martedì 26 aprile 2016

22/11/63.

Nel carnet del Re mancava (ma correggetemi per sbaglio, dal momento che nell’ultimo decennio – grosso modo, dai tempi di Cuori in Atlantide – seguo King con molta, molta meno attenzione e devozione di una volta) un romanzo sui viaggi nel tempo.

22/11/63 non è un romanzo recentissimo (in Italia è stato pubblicato quasi cinque anni fa), quindi se siete un fan del Re lo conoscerete già e avrete pure esaminato qualche recensione… qui, dico solo la mia, ora che – complice la recentissima serie tv prodotta da J.J. Abrams appena terminata su Hulu (e molto presto, doppiata in italiano su Sky), ho recuperato 22/11/63, e in una decina di giorni l’ho letto.
Il buon vecchio Steve si gioca la carta dei viaggi del tempo (con tutto il suo inevitabile carico di paradossi) a modo suo, confezionando il solito tomo di 780 pagine delle quali una buona metà sono superflue. Intendiamoci… esattamente come una buona parte dei suoi romanzi, cosa che non gli impedisce, per qualche raro miracolo letterario, di sfornare roba nettamente superiore alla media.

È che, se l’idea di partenza è quella di tornare nel 1963 ad impedire l’omicidio Kennedy, di questa se ne inizia a parlare seriamente solo ben dopo la metà del libro. E si fa in tempo, intanto, ad innamorarsi di un altro tipo di storia, forse di respiro meno ampio ma kinghiana al cento per cento, col risultato che tutta la (corposa) parte incentrata sul protagonista che tallona Lee Oswald mi è sembrata la meno riuscita, noiosa e senza mordente.
Per fortuna, sul finale 22/11/63 si ricorda di essere un romanzo sui viaggi temporali e sulle catastrofi sempre in agguato provocate dalle seppur nobili intenzioni di chi torna indietro a cambiare le cose (ciao, Marty McFly!).
E il Re ci regala alcuni capitoli conclusivi pienamente soddisfacenti, equamente divisi tra un terrificante scenario distopico e il rimpianto di una storia d’amore invivibile senza stuprare il continuum temporale.

Non è il suo capolavoro, come pure in parecchi si sono affrettati a scrivere, ma manco una delle sue cose minori (duole dirlo, ma in una produzione sterminata come quella di King non sono mancati i passi falsi).
Se riuscite a superare indenni la parte centrale, sullo slancio di un incipit e un’idea di partenza davvero folgoranti, chiuderete 22/11/63 del tutto appagati.

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