sabato 20 giugno 2015

America's got Powers.


Sarò del tutto onesto con voi: ho comprato la miniserie America’s Got Powers non tanto incuriosito dalla storia (derivativa e poco originale, come dico qualche riga più sotto), quanto dal fatto che alle tavole ci fosse Bryan Hitch.
Vale a dire: il disegnatore supereroistico più bravo, personale e potente in circolazione e capace di disegnare qualsiasi cosa, dalle architetture alle anatomie ai primissimi piani e alle splash pages.
Tavole come quelle che realizzò per le prime due serie di Ultimates (indubbiamente la punta più alta del fumetto di supereroi degli ultimi quindici anni) per me rimangono nella storia dei comics americani.

Poi, negli anni, Hitch è stato più discontinuo, si è allontanato dalla Marvel, vi è tornato, si sono viste altre sue cose molto belle e cose molto meno belle (Age of Ultron).
Con questa miniserie, Hitch torna a realizzare tavole di forte impatto e dettagliate (anche se non ai livelli delle matite di Authority e Ultimates), realizzate con spettacolare uso di tavole orizzontali a richiamare il formato cinematografico e per le quali è stato coniato il termine widescreen comics… con risultati più che apprezzabili.
 Aprite uno degli albi a una pagina qualsiasi e imparate, gente.
È molto difficile che vedrete dei disegni migliori di questi, attualmente, in un qualsiasi albo Marvel o DC.
Il senso dello spazio, i piani di profondità, le prospettive aeree, le scene di combattimento, il realismo delle figure umane che si fonde con l’esasperazione fumettistica.
Nessuno è in grado di stargli dietro.

Peccato che, poi, c’è la storia. La scrittura è di Jonathan Ross, anchorman della tv britannica con la passione per i comic book, che imbastisce una trama che – se ancora ancora verrebbe buona per per un blockbuster hollywoodiano, sulla carta è fiacca e già vista.
Per dire: l’evento che conferisce i superpoteri ai ragazzi protagonisti della serie si rifà sia a Rising Stars di Straczynski che al “white event” alla base dello New Universal Marvel degli anni '80 (poi ripreso negli anni 2000 e persino in tempi più recenti).
Il topos dell’outsider che scopre di essere il prescelto è un classico della letteratura e del cinema di genere, e ce l'hahno propinato in tutte le salse, da Star Wars a Matrix.
L’intento di confezionare una critica della degenerazione dell’intrattenimento televisivo contemporaneo sarebbe anche lodevole... ma a supportarlo manca una sceneggiatura veramente caustica e iconoclasta come quella che – sempre, per dire – Mark Millar aveva scritto per The Ultimates.

Nel complesso, America’s Got Powers si merita un sette meno meno, con riserva per quanto concerne la quarta e ultima parte, in uscita a luglio (3,50 euro a volume, 48 pagine l'uno).
Insomma, non una roba imperdibile, ma merita una vostra chance.

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