domenica 28 dicembre 2014

interstellar - la recensione tardiva.


Su Internet, la recensione di un film uscito un mese e mezzo fa è peggio che vecchia.
È storia antica, sono parole inutili rese obsolete da centinaia, migliaia di altre recensioni amatoriali e meno, la maggior parte delle quali non richieste, già commentate, metabolizzate, superate… e probabilmente chi di voi non ha ancora visto Interstellar è perché non gliene frega niente, e se lo farà sarà perché tra un annetto inizieranno a passarlo in heavy rotation su Sky e prima o poi vi troverete a guardarlo, magari catturati dal faccione squadrato di Matthew McConaughey che riempie un buon quaranta per cento (e sono stato di manica stretta) delle inquadrature del film.
Ciò nonostante, anche per riprendere le fila e fermare quassù le cose più interessanti degli ultimi mesi, da buon ultimo e ora che nessuno ne parla più aggiungo la mia, assolutamente non richiesta, recensione.
Che il film è ancora nelle sale, mi pare, e se vi serve un parere dell’ultimora per decidere se investire o meno quasi tre ore del vostro tempo nell’ultima fatica di Christopher “Batman la nuova trilogia” Nolan, qualche indizio qui lo troverete.

Cercherò di non parlarmi troppo addosso: è un bel film.
Non il capolavoro a cui molti hanno gridato, ma bello.
A tratti bellissimo. Con più di una grossa incongruenza che ne sminuisce il valore pseudoscientifico (ammesso che vi interessino queste cose, ma se Nolan ha chiamato uno come Kip Thorne, uno dei maggiori esperti mondiali di relatività generale, a scrivere e produrre il film, magari nelle sue intenzioni c’era raccontare una storia plausibile sotto questo punto di vista).
I rimandi (quelli che ho percepito io, perlomeno) sono al “solito” Kubrick e al “solito” 2001: Odissea nello spazio, poi The Tree of Life, Solaris, Signs, Incontri Ravvicinati del terzo tipo, Contact.
2001, in particolare, è quello più “omaggiato”, pur senza avvicinarsi mai alla perfezione formale e asettica del capolavoro (quello sì, degno di tale appellativo) di Kubrick, che a quasi mezzo secolo dall’uscita nelle sale tiene tranquillamente testa a tutti i Nolan e gli Scott e i Wachowski di questo mondo, tanto per ristabilire un attimo le distanze.

La regia alterna con innegabile maestria i toni epici con quelli di una più trita storia di amore paterno/filiale, l’action fantascientifico e il filosofico, raccontando e rinnovando le classiche tematiche di genere (la catastrofe planetaria, il viaggio nell’ignoto, l’isolamento, le dimensioni parallele, i viaggi nel tempo…).
La fotografia gli sta dietro alla stessa maniera, alternandosi tra momenti degni di una serie televisiva anni novanta a sequenze di puro incanto visivo.
Le singole scene di Interstellar, prese da sole, sono quasi tutte memorabili anche se forse la somma delle parti fornisce un risultato meno eclatante di quanto – almeno io – mi aspettassi.
Quello che però è certo è che, confrontato alla stragrande maggioranza delle produzioni fantascientifiche degli ultimi anni, Interstellar ne esce a testa alta, non fosse che per il mestiere (a tonnellate), le invenzioni sceniche (un paio davvero notevoli) e i temi affrontati (che non significa necessariamente risolti).

Quindi, niente capolavoro, ma un film di cui, potenzialmente, tantissimi possono innamorarsi (e molti l’hanno fatto, a leggere le dichiarazioni entusiastiche in Rete) e farlo diventare il “loro” 2001: Odissea nello Spazio (che adesso dovranno recuperare ad ogni costo), con una storia di buoni sentimenti a renderlo più masticabile e assimilabile rispetto la visionaria e (meravigliosamente) astratta pellicola di Kubrick.

Nota a margine numero uno: il cast funziona, anche se io sono tra quelli che trovano stucchevole la scelta di taluni registi di circondarsi quasi sempre degli stessi nomi. 
Nota a margine numero due: la colonna sonora, affidata di nuovo a Zimmer, sostiene e sottolinea e amalgama, ma, come tutte le sue soundtrack, è impossibile da memorizzare.
Nota a margine numero tre: i poster usciti per promuovere la pellicola non sono niente di che, ma in Rete ne potete trovare parecchi altri creati dalla fantasia di artisti indipendenti, e ve ne propongo qui qualcuno. 


Dimenticavo, anche questa infografica può tornare utile alla comprensione del film:

2 commenti:

CervelloBacato ha detto...

Molto d'accordo con la tua recensione ;) Non un capolavoro, ma molto bello. Zimmer mi piace parecchio, ma in certi film è proprio vero che non da colonne sonore che ti restano in testa. Poco male, funzionano alla grande. Mi viene in mente la scena dell'attracco manuale in caduta libera sul pianeta, coi tocchi d'orologio in sottofondo. Splendida davvero.

Simone ha detto...

Sarò blasfemo, ma tutti a dire che il film di kubrick è un capolavoro però poi le parti lentissime e interminabili non piacciono a nessuno. Questo almeno ha ritmo dall'inizio alla fine. :)

Di cose pseudoscientifiche alla fine ce ne stanno un bel po' ma non penso che una storia di fantascienza possa essere davvero realistica, se no semplicemente non succederebbe nulla per tutto il film visto che sugli altri pianeti non si può ancora arrivare, e avvicinandosi a un buco nero al limite la navetta spaziale si disintegrerebbe terminando la storia in malo modo.

Unica cosa un po' superficiale: si parte dalla terra con un razzo, ma poi subito dopo hanno tutti quelle astronavine che atterrano e ripartono sui pianeti tipo taxi spaziale, manco fosse star trek :)

Simone