sabato 5 dicembre 2015

Una vita passata ad influenzare gli altri.


La Germania prenazista, quella della scuola della Bauhaus per intenderci, quella della cinematografia sperimentale e della letteratura radicale, è di certo stata una fonte ricca di spunti per i Kraftwerk.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, furono tra i primi a capire che dovevano reinventarsi e riproporre le parti incontaminate della loro cultura, decisi a non adottare le pose hippie americane e britanniche derivate dall'era psichedelica... in particolare, i Pink Floyd e i Beatles, coi quali, almeno sul piano estetico, i Kraftwerk non avevano da spartire neanche un bottone.
Scelsero piuttosto di riscoprire e reinventare la cultura della loro Germania non solo attraverso la propria musica, ma anche la loro immagine: rispettabile, borghese, colta, intellettuale, rigorosa ma piacevole.
E l'Europa li adorò, in particolare i francesi, forse perché la loro eleganza stilistica aderiva perfettamente alla moda parigina intellettuale e sartoriale dell'epoca.

Credo che in molti abbiano, nel corso degli anni, apprezzato l'ironia e l'umorismo sarcastico dei quattro tedeschi stilizzati e refrattari ad ogni moda, al punto che è stata allestita una mostra, nella remota Gotenborg, Svezia, presso il Röhsska Museum... intitolata proprio ai Kraftwerk e alla loro influenza sullo stile e l'estetica.

La Svezia era un pelo fuori mano anche per un adepto come me, ma da quello che vedo (e vi mostro nelle foto qui sotto) gli allestitori hanno fatto un certo sforzo per raccogliere ed esporre oggetti significativi del percorso estetico (ma anche musicale) dei Kraftwerk. Copertine, layout e grafiche sembrano esserci tutte, e anche se dalle foto che trovo in giro non c'è niente di veramente inedito, è tutto comunque inserito in un contesto rigoroso e curato a regola d'arte.

Insomma, nulla di imperdibile... ma mi sarebbe piaciuto farci due passi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ricordo dove lo lessi, ma so che sono considerati la band più influente del mondo dopo i Beatles (e credo quella con più influenza in assoluto per chiunque faccia musica elettronica).

Dr. Paul ha detto...

Se penso ai Kraftwerk, non posso non pensare (anche) all'influenza che hanno avuto su musicisti come Bowie, Gary Numan, Afrika Bambaata, Laibach per vederne l'importanza ( e qui in Italia nel loro piccolo i Krisma e attualmente i Kirlian Camera ).E ho citato solo artisti che hanno riconosciuto pubblicamente il loro "debito" verso i Kraftwerk, senza contare tutti gli altri che si sono trovati ad agire successivamente con drummachine e tastiere.
Detto questo i loro dischi non mi piacciono molto (confesso di averli ascoltati saltuariamente) ma so che è anche questione di gusti, in ogni caso, la mostra l'avrei visitata anch'io volentieri. ;-)