mercoledì 30 aprile 2014

Sibir protegge.


Propaganda poster per Sibir (la supereroina russa creata da Alex nel suo universo narrativo di 2 Minuti a Mezzanotte), in occasione dell'uscita del suo nuovo eBook.

martedì 29 aprile 2014

Spigoli.


È che le forme sinuose e morbide, ormai, iniziano ad essere demodé.
Tutto quello che mi piace ora ha la sua bellezza negli spigoli.

lunedì 28 aprile 2014

Tre cosette da vedere e non vedere al cinema di questi tempi.

Noah
di Darren Aronofsky, 139 minuti 

Rilettura della Genesi in chiave disaster-movie.
Poteva farla Michael Bay, l'ha fatta Aronofsky, ma a Bay ha copiato i Transformers che qui sono fatti di pietra vivente anziché metallo, ma siamo da quelle parti.
C'è Noè, un Crowe che, a dispetto dell'imbolsimento di cui parlano tutti (ma lasciamolo in pace, si potrà fare due birre e del pollo fritto un uomo, Cristosanto) è perfettamente in parte, c'è la Watson che a chi piace la Watson qui piacerà ancora di più, c'è Hopkins che se non c'è lui c'è Morgan Freeman ma Freeman non si poteva perché è del colore sbagliato, ci sono i flash allucinati e allucinatori tipici di  Aronofsky, una bella fotografia, un diluvio digitale e una noia sottile come pioggerella (eh eh) per tutte le due e rotte ore di film.

Vederlo? in televisione, strizzato in trenta pollici, deve essere una gran palla. Finché è al cinema, almeno vi riempirete gli occhi con qualcosa.




Transcendence
di Wally Pfister, 120 minuti 

Lo dico? Ma sì. Anche se avrei voluto scrivere tutt'altro – che l'Intelligenza Artificiale è uno dei miei pallini da quando gli altri bambini giocavano al Subbuteo e io scrivevo racconti di fantascienza in bella calligrafia sul mio quaderno a righe – è un filmetto degno da prima serata su Italia Uno dopo Studio Aperto.
Storiella sciocchina e prevedibile che sfiora (a malapena) un mucchio di temi interessanti ma poi li molla lì dopo un attimo, Johnny Depp che starà sullo schermo per venti minuti in totale (se pensavate di vederlo solo per il suo bel faccino), Freeman che sono riusciti ad infilarlo anche qui ma che fa la sagoma di cartone come la fa Cillian Murphy (ennesimo film dove una delle facce più interessanti di Hollywood viene platealmente sprecata), Rebecca Hall che bella è bella, eh, ma cambiala espressione ogni tanto, qualche sprazzo di stile ma annacquato in due ore di fotografia televisiva.

Vederlo? ma anche no. Recuperate, semmai, il Tagliaerbe (1992), con tutti i suoi difettucci del caso, ma che è Kubrick in confronto questo.

The Grand Budapest Hotel
di Wes Anderson, 100 minuti 

Andato a vederlo senza convinzione, mi ricredo dopo una decina di minuti davanti una direzione artistica di livello stratosferico, un cast di quelli che te lo dico a fare (te lo dico? Ralph Fiennes, Edward Norton, Owen Wilson, Tilda Swinton, Jude Law, Bill Murray, Adrien Brody, Harvey Keitel, Willam Dafoe, e non li neanche elencati tutti). Virtuosismi visivi, surrealismi geometrici, scenografie citazioniste, una colonna sonora per balalaika zeppa di raffinate invenzioni orchestrali. E parecchio, parecchio altro ancora.
Wes Anderson si conferma uno dei nomi più interessanti del panorama cinematografico indipendente americano (e non solo). 

Vederlo? Certo che sì. E se vi è sfuggito, recuperate col suo Il treno per il Darjeeling, e avrete comunque un'idea piuttosto precisa del suo tipo di cinema.

venerdì 18 aprile 2014

Romics 2014, la gallery.


Essere un Giudice è essere incorruttibili.


E ora veniamo a farvi il culo.


Tutori della legge. Rompete le regole e noi vi rompiamo la schiena.


Se non vi becca lui, vi becco io. E lui è quello buono.



Quanta nerdaggine in una sola foto.


Tanto studiare la smorfia di Stallone porta a dei risultati.


Tu, per me, sei solo un altro fuorilegge.


Predator? Non siete che fuorilegge con le treccine rasta. Ma vi ha detto male, in questa città.


Per i posteri.


 La seduta è tolta.

lunedì 14 aprile 2014

Romics, 2014.


Lo so, in altri tempi vi avrei scassato la minchia settimane prima e settimane dopo un evento come il Romics, e in un certo senso direi che vi è andata meglio così.
Ad ogni modo, per chi non mi segue su Facebook, sappiate che mi sono divertito come sempre, ho ancora voglia di fare posterini idioti come questo e ho fatto un mucchio di incontri interessanti.
A breve, una gallery del meglio del meglio.

domenica 13 aprile 2014

[Recensione] Imperial.



Imperial, di Alessandro Girola
125 pagine, 1,65 euro
Disponibile sul Kindle Store da QUI.


Di Alessandro Girola ho parlato già altre volte, per chi se le fosse perse è uno dei non pochissimi ma neanche tanti che, avendo da tempo abbracciato la via dell'autoproduzione ha saputo ritagliarsi il suo spazio nel mare magnum dei wannabe che, convinti di avere qualcosa da dire e di possedere gli strumenti necessari a raccontarla (il vecchio paradosso che in Italia non leggiamo ma di certo tutti scriviamo), propongono – finalmente slegati dalla catena editore/stampatore/distributore – i loro romanzi e racconti nei più diffusi formati per ebook reader.
E Girola, come dicevo, col tempo si è guadagnato la sua cerchia di affezionati, ha un discreto numero di titoli in vendita sull'Amazon Store e si è tolto più di una soddisfazione sia in termini di venduto che di apprezzamenti dal pubblico.
Essendo anche un mio amico, è sempre difficile esprimere una valutazione imparziale sulle sue cose (e chi dice il contrario, mente, anche se spesso in buona fede).
Quindi, per come la vedo io, l'unico sistema per parlarvene con una parvenza di oggettività, è essere (persino) più rompicoglioni e severo di quanto già non sia (rileggendo alcune mie vecchie recensioni, non avrete difficoltà a rendervi conto che non sono il tipo da fare troppi sconti)... e certo di rendere così un buon servizio sia a voi che all'autore, arrivo subito al punto, che già mi sono dilungato.
È una buona storia, questo Imperial?
Sì.
I motivi per cui dovreste leggerlo?
• perché affronta il tema delle automobili "possedute" di cui avrete di certo già letto o visto, ma riproposto da Alex in una chiave inedita, priva di forzature, circolare e compiuta.
• perché, come nei migliori Stephen King, dribbla con intelligenza la trappola del facile spiegone finale ricorrendo a uno stratagemma narrativo semplice ma funzionale.
• perché lo stile di Alex è in lenta ma costante evoluzione, e chi lo segue già da un po' noterà come si muova più agevolmente di una volta in territori che vanno oltre il semplice mostrare gli eventi.
• perché la lunghezza è quella giusta: se potete godervi un po' di tranquillità, finirete Imperial nel giro di un paio di serate, o anche una se la lettura vi cattura particolarmente.

Cosa non funziona?
• i dialoghi sono da sempre il punto debole di Alex (e con lui ficchiamoci pure una buona metà dei romanzieri italiani tutti), e a volte lo strato sotto il quale si cela l'artificiosità è particolarmente sottile.
• alcuni raccordi, in qualche punto della storia, sono ancora troppo bruschi e potrebbero essere risolti meglio.
• c'è qualche dettaglio superfluo di troppo qua e là, e, per contro, alcune descrizioni lamentano una scarsa definizione... ma queste, magari, sono solo paranoie mie.

C'è altro da dire?
Ah, sì... il copertinista storico di Alex, Giordano Efrodini, ha realizzato una bella copertina, molto "kinghiana" (quella che vedete in apertura del post) ma io, che oggi è domenica e avevo più tempo, ho fatto questa, che se non dico la mia non sono contento.

mercoledì 9 aprile 2014

Che tocca fare per farsi due risate.

In molti mi hanno visto in fiera, ma pochi mi hanno visto arrivare.
Questo video è per loro.
Grazie a Daniela e Arianna per le riprese, e a Kristian per l'editing.

martedì 1 aprile 2014

Computer Arts 182. Look at me.


Sul numero di questo mese, oltre la solita nutrita rassegna di designer internazionali, tutorial e articoli di genere, trovate qualche mia chiacchiera (la prima intervista su Computer Arts la trovate QUI), la copertina tratta da QUESTA mia cosa e qualche altra mia photoshoppata che, se mi avete seguito un minimo negli ultimi tempi, forse avete già visto sul blog.

Il tutto stampato in grande formato e in edicola al prezzo di una pizza.

Se poi per voi la carta è roba superata, potete comprare la versione per iOS a pochi spicci da QUI.
Ma, io ve lo dico, avercela in mano fa un effetto molto più figo che scorrerla su un iPhone.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...