lunedì 27 giugno 2016

La guerra dei cloni. Digitali.

Leggo che lo script, tuttora blindatissimo, del prossimo Rogue One prevede la presenza di Dart Vader, il che non mi procura alcuna sorpresa: sarebbe stato folle, da parte di Disney, non mettere in campo il personaggio più iconico di tutta la saga, tanto più che, in una storia come quella che Gareth Edwards si appresta a raccontare, il signore dei Sith di certo non ha un ruolo pretestuoso.
E fin qui, credo che nessuno avesse dubbi.

Ma leggo anche che Disney ha incluso, e secondo me non aveva molta scelta neanche qui, il governatore Tarkin, all'epoca interpretato dal compianto Peter Cushing... ricorrendo in quella che ha definito la più ambiziosa (e costosa) opera di ricostruzione digitale di un attore scomparso, e la notizia mi manda nel proverbiale brodo di giuggiole per almeno due motivi:

1) Far recitare delle controfigure digitali al posto degli attori è una cosa che in futuro accadrà sempre più spesso, e noi stiamo assistendo all'alba di questa tendenza. Finora questa pratica è stata utilizzata in modo estremamente limitato per via delle difficoltà tecniche legate all'enorme quantità di dati che vanno processati per ottenere un risultato credibile su schermo, ma un assaggio delle sue incredibili potenzialità lo abbiamo avuto di recente in Terminator Genisys, dove abbiamo visto un clone digitale di Arnold Schwarzenegger perfetto in ogni dettaglio.
E potrei nominare i "casi" di resurrezione digitale di Philip Seymour Hoffman o Paul Walker... che potrebbero costituire solo l'avanguardia di una nuova generazione di attori artificiali, sufficientemente evoluti da trarre in inganno le percezioni umane e di muoversi sullo schermo in maniera coerente e realistica.

Pensate a dei cloni digitali di Marylin Monroe, di James Dean o anche di attori ancora in vita ma ritiratesi dalle scene da anni, come Sean Connery o Brigitte Bardot.
Pensate ad attori digitali del tutto plasmabili ai voleri di registi e direttori della fotografia, che lavorano ventiquattro ore al giorno senza capricci da star e senza ingaggi multimilionari, in qualsiasi circostanza e in qualsiasi contesto.
Pensate alle implicazioni.

Certo, ci vorranno ancora degli anni... ma il solco è tracciato, e quello che oggi sembra utopia domani sarà consuetudine. Già oggi qualsiasi film di supereroi è in gran parte gente che salta e si agita davanti uno schermo verde, interagendo con ambienti ed oggetti che non esistono.
L'essere umano è solo il prossimo passo, e in Rogue One vedremo un nuovo esempio di come l'avanzata tecnologia Disney (che oltre il bagaglio tecnico e artistico di Pixar può vantare una notevole esperienza in animatronica mutuata da cinquant'anni di parchi divertimenti) può produrre una replica convincente non solo di un attore umano, ma di un determinato — e ben noto — attore umano.

2) pur non essendo un adepto del culto di Star Wars, riconosco a Lucas il merito di aver creato dei personaggi tridimensionali, gente a cui potersi affezionare (o poter odiare) e desiderare di conoscere il loro passato e la loro storia.
E Tarkin è uno di questi.
A ben guardare, il suo minutaggio sullo schermo è scarso, appare in un solo film della saga e in una manciata di brevi scene, eppure tutti si ricordano di lui: un funzionario di grado altissimo, pragmatico come un generale romano, con l'etica di un alligatore e i modi di fare di un gerarca del Reich. Uno che si è fatto strada nell'Impero con quella che dev'essere stata una serie impressionante di crimini di guerra, teste portate all'Imperatore e successi militari celebrati a suon di popolazioni distrutte nello spazio di una notte.
Uno, se non l'unico oltre Palpatine che (cit.) riesce a tenere Vader al guinzaglio. 
Lo devo ripetere? Tenere. Vader. Al. Guinzaglio.
Oltre, naturalmente, che col volto (simile a un teschio) di Peter Cushing, che se potesse uscire dalla tomba mi terrorizzerebbe se solo mi dicesse "buon compleanno".
Insomma... Siamo seri.
Un personaggio così non vorreste vederlo in un film tutto suo?

3 commenti:

Davide Storti ha detto...

Probabile che vedremo questa tendenza imporsi sempre di più. Ma credo non si rinuncerà mai agli attori in carne e ossa per quanto la tecnologia riuscirà ad evolversi. Troppe spese e i film diventerebbero al pari di videogiochi a cui non si può giocare.
Paul Walker in quella scena non mi ero accorto fosse in digitale comunque. E' fatto benissimo.

Davide Mana ha detto...

L'avvento dei cloni digitali un po' mi affascina e un po' mi intristisce.
E mi ricorda una vecchia storia (di Spider Robinson? di Kim Newman? Mah...), in cui si ipotizzava che la tecnologia dei cloni digitali fosse ormai a tal punto avanzata, da poter rifare tutta la serie classica di Star Trek con John Wayne nel ruolo del capitano Kirk.
Ecco, mi afascina e mi intristisce così.

CREPASCOLO ha detto...

L'attore virtuale sostituirà quello in carne ed ossa prodotto con i sistemi vigenti ( mamma e papà si voglion tanto bene ho spiegato a Crepascolino tempo fa ) e varianti.
Sarà + bravo e non sbaglierà un ciak. I costi di produzione saranno tali che praticamente chiunque sappia pesticciare su di una tastiera e creda di aver una storia da raccontare girerà le sue guerre stellari con stelle carismatiche dal muso a teschio che tengono al guinzaglio altre stelle carismatiche.
Probabilmente la legislazione tutelerà la immagine e la voce ed il linguaggio del corpo di chiunque perchè chiunque - o meglio la sua polaroid, financo un dagherrotipo - potrà diventare il protagonista di un film o olomovie o quello che sarà. Se la esperienza sarà sinestetica, tutti saremo orgogliosi proprietari anche dei ns odori corporei e del ns personale talento tattile.
I libri di sangue - per dirla con Clive Barker - continueranno a dire la loro verità in teatri off , praticamente catacombe , per un pubblico di elite.