venerdì 19 agosto 2016

Homeland, Cory Doctrow.


Homeland, di Cory Doctrow (1988)
Editore: Multiplayer Edizioni
Pagine: 369
Prezzo: 14,90 euro

Homeland  è — generalmente — venduto come letteratura per giovani, ed è perfettamente possibile che qualche libraio frettoloso lo collochi nell'orrido scaffale young adult.
Il che ci potrà anche stare.
Il fatto è che Homeland è perfettamente godibile anche da un pubblico adulto (e anche da chi non ha letto, nonostante i numerosi rimandi presenti, il romanzo che l'ha preceduto, Little Brother).
È vero, il protagonista, che narra in prima persona, è un diciannovenne. E spesso si rivolge al lettore con un fare piuttosto confidenziale, ma questo non cambia la sostanza del romanzo, che, a volerlo guardare da una certa angolazione, preferisce essere più un'opera divulgativa che di fantasia, nel suo raccontare e spiegare (in termini del tutto accessibili) certi meccanismi occulti dell'informatica (e non solo di quella) applicati al controllo delle masse.
Cory Doctrow (canadese classe 1971, scrittore, giornalista e blogger, ha questa facciona simpatica QUI) compie continue e dettagliate incursioni nel quotidiano e nella cronaca recente, mostrando di conoscere la materia e contemporaneamente il modo di parlare a un teenager senza annoiarlo.


Probabilmente, Marcus (il protagonista) è fin troppo più sveglio della media dei suoi coetanei (di certo di quelli italiani), ha un vocabolario sospetto per uno della sua età, non eccelle in personalità ma è guidato da un senso etico altissimo e possiede —ancora— ben salde quelle convinzioni di giustizia, uguaglianza e libertà che la società digitale dovrebbe favorire ed elevare all'ennesima potenza ma che invece vengono mortificate, disilluse e rovesciate proprio dai nuovi, potentissimi strumenti tecnologici perfettamente a portata di ricchi, corrotti e potenti (Doctorow  si è dichiaratamente ispirato alla figura di Aaron Swartz, giovane programmatore e attivista morto nel 2013).
Quelle stesse convinzioni che una volta avevamo anche noi, e che col tempo si sono sempre più sbiadite e ammaccate dalle intemperie della vita reale, via via ad occupare posti su scaffali sempre più alti delle nostre esistenze finché le manifestazioni di protesta e l'attivismo li abbiamo definitivamente lasciati a qualcun altro... magari qualcuno che non dovesse preoccuparsi di robe come far quadrare il bilancio mensile e che l'indomani non dovesse alzarsi presto per andare al lavoro (o a cercarne uno).

Tuttavia, anche Marcus ha i suoi bei problemi, roba con cui nessuno di voi vorrebbe, io credo, fare cambio con i suoi, e questo serve a renderlo più umano e credibile, anche se il romanzo finisce nell'essere più interessante nelle parti in cui accade qualcosa che non in quelle dove il protagonista fa o dice qualcosa.
In altre parole, funziona meglio dove Doctrow racconta e illustra e spiega (pur se usando la voce di Marcus) piuttosto che descrivendo la sua vita privata e la sua storia con Ange (ovviamente, questa impressione potrebbe essere capovolta letta con gli occhi di un teenager, ma ne dubito perché un romanzo di Doctrow non si sceglie a caso tra la letteratura young adult).


Riassumendo, la storia alla base non è particolarmente potente o originale, ma Doctrow è in gamba nelle descrizioni, dettagliato senza essere noioso, preciso senza essere pedante, ed evocativo il giusto, quasi un Gibson per ragazzi.
Per contro, i dialoghi sono poco sopra la media, il ritmo è discontinuo ma ci sono almeno un paio di capitoli molto ben scritti che forniscono carburante per arrivare al finale, leggermente sottotono (ma nobilitato da una postfazione di Jacob Appelbaum, fondatore di Wikipedia).
Alcuni passaggi sono illuminanti (tutta la faccenda dei detrattori pilotati sui social, per esempio), altri praticamente sono articoli di cronaca romanzati quel tanto che basta per evitare una denuncia.
Andrebbe letto anche solo per farsi un'idea più aggiornata su alcuni mutamenti nella nostra società e, perché no, per rispolverare quei cari, vecchi ideali di gioventù.


Una nota di merito all'edizione italiana, con una copertina stampata in ottima carta gommata e un'illustrazione assai migliore di quella originale.

Nessun commento: