martedì 17 gennaio 2017

[Cyberluke Awards 2016]: Film


Praticamente inutile, in ultima analisi, sforzarsi di definire il miglior film dell'anno.
Se dovessi cercarlo, per dire, tra uno di quelli che mi sono piaciuti tanto da spingermi a comprarli in blu-ray, dovrei consegnare la medaglia d'oro a Batman v Superman o Zero Theorem, (sì, poco spazio da rimediare nello scaffale, quest'anno) ma sarebbe una vittoria falsata perché — semplicemente — al vecchio Bats sono affezionato e, almeno visivamente, la creatura di Snyder non mi è dispiaciuta per nulla, e quanto a Zero Theorem, nonostante la distribuzione italiana si sia accorta solo ora del gioiellino di Terry Gilliam, è un film ormai vecchio di tre anni.

Altri film mi hanno solleticato quel tanto che è bastato a scaricarli sul mio hard disk e nulla di più, e per tutti gli altri mi è bastata la visione in sala: sto parlando di circa un centinaio di titoli, poca roba se paragonata alla consueta quantità di pellicole che si guadagnano annualmente la distribuzione in sala (circa 1.200 solo nel 2016)... ma abbastanza, può darsi, per farmi un'idea di
a) dove sta andando il cinema e
b) dove sto andando io.

Per rispondere brevemente alla prima questione, mi pare più che evidente che, per l'ennesimo anno di seguito, Hollywood (ma non solo lei) sta giocando di rimessa, facendo scendere in campo (e finanziando, questo è il termine esatto) solo progetti dal rientro sicuro o quasi.
Il che significa (e spiega, se ancora ce ne fosse bisogno) la gran quantità di sequel, remake, reboot, spinoff e soggetti tratti da opere letterarie di successo.

Il resto, che poi è la proverbiale parte del leone, l'hanno fatta, una volta di più, le commedie, a partire da Zalone che si è portato a casa qualcosa come tre volte l'incasso di Episodio VII, ma anche il più raffinato Perfetti Sconosciuti (anche se, a gettare un occhio alle classifiche del box Office di fine anno è un caso isolato)... ma la commedia non è mai stato uno dei miei generi preferiti, quindi per svagarmi, anche quest'anno, ho dovuto sgomitare più degli altri.
Senza riuscire, a conti fatti, ad esaltarmi per un titolo in particolare, il che ci porta dritti al punto B: dove sto andando?


Diciamolo senza troppi giri di parole: ormai, anagraficamente, sto diventando un consumatore spettatore meno interessante per l'industria cinematografica.
Molti miei coetanei hanno famiglie intere a cui badare, più o meno numerose, e andare al cinema, tipo, una o più volte la settimana non rientra più nel loro lifestyle, come diciamo noi pubblicitari... ma non è certo solo una questione di tempo. Anzi.
Sembra banale, e probabilmente lo è, ma invecchiando crescendo si diventa più smaliziati, è quello che ci rapiva e ci faceva viaggiare fino a ieri oggi non ci basta più e ci appare ripetitivo e poco originale... molti sostengono che la qualità generale si sia colpevolmente abbassata, ma io sono più propenso a credere che siamo noi che abbiamo già visto e sperimentato un certo numero di esperienze visive e inizia a sembrarci tutto una replica di qualcos'altro.
Cosa che, per inciso, accade da sempre (ricordate il post sulla catena dei remake?), e non è iniziata certo con quelli della mia generazione: pensate, per dire, a tutti quelli che conoscete che quando è uscito il primo The Matrix non erano neanche nati o portavano il pannolino.
Ecco, Hollywood punta su di loro, e ai venti dollari che gli ballano in tasca per comprarsi il biglietto del nuovo blockbuster e di un bicchiere di Pepsi a cinque dollari il litro: non a me, non a voi (forse) che una volta al mese o poco più riuscite a schiodare dal divano e da Sky e investite due o più ore del vostro tempo per guardarvi qualcosa di nuovo (e quando lo fate, lo fate per Zalone o uno dei suoi epigoni, almeno a giudicare dalle cifre).

Detto ciò, cosa potrei salvare (e magari segnalarvi, nel caso vi fosse sfuggito), di questo 2016?

Parto dalla fine: Rogue One, il primo spin-off ufficiale di Star Wars uscito un mesetto fa, ha pienamente soddisfatto le mie aspettative: un film solido, funzionale, con la giusta dose di fanservice, perfettamente a metà tra un classico war movie e la saga sci-fi più popolare di sempre, visivamente all'altezza e coerentemente inserito nell'universo narrativo di Lucas.
Di Batman v Superman dissi già QUI, e a mente fredda lo giudico l'ambiziosa risposta di DC allo strapotere Marvel-Disney, con alcuni pregi (notevole sotto il punto di vista del concept design e degli effetti visivi) e altrettanti difetti (buchi di sceneggiatura, soluzioni narrative frettolose, minutaggio eccessivo).
Civil War, X-Men: Apocalypse e Doctor Strange mi hanno divertito, ma nulla di più. Cocenti delusioni sono arrivate da Independence Day: Resurgence (fiacco, slegato e, a tratti, involontariamente comico) e Inferno (un James Bond di serie B con coinvolto un Tom Hanks fuori tempo massimo per la parte), tanto da non essersi meritati neanche una recensione.
Ho recuperato in home video un interessante La corrispondenza di Tornatore, che dirige con ineccepibile eleganza formale Jeremy Irons e un'ispirata Olga Kurylenko in una storia d'amore tenuta in vita attraverso i media digitali.
Ho passato un paio d'ore veloci con Spectral, una produzione Netflix che va a braccetto con tutto un certo universo videoludico e film come Predator e Aliens, e ho riso di gusto col reboot di Ghostbusters, resomi più simpatico dall'essere un facile bersaglio per tutti gli haters del pianeta con tempo da buttare via.
Il tanto acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot  è un ottimo film, e per lui non mi sono risparmiato le lodi (QUI), ma, anche qui, non me la sento proprio di qualificarlo come il migliore dell'anno.
E quindi, mi appello al film che emozionalmente mi ha colpito di più e di cui, forse proprio per questo, sul blog non ho parlato.


Sully di Clint Eastwood
Proprio quando da un certo autore hai smesso di aspettarti il grande film, specie dopo due giganteschi passi falsi (almeno, per me) come Invictus e J. Edgar, ecco che ti arriva una zampata come Sully.
Una storia presa di peso dalla cronaca che chiunque farebbe fatica a raccontare in più di dieci minuti diventa un film di un'ora e mezza in bilico tra rigore compositivo e coinvolgimento emotivo, sostenuta da un Tom Hanks in stato di grazia e da un montaggio – rigorosamente non lineare – che potrebbe fare tranquillamente scuola per cineasti giovani e meno giovani.
Se l'avete perso, forse fate ancora in tempo a recuperarlo in sala (ed è di quelli che vanno gustati al cinema, nonostante rifugga da qualsiasi facile spettacolarità).

1 commento:

LUIGI BICCO ha detto...

Ecco. Andare al cinema, purtroppo, non fa più parte nemmeno del mio "lifestyle". Fino ad una decina di anni fa ero in una sala cinematografica un giorno si e l'altro pure. Oggi, per una questione di scelte e responsabilità, il mio rapporto con il cinema, come il tuo, è cambiato.
E il tuo discorso sul target di Hollywood non fa una piega.
Detto questo, per quel poco che ho visto, credo che il 2016 sia stato abbastanza poverello di idee. Qualcosina c'è stato, ma a conti fatti mi verrebbe da citare "Ave, Cesare" dei Coen o "Animali Notturni". Ma ripeto, ho visto davvero pochissimo e conto anzi di recuperare al più presto le cose che mi sono perso come "Sully" (e visto che l'hai impalmato anche tu, lo farò al più presto) o anche "The Arrival", "The Neon Demon" o "Hell or High Water".
Film Marvel e DC non ne ho visto manco uno. E a dire il vero non mi sono mancati davvero per nulla. Piccola delusione (ma minore di quanto mi aspettassi) per Star Trek Beyond.

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