lunedì 23 gennaio 2017

[Cyberluke Awards 2016] - Apple


Avrei proprio voluto, quest'anno, poter assegnare a Apple un bel Cyberluke Awards per un computer nuovo da mettere magari sotto l'albero: non l'ennesimo portatile ultrapiatto (belli, eh, ma sono stanco di essere considerato un senzatetto o un nomade, una casa e una scrivania ce l'ho, e di rattrapirmi le dita su una tastiera "condensata" o di perdere la vista su un display da quindici pollici, Retina o meno che sia, non ne ho voglia), non l'ennesimo iMac ancora più sottile (cosa vogliono fare, renderlo trasparente? benissimo, fatelo. Altrimenti, smettetela di perdere tempo, a nessuno importa di avere un iMac più sottile) e nemmeno un nuovo MacPro (per quello che faccio io, sarebbe solo potenza sprecata): no, a me sarebbe bastato un nuovo Mac Mini, con un nuovo case, più piccolo e più bello, con nuovi processori e con tutte le USB al loro posto.
E invece no, è passato un altro anno e abbiamo avuto invece 
1)un nuovo iPhone
2) WatchOS 3 e 
3) Siri ficcata a forza in MacOS.
Ora... che Apple abbia posto in secondo piano il business legato ai suoi computer è una cosa sotto gli occhi di tutti. Anche quelli di chi non vuole vedere e traduce ogni osservazione non platealmente entusiasta fatta a Cook e compagni come un attacco personale generato da odio immotivato e di parte (ed è incredibile quanta gente, in pieno 2016, ha ancora di queste radicate convinzioni).
Di certo, la disattenzione nei riguardi dei suoi computer da tavolo (considerato che ha appena rinnovato – di nuovo – la sua gamma di portatili) è un dato di fatto: gli iMac non sono stati aggiornati, il MacMini men che meno, e quello che dovrebbe essere il gioiello della Corona, il MacPro, è diventato quasi una barzelletta.
Senza stare a fare troppi giri, è evidente come Apple abbia già da tempo spostato il suo core business sui dispositivi basati su iOS, quelli con maggiore successo commerciale e sui quali ha (iPhone) ricarichi più alti: chiamala scema, direte voi, e difatti non la biasimo manco io... se non fosse che io sono un utente della "vecchia guardia", che ha iniziato a usare Mac dai primi anni novanta, e tuttora ne usa uno per lavorare, divertirsi e molto altro.
Oltre, s'intende, un paio di iPad e altrettanti iPod (che molti vedono già come un oggetto bello che estinto), ma, com'è che diceva quello spot?, toglietemi tutto ma non il mio Mac. O qualcosa del genere.
Sto usando un Mac Mini costruito nel 2012, acquistato giusto un paio d'anni fa e preferito a un modello più recente perché più performance e meno "blindato" (QUI trovate tutti i perché è i percome nel dettaglio), che, per ora, continua a rispondere ad ogni mia esigenza e a sgobbare sodo senza fiatare come ha fatto il MacMini che ho posseduto prima di lui (che, nel caso ve lo steste chiedendo, è tuttora in funzione senza mostrare il più piccolo cedimento, unità ottica a parte, che mi ha salutato un paio d'anni fa).
Ma, quando (non "se") arriverà il momento di pensare a una sua sostituzione, cosa mi propone Apple? Dei MacMini con Ram saldata (perché?), processori e schede grafiche datati e pensati per essere macchine usa e getta. I "soliti" iMac con gli schermi superlucidi che fanno tanta scena in televisione e al cinema ma che, finché il mio (magnificamente opaco) display Apple 23" continua a funzionare, mi offrono (indissolubilmente) qualcosa che già posseggo.
E, naturalmente, il MacPro.
Annunciato con le consueti fanfare nell’ottobre del 2013, e lanciato sul mercato due mesi dopo, il Mac Pro è tuttora uno degli oggetti più controversi usciti con sopra una mela morsicata.
Oltre che per il suo design (a me non piace, ed ero riuscito a immaginare almeno DUE sue varianti, ma c'è chi riesce a trovarlo bello) ha fatto parlare di sé per il suo discutibile rapporto qualità- prezzo: in poche parole, costa tanto, ma in quanto a prestazioni pure si trova di meglio... e a circa la metà del prezzo.
E non sono certo io a dovervi ricordare che, se la percezione di un certo oggetto è che sia troppo caro per quello che vale (cosa che non succede, ad esempio, nella percezione del prezzo d'acquisto di un iPhone) quell'oggetto resterà invenduto: proprio come accadde con l'Apple Lisa, che costava diecimila dollari (del 1984) o col Cube (1800 dollari del 2000). Nel mio lavoro quotidiano come designer e con agenzie pubblicitarie, studi grafici e laboratori di stampa, in questi ultimi tre anni ho visto grande riluttanza nel comprare il “nuovo” Mac Pro; invece, molti hanno deciso di tenere le vecchie macchine e aggiornarle, o comprare nuovi iMac o, laddove questi non erano abbastanza potenti, macchine Windows.
Cosa significherà, questo, a breve? Che Cook, che è uno che ha dimostrato che i conti li sa fa fare bene, concluderà che le vendite del Mac Pro non hanno raggiunto la quantità minima necessaria per continuarne la produzione, e si concentrerà sui nuovi iMac 5k (che forse troveranno un nuovo modo di renderli ancora più belli e ancora più inutilmente sottili) e i nuovi MacBook con quel plateale specchietto per gonzi che è la TouchBar (e se, arrivati a questo punto, avrete concluso che sono un volgare heater possiamo anche salutarci qui, perché dirò cose anche peggiori da adesso in avanti).


Parliamo cinque minuti di questa Touch Bar. È carina, vero? Ci passate il dito sopra e succedono cose.
Sostanzialmente, è un tipo diverso di input, trasportato di peso dai dispositivi iOS. E implica un supporto software che, chi vorrà restare nelle grazie di Apple, concederà, lasciando però al palo chi non possiede un MacBook... almeno, finché non verrà messa in commercio una tastiera con Touch Bar integrata, e, considerato che la nuova tastiera bluetooth Apple è stata presentata solo nel 2015 e il turnover di questi accessori è generalmente di tre/cinque anni, non prevedo una sua commercializzazione nell'immediato futuro, il che significa che, per un lasso di tempo che potrebbe rivelarsi fin troppo lungo, molti utenti non potranno usufruire delle nuove feature... ammesso che siano realmente tali e non lo specchietto di cui dicevo prima.

Insomma, la domanda è: cosa accadrà al Macintosh? Lascerà che i soldi li porti a casa iPhone (ma quanto può migliorare — e vendere — ancora, lo smartphone più popolare di sempre?) e si accontenterà del suo 9,5 per cento di quota "storica" o, magari con l'uscita di un nuovo MacOS (che non sarà quel Tiger con steroidi che altro non è che Sierra) si rinnoverà di nuovo e si (ri) imporrà come standard tra i professionisti della creatività, del video, della musica e del design?
E, se sì (come mi auguro con tutte le forze), come farà? Che strada percorrerà?
Ive, più che aggiungere una TouchBar con le emoticon e fare piazza pulita delle porte USB costringendo gli utenti a munirsi di ingombranti e costosi adattatori per continuare a lavorare finora non mi pare che abbia fatto molto altro.

Se ha qualcosa nel cassetto, è ancora là che aspetta... magari diventando vecchia nel frattempo. Microsoft ha già portato più avanti di Apple (e continua a portare avanti) l'interazione tattile con lo schermo, rendendo lentamente obsoleto qualsiasi altro sistema di input: il nuovo Surface Studio (ne ho parlato QUI) ne è una dimostrazione tangibile, e se non fosse per il prezzo ancora elevato, sono più che certo che nel 2017, sospinto da un'adeguata campagna pubblicitaria e supportato dalle software house, surclasserebbe le vendite di qualsiasi iMac vogliate mettere sullo scaffale.

Oppure Apple si è infilata in una specie di vicolo cieco (ben illuminato, intendiamoci, liscio e senza sporgenze) senza una vera idea su dove dirigersi per i prossimi dieci anni (e ora sto parlando anche di iPhone), ridefinendo — una volta di più — non solo modi di lavorare e vivere, ma anche i desideri della gente... come è riuscito, nel bene e nel male, a fare Jobs nella sua controversa ma di certo non indifferente parabola?

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