giovedì 14 gennaio 2016

[Recensione] Lo chiamavano Jeeg Robot.


Scritto da Nicola Guaglianone e il fumettista Menotti e diretto dal Gabriele Mainetti a cui dobbiamo Basette, Lo chiamavano Jeeg Robot è quel delizioso film di genere che non ti aspetti.
Intelligente, spassoso, consapevole, furbo. Scritto benissimo, sostenuto da un ottimo cast e da ottime interpretazioni, diretto in maniera onesta e efficace da un regista che non vuole mettersi in competizione con i film di genere superoistico né scimmiottarne lo stile.

Gli appassionati di cinecomics ci vadano preparati, perché questa prova di Mainetti non ha praticamente nulla delle atmosfere delle storie di Batman o Spiderman. Per capirci: niente costumi attillati, martelli mistici o supergadget. O malvagi che vogliono soggiogare l’umanità tutta (al massimo, comparire nel TG in prima serata) e neanche mezza esplosione (in realtà una c’è, ma in campo lunghissimo e se ne vede solo la colonna di fumo).
Qui c'è solo un tizio (un Claudio Santamaria in stato di grazia), uno di quelli a cui non affidereste un gatto morto, che vive ai margini della legalità, asserragliato nel suo appartamentino a Tor Bella Monaca (quartiere romano che non preferireste al più sordido buco nel Queens, giusto per fare un parallelo con Peter Parker) a ingozzarsi di yogurt e di film porno. Insomma, un personaggio che proprio in virtù del suo basso profilo e dell’apparente mancanza di qualità è l’antieroe per cui parteggiare e, al limite, identificarsi… e che, in seguito a un evento fortuito, acquista dei classici superpoteri da fumetto.


Poteri che inizia dapprima a usare per se stesso (lo sentiamo ripetere a più riprese, tra la fierezza e la rassegnazione, che non ha nessun amico) e poi, ultimato il processo di crescita interiore, per aiutare prima la tipa che gli si attacca come una cozza allo scoglio (un’Ilenia Pastorelli che sembra un po’ la sorella venuta male della Ramazzotti) e poi l’intera città (una Roma spogliata di qualsiasi lustrino e filmata ad altezza di borgata).

Del film, ne parlano tutti bene e tutti hanno ragione.
È, probabilmente, il migliore approccio e la migliore risposta possibile realizzata in Italia al genere che, più di qualsiasi altro, sta sbancando nei cinema di tutto il mondo (quello dei tizi con superpoteri), usando al meglio ogni centesimo di un budget risicato trovando un’identità personalissima e che riesce a scampare a (quasi) tutte le ingenuità del caso.

Sotto il comparto tecnico, poco da eccepire: Mainetti sembra avere preso il meglio dai suoi colleghi più illustri e sa già come muovere la macchina da presa senza cercare a tutti costi l’effetto “wow”. Non copia, ma ha studiato bene la lezione (se, vedendo il film, vi torneranno alla mente tre o quattro inquadrature che hanno fatto la storia dei cinecomics americani più riusciti di sempre, sappiate che la cosa è del tutto voluta). Montaggio altalenante ma funzionale. Gran lavoro di sonorizzazione (ma la magnifica acustica della Casa del Cinema di villa Borghese dove c’è stata l’anteprima deve aver fatto la sua parte) bella la fotografia.

Detto questo, ricordatevi di questa recensione e tenetevi una serata libera tra qualche settimana (il film esce il 25 febbraio), questo è un film che, tra tanta mediocrità tutta italiana, merita una vostra chance.

8 commenti:

paroleperaria ha detto...

Mi piace molto il titolo, la tua recensione pure :) Claudio Santamaria anche (il che non guasta :D un abbraccio

John FrancaRame ha detto...

Confermo. Il film è un mezzo miracolo. Tor Bella Monaca sembra un assurdità, invece è una rivelazione perchè il romano come lingua è perfetto per calarti nella storia mafia/supereroi. La storia d’amore è bella. Ci stanno i pugni, ma non sono il punto di forza. C’è un calo sugli effetti speciali nella scena finale. Ma il fomento prodotto dalla genesi di questo strano eroe è sincero. O forse siamo talmente stanchi di film tutti uguali che abbiamo avuto un abbaglio collettivo e ci siamo innamorati di un film ambizioso ma squilibrato?
Comunque, andatelo a vedere perchè è fondamentale che faccia soldi questa isola felice del cinema italiano. Perchè Mainetti ci ha creduto quando gli dicevano che era assurdo un film del genere e si è dovuto aprire una casa di produzione per farlo. Perchè il film è scritto bene e gli attori sono bravi. C’é ironia bilanciata con dramma e azione, ci sono almeno due o tre scene iconiche. E c’è una cosa straordinaria per me: una bellissima tensione sessuale tra un sociopatico e una matta che depura la storia d’amore (almeno inizialmente) dal melodramma, squazzando nella perversione e poi aprendosi ad una commozione non banale.

Massimo Mapelli ha detto...

Che dire, a questo punto lo attendo con impazienza.
Magari al prossimo giro riusciranno anche a dargli un titolo che lo renda vendibile in patria ed esportabile all’estero; così, giusto per evitare che risultati di botteghino inferiori alle attese ci facciano ripiombare nel medioevo cinematografico.

Sauro ha detto...

Ho visto per caso il trailer al cinema, martedi sera, e mi aveva subito convinto a segnarmelo. Di sicuro andrò a vederlo.

Neliel ha detto...

Hype!!!!!!!
(e poi: Santamaria 😍😍😍)

Anonimo ha detto...

non sembra male, unire il cinecomic al linguaggio tipico del cinema italiano potrebbe essere una buona idea se realizzata con cura... esiste un trailer?

CyberLuke ha detto...

@paroleperaria: grazie. Ti era piaciuto Unbreakable? Se sì, amerai anche questo.
@Anonimo John FrancaRame: Mainetti si è messo in gioco e, per quanto mi riguarda, ha già vinto.
@Massimo Mapelli: a me il titolo non pare così non spendibile all'estero.
@Sauro: hai visto Il ragazzo invisibile? Beh, dimenticalo.
@Neliel: se è lui che ti interessa, ce n'è anche per te.
@anonimo: c'è un teaser trailer su YouTube. Lo trovi qui.

BlackBox ha detto...

Mi hai convinto!
(tanto mi ci avrebbe portato il boy, impallinato com'è con questi film!)