mercoledì 6 aprile 2016

[recensione] Gantz - l'inizio


Con solo sei anni di ritardo, arriva nei negozi italiani la versione cinematografica del seinen manga scritto e disegnato da Hiroya Oku.
La storia raccontata sul manga com'era?
Ambientata a Tokyo ai giorni nostri, racconta le vicende di un gruppo di persone intrappolate in un gioco violento e mortale, le cui regole sono dettate da Gantz, una misteriosa sfera nera.
Come per molti manga tirati ben oltre il necessario, la bella intuizione iniziale venne annacquata in troppi episodi e in troppo tempo (i 37 albi, o tankōbon se preferite, ci hanno messo 13 anni per essere pubblicati tutti). Ma i disegni di Oku e il trattamento digitale di alcune tavole erano fantastici.


Il film di Shinsuke Sato è molto, molto fedele al fumetto (o almeno, ai primissimi tankōbon), quasi da pensare che il manga sia un adattamento e non viceversa. Visivamente molto curato e pensato per un pubblico poco più che adolescente, mantiene un buon livello qualitativo per tutti i suoi 98 minuti, facendo un ottimo uso degli effetti speciali e riuscendo a non calare troppo di ritmo quando alle scene di combattimento (la cosa migliore del film) alterna quelle della vita “reale” dei personaggi.
Se non commettete l’errore di cercarci qualcosa in più che un film un’evidente struttura a videogame ma girato con tutto il mestiere e Il talento del caso, vi divertirete parecchio vedendolo, o, nella peggiore delle ipotesi, non vi annoierete.

Una nota margine: le pinup stranude che nel manga Oku inseriva ogni volta che poteva (e anche quando non poteva) qui non ci sono, e se proprio ne sentite la mancanza potete recuperare l’anime in 26 episodi, talmente spinto (ma anche con parecchie scene splatter in più) da essere sempre stato trasmesso censurato dalle emittenti giapponesi.

O, in alternativa, farvi un giro su Google e cercare tra le millemila cosplayer a tema Gantz più o meno discinte.

3 commenti:

LUIGI BICCO ha detto...

Avevo letto solo i primi capitoli del manga. L'idea era stimolante, ma Oku si è perso per strada abbastanza presto. E le sue pin-up, quelle donnine semi vestite di pelle che inseriva appena poteva, erano davvero solo un di più. Piacevoli da guardare, per carità, ma con il resto non ci azzeccavano veramente nulla.
Comunque un signor disegnatore. Ho sentito parlare un gran bene del suo Inuyashiki (e potrebbe piacere anche a te, visti i temi "robotici").

Michele Man ha detto...

Concordo con te. Un buon prodotto di intrattenimento, leggermente più onesto dei tanti adattamenti di manga pedissequi e totalmente impersonali.
Evita come la peste il secondo film, invece.
Tanta azione (troppa), poche risposte ai mille dubbi narrativi, tanti punti interrogativi, alcuni picchi verso il basso e la scelta di alcune attricette e attorini di bassissima caratura.

CyberLuke ha detto...

@Luigi: per come la vedo io, il manga poteva essere raccontato nella metà degli albi... ma è una cosa che potrei dire anche di parecchi altri (Homunculus, coff coff).
Ho smesso di comprarlo molto presto, recuperando solo i due numeri ambientati a Roma (e disegnati sempre alla grande, va detto).

@Michele: buono a sapersi.