lunedì 11 gennaio 2016

Ashes to ashes.


Uno dei pochi che persino i Kraftwerk stimavano (e lo omaggiarono addirittura in una strofa di Trans Europe Express), e abbastanza illuminato da dedicargli un tributo in Heroes (V-2 Schneider).
Per il resto, i due erano agli antipodi (i Kraftwerk una parodia del minimalismo, controllati, robotici ed estremamente contenuti, Bowie espressionista e del tutto abbandonato allo Zeitgeist) ma uniti da uno smisurato rispetto reciproco e sempre a tanto così da collaborare assieme.

Per rendergli omaggio, c'è solo l'imbarazzo della scelta.

12 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Un altro grande che se ne va.

CREPASCOLO ha detto...

Zeitgeist Zowie Bowie pitta e ripitta il suo autoritratto aggiustando il taglio della zazzera o limando i denti irregolari di castoro non dysneiano o cesellando lo zigomo crucco o mimetizzando il naso da falco ed istantaneamente anche lo ZZB di carne copia incolla le modifiche della tela e tutto questo durerà x sempre si dice il fan come fan tutti i devoti altrove e per sempre.

Obsidian M ha detto...

C'è solo l'imbarazza della scelta. Hai proprio ragione.

Angie154 ha detto...

Non gli era bastato prendersi Lemmy? Anche Bowie adesso...?
Riposa in pace anche tu Bowie e salutaci Lemmy!

Massimo Mapelli ha detto...

Per chi adora il Rock (con la R maiuscola) è una giornata davvero triste, e la consapevolezza che l'Olimpo del Rock si arricchisce di una Star di primaria grandezza come Bowie non mi fa sentire meno solo.
Ripenso in particolare al Bowie "glam" e l'impatto che ha avuto sulla storia del rock e del costume musicale: dischi come "Hunky Dory" e "Ziggy Stardust" hanno lasciato davvero qualcosa in eredità al di là delle mode passeggere.
Bowie forever.

Chiara Rox ha detto...

Ashes to ashes.

Dama Arwen ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dama Arwen ha detto...

We can be Heroes, forever and ever…

Ah, tra l'altro lo stesso giorno (11 gennaio) in cui - nel lontano 99 - moriva Fabrizio De André

Ultimo ha detto...

Il vero problema è che negli ultimi 20 anni non ha fatto un solo grande disco, a differenza di gente come Bob Dylan, che in ogni decennio ha saputo piazzare un "classico", di Neil Young, che anche dopo tanti album orrendi resta capace di sfornare il capolavoro, o di Lou Reed che ha fatto cose perfino migliori in età più avanzata (quando ha composto "New York", ad esempio, non era certo un pischello.
Per me Bowie si era già fermato a "Scary Monsters": dopo poteva tranquillamente ritirarsi.
Gli album importanti di Bowie, comunque, non sono pochi, sono 7-8: non è che ci sia molta gente negli annali del rock che possa vantare otto album eccellenti, tre o quattro dei quali capaci anche di avere un’enorme influenza.

Anonimo ha detto...

Chiudere col botto proprio.
C'é chi lo fa in silenzio e chi da star, come ha sempre fatto.

BlackBox ha detto...

Di lui ho amato di più il periodo anni '70, sarà perché l'ho scoperto nelle vesti di Ziggy Stardust... Quindi "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars", "Hunky Dory", "Aladdin Sane", "Diamond Dogs" per me sono album unici.
Ma anche "Scary Monsters (And Super Creeps) è fantastico. Gli anni '90 di Bowie li conosco poco.
Gli ultimi due album sono entrambi meravigliosi: "The Next Day" è più classico, più accessibile e anche, per certi versi, più esplicitamente emotivo, mentre "Blackstar" è una continua scoperta, tra jazz destrutturato e tracce in cui viaggiare...

Ylenia Proietti Kuran ha detto...

Blackstar è il testamento che lui sapeva di lasciare ma che noi ancora non sapevamo esserlo. Rivedere oggi i video, meravigliosi, di Lazarus e Blackstar sapendo ora che Bowie era malato e che quei testi, quelle melodie, quei suoni, immagini e movimenti erano da lui stati sicuramente pensati molto profondamente in vista di un futuro passaggio ...beh...pochi artisti lo sono a tutto tondo e dall'inizio alla fine, lui lo è e sempre lo sarà. Ci mancherà.