giovedì 2 aprile 2015

Fuori dalla luce e dentro il nero (e ritorno).


Lo scorso gennaio ho subito un nuovo intervento chirurgico.
Ero relativamente tranquillo.
Questa volta ero entrato per una tiroidectomia totale, e rispetto la lobectomia dello scorso maggio, questa era una cosa quasi ambulatoriale, roba che in due giorni, massimo tre, mi avrebbero rispedito a casa con una pacca sulla schiena e una pillola di Eutirox da assumere una volta al giorno.
Per tutta la vita.
Ma meglio tutta una vita con una pillola al giorno che nessuna vita, giusto?

Insomma, era tutto abbastanza “programmato”.
L'unica cosa che mi rendeva inquieto era, come al solito, l'anestesia.

L'anestesia non ha nulla di naturale.
L'incoscienza dell'anestesia assomiglia al sonno profondo, ma non è neanche un suo parente prossimo. Non è popolata di sogni e non rigenera.
L’anestesia è il nulla che piomba su di te e sembra che tutto il mondo imploda in un punto nero minuscolo e silenzioso... mentre invece è a te che staccano la spina.
L'anestesia è come usare l'interruttore "acceso/spento" dell'anima.

L’intervento va bene.
Mi risveglio che è tutto finito e niente sembra cambiato.
Mi sforzo di sorridere, un po’ per rassicurare le facce ansiose attorno il mio letto, e un po’ perché mi sento come quello che ha saltato anche dentro questo cerchio di fuoco e adesso gli spetta un po’ di riposo.

Ma qualcuno deve aver deciso che la mia vita tutto deve essere fuorché noiosa, e così, a poche ore dall’intervento, mi rispediscono al blocco operatorio.
C’è un versamento sottocutaneo, nulla di grave, mi dicono. Ma per fermarlo bisogna operare di nuovo. E addormentarmi di nuovo.
Avrei preferito godermi una notte di riposo naturale, ma trovo comunque la forza di cazzeggiare e chiedere a infermieri e portantini che mi riportano in sala operatoria “Ma non l’avevo appena lasciata, questa festa?”. Nessuno mi risponde e penso che nessuno di loro è un fan di Han Solo e delle sue spacconate.

L’anestesista mi inietta il suo cocktail in una valvolina di palstica verde che amoreggia con una mia vena.
E come i bambini che si sforzano di restare svegli tutta la notte solo per vedere l’effetto che fa,  cerco di carpire il momento in cui sto per scivolare via.
Ma l’anestesia, come vi dicevo, non è per nulla come addormentarsi.
L’attimo prima sei sveglio e cosciente, quello dopo sei spento e non ci sei più.
Una volta di più, sono fuori dalla luce e dentro il nero.


Un attimo dopo riapro gli occhi, sono di nuovo nel mio letto e mi sento debole come un iPhone alle dieci di sera.
Ma abbozzo lo stesso un sorriso a beneficio di quelli che hanno scelto di restarmi accanto, e cerco (invano) di assumere una posizione un pelo più virile che non quella classica supina da ospedale con le braccia lungo i fianchi.
Bisogna restare fedeli allo stereotipo che si è scelto d'interpretare, altrimenti il castello di carte crolla e ci scopriamo pietosamente umani.

Solo parecchi giorni dopo, Arianna mi dice che durante il secondo intervento la mia pressione è schizzata alle stelle e il cuore stava per saltare come un turacciolo la notte di fine anno. Che mi hanno schiaffato in una cosa che si chiama terapia subintensiva che manco sapevo esistesse, dove hanno riportato a forza i miei parametri alla normalità.
Il tutto, mentre io dormivo i beati non-sonni dell’anestesia.
Andare così vicini all’altra parte... e senza neanche accorgersene.

Più tardi, mi sono sorpreso a pensare: non sarebbe stata poi una brutta morte.
Zero dolore.
Zero consapevolezza.
Zero attesa.
Non devi subire le ingiustizie della vecchiaia e gli sberleffi del tuo corpo che smette di funzionare. Non devi imbottirti di medicine per non sentire il dolore. Non devi fare penose spole tra casa e l’ospedale. Non devi formulare pensieri deprimenti del tipo che non riuscirai a vedere come va a finire la tua serie tv preferita o i dannati Google Glass su uno scaffale di Mediaworld.
Me ne sarei andato e basta, senza salutare, riverire, o ringraziare, come diceva De Andrè.
Forse non sarebbe stato tanto giusto... ma veloce. Pulito.

Eppure no, non era ancora il momento, e ho il sospetto che quando accadrà non potrà mai dirmi così di lusso.
Ma va bene uguale.
Anzi, se c’è qualcuno da ringraziare per questo lo ringrazio, anche se vorrei che per un po’ la smettesse di giocherellare con la mia pellaccia.
E ringrazio anche voi per l’attenzione. Ci vediamo presto.

10 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Ho sperimentato a suo tempo quello "spegnimento" della coscienza dell'anestesia totale di cui parli e capisco cosa intendi.
Certo, venire a sapere che mentre eri in quelle condizioni sei stato a un passo dal restarci definitivamente fa riflettere. Forse andarsene così non sarebbe male, ma credo che tu hai ancora molto da dire e da fare in questo mondo, perciò vedrai che chi negli ultimi mesi ha "giocato" con la tua pellaccia adesso ti lascerà respirare serenamente per un bel pezzo
;-)

CervelloBacato ha detto...

Ho subito un'operazione solo da piccolo e ho vaghi ricordi dell'anestesia. Ora però, se mi ritrovo a pensare a una possibile operazione, mette pure a me un po' in ansia.
Comunque sono felice che sia andato tutto bene alla fine. Io al posto tuo penso che invece della battuta avrei tirato un bestemmione in turco, ma vabè :D

Dama Arwen ha detto...

Ecco, la seconda parte - del secondo intervento immediato con conseguente pressione alle stelle non la sapevo.

Che dire… il Destino è strano, c'è poco da fare. E complici sono anche le persone che ci circondano (i medici, nel tuo caso).

A me l'anestesia non fa paura, ansia o nient'altro. Boh, son fatta così!
Anche io ogni tanto "temo" l'invecchiamento, ma penso sempre che ci sono modi per mettere fine al proprio declino in maniera autonoma e indolore.
Cinca? Forse, ma lo penso davvero.

paroleperaria ha detto...

A me l'anestesia terrorizza. Ho subito un solo intervento, a cinque anni e mai più. Credo che prima o poi dovranno però aprirmi per togliermi un cosetto rompiballe dall'utero e allora mi toccherà. Condivido il pensiero che andarsene in quel modo sarebbe il migliore, ma anche io credo che questa fortuna non capiti spesso... anche se, proprio di recente, due persone a me care se ne sono andae in un attimo, roba che un quarto d'ora prima parlavano, camminavano, ridevano e un quarto d'ora dopo... non c'erano più. Ammetto che per chi resta è più terribile, ma per chi va credo proprio di no. Dopo tutto questo discorso macabro, sono contenta che non fosse la tua ora. Un abbraccio

Larsen ha detto...

per culo (o non so cos'altro), mai subito interventi in anestesia totale... qualche punto di sutura, qualche taglio, ma solo con la locale.
svenuto si, una volta, 43 di febbre, credo sia simile come sensazione.

l'importante e' svegliarsi ;)

sicuramente in un'operazione importante l'anestesia e' uno dei punti critici: siamo tutti diversi, non c'e' una formula magica che valga per tutti, e il limite tra il sonno temporaneo e quello eterno e' veramente minimo.
imho e' piu' importante un bravo anestesista che non un bravo chirurgo: l'anestesista e' un po' il pilota della squadra, l'allenatore, quello che da l'inizio, poi sta in panchina a controllare che tutto il resto della squadra funzioni.
e' lui che sa come stai tu, non il macellaio col bisturi.... ;)

Simone Odino ha detto...

Uehi, innanzitutto sono molto contento che sia andato tutto bene! Però è curioso, io ho subito un'anestesia totale a 23 anni (adesso ne ho 41) e ho il distinto ricordo di un'esperienza non molto diversa dall'addormentarmi progressivamente come al solito - nessuno "spegnimento" improvviso. Uhm, penso che possano esserci anestesie o anestesisti diversi - oppure qualche mio amico potrebbe obiettare che durante stato di anestesia non fossi poi troppo diverso da come sono da sveglio... :-P

Glauco Silvestri ha detto...

Caspiterina che pensieri cupi. Sei ancora giovane e non val la pena di pensare a una 'andata pulita' piuttosto che a una dipartita per via della vecchiaia. Tra i due momenti avrai ancora molti anni buoni, perché non goderseli? Va là che è meglio così. :-)
Son contento che sia andato tutto bene. E non vedo l'ora di vederti nei panni di Batman :-)

Glauco Silvestri ha detto...

Caspiterina che pensieri cupi. Sei ancora giovane e non val la pena di pensare a una 'andata pulita' piuttosto che a una dipartita per via della vecchiaia. Tra i due momenti avrai ancora molti anni buoni, perché non goderseli? Va là che è meglio così. :-)
Son contento che sia andato tutto bene. E non vedo l'ora di vederti nei panni di Batman :-)

LUIGI BICCO ha detto...

Ehilà, ragazzo. Ti è uscita bella cupa la riflessione. Diciamo che d'ora in poi si spera di andare a dormire quando lo si decide.

Condivido appieno il fastidio per l'anestesia totale. Fatta a dicembre scorso per via delle tonsille, è stato più difficile scrollarmi quella di dosso che non l'operazione in sé (che pure porta strascichi importanti, a quest'età). Pensa che ho chiesto un paio di volte al chirurgo (ma seriamente) se proprio non si potesse fare solo quella locale.

izzy ha detto...

L'ultima volta che mi hanno operato avevo solo paura di svegliarmi mezzo idiota, tipo per mancanza di ossigeno al cervello. E di essere troppo idiota anche solo per capire di essere diventato idiota, incapace pure di farsi un'overdose di qualcosa per porre fine all'eterna idiozia.

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