mercoledì 20 gennaio 2016

Inizio turno.

Traffico, traffico al collasso.
Lento trascinamento lungo l’autostrada sopraelevata, centoquaranta chilometri d’acciaio al carbonio e di cemento armato precompresso a cinquanta metri dal suolo. 
Cinque corsie flagellate dal diluvio. Sotto le cinque corsie, grovigli di strade oscure, e ventidue milioni di persone in costante movimento. 

Per Dredd, tutti potenziali criminali.

Attraverso il visore blindato fotocromatico dell’elmetto fissava senza espressione il dedalo inestricabile di Mega-City One, la mano destra guantata posata sul Lawgiver Mk III, calibro 40, caricatore trifilare da cinquanta colpi, proiettili Top-Perforation, core piombo arricchito, blindatura teflon, munizionamento vocale. State of the art dell’annientamento a tiro rapido.
Pioggia acida non cessava di flagellarlo. Rigurgito dal più alto dei cieli. O dal più profondo degli abissi.
In distanza, oltre il caleidoscopio rossastro sulla sopraelevata, fari tramutati in linee evanescenti colore del sangue umano, Mega-City recedeva, si disgregava. Per lasciare il campo a un dominio antitetico. Buio, pianure oscure punteggiate da deboli fuochi, labirinti di cose maledette. Dominio di tenebra.

Dredd girò sui tacchi. Stivali da combattimento, uniforme blu opaco, elmetto antitrauma, cinturone di nylon ad alta resistenza.
Il pulsare di un’ennesima folgore trovò qualcos’altro sulle spalle dell’uomo.
Emblema.
Lega molecolare forgiata ad alta energia. Un’aquila ferocemente stilizzata. Scaglie di kevlar antiproiettile. A sinistra, il distintivo, e, sotto le ali, il nome inciso nel metallo: Dredd. 
La folgore si disperse.
L’armatura tornò ad essere una massa di metallo cromato.
L’uomo sotto la pioggia voltò le spalle alla Expressway.
Il suo turno sarebbe iniziato tra due minuti esatti.

Il Lawmaster era in attesa, lucido di pioggia.
Doppia turbina, quattrocento cavalli, trasmissione cardanica. Alimentazione a meta-kerosene, controllo vettoriale della post-combustione, computer tattico di navigazione. Lega impenetrabile, indeformabile, indistruttibile.
Inarrestabile.
Dredd si sedette al posto di guida morfoconformato. Incastrato come un altro pezzo della moto. Scrutò di nuovo verso la sua città attraverso il velo d'acqua. Torri di vetro e cemento nero, messaggi olo-pubblicitari accecanti, costellazioni di luci elettriche come lucciole.
Specie estinta, le lucciole.

Il Lawmaster riconobbe la sua impronta genetica. Lo scarico sibilò. Nel tornado in espulsione della coppia di turbine, milioni di gocce di pioggia inquinata si dispersero. Dredd accese il faro anabbagliante, triplice scia di macro-led. Il concentratore luminoso dilaniò i vessilli d’acqua grigia.
Joseph Dredd lanciò il Lawmaster nel diluvio.
Un nuovo turno di dodici ore era appena iniziato, e nella sua città qualcuno stava già violando la legge.

Nessun commento: