giovedì 6 ottobre 2016

[recensione] Westworld: season premiere


Ho amato parecchio Westworld (o il Mondo dei Robot, come già iniziavano a banalizzare nei primi anni settanta in Italia): un esempio di regia composta, che andava dritto al punto ma girandoci attorno il giusto, in perfetto equilibrio tra inquietudine e progressione per accumulo.
Sono più che certo che Crichton lo usò come prova generale per scrivere il suo Jurassic Park (che ne ricalca fedelmente idea di base e struttura narrativa), semplice ma così solido che a oltre vent’anni ne è venuto fuori un sequel/remake perfettamente godibile e funzionante.

Però, Westworld non aveva ragazzini tra i piedi.
O melense storielle d’amore.
O tutte quelle figure ormai archetipe di cui Hollywood, dagli anni ottanta in avanti, sembra non riuscire a fare a meno, almeno in un certo tipo di produzioni: il nerd che salva il culo a tutti, la bonazza in pericolo un po’ scema, l’antieroe tutto coraggio e famiglia, eccetera eccetera.
Westworld era un film adulto in tutto e per tutto, che non sconfinava nel facile effettaccio speciale e che – grazie anche, va detto, all’iconica interpretazione di Yul Brynner – è riuscito ad arrivare fino ai giorni nostri intatto in tutta la sua potenza comunicativa (pur restando un prodotto di buon intrattenimento) come avviene per i cult movie.

Oggi, a oltre quarant’anni di distanza, arriva una serie TV che gli rende omaggio.
Ed è, ve lo dico subito, un omaggio degnissimo.
Un progetto nato con ambizioni enormi, che ha visto coinvolto Jonathan Nolan, il “solito” J.J. Abrams e Lisa Joy, una quantità impressionante di denaro (almeno a giudicare dal pilot, non si è andati a risparmio praticamente su nulla) e un paio di nomi come Anthony Hopkins e Ed Harris.
E il risultato è, quasi per forza, all’altezza delle aspettative (altissime, almeno per quanto mi riguarda).
Ci si dimentica da subito che si sta assistendo a una serie tv: il pilot di Westworld ha piena dignità cinematografica, tanto da avere la sensazione di essere andati al cinema a vederne il remake e non di stare seguendo l’ennesimo 1x01.
Tempi, struttura, respiro, oltre che quantità e qualità di mezzi impiegati sono imparentati col mezzo televisivo quanto la prima stagione di Lost lo era con le altre serie televisive prima di lei.

In più, di buono rispetto l’opera ispiratrice, Westworld ha tempo e modo di soffermarsi sulla questione morale solo sfiorata da Crichton: le macchine antropomorfe, assimilabili a delle intelligenze artificiali, hanno dignità, qualche minimo, basico diritto e, soprattutto, consapevolezza? E questa consapevolezza porterà allo scontato risultato di fare “giustizia” degli umani (che, molto più che nel film, sono inquadrati in Westworld in tutte le loro debolezze e piccole e grandi meschinità) o gli autori hanno in serbo qualcosa di meno prevedibile?

Personalmente, mi riterrei soddisfatto anche se si limitasse a ripercorrere la parabola del primo Werstworld, ma, considerati i progetti a lungo termine che HBO ha dichiarato avere per la serie, è lecito aspettarsi un’evoluzione diversa.
Da vedere, senza indugi.

PS divertitevi a cogliere le numerose citazioni sparse qua e là, anche se la mia preferita è il dialogo tra il dottor Robert Ford (Hopkins) e una delle sue creazioni… e ditemi se non vi ricorda, e da vicino, QUESTO.

2 commenti:

Beatrix Kiddo ha detto...

Piaciuto molto anche a me. Sono assai curiosa di vederne l'evoluzione.

Michele Borgogni ha detto...

Forse la serie più attesa dell'autunno, non vedo l'ora!