sabato 2 gennaio 2016

Cyberluke Awards... anzi, no (parte 2).


MUSICA
Valgono le premesse enunciate nella prima parte (QUI).
La tecnologia e i trend hanno cambiato – e profondamente – anche il nostro modo di accostarci alla musica. Non compero più una rivista musicale da anni, e ogni volta che entro in edicola resto sinceramente stupito (e un pelo ammirato) della non trascurabile quantità di carta stampata che ancora affronta l'argomento, consapevole che è ormai roba di nicchia, acquistata da ultraquarantenni che, probabilmente, sono i soli ancora disposti a mettere mano al portafogli per portarsi a casa un oggetto fisico (digitale o analogico che sia) contenente musica.
Per quello che mi riguarda, lo svincolo dal supporto è ormai totale.
Non starò a nascondermi dietro un dito: ho scoperto e ascoltato parecchia nuova musica anche quest'anno, ma il solo CD che ho acquistato, e per motivi sopratutto sentimentali, è stato questo:

come scrissi QUI, niente di innovativo o che esca più di tanto dal solco di un'elettronica ben strutturata... ma rispetto i lavori dei Kraftwerk c'è un certo respiro, sensibilità e una sorta di bizzarro umorismo.
Valeva i soldi che l'ho pagato?
Probabilmente, no.
Capirete perché tutto il resto della musica ascoltata quest'anno è arrivato sull'hard disk del mio Macintosh per altre vie, e senza neanche troppi sensi di colpa.
Tra parentesi, è in atto da qualche anno una delle più grandi truffe dell'industria discografica, e cioè la massiccia campagna volta a svalutare la qualità del suono digitale e ad esaltare un oggetto obsoleto, morto e sepolto come il vinile... e a nessuno sembra strano più di tanto.
Lasciatevelo dire da uno che col vinile ci è nato e cresciuto: è un imbroglio.
Il vinile non ha nulla a che vedere con la musica. È un pezzo di plastica. Nero. Brutto. Ingombrante. Delicato peggio che una porcellana. Polvere, impronte, la sola esposizione all'aria o l'atto di ascoltarlo lo danneggia e ne compromette per sempre la qualità.


Eh ma le copertine grandi, eh ma il rito di posare il braccetto sul solco, eh ma le belle sensazioni di una volta. 
Balle. Io sono felice di non udire più lo scoppiettio del vinile consumato. Di non dovermi più alzare a cambiare la facciata. A spostare compulsivamente la puntina sul disco per riascoltare un pezzo o un passaggio o saltare a quello successivo. Felice di potermi portare la musica appresso. In auto, in scooter, in spiaggia, a passeggio, a letto.

La codifica digitale, l'orecchio umano che invece è analogico, la psicoacustica, la compressione mp3, l'AAC, è quasi divertente sentire la gente che ne parla e si riempie la bocca di teorie e di test da laboratorio e poi non è in grado di riconoscere un cd da un mp3 o da una registrazione analogica: tra gli altri, QUESTO studio giapponese ha dimostrato che, in una prova alla cieca, non riusciamo a cogliere la differenza tra suoni che superano i 22.000 Hertz e quelli che ne hanno esattamente 22.000. Per intenderci: quando parliamo di suoni sopra i 20.000 Herz, parliamo di ultrasuoni. Forse un cane potrebbe sentire la differenza tra un CD e vinile, ma pare che noi umani non ce la facciamo.

La verità è che quest'industria si è arricchita –smodatamente arricchita – per anni col nostro denaro. Oggi, è tutto diverso, e EMI e Sony vorrebbero che ricomprassi per l'ennesima volta il loro catalogo per portarmi dentro casa un nuovo oggetto, obsoleto da più di trent'anni, cercando di convincermi che è la cosa più trendy da fare.
Ma la musica, è altrove. Realtà come Spotify non mi hanno neanche sfiorato. Da tempo, ormai, ho scoperto il più grande jukebox del pianeta: questo.

Non c'è praticamente niente che non possiate trovare su YouTube.
Vecchi pezzi, ultime uscite, bootleg, live, remix, cover, megamix, mash-up.
E quello che oggi non c'è, domani ci sarà. Ogni minuto su YouTube vengono caricate 60 ore di nuovi video. Che fa quasi novantamila ore al giorno. E, sì, molti sono gattini e cazzate assortite di ogni sorta. Ma anche tanta, tanta musica da ascoltare, più di quanta potrete mai ascoltare in un'intera vita.
È diventato tutto pubblico, tutto accessibile da chiunque disponga di una connessione internet, tutto sdoganato. Troppo bello per sembrare vero, ma, almeno per ora, è così.
Ve lo dico chiaro e tondo: piuttosto che alzarmi dalla sedia, cercare un cd nello scaffale, accendere lo stereo, mettere il disco nel lettore e tornare al lavoro, digito quello che voglio sentire nel campo di ricerca e spingo play. Ho un discreto sistema audio collegato al Macintosh, così su YouTube ascolto anche i dischi che posseggo. 
È più veloce, più pratico. Più logico.
Ecco, come è cambiata la fruizione della musica. YouTube, per quanto mi riguarda, ha reso obsoleto anche il download illegale. Non ha alcun senso rubare della roba che è sempre lì, a portata di clic.
Così come non ha più senso comprarla, del resto.

Chiusa questa (doverosa) parentesi, cosa ho ascoltato di nuovo in questo 2015?
Un trascurabile album di Jean-Michel Jarre zeppo di collaborazioni (che sembra essere diventata la moda degli ultimi anni) per quanto il pezzo cantato da Laurie Anderson mi è piaciuto un sacco. Bello il primo album da solista di Maître Gims, che ho scoperto grazie al singolo estratto dal nuovo – e secondo me già meno genuino – Mon coeur avait raison. Suggestivo il nuovo singolo di Bowie ma difficile da dire se prelude ad un album di classe (e l'ultimo, diciamolo, aveva più un sapore di operazione commerciale che altro).
Restando in casa nostra, Battiato non ci ha dato di meglio che l'ennesima raccolta con un paio di trascurabili inediti, Alice di certo non si è arricchita col suo album di duetti e collaborazioni (pure lei) e tutto quello che hanno fatto uscire i Baustelle è un album dal vivo di cui nessuno sentiva il bisogno.
Insomma, poco o nulla da scialare.

Ma, se dovessi guardarmi indietro e poi dietro l'angolo, saprei dire da che parte sta andando la musica? È una domanda che mi pongo periodicamente, e credo che una delle risposte più interessanti si trovi in una recente intervista di Ryan Bradley a Skrillex: "Il futuro è un incidente. È un incidente perché devi essere in continua esplorazione. Devi farti largo con un machete finché non ci incappi sopra. Non sperare di trovarlo, se non prendi strade mai prese prima. Non pensare comunque di dover andare poi così lontano: è una questione di 'cosa inizierà ad ascoltare la gente?' e per rispondere ascolto sempre quel che fanno i ragazzini. Le creazioni più interessanti sono quelle che condividono i giovani nel web. È roba grezza, singolare, nata da un approccio con le tecnologie senza troppi punti di riferimento. Mi trovavo in Sudafrica qualche tempo fa e ricordo tanti ragazzi aprire una finestra con il mondo ed arricchirla della propria cultura attraverso semplicissimi smartphones obsoleti. Altri lavorano su console in piccole baracche, suonando ogni giorno quella che si potrebbe definire “african house”, perché nata dal mix tra l’house internazionale e i suoni africani. Stiamo parlando di ragazzini intorno agli otto anni. È da loro che mi lascio ispirare". 

4 commenti:

Fabrizio Ricco ha detto...

Sono contento che non hai rinunciato del tutto all'idea degli Awards, è un appuntamento che aspetto!
Parlando dell'argomento, la mia esperienza di ascolto in HI FI mi porta a constatare che, a parità di impianto di ascolto, non esiste un supporto migliore dell’alltro, esiste una registrazione incisa meglio di un altra.
Ho dei vinili che suonano da cani e dei CD con l’anima dentro, ma posso dire che esistono anche dei CD inascoltabili e dei vinili con audio perfetto.

Anonimo ha detto...

Anch'io sento - periodicamente - questi discorsi, ma provengono da da audiofili. Una nicchia di persone che acquista impianti da 10/20.000 €. La verità e che la maggior parte della gente ha uno stereo che costa 150 euro. Il mercato si muove per soddisfare la massa e quindi altro che CD o vinile! Oramai il livello è sceso all’MP3.
Ad ogni modo, basta molto meno, sui 1000 euro siamo al livello del mio impianto stereo e posso assicurarti che se il giradischi è tarato correttamente e le stampe sono di buona qualità la differenza si sente eccome!!! Ciao Cyber buon anno

BlackBox ha detto...

Ho percepito anch'io questa tendenza (appoggiata subito dagli hipster XD ) del "ritorno al vinile".
Di certo il cd è un prodotto molto più dozzinale del vinile e molto meno “bello” da avere. Il vinile può essere considerato un materiale da collezione, il cd lo può essere ma tendenzialmente è meno d’effetto, non so se mi spiego.

Detto ciò io sono una grande sostenitrice della musica online e scaricabile, per me il disco è uno strumento per dare forma ad un lavoro e farsi conoscere e ascoltare, finalizzato però a girare e a fare grandi live!

Massimo Mapelli ha detto...

Io ascolto con cuffia sony 7506, la più usata negli studi di registrazione negli usa e scheda audio esterna certificata thx.
Però facendo il test della radio pubblica americana che Ulde ha pubblicato sul suo sito, per dire, distinguo la compressione solo sulla musica più recente dove la qualità dell’acquisizione è più alta.
Quanto dici su YouTube in effetti è sensato. Io trovo parecchio interessante anche YouTube Red, il servizio di video-streaming musicale che ingloba anche Google Play Music.