lunedì 1 febbraio 2016

Il più grosso problema quando si fa sesso.


L’altra sera guardavo al televisione. Lo so, anch’io ho le mie debolezze. 
C’era un programma sul sesso. Cioè… non proprio sul sesso: sulla gente che parla del sesso. Che è diverso. Due palle. 
Cose così: il trans innamorato del prete omosessuale che dal canto suo se la farebbe volentieri col figlio clonato della ex prostituta che ora affitta uteri a trascender indecisi. Non so voi, ma io, signora mia, non mi stupisco più di niente. 
Ma all’improvviso, forse per far risalire un pelo l'audience e pure io che stavo col dito sul telecomando, uno degli ospiti fa: “Ho fatto tutto nella vita. Rapporti a tre. Due uomini e una donna. Due donne e un uomo. Tre uomini. Pure tre donne”. 
Certo, direte voialtri, scafati: oramai è normale. Ma anch’io nel mio piccolo ho avuto le mie avventure a tre. Ma anche più in tre. Per esempio, una volta eravamo io, la mia ragazza e il mio senso di colpa. Un’altra volta eravamo in quattro, c’era pure il mio complesso d’inferiorità. 
Ma non è solo questo. A volte va malissimo: una volta lei aveva appena visto un video di Pierandrea “The Professor”, tatuato dj dell’entourage della movida romana. C’eravamo io, lei e Pierandrea The Professor. Io ho chiesto: “Ma chi cazzo è questo?” E lei: “È un dj”. Non mi sono fatto altre domande. 
Spesso siamo in tantissimi. Una volta oltre a me e lei come minimo c’erano: 
• il mio senso di colpa;
• le donne a cui pensavo io mentre facevo roba con lei;
• gli uomini a cui lei pensava mentre faceva roba con me. I quali, a loro volta, stimolati dalla situazione, ci provavano con le donne a cui pensavo io e che a loro volta pensavano ad altri uomini ancora e via così.
Ma non è tutto: a volte in un angolo spuntava mia nonna che mi guardava d’intesa con l’ansia da prestazione e un gigantesco orologio da taschino in mano… tic tac tic tac. Nei momenti peggiori usciva dall'armadio Rocco Siffredi, in costume adamitico e berretto di Star Wars. Non so perché Star Wars. Una notte ho addirittura pensato che non ce l'avrei fatta. Eravamo io, lei e tutti quelli che l'hanno desiderata. A parte che fai degli incontri che non ti aspetteresti mai – il suo capo – effettivamente può essere molto dura.
Ma il problema non è la performance, no.
È dopo.
È dopo, quando lei ha voglia di fumarsi una sigaretta. E non ce ne sono. E lei ti fa, scompigliandoti i capelli: "Non è che scenderesti a comprarmele?"

4 commenti:

LUIGI BICCO ha detto...

Direi che un Rocco Siffredi che ti esce dall'armadio durante un rapporto equivale ad uno dei peggiori incubi possibili. Per i maschietti, intendo :)

CREPASCOLO ha detto...

E' in uno dei romanzi di Pennac. Non ricordo quale, ma l'ho letto anni fa quando avevo abbastanza capelli da poter esser scompigliati. Il protagonista ovvero il Capro Espiatorio Perfetto non riesce a performare ( detesto il termine e lo uso con il masochismo di chi tortura il dente che fa male ) con la sua bellissima partner al pensiero delle tante esperienze che ha avuto e di cui ha parlato qualche pagina prima. Non sei solo quindi. Sei nella migliore delle compagnie perchè il tuo compagno di dolore è di carta e quindi puoi andare a consultarlo quando e come vuoi.
Ho notato che in certe foto del tuo blog hai la stessa espressione del Wolverine di Mark Texeira ( un pugno di storie nel 1992/93 ). Tex lavorava sicuramente con supporto fotografico ed il suo Logan ha qualcosa del Buono anche se è Cattivo con i Cattivi e Brutto nel suo costumino giallo. Quando sei solo con la tua chiamamola Moneypennac, pensa che hai qualcosa del Ghiottone che è il migliore in quello che fa - e che Tex disegnava altissimo , come i suoi Punisher e Ghost Rider , contraddicendo la versione classica - e vedrai che arriverai fino alla fase chioma a gondola scompigliata senza tensioni che non siano quelle richieste. Ciao.

BlackBox ha detto...

Il "dopo" è diverso per tutti... per noi: sigarettina per lui e qualcosa da bere e uno spuntino goloso per me... lo so, siamo banali! :-D

Anonimo ha detto...

Io, a cose fatte, mi alzo, accendo una sigaretta e mi dirigo verso la cucina chiedendole se vuole un caffè...
Lei è nel letto che ride... Io sto caricando la moka e le dico un sacco di stupidate, xchè la sento ancora ridere e non voglio che smetta... Preparo le tazzine, le urlo quanto zucchero vuole, so già che ne prende 2 cucchiaini come me, xò nell'attesa del caffè non voglio silenzi lunghi...
Prendo le due tazzine e mi dirigo al letto, le do il tempo di bere, con calma, ci scambiamo un bacio con il sapore della bevanda e poi... Se c'è tempo riprendiamo dove c'eravamo interrotti... Altrimenti se ci sono impegni che ci chiamano (che ne so tipo il lavoro) chiudiamo con questo momento di piccolo piacere...