domenica 10 gennaio 2016

Comme à la radio.


Il testamento musicale di Marc Moulin, che quando era nei Telex mi sembrava un ragazzone riccioluto finito lì per caso a dare una mano, e invece, una volta morto, viene ricordato come uno degli electro jazzisti più grandi del mondo.
Ammetto di non riuscire a farmi penetrare nella pelle e nelle ossa il jazz (ci ho provato a varie riprese, tenterò di nuovo), ma questo pezzo potrei sentirlo in loop per ore.

O metterlo dentro l'autoradio e uscire a guidare di notte, quando non incontri quasi nessuno e le strisce disegnate sulle strade ricordano le geometrie che tutti leggono graficamente nelle partiture di Bach e che sono identiche a quelle della musica elettronica.

In Comme à la radio la vita sembra svolgersi altrove e la sua breve melodia notturna ne comunica solo una parvenza oscura e inafferrabile.

3 commenti:

Davide Mana ha detto...

Prova ad aggirarlo e a coglierlo di sorpresa, il jazz.
Passa per la fusion (io passai di lì a suo tempo), o per l'electro-swing e il neo-swing - trovi un sacco di playlist su Youtube, alcune buone, altre meno buone.
Il jazz a volter bisogna avvicinarlo di soppiatto ;)

Massimo Mapelli ha detto...

Per iniziare, sempre se vuoi ritentare, ti consiglio questi quattro album fondamentali:
- miles davis - kind of blue
- sonny rollins - saxophone colossus
- charles mingus - ah um
- dave brubeck - time out

nd1967 ha detto...

Io consiglio di introdursi nel mondo jazz in modo soft...

Tipo alcuni dischi di Pat Metheny (tipo lo splendido Secret Story o il doppio live Travels).
Oppure Jamie Cullum, Diana Krall...

I puristi storceranno il naso.. ma partire con cose più "classiche (tipo "A love supreme") rischia di allontanare più che avvicinare ;-)