mercoledì 24 settembre 2014

Dove, sei, papà?

Da buon ultimo, "scopro" il videoclip di Papaoutai, che quest'anno vince tutto, per quanto mi riguarda, in termini di regia, coreografie e scenografie. E persino la canzoncina non è male per niente.

Dedicato a mio padre, ovunque si trovi.

sabato 6 settembre 2014

Dance Dance Dance, Murakami.


Dance Dance Dance, di Haruki Murakami (1988)Editore: Einaudi
Pagine: 485
Prezzo: 13,50 euro

Appena finito, in circa un paio di settimane, Dance Dance Dance di Murakami, autore a me sconosciuto e che probabilmente sarebbe rimasto tale se Giulio, spinto forse da una delle misteriose "connessioni" di cui si parla nel libro non me l'avesse regalato.

E così Murakami è entrato nella mia vita, con una storia profondamente suggestiva, narrata in prima persona dalla prima all'ultima pagina da un giornalista freelance che racconta con dovizia di particolari (una delle abilità dell'autore, che riesce a infilarne a carrettate senza appesantire mai il racconto o rallentare il ritmo) una fase cruciale della sua vita, dove si mescolano ordinario con paranormale, crescita interiore e molteplici connessioni con persone che cambieranno la sua vita e il suo stesso modo di percepire la realtà e il suo io interiore.

Il che, detta così, sembra una roba banalotta ma la cosa migliore di Dance Dance Dance è il "come" piuttosto che il "cosa".
Murakami, scopro, è uno di quegli scrittori che padroneggia le parole in quella maniera quasi sovrannaturale da rendere affascinante la narrazione al punto da restarne catturati e coinvolti fino alla fine dell'incantesimo – che coincide con la fine del libro, in questo caso quasi cinquecento sostanziose pagine.


Quello che appare fin da subito evidente è che Murakami ha un modo di elaborare i sentimenti profondamente diverso da quello canonico occidentale, con un distacco solo apparente che invece è specchio di una cultura simile alla nostra solo in qualche manifestazione esteriore… ma in realtà separata da secoli di evoluzione e infinite sfumature che ce la rendono, di fatto, completamente aliena (i capitoli dove il protagonista ha a che fare con la polizia giapponese sono emblematici, a questo riguardo).

In tutto questo, il libro è pieno di metafore nascoste (che però non sono sottolineate grossolanamente e possono essere colte o ignorate, senza per questo inficiare la qualità del romanzo), un paio di invenzioni visive di grande potenza e intensità, digressioni che vanno dalla musica ai meccanismi della società capitalistica, riflessioni parallele sull'amicizia, il sesso e la morte… persino ricette di cucina. Ed è pure un romanzo giapponese fino al midollo.

Se non avete letto nulla di Murakami, questo è un ottimo titolo per approcciarsi alla sua prosa.
Potrà non piacervi, ma varrà comunque il tempo speso per leggerlo.
Lo trovate ormai in edizione economica ad un prezzo conveniente.
Consigliato.

martedì 2 settembre 2014

Quella volta che.


L'idea me l'ha data Diego.

1) Una volta mi hanno riconosciuto per strada come Magneto, e un'altra volta come giudice Dredd. Entrambe le volte ero senza l'elmetto.

2) Una volta uno per cui dovevo fare un lavoro mi diede del fascista solo perché ero vestito tutto di nero. Mi incazzai e me ne andai senza consegnarglielo e non mi venne mai pagato.

3) Una volta conoscevo uno che mi procurò la marmitta della Vespa a un decimo del prezzo di quella originale. Solo dopo scoprii che le fregava da altre Vespe. Non potevo certo riportargliela indietro, ma mi sentii un po' ladro anch'io per un bel pezzo. 

4) Una volta, lasciai una tipa al tavolo del ristorante con una scusa e me ne sgattaiolai via. Ero uscito con lei da neanche un'ora e non la sopportavo più. All'epoca, per fortuna, non c'erano i cellulari.

5) Una volta ero fermamente convinto che, in caso di guerra atomica (erano gli anni ottanta, abbiate pazienza) Roma non sarebbe stata toccata perché il Vaticano ci avrebbe fatto da "ombrello nucleare". Solo parecchi anni dopo, risi della mia stessa ingenuità.

6) Una volta, dovetti vendermi il Macintosh con cui lavoravo per pagare le tasse. Non mi sono mai liberato dell'idea che fosse stata una cosa profondamente ingiusta.

7) Una volta, venivo da due nottate fatte in agenzia, mi sono addormentato in discoteca, la testa appoggiata a un muro, a un metro dalle casse che sparavano musica a quattromila decibel. 

8) Una volta ho perso l'aereo. E un'altra l'ho preso per un pelo solo perché l'omino dell'Alitalia ha caricato me e la mia ragazza su una Panda di servizio e ha letteralmente inseguito l'aereo sulla pista.

9) Una volta, la mia divisa ufficiale per uscire di casa era:
- giubbotto da aviatore verde e arancio
- Levi's tanto stretti che per infilarli dovevo sdraiarmi sul letto
- Stivali camperos rigorosamente ferrati come un cavallo
- briquet di Drakkar nel taschino sulla manica del giubbotto da aviatore.

10) Una volta, alle vecchie Messaggerie Musicali, vidi perfettamente una ragazza che si infilava nella borsetta due cd. Lei si accorse che l'avevo vista e mi rivolse un sorriso così complice che rimasi come un idiota a guardarla infilare l'uscita. I cd erano dei Massive Attack.

11) Una volta riuscii a convincere una mia ex dell'esistenza dei Manzanilli, creature che solo i gatti riuscivano a vedere. In principio era scettica, poi ripensò a tutte le volte che aveva notato un gatto fissare il vuoto, e ricordo ancora il suo viso illuminarsi di comprensione improvvisa. Mi sentii subito in colpa di averle raccontato quella cazzata.

12) Una volta ho giocato per quasi quattro ore a Super-Pacman con la stessa moneta. Avevo azzeccato un percorso con cui fregare i quattro fantasmini, e finii col fare un punteggio a sei cifre. Rimasi malissimo quando scoprii che il record italiano era quasi il doppio del mio.

13) Una volta ho assaggiato, attratto dall'odore buonissimo, una crocchetta per gatti. A momenti vomito.

14) Una volta ho cercato di rimorchiare in spiaggia una. Le chiesi una sigaretta e subito dopo "già che ci siamo, come ti chiami?". La sua faccia schifata mi spinse a non tentare mai più approcci di questo tipo per tutto il resto della mia vita.

15) Una volta un tipo in autobus ha iniziato a parlare con me, dimostrando di conoscermi anche piuttosto bene. Abbiamo parlato del più e del meno finché questo non è sceso alla sua fermata, ma io non ho assolutamente realizzato chi fosse, né l'ho mai realizzato negli anni.

16) Una volta la mia automobile mito era la Saab 900. 

17) Una volta ho tradito una mia ex. Ma di quella volta non mi pentii mai.  

18) Una volta ho fatto un colloquio alla Honda per un posto di designer con due giapponesi serissimi che si aspettavano che, oltre saper disegnare bene le automobili, parlassi anche bene l'inglese.
Non mi presero. 

19) Una volta ho lavorato come bagnino per il mese di agosto in una piscina condominiale. Ma non sapevo nuotare, però mi servivano i soldi e accettai lo stesso. Per fortuna nessuno ebbe bisogno di me. 

20) Una volta ho iscritto a tutte le mailing list porno che trovai un mio ex collega. Non mi era mai piaciuto.
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