mercoledì 31 dicembre 2014

Di tegole, gatti e calabroni. E, sì, anche dei Cyberluke Awards 2014.


E togliamoci anche il classico post col meglio del 2014.
Anno che – sto per aprire un inciso ma so già che tanto inciso poi non sarà – è stato per certi versi un bagno di sangue, al confronto del quale le cazzatelle di cui mi lamentavo gli scorsi anni ora mi appaiono poco più che fastidi passeggeri (e anche se non sono stato qui a menarvela, qualcosa l’avrete capita anche voi, visto che quest’anno il blog è precipitato dai soliti 250-300 post annuali a una risicata sessantina).
Diciamo che non mi aspettavo neanche una delle tre Grosse Tegole In Testa arrivate a complicarmi la vita in questo 2014, ma c’è di buono che ho imparato che a sopravvivere sono più bravo di quello che avrei potuto pensare, tipo, dodici mesi fa.

I gatti, animali da sempre prediletti e venerati dal sottoscritto, sono una specie “progettata” per sopravvivere alle cadute. Una velocissima serie di contorsioni del corpo, coordinata da un centro dell’equilibrio che noialtri umani ci sogniamo li riequilibra in pochi secondi in modo da atterrare sulle quattro zampe ammortizzando l’impatto.

Non sono un gatto e vorrei esserlo in tante occasioni, ma nei rovinosi voli fatti quest’anno sono atterrato sulle due zampe, e sono qui a raccontarlo. Grazie a un manipolo di persone che mi volevano bene e sono rimaste anche e soprattutto quando le cose si sono fatte difficili (sì, Arianna, sto parlando di te), grazie ai raggi di sole che hanno bucato le nuvole e ai quali mi sono attaccato con tutte le forze, grazie a mio padre che prima di andarsene mi ha insegnato che non esiste niente per cui lasciarsi andare all’avvilimento (e lui ne ha passate peggio che me)… e grazie anche alla mia ottusità, che mi impedisce di capire quanto la situazione a volte può farsi realmente dura, e quindi, se il calabrone non sa che non può volare, come diceva Igor Ivanovič Sikorskij, quello se ne fotte e vola lo stesso.

E allora, come ogni anno, facciamo finta di dimenticare la merda che è finita del ventilatore, sediamoci sul divano, accendiamo lo stereo e guardiamo l’album dei ricordi.
Che poi è il mio abituale modo di segnalare i miei favoriti dell'anno.

MIGLIOR FILM
The Zero Theorem, di Terry Gilliam
Sì, lo so, non cominciate: qui da noi non s'è visto, altrove (leggi: ovunque) ormai lo trovate nei cestoni a tutto a cinqu'euro. Non mi interrogo e manco mi ci incazzo più sulla distribuzione italiana che strombazza titoli come Sex Tape o Annabelle e lascia a coprirsi di polvere cose come il nuovo film di Terry Gilliam, uno dei pochi a cui è rimasto abbastanza stile da riuscire a raccontare una storia astrusa, grottesca e stratificata come questa in maniera tanto poetica, visionaria e fuori dal tempo.
Non è un film privo di difetti, intendiamoci (la mia recensione la trovate QUI), ma di certo non è qualcosa che potete far finta che non sia mai passato. Abbandonate quegli scrupoli inutili e cercatelo in Rete, che si trova.
Segnalo anche: 
-Interstellar. Anche se molti sostengono che, no, Nolan non ha esegerato col sentimentalismo spicciolo e melassoso (abbiamo capito, vuoi bene a tua figlia, e tu intrepido astronauta manchi a lei, ok, possiamo andare avanti ora?) e io non sono tra costoro, la sua ultima fatica porta con sé in dote tali e tante suggestioni visive che non puoi non avere voglia di rivedertelo.
-The Grand Budapest Hotel. Anche se teoricamente non dovrebbe essere il mio genere, e a vedere i film di Anderson non ci sono mai andato di mia spontanea volontà, non sono così disonesto da dire che non si tratta di un film godibile a qualunque livello, con una direzione artistica che levati, un cast stellare usato sempre al meglio e una grande soundtrack. Recuperatelo.


MIGLIORE SERIE TV
Gomorra, di Roberto Saviano
È la foglia di fico del panorama imbarazzante delle serie italiane, ma da sola riscatta intere stagioni di Cesaroni e Medici in famiglia.
Gomorra ha un respiro più ampio e ambizioni maggiori persino di Romanzo Criminale, e stavolta Sollima non scivola nel tranello di venderci assassini, spacciatori e camorristi come eroi romantici per cui parteggiare.
Ho iniziato a guardarla con tutti i pregiudizi di questo mondo e alla fine del pilot già ne chiedevo ancora.
Segnalo anche: 
-Black Mirror (White Christmas). Non abbiamo avuto una vera e propria terza stagione, ma uno speciale natalizio di un'ora e tredici minuti suddiviso in tre miniepisodi e un filo conduttore. Non raggiunge mai i momenti più alti delle due precedenti stagioni, ma i toni, gli spunti di riflessione che offre, le trovate restano sempre di ottimo livello.
 -Utopia (seconda stagione) Fare meglio della prima, folgorante, stagione, era impossibile. E difatti, i nuovi sei episodi della serie sono meno scorretti, meno potenti, meno inquietanti, meno tutto. Ciononostante, Utopia (o quello che ne resta) è sufficiente a dare la polvere a valangate di altra roba made in USA.

MIGLIOR FUMETTO
Il complesso dello scimpanzé, di Richard Marazano e Jean-Michael Ponzio
Un piccolo capolavoro fantascientifico, claustrofobico, cupo, malinconico, sceneggiato che meglio non si potrebbe (se adattato come si deve per il cinema, ne uscirebbe fuori una roba che si mangerebbe Prometheus e Interstellar, di cui anticipa più di un'idea di fondo) e disegnata mafgnificamente. Uscito da anni in Francia, finalmente approda anche nelle librerie italiane. Tra qualche giorno gli dedico una recensione completa.

Segnalo anche: 
-Empowered (di Adaw Warren). In virtù della penosa gestione che la BD Edizioni sta riservando all'antieroina creata da Adaw Warren, trovate in questi giorni in fumetteria il sesto numero a un anno dal quinto.
Valeva la pena aspettare? Assolutamente sì. Empowered mescola azione, supererpoteri, bondage e dialoghi strepitosi in un cocktail praticamente sconosciuto in Italia. Un fumetto di quelli che proprio non dovreste perdervi.
  -Dimentica il mio nome (Zerocalcare) Coerente, sempre riconoscibile, capace di raccontare il quotidiano come i grandi temi senza che questo travalichi o sia d'impiccio per quello stile, ruvido ed elegante insieme, che è il suo marchio di fabbrica. Mi chiedo quando inizierà a calare il suo livello.

MIGLIORE IMMAGINE DIGITALE (personale)
Fractal Entrophy
L'ho iniziata qualcosa come quattro anni fa, e ogni tanto aprivo il file per cambiare qualcosa qua e là. Ora mi sono convinto a lasciarla definitivamente in pace, quindi la dichiaro ufficialmente finita.
Una delle mie rarissime cose in Photoshop senza soggetti umani.
Mai come quest'anno in progress ho un sacco di robe, facciamo che come buon proponimento per l'anno nuovo cerco di finire almeno queste:

MIGLIOR DISCO
- non assegnato -
Non ricordo più bene, ma c’è ancora qualcuno che fa cd? E, soprattutto, c’è ancora gente che li compra?
Sul serio, mi pare che quell’epoca appartenga ormai definitivamente al passato. Sono certo che tra chi mi sta leggendo c’è chi non ha comprato nemmeno un disco quest’anno, e forse neanche quello prima, e di sicuro sarà improbabile che ricominci a farlo in questo 2015.
Eppure questo non significa che avete smesso di ascoltare musica, giusto?
L’impero delle case discografiche è morto e seppellito, la bara gliel’aveva costruita Napster, il coperchio iTunes Store e i chiodi gliel’ha piantati Spotify.

E io, che conservo un animo vintage (ok, si dice vecchio, va bene), magari potrò ancora essere sedotto da qualche edizione fighetta, un digipack, un cofanetto con un’ologramma appiccicato sopra, ma è inutile stare a vegliare troppo a lungo la salma: il 2014 è stato il primo anno in cui non ho acquistato nemmeno un singolo, micragnoso, CD fisico.


Ragion per cui questa categoria non ha più ragione di essere, specie in un anno dove il nuovo disco di Skrillex non ha mantenuto le mie aspettative, il nuovo Caparezza non è stato l’ennesima raccolta di potenziali singoli (il problema di abituare il proprio pubblico a standard elevatissimi) e la sola cosa che mi ha fatto drizzare le orecchie è stato un singolo di Stromae (dai toni poppettini e dal sottotesto forse manicheo e stereotipato, ma, a conti fatti, chi se ne frega quando il pezzo e il video, nel suo livello superficiale, sono talmente coinvolgenti?).

MIGLIOR ACQUISTO
iPod 30 GB quinta generazione (2005)
Avete presente quando i vostri genitori/zii/nonni attaccano con la lagna "non li fanno più come una volta"? Beh, rassegnatevi: hanno ragione.
Apple, che potrebbe nominarmi suo azionista ad honorem per tutti i soldi che gli ho dato negli anni e per tutta la iPacottiglia che ho per casa e nella borsa e nelle tasche, giusto quest'anno ha decretato la scomparsa dai suoi listini dell'iPod Classic, e ha smesso di fornire assistenza e pezzi di ricambio per qualsiasi iPod con ghiera (cioè, tutti i modelli non-touch e basati su iOS).
E gli iPod con ghiera cliccabile, fatevelo dire, sono i migliori iPod che esistano.
Anzi, il migliore iPod mai prodotto è quello di quinta generazione, uscito nell'ormai remoto 2005, sostituito nel 2007 da un modello con un convertitore A/D di qualità vergognosamente inferiore, e con un firmware definitivamente blindato che impediva, tra l'alltro, il famigerato sblocco del limte del volume.
In quest'anno di merda, tra le altre cose, ho perso il mio vecchio iPod, e, non senza faticare, ne ho rintracciato uno uguale su eBay.
Settantacinque euro per 30 GB di musica digitale ascoltata alla vecchia maniera a un volume superiore di quello della scorreggia di un passero, e nessuna delle cazzatelle touch che Apple oggi ha in listino.
Non potevo spendere meglio i miei soldi.
Segnalo anche: 
-Mac Mini (2012). Poi gli dedicherò una piccola recensione apposta, comunque mi serviva un computer che prendesse il posto del mio vecchio Mini, e fosse altrettanto piccolo e silenzioso e stoico. La scelta è caduta su un altro Mini, non il nuovo modello vergogonsamente depotenziato da Apple e con la Ram saldata, ma il "vecchio" del 2012. Lo sto usando da un mesetto e va alla grande.
 -iPhone 4S. La cazzata è stato prenderlo con iOS8 già installato. Non fate il mio stesso errore. È un ottimo telefono e Siri per alcune cose è davvero comoda, ma il processore (per tacere della batteria) proprio non ce la fa a stare dietro al sistema operativo. E, no, non spenderò mai più di 150 euro per un dannato telefono.


MIGLIORE SPOT PUBBLICITARIO
Don't drink and drive (BDDO Milano)
Giusto per non fare lo snob a tutti i costi, quest'anno ho ristretto la scelta ai soli spot trasmessi in italia.
Questo, a mio avviso, è il più bello.
Delicato, impeccabile e internazionale. Bravi BDDO Milano.

MIGLIORE MANIFESTO PUBBLICITARIO
Create your own French look (MediaStorm Moscow)
Campagna affissioni per Le Frivole, lingerie francese, per il mercato russo.
Se non la capite, provate a socchiudere gli occhi.
Io la trovo fantastica e zero volgare.
Art Director Evgeny Turkin, fotografa Tanya Rudenko.


MIGLIOR LIBRO
Dance dance dance (Haruki Murakami)
È stato il classico coup de foudre, e ne ho parlato abbondantemente QUI. Peccato che L'Uccello che girava le viti del mondo sta andando così a rilento che sto pensando di mollarlo lì.
Per il resto, nulla da segnalare, nel senso che ho letto principalmente roba vecchia e solo una manciata di libri usciti quest'anno, nessuno dei quali mi ha particolarmente impressionato (tra gli altri, Le radici del cielo, che mi ha fatto disperare per una ripresa di un Avoledo dei bei tempi).
Segnalo anche: 
-Imperial (Alessandro Girola, ebook) Il più kinghiano dei romanzi brevi di Alex, che possiede ormai uno stile personalissimo e sa scavare nell'immaginario oscuro di noialtri. Pigliatevelo, che non vi pentite.
-Mu (Tommaso Labranca, ebook) Labranca è uno di quegli autori faticosi da seguire, perché sfugge alle dinamiche mainstream e televisive (per dirne una, questo suo misconosciuto Mu è disponibile solo su ebook) ma chi si affeziona al suo stile non lo molla più.


E anche per quest'anno abbiamo finito.
Ma, a differenza dello scorso anno, vi invito a restare, perché ho ancora parecchio da dire.

lunedì 29 dicembre 2014

Regali di Natale, 2014.

Anche questo Natale un barbone e un broker avranno reso pan per focaccia a quei due vecchi bastardi della Duke & Duke, James Stewart se n'è andato gridando per le strade che la vita è una cosa meravigliosa, il vecchio Ebenezer Scrooge si è fatto il solito giro con i suoi amici fantasmi e qualcuno di voi avrà visto Jack Skeletron prendere il volo con la sua slitta a forma di bara.
Nel frattempo, io mi sono stretto attorno il mio regolamentare albero di plastica addobbato con regolamentari palline Ikea e ho scartato i miei regolamentari pacchetti, che – ammettiamolo – senza non è Natale.

Ecco cosa c'era dentro quest'anno.


Dimentica il mio nome, Zerocalcare
Con questo libro Zerocalcare sembra chiudere – magnificamente – una prima, ideale fase della sua carriera di fumettista, avvicinandosi alla maturità artistica persino più che con Dodici
Zerocalcare prende un pezzo importante della sua storia personale (e della sua famiglia) e la mette sotto i riflettori, alla sua maniera.
Tutti ne hanno parlato più che bene, quindi, a volerci trovare dei difetti, potrei dire che la vicenda è un pelo troppo diluita nelle 235 pagine e che il suo schema narrativo inizia a ripetersi... ma nel complesso è un altro, eccellente lavoro.
Iniziato e finito in 48 ore. Grazie, Arianna.


Mini-Maglite
Maglite fabbrica un solo prodotto: torce elettriche. Le migliori esistenti al mondo.
Sono fuse in alluminio aerospaziale, anodizzato sia all'esterno che all'interno, sono inattaccabili dalla corrosione e completamente impermeabili grazie alla presenza di anelli di tenuta brevettati.
Quella che mi sono regalato è una Mini Maglite, lunga appena tredici centimetri ma con tutta la solidità delle sorelle maggiori.
E ora, al prezzo del biglietto di un film di prima visione, ho una scorta di luce d'emergenza da tenere nel portaoggetti dell'auto.
Perché, anche se questa frase sembra girare male, niente serve più di una torcia elettrica quando non ne avete una.



L'implacabile (1987), blu-ray
Uno degli Schwarzenegger "minori" e – finora – ingiustamente escluso dalle riedizioni in DVD, è finalmente approdato all'alta definizione. Tratto (molto liberamente) da un romanzo di Stephen King, contiene una delle migliori performance di Schwarzy e almeno un paio di battute storiche, un cattivo carismatico come Damon Killian e una giovane (e sensualissima) Maria Conchita Alonso come controparte femminile. La storia? Vi basti sapere che senza questo film, Hunger Games non sarebbe neanche mai uscito.


The Amazing Spider-Man (2012), blu-ray
Che la rilettura di Webb dell'arrampicamuri mi fosse piaciuta l'avevo già scritto (QUI), ma questo era uno di quei film che aspettavo scendesse un po' di prezzo prima di prenderlo in blu-ray.
E, potenza delle wish list di Amazon, eccolo apparire come per incanto tra i regali di questo Natale 2014. Grazie, Daniela. Twhiiip.



Il recupero dell'Apollo 8, Kristine K. Rusch
Vincitore di una manciata di premi letterari, questo veloce romanzo di poco più di cento pagine è la storia di un'ossessione, del recupero di una missione Apollo di quarant'anni fa e del mistero legato alla sparizione del suo equipaggio.
Non ne ho letto ancora nemmeno una pagina, quindi non posso parlarne né bene né male, ma l'idea di partenza è una di quelle che mi intriga parecchio, e mi auguro mi regalerà qualche bella ora di evasione.



Vov Bombardino
Sostanzialmente, il Bombardino è un derivato del Vov... solo con l'aggiunta del rum, e, a servire, di panna montata fresca. Questo miscuglio a circa 30° alcolici, che non starò neanche a descrivervi quanto è buono perché non saprei trovare le parole adatte, è difficile da trovare negli scaffali dei supermarket, quindi sarò sempre grato a Alessandra per avermene regalato una bottiglia tutta e solo per me. Hic.



Masterizzatore DVD Samsung SE-208GB
Da qualche tempo, pare che se il tuo computer incorpora un lettore DVD appartieni al secolo scorso. Eppure, secondo me il giorno del loro pensionamento non è ancora arrivato.
Il mio nuovo MacMini appartiene a quella nuova generazione di computer fighetti che dicono di non avere bisogno di niente ed è già tanto se te li vendono con quattro porte USB, ma ad ogni buon conto mi sono autoregalato questo masterizzatore esterno, incredibilmente leggero, minimale e così sottile che ogni volta che lo uso ho paura che mi si spezzi tra le dita.
Costa la metà di quello Apple ed è più silenzioso dello sbadiglio di un gatto.
Gomorra, la serie
Nonostante Romanzo Criminale mi avesse entusiasmato, Gomorra ho iniziato a guardarla con tutte le riserve di questo mondo, considerato che il film mi era piaciuto zero. E invece, Sollima strikes back. Avevo questo cofanetto in wishlist da settimane, e alla fine è arrivata Monik a regalarmelo.

Kingston USB drive
Un tempo, neanche troppo lontano, 32 GB di spazio memorizzabile erano una quantità talmente immensa che hard disk costosi come un'utilitaria non raggiungevano la metà di quella capacità.
Oggi, ci ficchiamo tutti quei gigabyte in tasca (in modo da perderli con maggiore facilità) e spesso non ci ricordiamo neanche per cosa li abbiamo usati.
Detto ciò, questa chiavetta dall'aspetto meravigliosamente metallico, lunga solo tre centimetri, pesante come un perizoma di Paris Hilton è stato il graditissimo regalo di Luca. È così bella che quasi non voglio tirarla fuori dal suo blister di plastica.

domenica 28 dicembre 2014

interstellar - la recensione tardiva.


Su Internet, la recensione di un film uscito un mese e mezzo fa è peggio che vecchia.
È storia antica, sono parole inutili rese obsolete da centinaia, migliaia di altre recensioni amatoriali e meno, la maggior parte delle quali non richieste, già commentate, metabolizzate, superate… e probabilmente chi di voi non ha ancora visto Interstellar è perché non gliene frega niente, e se lo farà sarà perché tra un annetto inizieranno a passarlo in heavy rotation su Sky e prima o poi vi troverete a guardarlo, magari catturati dal faccione squadrato di Matthew McConaughey che riempie un buon quaranta per cento (e sono stato di manica stretta) delle inquadrature del film.
Ciò nonostante, anche per riprendere le fila e fermare quassù le cose più interessanti degli ultimi mesi, da buon ultimo e ora che nessuno ne parla più aggiungo la mia, assolutamente non richiesta, recensione.
Che il film è ancora nelle sale, mi pare, e se vi serve un parere dell’ultimora per decidere se investire o meno quasi tre ore del vostro tempo nell’ultima fatica di Christopher “Batman la nuova trilogia” Nolan, qualche indizio qui lo troverete.

Cercherò di non parlarmi troppo addosso: è un bel film.
Non il capolavoro a cui molti hanno gridato, ma bello.
A tratti bellissimo. Con più di una grossa incongruenza che ne sminuisce il valore pseudoscientifico (ammesso che vi interessino queste cose, ma se Nolan ha chiamato uno come Kip Thorne, uno dei maggiori esperti mondiali di relatività generale, a scrivere e produrre il film, magari nelle sue intenzioni c’era raccontare una storia plausibile sotto questo punto di vista).
I rimandi (quelli che ho percepito io, perlomeno) sono al “solito” Kubrick e al “solito” 2001: Odissea nello spazio, poi The Tree of Life, Solaris, Signs, Incontri Ravvicinati del terzo tipo, Contact.
2001, in particolare, è quello più “omaggiato”, pur senza avvicinarsi mai alla perfezione formale e asettica del capolavoro (quello sì, degno di tale appellativo) di Kubrick, che a quasi mezzo secolo dall’uscita nelle sale tiene tranquillamente testa a tutti i Nolan e gli Scott e i Wachowski di questo mondo, tanto per ristabilire un attimo le distanze.

La regia alterna con innegabile maestria i toni epici con quelli di una più trita storia di amore paterno/filiale, l’action fantascientifico e il filosofico, raccontando e rinnovando le classiche tematiche di genere (la catastrofe planetaria, il viaggio nell’ignoto, l’isolamento, le dimensioni parallele, i viaggi nel tempo…).
La fotografia gli sta dietro alla stessa maniera, alternandosi tra momenti degni di una serie televisiva anni novanta a sequenze di puro incanto visivo.
Le singole scene di Interstellar, prese da sole, sono quasi tutte memorabili anche se forse la somma delle parti fornisce un risultato meno eclatante di quanto – almeno io – mi aspettassi.
Quello che però è certo è che, confrontato alla stragrande maggioranza delle produzioni fantascientifiche degli ultimi anni, Interstellar ne esce a testa alta, non fosse che per il mestiere (a tonnellate), le invenzioni sceniche (un paio davvero notevoli) e i temi affrontati (che non significa necessariamente risolti).

Quindi, niente capolavoro, ma un film di cui, potenzialmente, tantissimi possono innamorarsi (e molti l’hanno fatto, a leggere le dichiarazioni entusiastiche in Rete) e farlo diventare il “loro” 2001: Odissea nello Spazio (che adesso dovranno recuperare ad ogni costo), con una storia di buoni sentimenti a renderlo più masticabile e assimilabile rispetto la visionaria e (meravigliosamente) astratta pellicola di Kubrick.

Nota a margine numero uno: il cast funziona, anche se io sono tra quelli che trovano stucchevole la scelta di taluni registi di circondarsi quasi sempre degli stessi nomi. 
Nota a margine numero due: la colonna sonora, affidata di nuovo a Zimmer, sostiene e sottolinea e amalgama, ma, come tutte le sue soundtrack, è impossibile da memorizzare.
Nota a margine numero tre: i poster usciti per promuovere la pellicola non sono niente di che, ma in Rete ne potete trovare parecchi altri creati dalla fantasia di artisti indipendenti, e ve ne propongo qui qualcuno. 


Dimenticavo, anche questa infografica può tornare utile alla comprensione del film:

venerdì 26 dicembre 2014

Merry Xmas, again.

Rosso, verde, due donnine discinte un po' anni cinquanta vestite in modo ridicolo, e fiocchi di neve artificiali a pioggia.
Che altro vi serve per capire che è Natale?
Auguri, amici.

lunedì 22 dicembre 2014

È bello ciò che qualcun altro stabilisce che è bello.

Mi sono preso la briga di tradurre l'infografica pubblicata dall’azienda di lingerie britannica Bluebella, realizzata in seguito un sondaggio in cui veniva chiesto agli intervistati come sarebbe dovuto essere il corpo umano perfetto, componendolo coi "pezzi" di attrici e modelle famose.
Com'era prevedibile, ci sono alcune significative differenze tra i modelli ideali di uomini e donne... ad ogni modo, ecco le donne-Frankestein "ideali" emerse.
Personalmente, il mio ideale si discosta da entrambi, anche se tra i due prediligo quello maschile.
Un esperimento che, una volta di più, conferma che non esiste una definizione univoca di bellezza. Particamente da sempre, esteti, filosofi, letterati ed artisti si sono interrogati sul concetto di bellezza, cercando di intrappolarla in suggestivi aforismi: Non è un labbro o un occhio quello che chiamiamo bellezza, ma la forza globale e il risultato finale di tutte le parti scriveva nel 700 il poeta inglese Alexander Pope, e Che cos’é la bellezza? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo relativizzava Il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen.
Di certo c'è che il mito della bellezza non è certo una prerogativa esclusiva della nostra epoca.
Quello che è rimasto costante nel tempo, è che l’ideale corporeo è spesso innaturale e – quindi – difficile da raggiungere: nel corso della storia le donne (non solo loro, ma soprattutto loro) si sono dovute sacrificare ed hanno sofferto per raggiungerlo.

E non serve scomodare la chirurgia estetica divenuta pratica quasi comune negli ultimi decenni: da sempre, le donne sono intervenute sul proprio corpo in modo anche estremo, sottoponendosi a vere e proprie torture pur di rientrare nei modelli estetici del momento. Dai busti di stecche di balena, in cui le donne del settecento e ottocento si strizzavano fino a spezzarsi le costole pur di avere un vitino di vespa ai bendaggi strettissimi che portarono milioni di genitori cinesi a rompere l’arco del piede delle proprie figlie al fine di ottenere la particolare e “aggraziata” andatura sinonimo di "bellezza"... almeno in quell'epoca e in quel luogo.
E se le donne giapponesi si coloravano il volto con polvere di riso per renderlo bianchissimo, contemporaneamente le dame del settecento europee usavano mettere finti nei e colorare di rosso acceso gli zigomi.

Un tempo in Europa le forme femminili morbide e abbondanti erano sinonimo di ricchezza: solo le donne ricche potevano permettersi il lusso di non lavorare e di mangiare in abbondanza. Quindi, solo donne del popolo e contadine erano magre perché mangiavano poco e lavoravano molto. E di certo saprete già che se eri abbronzato, un tempo, non eri attraente e sexy come adesso, ma solo un poveraccio che si rompeva il culo nei campi dalla mattina alla sera.
Status sociali che si trasformavano in canoni di bellezza.
E canoni di bellezza che erano (e sono) frutto di costrutti modellati e plasmati dalla società e dalla cultura del momento.

Ogni epoca storica ha avuto il suo modello di bellezza ideale, documentato dalle fonti letterarie e iconografiche (nell'ultimo secolo, fotografia e cinema ne sono i testimoni più importanti).
Il modo di rappresentarla e il suo ruolo simbolico sono cambiati nel corso dei secoli, di pari passo con il variare del gusto e con il diverso modo di concepire il ruolo della donna nella società. Modelli che continuano a cambiare, sotto i nostri occhi.

Guardate le donne qui sopra.
Ognuna ha rappresentato non solo un'epoca, ma un modello estetico a cui milioni di altre donne si sono ispirate. Consapevolmente o meno. Per puro divertimento o per restare "competitive" in società.
Può non piacere, può apparire sbagliato, ma è così che va e negarlo sarebbe un'ipocrisia.

Ipocrisia che scorgo, invece, nel neomovimento curvy.
Che è sintetizzato piuttosto bene in questo editoriale di Vanity Fair dello scorso novembre.

Dove si parte da presupposti validissimi e condivisibili (il rifiuto di adeguarsi a standard estetici di anoressia da passerella che viene propagandata ormai da quasi cinquant'anni) e si finisce con l'esaltare l'eccesso opposto, l'obesità.

Non insulterò la vostra intelligenza ricordandovi la sfilza di disagi e problemi di salute alle quali le donne (e gli uomini) sovrappeso vanno incontro ogni santo giorno, ma sono certo che coglierete anche voi la contraddizione insita nella foto qui sopra, diventata una delle immagini simbolo dell'orgoglio curvy.
Tutte donne visibilmente sovrappeso ma anche visibilmente fotoritoccate. Orgogliose dei propri chili in più ma aggrappate alla finzione fotografica (cellulite, pelle a buccia d’arancia, smagliature e imperfezioni sono stati accuratamente eliminati dal solito Photoshop) esattamente come le loro colleghe anoressiche e prive di ogni sensuale forma.

Ma non voglio soffermarmi troppo neanche su questo.
È forse sul potere che l'apparenza sta assumendo in questi tempi, forse come mai prima era accaduto.
In Rete spesso si trovano link del tipo "ecco l'attrice Tizia senza trucco!" o "ecco la cantante Caia prima del ritocco in Photoshop!", con la pubblicazione (e la fruizione) morbosa di immagini che dovrebbero restare "nascoste", perché veicolano qualcosa che oggi non è più di moda: la realtà.
Un tempo appannaggio dei professionisti dell'immagine, Photoshop oggi viene comunemente usato per ritoccare le foto delle vacanze, e a tutti sembra normale, perfettamente lecito, eliminare quei piccoli difetti che ci infastidiscono nell'immagine, che potrebbero infastidire il prossimo.
E con l'avvento degli smartphone e del mai troppo citato Facebook, non serve neanche più saper usare (e piratare) Photoshop: per meno di tre euro si può acquistare una app come FaceTune,e contraffare (anche se ora si dice migliorare) il proprio aspetto sulle centinaia, migliaia di selfie che ogni ora, ogni minuto, vanno a riempire le memorie degli iPhone (prima) e le pagine dei social network (subito poi).

La bellezza, quando è troppo faticosa o costosa da raggiungere, si fa digitale e veloce ed economica e illusoria.
E prima che qualcuno di voi inizi a scrollare la testa pensando "che tempi", vi ricordo che se ritoccare una vostra fotografia equivale a mentire, allora lo è anche indossare un Wonderbra, tingersi i capelli, depilarsi il petto, mettersi il fondotinta o anche solo un paio di tacchi alti.
Donne e uomini, proletari e divi del cinema, teenager e ultracinquantenni: nessuno è escluso.
Una volta di più, chi è senza peccato scagli il primo flacone di deodorante.
Buone feste a tutti.

domenica 21 dicembre 2014

Advertising Christmas, 2014.

Anche quest'anno, dodici perle pubblicitarie a tema natalizio.
Che a voi sembra facile, tirare fuori qualcosa di nuovo ogni Natale.
QUI e QUI quelle delle edizioni passate.
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