giovedì 19 gennaio 2017

[Cyberluke Awards 2016] - Musica


In Italia, i Pet Shop Boys sono sempre passati per una band leggerina di canzonette da jukebox ed elettronica anni Ottanta (tipo tra gli Alphaville e Howard Jones), senza che sedimentasse praticamene nulla della loro originalità e raffinatezza... qualità per le quali nel Regno Unito sono una specie di istituzione, a cui si chiede di cantare alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, che compongono musiche per opere e balletti, i cui dischi vengono recensiti e celebrati da tutta la stampa (QUI, se vi va, l’articolo del Financial Times sull’ultimo cd, Super) e a cui viene data per quattro sere consecutive la Royal Opera House (la recensione sul Guardian del concerto inizia chiamandoli arty intellectuals celebrating more that 30 years’experience of applying recherché ideas to the popsphere).

Eppure, eccoli lì, a fare finta che il tempo non passi, anzi, a fare finta che il tempo non esista, perché i loro dischi sono, praticamente da sempre, fuori dal tempo, fuori dalle mode, come un completo nero, come un maggiolino Volkswagen, come una crostata di albicocche.

Super, la cui copertina sembra gridare ai grafici di tutto il mondo "Ahahahah andate affanculo, idioti" (e che ora, dopo mesi che la guardo, mi pare perfettamente compiuta e quasi geniale), è il loro tredicesimo lavoro (ci sono poi un fottìo di singoli, remix, cover, b-sides e raccolte, a incasinare la discografia), e riesce ad essere, dalla prima all'ultima traccia, l'ennesimo Pet Shop Boys song album, con quel dosaggio calibrato alla perfezione di melodie venate di malinconia — e, dove invece i BPM si fanno sotto, di decadenza annunciata — e di testi infoltiti di citazioni dotte, name-dropping, allusioni a Francis Scott Fizgerald, Gerard Richter o Anthony Trollope e satire sulla politica e sulle celebrità.


Super
dei Pet Shop Boys
12 tracce, 46' 33"

Dodici canzoni che sono quasi un proclama di non-cambiamento, nel senso che non stiamo andando da nessuna parte, che anche se cambiamo lavoro, taglio di capelli e lunghezza dei pantaloni gira e rigira siamo sempre gli stessi, ci emozioniamo sempre con le stesse cose, ci basta quella sequenza di basso per mettere in moto le gambe, ci basta un po' di spazio sul pavimento per ballare con le braccia alzate, ci basta fare finta che là fuori le cose non vadano sempre peggio. Cioè uguali a dieci anni fa, o a venti, o trenta.

Non è il loro disco migliore, è vero... ma contiene almeno cinque pezzi davvero buoni, un paio ottimi più un'autentico gioiellino nascosto. Il che è molto, molto di più di qualsiasi altro disco possiate aver visto comparire quest'anno sugli scaffali. 
Non vi chiedo di provarlo, perché tanto so bene che la musica è una roba personale e se non sono riuscito ad accendervi una scintilla di interesse per Tennant e Lowe in tutti questi anni, non credo accadrà adesso... ma, per dimostrarvi che so e voglio uscire dal mio recinto, vi segnalo altri tre dischi usciti lo scorso anno che, se classificassi Super fuori concorso, potrebbero tranquillamente aspirare al Cyberluke Award 2016 per la musica:

You Want It Darker
di Leonard Cohen
9 tracce, 36' 09"

Tra i (tanti) altri, lo scorso 7 novembre ci ha lasciati anche Leonard Cohen, non prima di consegnarci in ereditàYou Want It Darker, un disco che mette i brividi e costruito attorno la sua voce, un disco che è un congedo consapevole e accorato, una coperta nella notte, una fiamma che si spegne nel buio. Da ascoltare assolutamente.



22, A Million
dei Bon Iver
10 tracce, 34' 10"
È il terzo disco della band del cantante americano Justin Vernon, che finalmente osa (e senza riserve) col vocoder, usato, anche se potrebbe sembrarvi impossibile, con tale poesia e intensità che non potrà lasciarvi indifferenti.
Il difetto più grande di questo album? Che James Blake ne aveva fatto uno praticamente identico già cinque anni fa. Ma toglie poco.




The White Side, The Black Side 
dei Project-To
12 tracce, 61' 51"
E se finora, queste vi sembrano scelte fin troppo mainstream (almeno, per uno come me che nelle zone alte di classifica non ha mai bazzicato troppo), permettiate che vi segnali questo progetto all-made-in-Italy, formato da Riccardo Mazza (sperimentatore e studioso del suono), Laura Pol (fotografa e videomaker) e da Carlo Bagini (pianista e tastierista).
Si chiamano Project-To, sono torinesi e hanno fatto un disco d'esordio bellissimo.
The White Side, The Black Side è un doppio CD  che è il punto culminante di un progetto più ambizioso che per essere goduto al meglio andrebbe vissuto durante il loro live set... ma, andando per le spicce, è un magnifico esempio di come in Italia ci sia gente capacissima di produrre un album di musica elettronica (e, all'occorrenza, danzereccia) di prima qualità.
Stare a raccontare la musica è sempre un compito ingrato, così vi invito a cliccare QUI e su una qualsiasi delle tracce dell'album (Look Further, tra le tante) e ditemi se questi coraggiosi giovanotti hanno una singola cosa da invidiare a gente come i Chemical Brothers, Underworld o Ancient Methods. 

Avremmo finito, ma proprio ora che ho parlato di You Want It Darker non posso non spendere qualche riga per l'opera ultima di David Bowie, che al pari di Cohen regala al mondo un testamento senza pari: la sua Lazarus è una meravigliosa ballad Cure-style, con basso rotondo, chitarra in power chords stoppati e un sax di quelli che sembrano accarezzarti l'anima ma in realtà la stanno facendo a brandelli.
E poteva anche essere il disco dell'anno, se non fosse che ho preferito chiudere con un bagliore di speranza: anzi, sapete che c'è?, rimetto su Super e faccio finta che non sia successo niente, che sia ancora sabato sera e siano le dieci.
Una notte intera per ballare.
Lunedì è lontanissimo e inconcepibile.

1 commento:

Uapa ha detto...

Super dall'inizio alla fine e, da Italiana in trasferta in Inglesia, è vero quel che dici: qui non passano inosservati, anzi, gli vengono dedicate trasmissioni su trasmissioni.
No, non sono "solo canzonette"!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...