venerdì 20 marzo 2015

Dove si è arenata la pubblicità.


Ero su Pinterest, e ho trovato QUI questa bella pubblicità stampa italiana, probabilmente tardi anni 70 o inizio anni 80, mi sono chiesto: che cosa impedisce ad annunci pubblicitari come questo di uscire oggi, nel 2015?
Ai non addetti ai lavori sembrerà un normale annuncio stampa, ma io so (e molti altri sanno) che questa roba non esce più.

Analizziamolo velocemente. È spiritoso, intelligente, la foto è vera, il maglione sembra usato, la camicia non è di stireria, le rughe non sono state rimosse, ma soprattutto c'è un titolo divertente che – ci scommetto quello che volete – ti spinge quantomeno ad affrontare con interesse un tabù come la body copy.
In altre parole, questo vecchio annuncio parla come le persone vorrebbero tuttora che la pubblicità parlasse.
Oggi di annunci come questo, con questo spirito, veri, visibili, per una marca importante, non se ne fanno più. Due cause (o probabili concause): qualcuno ha smesso di farli, qualcuno ha smesso di approvarli.
Quelli che hanno smesso di farli hanno dovuto seguire i trend di comunicazione che da almeno quindici anni a questa parte indicano una strada diversa, fatta di linguaggi solo visivi, poche parole e qualche senso sottinteso.
Quelli che hanno smesso di approvarli sostengono che i tempi di fruizione della pubblicità stampa oggi sono diversi: nessuno si sofferma più di un secondo su una pagina, da sfogliare il più rapidamente possibile. "Abbiamo tutti meno tempo", è il mantra che ci sentiamo ripetere.

Eppure non è ciò che so da sempre su questo lavoro: se esiste una regola inossidabile sull'argomento, questa è che se dici una cosa in modo interessante, farai fermare chi ti sta leggendo... indipendentemente dal tempo che ha a disposizione.
Ma se sfogliate le pagine di qualsiasi rivista o giornale oggi – e non solo in Italia – raramente troverete un'intelligenza che vi faccia fermare. Sì, forse negli annual o nei festival di pubblicità, ma sui giornali veri, sulle pagine che tutti sfogliamo, questa roba non c'è più.
È come se la pubblicità, avendo smesso di usare parole, avesse anche smesso di parlare.

La print-advertising di oggi è molto più simile a quella basic degli esordi degli anni '40 e '50 rispetto a quanto non lo fosse la pubblicità degli anni '70 e '80, che era parecchio più evoluta.
La mia sensazione è che, compiendo un percorso vitale alla rovescia, si stia piano piano dirigendo verso la sua nascita morte.
Salvo illuminate eccezioni, oggi per trovare divertimento o intelligenza in questo settore bisogna andare su Internet. O per strada (ma sforzandosi di non guardare i manifesti).

Volete un altro esempio? Questo qui sotto è lo spot che lanciò, nell’ormai remoto 1998, l’iMac. Guardate l’unico, lento, movimento di macchina. Ascoltate il tono di voce dello speaker. La divertita, pacata ironia della comunicazione. E, più in basso, guardate lo spot di oggi che dovrebbe spingermi a comprare un iPad Air (ammesso che serva un annuncio pubblicitario per convincere la gente a farlo, ma questa un’altra storia).

Se non riuscite a cogliere la differenza, fate anche voi parte del problema.

7 commenti:

iSDC ha detto...

tl;dr!



...
Ovviamente scherzo!
Completamente d'accordo su tutto

Anonimo ha detto...

Nella seconda quasi non vedi il prodotto.C'è troppo di tutto.

ale

minimalist ha detto...

L'attore utilizzato per la pubblicità è, come capitava spesso in quegli anni, Renzo Ozzano.

flavio alessandrini ha detto...

Mio padre lavora dagli anni settanta nel campo della pubblicità, in tema scenografico.
Ne ha viste (e ne ho viste) moltissime ed anche lui più volte afferma che sono molto peggiorate.
Troppo veloci, troppo minimaliste, ormai si sono adattate al web e quando provano a ritornare indietro lo fanno con risultati pessimi, guardate ad esempio il nuovo carosello.

Larsen ha detto...

a parte quelle storiche della "guerra" tra pepsi e coca (fantastiche), la campagna migliore che ricordi, e che ancora oggi riguardo sul tubo quando mi gira, e' "i'm a mac, i'm a pc" :D

Matteo ha detto...

Beh ma una volta concedevano la possibilità che il lettore non fosse un totale idiota e lo stimolavano con argomenti sulla base dei quali potesse scegliere consapevolmente il prodotto sulle basi della qualità proposta. Oggi il consumatore è pensato e voluto come idiota. Non deve scegliere, deve essere bombardato fino all'acquisto compulsivo. Che poi è esattamente la differenza di tono fra le due pubblicità.

Anonimo ha detto...

La pubblicità di oggi (conseguentemente, anche la società) impone un unico comandamento: appari!

Poco o nulla di diverso si trova ancora nella comunicazione di settore (BtoB), spesso di qualità "infima".

Mantengo l'opinione che la responsabilità della deriva resta dei pubblicitari (e più son grandi e importanti più son responsabili) i quali, note meretrici, sono ben avvezzi alla posizione supina e alle voglie del cliente. Senza far domande o porsi dubbi etici lo accontentano. E la pestilenza dilaga ("signora mia!", mi vien da aggiungere).

N.A.