mercoledì 29 luglio 2015

[Concept] Due MacPro molto più fighi di quello di serie.


Che il MacPro assomigliasse troppo a qualcos'altro, lo avevo già detto, prima sfottendolo allegramente (QUI) e poi passando a una disamina più accurata (QUI).

Circa un anno fa, avevo ipotizzato un paio di modifiche estetiche per renderlo più attraente, ma in giro c'è sempre qualcuno più bravo di te e così è saltato fuori Martin Hajeck che ha immaginato questo guscio di plexiglas trasparente, che svolge la duplice funzione di
a) rendere più interessante visivamente "l'oggetto" MacPro
b) connotarlo istantaneamente per quello che è: un computer (e non un vaso, un portaombrelli, e via sfottendo).

La Apple non è nuova all'impiego di materiali trasparenti (le prime serie degli iMac, alcuni suoi monitor e il Power Macintosh Cube erano parzialmente trasparenti ed erano uno spettacolo per gli occhi), e, trovandosi nell'invidiabile posizione di chi (ormai) i computer li produce quasi solo per hobby, potrebbe tranquillamente mettere in cantiere una serie limitata all clear.

Ma Martin non è uno che riposa sugli allori, e subito dopo aver pensato a un MacPro trasparente, lo ha ripensato con uno chassis di alluminio traforato... identico, per capirsi, a quello dei vecchi Macintosh G5, tanto piacevoli da toccare.
Non lo trovate bellissimo?
Inoltre, si risolverebbe il problema delle ditate.

lunedì 27 luglio 2015

David Lachapelle a Roma.


Avevo già visto una sua personale, ma questa al palazzo delle esposizioni di Roma ha gli spazi perfetti per le sue cose.
Prendetevi un paio d'ore abbondanti e giratevela con tutta calma.
Dieci euro di biglietto e io ne sono uscito con una nuova botta di ispirazioni.
Insomma, meglio della tv o di brancolare a vuoto nella calura estiva per la città.

venerdì 24 luglio 2015

Magneto, first look.


Prima immagine semiufficiale (cioè: scontornata con pazienza da questa foto usata da Entertainment Weekly per la sua ultima copertina) del nuovo look di Magneto nel prossimo Apocalypse.
Visto che in passato mi sono trovato a cambiare idea su più di un first look di un personaggio cinematografico che al primissimo impatto mi aveva fatto schifo, per ora sospendo il mio giudizio.
Però, intanto, un paio di chiare ispirazioni io ce le vedo.

giovedì 23 luglio 2015

E vediamo come se la giocano.


«La più grande scoperta della storia è stato comprendere in che modo l'uomo si sarebbe estinto.» 
«Come specie?» 
«Precisamente. Nel 1971, un giovane genetista di nome David Pilcher fece una scoperta sconvolgente. Tenga a mente che avvenne prima dello splicing dell'RNA, prima del sequenziamento del DNA. Si rese conto che il genoma umano, che essenzialmente costituisce il complesso del nostro codice genetico ereditario e che programma la crescita delle cellule, stava cambiando, qualcosa lo stava contaminando.» 
«Cosa?» 
«Cosa?» rise Jenkins. «Tutto. II genoma umano era stato contaminato da quello che avevamo già fatto alla Terra e da quello che le avremmo fatto nei secoli a venire. L'estinzione dei mammiferi. La deforestazione. Lo scioglimento dei ghiacci polari. Il buco nell'ozono. I livelli sempre crescenti di ossido di carbonio nell'atmosfera. Le piogge acide. Le 'zone morte' degli oceani. La pesca indiscriminata. Le trivellazioni in alto mare. Le guerre. La costruzione di miliardi d'auto a benzina. I disastri nucleari, Fukushima, Three Mile Island, Chernobyl. Le oltre duemila esplosioni nucleari effettuate per testare le armi. I rifiuti di scorie tossiche. Il disastro della Exxon Valdez, quello della BP nel Golfo del Messico. Tutti i veleni con cui abbiamo contaminato ogni giorno il nostro cibo e l'acqua.
Dai tempi della Rivoluzione Industriale, abbiamo trattato il nostro mondo come fossimo rockstar in una camera d'albergo.
Ma noi non siamo rockstar.
Nello schema delle forze evolutive, siamo una specie debole e fragilissima. Il nostro genoma è corruttibile, e abbiamo talmente abusato di questo pianeta che abbiamo alterato definitivamente quella preziosa mappa del DNA che fa di noi degli esseri umani.
Ma quest’uomo, Pilcher... si rese conto di cosa stava accadendo. Forse non nello specifico, ma a grandi linee. Comprese che, nelle successive generazioni, a causa dei massicci cambiamenti ambientali che stavamo provocando, esisteva la possibilità di un'anagenesi tachitelica. Per dirla in parole più semplici... un rapido cambiamento macroevolutivo. Insomma, da esseri umani ci saremmo trasformati in qualcos’altro nel giro di trenta generazioni. Per metterla in termini biblici, Pilcher era convinto che stesse arrivando il diluvio universale e decise di cominciare a costruire un'arca. Mi sta seguendo?»
«Assolutamente no.»

L'idea-fulcro di Wayward Pines è tutta qui.
Ed è una bella idea, potente.
Lo svolgimento(diluito in tre romanzi), molto meno, e la sua riduzione televisiva piena di buchi, lungaggini e incoerenze.
E stasera va in onda il final season. Vediamo se si merita una seconda stagione.


mercoledì 22 luglio 2015

10 imperdibili immagini pubblicitarie (con qualche riga di sottotesto).


Marinella produce da oltre un secolo cravatte. L'agenzia Foolbite di Monza ha realizzato una multisoggetto dove le cravatte sono fotografate come se fossero specialità alimentari, ambientandole nei Paesi di tutto il mondo: Giappone (vedi sopra), Svizzera, Italia, Inghilterra, Francia. Un gioco semplice esaltato dalla pulizia compositiva del tutto.


Quest'operazione è simile alla precedente (oggetti di uso comune, in questo caso, borsoni, sacche e valigie, che simulano il cibo), ma con l'importante differenza che è esattamente il cibo il prodotto. La campagna, ideata dalla svedese Shout Advertising per Burger King, è pensata per i viaggiatori in transito nelle stazioni ferroviarie.


Questa fa parte di una multisoggetto per il negozio canadese Cupcakes, ed è stata ideata dall'agenzia Pheromone di Montreal. Trattare un oggetto non prezioso (un dolce) alla stregua di un gioiello, giocando per similitudine visiva, è un'ottima idea per valorizzare il prodotto.


"Se il nostro corpo è composto per il 70% di acqua, l'altro 30% dovrebbe essere fatto di responsabilità". Questo messaggio, ideato per propagandare la Giornata Mondiale dell'acqua, è stato visualizzato magnificamente in Photoshop manipolando una fotografia di Hugo Ceneviva.
L'agenzia è la brasiliana Tag Comunicação de Tendência.

È sempre difficile creare un annuncio per sensibilizzare l'opinione pubblica su qualcosa. Questo poster brasiliano sulla prevenzione degli incendi boschivi è straordinariamente ben realizzato: stabilisce una connessione emotiva attraverso un'illustrazione d'effetto combinata con una frase azzeccata (Gli animali possono solo urlare, tu puoi prevenire). Ed ecco che il messaggio arriva al cuore delle persone.

La catena inglese di caffè Brucciani voleva far sapere alla sua clientela che, nel prezzo, era inclusa una copertura wi-fi.Problema risolto dalla Big Communications con una singola fotografia e dieci minuti di ritocco in Photoshop.

Un solitario è un acquisto importante, sia simbolicamente che economicamente. L'agenzia turca Batarya ha realizzato per T-Diamond questo scatto che sdrammatizza entrambi i concetti, con una spesa praticamente zero. Potenza di una buona idea.

Dog Whisperer (cani disperati) è una spassosa campagna multisoggetto creata dalla sudafricana Ireland Davenport per una serie di programmi su National Geographic Channel. Combinando l'espressività naturale degli animali e aggiungendo un minimo di postproduzione, è venuta fuori una serie di scatti di cani con tipici problemi umani. Cliccate QUI se volete vedere gli altri.

L'agenzia Prolam Y&R di Santiago del Chile ha realizzato una campagna multisoggetto (interamente e mirabilmente illustrata da Salamanca) dove importanti personaggi, storici e di fantasia, vengono fatti "emergere" tra centinaia di altri. Il cliente? Naturalmente, gli evidenziatori Stabilo Boss.


La Bröker Security Systems vende impianti di sicurezza e allarmi domestici. Anche in questo caso, l'agenzia (la Publicis di Francoforte) ha avuto l'intelligenza di sdrammatizzare e ha realizzato una multisoggetto dai toni decisamente comici. QUI e QUI gli altri due scatti.

venerdì 17 luglio 2015

Forza Quattro.


Certe robe restano sull'hard disk pure un anno intero prima di essere dichiarate ufficialmente finite (o, a seconda, ufficialmente morte), altre nascono e si concludono nel giro di una giornata.
Forza Quattro (non chiedete) appartiene alla seconda categoria.

Se vi piace, ditelo nei commenti.
Se vi fa impazzire, mandatemi un'email e ci mettiamo d'accordo per farvelo avere stampato.

giovedì 16 luglio 2015

Steve Jobs, il nuovo trailer italiano.


È uscito da qualche giorno il nuovo trailer (qui sotto lo trovate in italiano e in HD) del film su Steve Jobs scritto da Aaron Sorkin e diretto da Danny Boyle, è stato chiamato Michael Fassbender a interpretare Steve Jobs (e, sì, non ho ancora trovato qualcuno che pensi – fisicamente – c'entri qualcosa).
Un po’ come The Social Network (sempre di Sorkin), dal trailer pare la storia verta attorno a grandi e intensi conflitti... altrimenti che noia seguirla nevvero?
Quello che temo è che, per l’ennesima – pallosissima – volta, la personalità di Jobs (ovvero: solo i tratti romanzabili della sua personalità, basti guardare nel trailer lo spazio dedicato alla figlia) occuperanno tutta la narrazione senza lasciare spazio a una spiegazione (che non c’era nel precedente film su Steve Jobs, né c’era nella biografia) del cosa quest’uomo abbia fatto — a parte trattare di merda tutta la gente che lavorava con lui e per lui.

A questo punto credo il film su Steve Jobs che vorrei non arriverà mai.
Un giorno, forse, la BBC o qualcun altro ne farà un documentario, e finalmente avremo una narrazione meno lirica (e per me più interessante) sulla sua figura.
Nel frattempo temo dovremo accontentarci di un altro melodramma.

martedì 14 luglio 2015

Consumare eticamente. Quasi sempre.


È bellissimo amare e rispettare il pianeta, e preoccuparsene ogni giorno che passa. 
Davvero.
Però, certe volte, la dicotomia tra etico e quotidiano si fa sentire più forte che altre.

Dalla rubrica I consigli di Leo Hickman (giornalista del Guardian che dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta), ricopio testualmente:
Cercate le tavole da surf di ultima generazione, prodotte con nuclei in resine epossidiche e resine poliesteri che contengono meno composti organici volatili del poliuretano espanso.

Va bene.
– Pronto, buongiorno. Volevo sapere se avete tavole da surf di ultima generazione, quelle prodotte con nuclei in resine epossidiche e resine poliesteri, Sì, quelle che contengono meno composti organici volatili del poliuretano espanso.
–  Sì sì certo. Vie' nel pomeriggio, che te la dò in testa.

lunedì 13 luglio 2015

Nolan chi?


Un nuovo teaser poster (in realtà era questo QUI, quello qui sopra l'ho solo riadattato io in verticale).
Un nuovo trailer.
E l'armatura di Bats, identica a quella disegnata da Miller in The Dark Knight Returns, esposta al pibblico in tutto il suo splendore.
Direi che al Comic Con di San Diego stanno facendo un ottimo lavoro di marketing per lanciare Dawn of Justice.

E, all'improvviso, il Batman di Nolan è diventato storia.

sabato 11 luglio 2015

10 ragioni per cui Marisa Tomei NON dovrebbe interpretare zia May.

E io che mi lamentavo del casting degli Spider-Man di Raimi.
Gesù.

Chiudo con un aiutino per chi si sta occupando del casting del prossimo, ennesimo reboot di Spidey, perché, si sa, è facile criticare e non proporre un'alternativa:

giovedì 9 luglio 2015

Terminator Genisys. La recensione senza spoiler.


Mettetevi l'anima in pace: Terminator: Genisys ha esattamente i difetti che tutti temevate da questo sequel/reboot o come volete chiamarlo.

In due righe: va visto perché c’è Arnold interpretare il suo character più famoso.
E basta.
Se vi interessa scendere nel dettaglio, continuate pure a leggere.

Il film ha una bella parte iniziale, uno svolgimento centrale non malvagio ma decisamente non brillante e una pessima conclusione.
Il personaggio di Arnold Schwarzenegger viene utilizzato decentemente nel primo atto, male nel secondo, malissimo nel terzo.
Il ritmo è discreto, i dialoghi piatti e senza sprazzi, e la regia maschera male gli evidenti problemi di script… sottolineando in maniera imbarazzante l’incapacità di gestire non solo una storia piena di paradossi temporali (le più ostiche da far quadrare, ve lo concedo) ma anche tutta la mitologia e i mezzi a disposizione.

Stringendo, Terminator: Genisys è un film poco furbo, afflitto, ancora una volta, dal confronto fuori misura coi suoi progenitori.

"Christian, fatti da parte, questo è il mio film".

Salvation falliva perché tentava di spostare tutto a cose fatte, a giorno del giudizio bello che passato: poteva essere il film, epico e definitivo su John Connor e invece abbiamo avuto una miniserie su Sam Worthington sul set di Mad Max coi Terminator che passavano di lì per caso.
Terminator: Genisys fallisce per la ragione opposta: punta, per tutta la prima metà, sul citazionismo illudendosi di campare di rendita ricalcando scene e topoi di Terminator e di T2… e per l’altra metà su effetti digitali e situazioni viste e straviste, appena contaminate da un’ombra di denuncia “sociale” (tutta la storia dell’umanità sempre connessa e dipendente dai loro smartphone).

In altre parole, oltre posizionarsi sopra il mediocre Rise of the machines (mi rifiuto di chiamarlo Le macchine ribelli) e l’ibrido Salvation, Terminator: Genisys non riesce a fare. Perché Taylor non è un regista con particolare talento o stile visivo (come pochi ce ne sono in giro, questo è vero) ma è uno che viene dalla televisione, ne ha fatta tanta, l’ha fatta anche bene (Soprano e Mad Men in prima istanza) ma che dimostra una assai minor consapevolezza del mezzo espressivo che ha tra le mani (se non siete d'accordo, ditemi chi si ricorda di Thor: the Dark World). 
Non c'è una singola sequenza di Terminator: Genisys che possa definirsi cinema nella forma più pura e potente.
Non un movimento di camera che significhi anche “scrittura”.
Non un'inquadratura che non abbiamo già visto in centinaia di serie televisive a medio budget.
Tutto è così carente di linguaggio che persino la presenza a schermo di Arnold viene spogliata di gran parte della sua forza originaria, laddove in passato bastava che entrasse in campo per farsi strumento di narrazione.

 I due cani. Abbatteteli.

Ma, ad essere onesti, c’è anche di peggio.
Credevo di avere visto la coppia peggio assortita in un film di fantascienza in quel completo disastro che è stato Jupiter: ascension, ma mi sbagliavo.
Aver affidato due dei ruoli più importanti (Kyle Reese e Sarah Connor) a due cani come Emilia Clarke e Jai Courtney, privi di qualsiasi spessore, doti recitative, rispondenza coi personaggi originari e – non ultimo – alcuna chimica tra loro (sorvolando sulla plateale idiozia di affiancare un attore alto oltre un metro e novanta a Scharzenegger) è quasi il colpo di grazia per Terminator: Genisys.
Personalmente, ho forti riserve anche sulla scelta di aver usato Jason Clarke per il ruolo di John Connor, ma questa diciamo che è una paranoia mia… e ancora sono molto, molto perplesso sulla decisione della produzione di spoilerare, a mezzo trailer e poster ufficiale, la vera natura del suo personaggio all’interno del film.

"I vostri DVD di Terminator 1 e 2. Datemeli subito".

Parlando del comparto tecnico, The Terminator era un film a basso budget con un utilizzo limitato (anche se di ottimo livello) di modellini e stop motion.
Terminator 2 era un film ad alto budget con un uso eccessivo (ma di altissimo livello) di effetti digitali e green screen.
Questo Terminator: Genisys viene decenni dopo i suoi illustri predecessori, eppure non riesce ad alzare l’asticella. La qualità visiva degli effetti di questo film potete vederla nei primi venti minuti, dove c’è l’attacco della resistenza umana alla cittadella di Skynet: inferiore alle cinematiche di un gioco per Playstation 3. Più avanti migliora, ma non c’è niente – niente – che faccia fare quel salto sulla sedia che, ai tempi, procurò il T-1000 di metallo liquido (figlio del tentacolo d’acqua che Cameron usò in The Abyss).
Questo sì che non è invecchiato. Il film, non Robert Patrick.

Se potete accettarlo, mettendo il tutto sullo stesso livello di qualche filmetto del tipo Trascendence, e se vi basta la presenza di Arnie, bene. 
Avrete i vostri momenti di divertimento e vi godrete lo spettacolo.
Altrimenti non ci provate proprio a vedere questa pellicola perché vi farà fare solo il sangue cattivo.

In sostanza, un film da sei e mezzo che giudico con estrema durezza perché – anche questo – non riesce a stare al passo con la mitologia a cui si ispira (e che vorrebbe far ripartire) e spreca una grande occasione.

E adesso, se vi è rimasto ancora un po’ di tempo, qualche nota a margine (ma occhio, ci sono spoiler dappertutto).

- Il T-1000 del secondo film c’è anche qui, ma Skynet si è fatto furbo e l’ha mandato anche nel 1984. Resta inspiegato o comunque difficilmente spiegabile perché Skynet continui a mandare rotta di collo Terminator nel passato generando nuove timeline, ma, come dicevamo prima: a parlare di certe cose, non si fa mai giorno. Voglio solo farvi soffermare un attimo su come la scelta di adottare un attore sudcoreano non sia casuale manco per niente, se solo si pensa alla vastità di quei mercati.
Il prossimo Terminator, ci scommetto, sarà di colore.

È finto. ma fa spavento lo stesso.

- Lo scontro tra i due T-800 è il più godibile tra tutti quelli presenti nel film, e ha il solo difetto di durare troppo poco.
Lo Schwarzie digitale “giovane” è talmente inquietante e ben reso che vorreste continuare a vederlo per tutto il film, e invece viene messo fuori gioco dopo pochi minuti. Peccato.

- Finalmente, vediamo il dislocatore temporale che permette l’invio di Terminator e umani nel passato. C’è un discreto lavoro di concept design, gli effetti visivi sono buoni, tutto dovrebbe funzionare alla grande eppure il viaggio nel tempo resta meno emozionante di quanto accadesse, per dire, in Star Trek IV.
E se c'erano ancora c'erano dubbi che Taylor non fosse in grado di far venire i brividi allo spettatore, ce li siamo tolti dalle scatole per sempre.

 Il faccione di Jason Clarke, invece, tanta paura non la fa.

- Skynet usa il corpo e la faccia di John Connor come cavallo di Troia per ammazzare sua madre e suo padre in un colpo solo. E tu spettatore pensi: un’idea estrema e originale! Ammazza che fijo de na mignotta!!
Invece, no. La bella pensata sarebbe stata, da parte di Skynet, ammazzare Connor una volta che gli aveva messo le mani addosso, mandare nel 2017 un normalissimo T-1000 che ne aveva replicato l’aspetto e uccidere Sarah e Kyle non appena questi gli voltavano le spalle.
Solo una delle tante cosucce che rendono questo film la cazzata che poteva anche non essere.

- il Genisys del titolo è un’app. Un’app che, una volta scaricata sui tablet, gli smartphone e i computer di tutto il mondo, prenderà il controllo (immagino che Skynet leggerà tutte le mie email e mi cancellerà tutti i selfie inutili accumulati sull’iPhone).
E allora pensi: ah, vedi. È un’attualizzazione della vicenda, che vuole porre l’accento sui pericoli insiti nella tecnologia odierna e dalla quale siamo già tanto dipendenti.
E invece no. È una cazzata col botto pure questa.

-Tutto il terzo atto è una fotocopia brutta dei primi due capitoli della serie con la differenza che è più brutta e priva di idee e che Skynet, alla fine, è sconfitto e se non ci fosse Arnie a salvarci le chiappe, Genisys si autoinstallerebbe su tutti i device del mondo senza che a noi umani venga data manco la possibilità di premere il tastino “Sì, ho letto i termini d’uso e li accetto!”

- Finale di buoni sentimenti con Kyle che va a trovare se stesso da bambino e facendogli imparare a memoria l’equazione Genisys=Skynet e fine. La scena dopo i titoli di coda, resta appesa per il prossimo capitolo. Come una maledizione.

In sostanza: BAH.
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