sabato 18 giugno 2016

Batman: razza suprema. O di fumetti che non arrivano ad allacciare le scarpe agli originali.

Esattamente trent’anni fa Frank Miller fece uscire il suo Batman: The Dark Knight Returns
Un’opera compiuta, di rottura, straordinariamente matura, che riusciva ad essere in linea con gli anni in cui usciva e allo stesso tempo rispettosa di mezzo secolo di storie a fumetti, linguaggio di cui l’autore americano praticamente riscrisse la grammatica.
Quel fumetto l'ho davvero consumato ed è sopravvissuto alle tante epurazioni avvenute nella mia biblioteca man mano che i miei gusti si evolvevano.

Da una manciata di settimane, è uscita la parte tre, Razza Suprema.
Ora.
Non voglio e non mi piace giungere a conclusioni affrettate, ma temo che (anche) questo secondo sequel del Cavaliere Oscuro non sarà all’altezza delle mie aspettative, aspettative parecchio spaventosamente alte dal momento che la novel originaria è stata una delle punte più alte raggiunte dal fumetto popolare di tutti i tempi (e, a margine ma neanche così tanto, uno dei migliori fumetti che mi sia capitato di leggere).
Per dirlo in altri termini… una di quelle robe che forse faresti meglio a non toccare perché tanto, meglio di così, non ti verrà mai fuori niente.

E infatti, il secondo capitolo, The Dark Knight Strikes Again (datato 2001), ancora mi brucia.
I disegni di Miller deformati a caricature grottesche, i colori un delirio lisergico, la storia un guazzabuglio di vecchie glorie dell’universo DC con cui non sono riuscito ad entrare in empatia neanche per una pagina. Lo lessi e lo rilessi da cima a fondo, cercando di entrare nel nuovo ordine di idee milleriano, ma niente. Non era proprio comparabile al predecessore. In nessun aspetto e neanche con tutta la benevolenza del mondo, e, no, poco o nulla mi tange delle recensioni dotte e gonfie d’approvazione da parte di fumettisti illustri e fumettari assortiti.

Involuzioni di stile.
Quindici anni dividono queste due interpretazioni di Batman da parte del buon vecchio zio Frank. Di certo, la seconda (la vignetta a destra è tratta da The Dark Knight Strikes Again) potrà apparire a molti più moderna. Certo.

Come opera a sé stante The Dark Knight Strikes Again avrebbe potuto – forse – essere anche una cosa di un certo interesse… ma, questo intruglio sguaiato (dove il presunto “messaggio"  di critica di MIller verso una società ancora più corrotta, brutale e senza speranza era fin troppo nascosto nel caos delle immagini e nella logorrea della voce narrante) doveva essere un’ideale prosecuzione di The Dark Knight Returns?
Ma nemmeno per sogno.

Così, completata la miniserie nel 2001 (quattro albetti mensili che ancora conservo chiusi nel cellophane), spensi metaforicamente la luce nella stanza Batman: Il Cavaliere Oscuro, e passai ad altro (L’All Star Batman & Robin del 2008, ad esempio, sempre di Miller con alle matite un immenso Jim Lee, o anche una roba meno nota come Batman: Anno 100 di Paul Pope).

Letture consigliate.
All Star Batman & Robin: eccovi un Batman ritratto come un pericoloso sociopatico, violento e meravigliosamente anarchico. Una cosuccia firmata Miller e illustrata Lee.  Batman Anno 100: è il 2039, e Gotham City è uno stato di polizia dove non esiste più la privacy e tutti conoscono tutti, con una sola anomalia: Batman. Scritto e disegnato da Paul Pope e colorata da José Villarrubia.

Oggi, che ho tra le mani questo terzo – ideale – capitolo di quella storia che rivoluzionò il mondo intero dei comics all’epoca, le mie impressioni non sono pessime come quando chiusi incredulo il primo numero di The Dark Knight Strikes Again… ma di certo non superiori a quelle che mi ha suscitato la lettura di una qualsiasi storia di Batman letta di sfuggita negli ultimi anni.
Sì, oggi ci sono Andy Kubert e Janson Anderson alle matite, e almeno ci siamo risparmiati i pupazzetti ghignanti che Miller sembra disegnare mentre sta al telefono, le tavole richiamano (platealmente) la scansione del primo TDK e anche i colori non sono malaccio… ma, inutile girarci troppo intorno. Manca il genio, manca la follia, l’anarchia, la tensione, la coesione, un’onda portante.
Un capolavoro non lo puoi riscrivere.
Mi rendo conto che a uno come Miller non è che puoi dire di produrre un clone di una delle sue opere di maggior successo per tornare ad ottenere le ovazioni del mondo tutto… ma – ripeto, da quello che ho letto in queste prime due parti – questa è una robetta che, una volta di più, non regge assolutamente il confronto.

Poi, oh, se si ripiglia tanto meglio, torno indietro fino qui e cancello questo post. 
Ma, anche sbirciando le recensioni USA (dove è arrivato, nel frattempo, alla quarta uscita), non scorgo nulla, all’orizzonte, che mi faccia sperare nella Grande Svolta.
E allora?
E allora, resta un’altra speranza: QUESTA.
Da noi, edita a settembre.
Quanta pazienza che ci vuole.

PS Una cosa buona, DKIII ce l'ha data, ad ogni modo. 
DC Comics, molto più attenta che una volta all'impatto mediatico di operazioni come questa, ha fatto uscire la miniserie con decine di variant cover, in modo che ognuno potesse scegliersi quella più consona ai suoi gusti o che qualche impallinato  – e ce ne sono, ve lo garantisco –  se le comprasse tutte. 
QUI potete vederle tutte, io mi limiterò a mostravi le mie preferite: nell'ordine, sono firmate da Sean Gordon Murphy, Bill Sienkiewicz, Dave Johnson, Scott Campbell e Kenneth Rocafort.

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