venerdì 24 gennaio 2014

Robo-G, recensione


Quando ieri mi si è cancellato un impegno, ho guardato prima il mio Mac con lo schermo acceso che mi ricordava che – ad ogni modo – avevo un lavoro da fare. E poi ho guardato fuori dalla finestra, il solito tempo di merda che a gennaio uno dovrebbe pure aspettarsi ma non per questo significa che mi debba anche piacere.
E poi mi sono ricordato di QUESTO, che l'Istituto Giapponese di Cultura è a dieci minuti di scooter da casa mia e che comunque è un posto talmente bello che se dentro ci fosse una caffetteria mi ci fermerei tutto il giorno a non fare niente e a bearmi dell'architettura giappo, e così ho afferrato il casco e sono andato.

A vedere Robo-G saremo in dieci, così mi posso scegliere il posto che voglio. La sala di proiezione dell'Istituto Giapponese è grande ma ha delle sedie scomode. Un giapponese dietro un laptop seduto su una seggiola uguale alla mia fa partire il film – giuro – alle 17.00 esatte. Da poterci rimettere l'orologio.

Ma, insomma, magari vorrete anche sapere del film.
Che tanto, o ve lo andate a vedere giovedì 30 che lo replicano, o comprate il dvd su eBay o ve lo scaricate (ma non è facile, vi avviso) o sennò ve lo perderete per sempre.
E sarebbe un peccato, perché Robo-G è davvero, davvero "kawaii", se avete dimestichezza col termine.


È, sostanzialmente, una commedia senza troppe pretese con continui rimandi alla cultura giappo, non solo quindi alla robotica (trattata con la leggerezza del caso ma neanche troppo), ma anche ai loro concetti di lavoro, famiglia, aspettative, successo, fallimento. C'è dentro persino il cosplay e l'immancabile studentessa in uniforme. 
Il tutto nobilitato da una scrittura agevole e fluida, perché è in questo ambito, più che in altri, che il film porta a casa il risultato.
Una sceneggiatura che parte da uno spunto classico e abusato (una menzogna che diventa man mano più grande del previsto e al quale diventa quasi impossibile rimediare), mettendo in scena personaggi archetipici (un protagonista in cerca di una rivalsa per sfuggire al ruolo che la società gli ha imposto, alcuni antieroi assolutamente inetti ma proprio per questo immedesimabili), su di un rigido canovaccio in tre atti.

Eppure, non schiodandosi di una virgola da quanto già visto e raccontato, Robo-G è un prodotto onesto, compiuto e ben confezionato, adatto sia a una platea particolarmente giovanile che meno, sempre che abbiate la voglia di divertirvi in maniera genuina e mollare per un po' iperrealismi tarantiniani e truculenze da grande schermo. 

Per quanto la pronuncia giapponese degli attori sia assolutamente spassosa, all'Istituto Giapponese di Cultura il film viene proiettato coi sottotitoli in italiano, quindi niente paura.
Insomma, consigliato.

(E, visto che tanto so che siete pigri, vi riporto qua sotto il programma. Le proiezioni sono tutte gratuite, non so proprio che potreste volere di più.)

11 commenti:

Simone Longarini ha detto...

E' per questi post che amo il tuo Blog. Bentornato Cyber.

Batman ha detto...

Evviva! お帰りなさい ^_^

Lady Simmons ha detto...

E' TORNATOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!

Mbè ma perché ste rassegne le fanno solo lì? Io adoro i film giapponesi, tra l'altro...!
Adesso vedo se è così complicato procurarselo in una lingua comprensibile...

Ariano Geta ha detto...

Interessante. Di Makoto Shinkai ho visto "5 centimetri al secondo", un film d'animazione estremamente poetico, sono curioso di vedere cosa altro è in grado di creare...

LUIGI BICCO ha detto...

E mi sa che me lo perdo, 'sto film. Se proprio non si trova neanche on line. O almeno finché non si trova in italiano, intendo. Perché IN GIAPPONESE... :)

Bello l'Istituto Giapponese di Cultura. Certo che andare a vederci un film e trovarci solo altre nove persone, è ancora più interessante.

Anonimo ha detto...

Luke torna. Anche solo per commentare film, ma torna.

Hai visto l'ultimo di Ridley Scott ?

Val K. ha detto...

dobbiamo considerare questo post come una dose di metadone o come un rientro alla normalità?

Glauco Silvestri ha detto...

Interessante! Peccato che mi debba recare dalle tue parti per vederlo. Lo cercherò su altri lidi :)

Ettone ha detto...

EVVIVA!!!! Sapevo che saresti tornato!

CyberLuke ha detto...

Tornare è una parola grossa.
Intanto lascio qualche appunto.

Comunque, a cercarlo sto film si trova, eh.
Un bel file .mkv da 2,67 GB col doppiaggio originale e sub in inglese. Quello che è difficile, è trovare i sub italiani, anzi, se qualcuno li rimedia mi fa un piacere.

@Ariano: parto in caccia. Anzi, a pesca (ha ha ha).

@anonimo: Ridley Scott va SEMPRE visto. Qualsiasi cosa faccia, anche quella roba con Nicholas Cage e quell'altra con la Moore. The Counselor non è un capolavoro. Ha una sceneggiatura a tratti bellissima e a tratti imbarazzante. È pacchiano. Gira spesso a vuoto. Eppure... Eppure è un film di grande fascino e potenza.

Dama Arwen ha detto...

Grazie per avermelo passato :-)
Piacevole da guardare nella sua sempicità mi ha strappato molti sorrisi e qualche risata.

Gli stereopatissimi ingegneri sgagherati del film sembrano proprio usciti dagli anime (vedi la scena del vomito…)

Il messaggio finale - che io ho colto - non è certo nuovo ma è divertente come viene raccontato: l'uomo non impara mai dai suoi errori e li ripete sempre; le macchine non potranno MAI superare l'uomo :-)

Consigliatissmo, ma secondo me non piacerà a chi non è abituato ai tempi e i modi narrativi del sol levante ma solo al cinema americano.