in chi è genitore (o lo è stato) e chi non lo è (o non lo è ancora). Tutte le altre divisioni sono poca cosa.

27) No, non sto per diventare padre.

28) Il 2014 potrebbe essere l'anno che torno a dare un pugno a qualcuno. In faccia. Forte.

29) Non capisco proprio quelli che preferiscono l'inverno all'estate. Sul serio, avete dei problemi.

30) Prima o poi, subìamo tutti uno scambio di ruoli. È solo questione di tempo.

31) C'è un sacco di gente che ragiona in modo diverso da me. Basta che mi stia alla larga e tutto continuerà ad andare bene.

32) Non so se mi urta più la domanda Cosa fai a capodanno o Cosa hai fatto a capodanno. Sto preparando delle risposte ad hoc. 

33) Non mi fido dei backup sui dvd, sugli hard disk e manco di quelli sul cloud. Continuo a pensare, in maniera retrograda se vi va, che bisogna stampare più roba possibile se la si vuole tramandare nel tempo.

34) La gente, là fuori, è cafona e quel che peggio è incoraggiata ad esserlo. In modi che ad elencarli adesso brucerei tutte le cinquanta cose da dire.

35) Il mio scooter dovrebbe avere la dannata retromarcia. Perché una cosa che pesa duecentoquaranta chili non deve avere la retromarcia?

36) Uno dei miei miti di gioventù era Victor Bergman.

37) La raccolta differenziata non salverà il mondo e nemmeno le lampadine a basso consumo. Non farò mai la raccolta differenziata. Ve lo scordate proprio.

38) C'è una richiesta di approvazione su Facebook che fa spavento.

39) Nel 2014 dovrei fare la parte del cattivo in una produzione parecchio promettente. E, a blog chiuso, non so come farò a farvelo sapere e a bullarmici.

40) Sempre nel 2014, sperimenterò la barba, dopo quasi vent'anni di viso glabro. Ho anche un modello, ma non ve lo dirò mai.

41) Non aprirò un account Twitter. Continuo a chiedermi perché qualcuno dovrebbe trovare interessanti i miei pensieri a botte di 160 caratteri.

42) Perché io non mi diverto a fare cose che sembra divertano molto le persone normali? Perché?

43) Ho concluso che sono più i libri che voglio rileggere che quelli che voglio leggere. È una cosa sbagliata?

44) Apro Facebook. Crostata alla Nutella in forno gnam gnam. Chiudo Facebook.

45) Se mi offrissero abbastanza soldi, farei la maggior parte delle cose che critico negli altri, non tutte ma alcune sì, e questo pensiero mi deprime.

46) È da quando sono piccolo che mi dicono che c'è crisi e che quest'anno, a Natale, solo regali utili. Ma andatevene affanculo.

47) A volte ho difficoltà a mandare subito affanculo la gente. Tentenno quel brevissimo lasso di tempo affinchè mi rompano il cazzo di nuovo.

48) Sappiate che Arianna è una santa dotata di una pazienza sovraumana.

49) Voglio bene a meno persone di una volta, ma il bene complessivo dovrebbe essere rimasto lo stesso (non vedo perché dovrebbe calare). A conti fatti, i superstiti ci hanno guadagnato.

50) Magari lo riapro, il blog, un giorno. Anzi, no.

lunedì 9 dicembre 2013

Yaya forever.


Una delle cose più difficili da trovare sul web è una fotografia di Yaya Han in borghese.

Yaya è nata in Cina e ha vissuto sia in Asia che in Europa, ed è probabilmente la cosplayer più famosa del mondo.
È praticamente impossibile tenere un registro aggiornato dei costumi che ha indossato, e il suo fisico da pinup (tette esagerate, vitino di vespa e faccino d'angelo) la rendono perfetta per impersonare i personaggi dei fumetti e dei cartoni animati.
Il sogno di ogni cosplayer (compreso il mio) è farsi fotografare con lei.
Quasi certamente ha alle spalle intere legioni di schiavi che le realizzano i costumi, ma questo poco importa.
Divertitevi a digitare su Google immagini il suo nome seguito dalla keyword cosplay, e il vostro schermo si riempirà di centinaia di fotografie (la sua pagina web è in manutenzione, ma QUI trovate le gallery su DeviantArt).
Questi sono solo i miei preferiti, ma voi potreste scoprirne di vostri.
Yaya, ti prego... facciamo qualcosa insieme. 


1) Power Girl
Marvel Comics


2) Slave Leia
da Star Wars



3) Baroness Ana DeCobray
da G.I. Joe



4) Fiona Laurent
da League of Legends


5) Jessica Rabbit
da Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?


6) Dark Elf
da Lineage 2


7) Deathstrike
da Marvel's X-Men


8) Felicia
da Darkstalkers


9) Forza Fenice
da Marvel's X-Men


10) Catwoman
da Batman

Bonus) Anck-su-namun
da The Mummy

sabato 7 dicembre 2013

iWatch?


Di un possibile iWatch personalmente non sento troppo il bisogno, ma tra i tanti concept che stanno stimolando la creatività dei designer di tutto il mondo, questo è di certo il mio preferito.
Chissà: forse un oggetto del genere potrebbe essere il ponte tra gli attuali smartphone e i Google Glass, e noi verremo ricordati come l'ultima generazione che non cammina guardando e toccandosi il polso.
Creazione di Federico Ciccarese.


giovedì 5 dicembre 2013

Lighting Bolt.


I Pearl Jam non me li sono mai cagati ascoltati.
Diciamo che il mio genere è un altro, ma non è di musica che voglio parlare.
È dell'artwork del nuovo cd, Lighting Bolt, realizzato dall'artista Don Pendleton, che ha disegnato per la band un'illustrazione vector per ognuna delle tracce dell'album.

Tutte fighissime.

E (per i non-designer) se questo tipo di illustrazione vi sembra semplice da realizzare, sappiate che non potreste essere più lontani dal vero.
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