domenica 31 gennaio 2016

Il ritorno delle gif animate.

Le avevo quasi dismesse, e invece le GIF animate sembrano non morire mai, specie ora che Facebook le ha implementate a pieno titolo. Se una di loro funziona può diventare virale e moltiplicarsi all'infinito in brevissimo tempo, impegnano poco (sono mute), hanno un linguaggio universale e chiunque, in pochi minuti, può crearne di sue personali.

Inoltre sono perfette per i post domenicali.

venerdì 29 gennaio 2016

iDot. Idea per un iPhone semplificato.


C'era una volta il telefono.
Un oggetto che serviva a parlare in tempo reale con persone lontane.
All'inizio era murato e appeso alla parete: eri tu che dovevi andare da lui.
Con gli anni, si è liberato dal muro e l'abbiamo adagiato su centrini di pizzo e mobiletti pensati apposta per lui. È diventato cordeless e ce lo siamo trascinato sul divano, in bagno, in cucina.
Ancora non ci bastava, e siamo riusciti a ficcarlo dentro l'automobile. Poi in una valigetta. Poi è diventato cellulare, portatile, palmare.
E non ce ne siamo liberati più.
Sì, perché all'inizio il telefono faceva una sola cosa: telefonava (il nome doveva suggerircelo, dopotutto).
Poi arrivarono gli SMS. Poi i giochini. La fotocamera. Il video (ok, questo non attecchì mai). La radio. Il lettore mp3. La connessione internet. Le app. Instagram,Twitter, Whatsapp, Facebook.
Fino ad arrivare agli smartphone attuali, con display a risoluzioni iperboliche, fotocamere da  e capacità di calcolo che fino a pochi anni fa erano riservate a computer da tavolo.

E se fosse arrivato il momento di un'inversione di tendenza? Di un ritorno alla semplificazione, al telefono che fa solo il telefono? Il designer Martin Hajek deve aver pensato: e perché no?
E ha creato iDot, talmente minimalista che non poteva non piacermi.


iDot è idealmente griffato Apple, che è sì la madre putativa dello smartphone moderno iperconnesso, ma anche degli oggetti tecnologici spogliati di ogni complicazione non necessaria: il concept di Hajek è un elegante monolito d'alluminio con tastiera fisica e nessuna connettività internet.
Niente fotocamera, nessuna memoria interna, niente app, nessuna distrazione.
La sola concessione al mondo esterno, oltre naturalmente il modulo GSM per ricevere ed effettuare chiamate, è un chip bluetooth, ma per il resto è il prodotto perfetto per disintossicarsi dal sovraccarico di tecnologia del quale sono affetti gli attuali telefoni... al punto che è ormai improprio definirli soltanto tali.
In dote, iDot ha anche una batteria che dovrete ricaricare ogni cinque giorni.
Che altro vi serve per desiderarne uno?

giovedì 28 gennaio 2016

10 (nuove) somiglianze sospette.

Pare che di questi esempi ce ne sia una quantità praticamente inesauribile, quindi eccovi una nuova gallery di design grafici che... beh, difficilmente fanno pensare a una buona fede totale.
Alcuni di essi sono dei plateali omaggi a opere del passato, altri sono plagi spudorati puri e semplici, e in mezzo c'è una certa quantità di ispirazioni più o meno malcelate.
Una volta di più, sia chiaro, non cerco di puntare il dito su nessuno o di unirmi ad un'inutile caccia alle streghe... semmai, a chiedermi e a chiedervi: dove andrebbe tracciatala linea tra ispirazione e plagio?

Quest'ultimo caso è diverso dagli altri. Il campionato di calcio professionale della Colombia ha basato il suo logo ufficiale su un'immagine vettoriale in vendita su iStockPhoto per circa venti dollari. Il che può essere letto come un insulto per i designer colombiani, visto che per realizzare il logo del loro più importante torneo di calcio si è preferito spendere due spiccioli piuttosto che pagare un professionista qualificato... o come un furto totale, se volete interpretare le leggere differenze tra il logo in vendita e quello colombiano come un volgare ricalco.

mercoledì 27 gennaio 2016

Breve e semiseria storia dei supporti di memoria (usati dal sottoscritto).


Floppy Disk
Se negli anni ottanta eravate abbastanza grandi da usare un computer, avrete avuto nelle tasche uno o più di questi hard disk in miniatura (concettualmente, erano simili ai dischi fissi), e li avrete amati ed odiati.
Amati perché il loro prezzo d'acquisto era bassissimo, le dimensioni minime e l'utilizzo intuitivo.
Odiati perché la loro capacità era di appena di 1,44 MB e la loro velocità di trasferimento dati dava un nuovo significato alla parola "pazienza" (i floppy ruotavano alla velocità di 360 rpm).
Qualsiasi PC ha avuto un drive per questi dischi fino a pochi anni fa, mentre Apple, che devono sempre fare quelli che l'hanno più lungo, iniziò a snobbarli fin dal 1998, quando uscì col suo primissimo modello di iMac.
Il sottoscritto fece in tempo a farne un uso intensivo, del tipo installare Photoshop 3.0 infilando in sequenza sette floppy disk nel lettore del Mac. Ma che ne sapete voi giovinastri.

(Per inciso, il vero floppy disk era questo QUA, e questo, tecnicamente, era un dischetto da tre quarti di pollice. Ma nessuno li chiamava così, tutti li chiamvano floppy, quindi non state a menarmela.)


Cartucce Syquest
Li ho usati per anni quando lavoravo nelle mie prime agenzie pubblicitarie. Erano rumorosi, lenti, pesanti e praticamente inaffidabili. Avevano troppe parti in movimento, e se ne rompeva – non esagero – uno su dieci. Matematico. Ma tenevano 44MB, un’enormità all’epoca, in partica una pila di dischetti da 3,5" alta così. Io ci facevo stare, non chiedetemi come, una rivista intera o un manifesto pubblicitario di grande formato.
Poco dopo il lancio del disco Sparq, Syquest fece bancarotta e fu acquistata dal suo concorrente Iomega.
Erano veramente dei catenacci, e credo non ci sia una sola persona al mondo che ne rimpianga l'estinzione.

Cartucce Zip
A metà degli anni novanta, diventò evidente che la capacità dei floppy disk era del tutto insufficiente per la stragrande maggioranza delle esigenze quotidiane e le cartucce Syquest erano affidabili come un tossico a cui prestate cinquanta euro. Iomega arrivò al momento giusto col prodotto giusto, e sbaragliò il mercato col suo drive Zip, una sorta di floppy con gli steroidi che per funzionare sfruttava la legge dell’aerodinamica di Bernoulli (una superficie flessibile che veniva attirata verso la testina di lettura/scrittura).
A differenza delle cartucce Syquest, di Zip se ne rompeva solo uno su cento, il che, lasciatemelo dire, era un gigantesco passo in avanti rispetto la vecchia tecnologia, più lenta e ingombrante.
Assieme al suo fratello maggiore Jaz (vedi sotto), gli Zip se la comandarono più o meno fino al 2000, soppiantati dai più economici CD-R.

Cartucce Jaz
Iomega fece i soldi con gli Zip, e nel 1995 rilanciò con i dischi Jaz, in pratica degli Zip pompati fino a 1 e 2 Gigabyte, che, all'epoca, era una quantità impressionante di dati.
Erano piccoli e funzionavano discretamente, ma erano pure costosi e necessitavano di un'interfaccia SCSI. Tuttavia, tutte le agenzie di pubblicità e gli studi grafici corsero a comprare un drive, che poi avrebbero buttato pochi anni dopo.
Il colpo di grazia definitivo glielo diedero i masterizzatori CD a basso costo, che pensionarono definitivamente il Jaz all'inizio del 2000.


CD-R
Ricordo ancora quando nella mia agenzia fecero la loro comparsa i primissimi CD registrabili. Erano dorati, senza serigrafie di alcun tipo, e costavano sessantamila lire l'uno. Che – signora mia, mille lire oramai valgono un euro – equivalevano a circa sessanta euro attuali l'uno.
I masterizzatori costavano un botto ed era impossibile scrivere un disco in background (cioè i computer non avevano abbastanza potenza di calcolo per masterizzare un disco e fare anche qualcos'altro contemporaneamente: se la masterizzazione durava un'ora, per un'ora il computer era inservibile). Per di più, ogni tanto, in fase di scrittura, il CD si bruciava e dovevi buttarlo via. Così, a buffo.
Nel corso degli anni, molte cose sono cambiate (tra cui gli standard per la denominazione dei file: molti dei primi CD sono oggi del tutto obsoleti) e il CD è diventato il sistema di memorizzazione dati più economico e veloce disponibile. Certo, non era riutilizzabile, e lo standard CD-RW non è mai riuscito veramente ad imporsi... ma a fronte del suo prezzo ridicolo, non è mai stato veramente un ostacolo alla sua capillare diffusione.

Alla pari di altri supporti, neanche i dati salvati su CD-R potevano comunque dirsi al sicuro: provate a leggere oggi un CD masterizzato dieci o quindici anni fa... e poi tornatemi a raccontare.
I CD, ad ogni modo, spadroneggiarono per oltre un decennio, soppiantati solo dal cugino DVD-R, ma ancora adesso mantengono un loro settore di utilizzo, ad esempio nell'audio.

DVD-R
A prima vista indistinguibili dai CD-R, i DVD registrabili erano molto più veloci e oltre sei volte più capienti. La capacità classica di un DVD-R è di 4,7 GB, ma si arriva ai 17 GB in quelli a doppia faccia e doppio strato, sebbene questi ultimi abbiano avuto scarsissima diffusione.
È un sistema di stoccaggio dati ancora abbastanza diffuso, sebbene la sua ridotta affidabilità nel tempo ne faccia un supporto più "di transito" che altro, in favore degli hard disk meccanici che nel frattempo hanno visto crollare il loro prezzo d'acquisto e aumentare la velocità di trasferimento dei dati.
I DVD-R hanno avuto una certa fortuna come supporto ideale per i film scaricati o duplicati illegalmente, tanto da diventare, in taluni Paesi quali l'Italia, oggetto di tassazioni apposite basate su una presunzione di utilizzo illecito che vabbè, lasciamo stare.
Utilizzo da anni questo supporto, ma anche qui vi lancio lo stesso avvertimento: non illudetevi, specie nei DVD destinati allo stoccaggio di dati, che questi restino leggibili per più di qualche anno. Se avete dei vecchi DVD-R in un cassetto, fatene subito una copia di sicurezza, augurandovi che siano ancora integri.


Chiavetta USB
È l'ultima discendente dei floppy disk che negli anni ottanta riempivano e sformavano le tasche dei geek e degli informatici di tutto il mondo, solo che è migliaia di volte più spaziosa, più veloce e più piccola. Uno di quegli oggetti che se torni indietro nel tempo e la fai ballare sotto il naso a chiunque usava un computer negli anni ottanta, non riesce proprio a crederti, con tutta la buona volontà.
Io stesso tuttora non riesco a credere che la mia chiavetta da 32 GB possa essere così meravigliosamente, immensamente, comodamente capiente. E silenziosa. E piccola. E leggera.
E, dite quello che volete, sarà bello e figo il cloud, Dropbox e quelle altre menate (che peraltro uso), ma la sicurezza che mi dà toccare l'alluminio di una chiavetta USB in tasca finora non me la regala nessun altro supporto.
Certo, neanche queste sono indistruttibili... ma tecnicamente, sono garantite per decine di migliaia di cicli di riscrittura, e mi è capitato più spesso di perderle che di renderle illeggibili (a proposito: chi trova una chiavettta USB e non la restituisce perché così risparmia 10 euro, è uno strapezzente che deve morire gonfio, sì, dico proprio a te che hai trovato la mia).

martedì 26 gennaio 2016

Non si può avere tutto.

La solita vecchia storia: le cose belle e buone della vita o sono illegali, o sono immorali o fanno ingrassare (una delle millemila citazioni attribuite a Oscar Wilde).
E, viceversa, quelle brutte e scomode e faticose ci fanno bene.
Oristand è un aggeggio studiato per farci lavorare al computer stando in piedi. 
Passando la maggior parte della vostra giornata seduti (in auto, in ufficio, sul divano) aumenta proporzionalmente il rischio di obesità, diabete, malattie  cardiovascolari, una certa varietà di tumori eccetera eccetera. Ma, semplicemente restando in piedi mentre lavorate, potreste bruciare dalle 500 alle 1000 calorie in più ogni giorno (mica poche).
Oristand serve esattamente a questo.
È – sostanzialmente – un pezzo di cartone che, ripiegato su se stesso, potete portarvi in giro assieme il vostro portatile.

Non servono istruzioni per il montaggio, non ci sono viti o bulloni da serrare e il suo funzionamento è intuitivo ed immediato, accoglie una grande gamma di computer portatili (ma, secondo me, anche un iMac ci sta comodamente, là sopra) e tastiere, è disponibile anche in nero, è fatto completamente di cartone riciclabile e, quando avete finito di lavorare, si ripiega di nuovo e sparisce.
Come potete vedere dal video qui sotto.


Le cattive notizie sono che costa 25 dollari, forse un pelo overpriced per essere solo un pezzo di cartone, e che, a vedersi, non è il massimo.
Però, lo sapete anche voi, non si può avere sempre tutto.
Se vi interessa, lo trovate QUI.

lunedì 25 gennaio 2016

10 copertine.

Da quando ho cambiato lavoro, sono tornato ad usare Photoshop per le mie cose molto più spesso (non so se le due cose siano collegate, ma se mi guardo indietro devo riconoscere che probabilmente mi ero un po' parcheggiato, aspettando un semaforo che sembrava non diventare mai verde).
Per non perdere comunque quel minimo di mano, continuo a sfornare qualche copertina extra lavoro. Qui di seguito una breve raccolta di quelle che non mi sembrano tanto male.

sabato 23 gennaio 2016

Che, se mi servisse di fare soldi in fretta...


Quasi incredibile, ma vero: la sola edizione in circolazione in blu-ray di Electroma, il mediometraggio dei Daft Punk (per il quale gridai al miracolo QUI) è stata prodotta – non chiedete – nella Repubblica Ceca, e per ottenerne una copia dovete andare a cercarvela su eBay e pagarla cara arrabbiata.
Curiosando in Rete, ho scoperto che il blu-ray (che posseggo, mi pare, dal 2011) è stato ritirato dal commercio ed è diventato un pezzo da collezione.
Cosa che, se fossi lo stesso uomo di vent'anni fa, mi avrebbe mandato in brodo di giuggiole.
Oggi, mi fa solo piacere potermi vedere questo gioiello nascosto in alta definizione quando voglio.
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