giovedì 26 gennaio 2017

Le 15 serie TV del 2016 (in breve).


Di come e perché, per quello che mi riguarda, Westworld sia uscita trionfatrice dalle serie televisive del 2016, ho già scritto QUI, in occasione dell'assegnazione dei consueti Cyberluke Awards.
Naturalmente, per parlare di un vincitore, bisogna assaggiare un po' di tutto. Ho provato a iniziare a vedere parecchi nuovi prodotti cercando di farmi un'idea di dove e come sarebbero andati a parare già intorno alla terza-quarta puntata (la vita è breve e io spreco già troppo tempo), e alcuni di questi si sono fatti guardare fino alla fine (e sono tutti quelli oggetto di questo post).
Forse conoscete qualcuno di questi show, o magari altri ve li siete persi (e avrete fatto anche bene, non si può passare la vita attaccati davanti uno schermo televisivo), e leggere i miei commenti potrà aiutarvi a capire se c'è qualcosa che vale la pena recuperare o, magari, consigliare a qualcuno... o anche soltanto per conoscere le mie impressioni.
Visto a quante cose può servire un post come questo? E poi dicono che i blog non servono più. Tzé.

Mars, stagione autoconclusiva
6 episodi di 45 minuti (National Geographic)
National Geographic si lancia nel mondo delle TV series e lo fa a modo suo, proponendo il docu-drama, format che si incontra esattamente a metà tra documentario e fantascienza di conquista classica. Prese da sole, probabilmente le due cose non funzionerebbero altrettanto bene quanto riesce invece a fare questa serie che vive – più che delle interpretazioni e delle caratterizzazioni dei protagonisti – dei magnifici panorami marziani, della colonna sonora da brividi e degli interventi di scienziati, astronauti e biologi che ne costituiscono la vera spina dorsale.

Marseille, stagione Uno
10 episodi di 45 minuti (Netflix)
È stata liquidata dai più come l'House of Cards europea, con meno soldi e meno star nel cast.
A me, che gli intrighi politici hanno sempre preso poco, ha catturato fin dal primo episodio. Va anche detto che senza la presenza di Depardieu, probabilmente non mi ci sarei mai accostato, ma tutto sommato non sono state ore sprecate (il vecchio leone riesce a riempire e bucare lo schermo).

11.22.63 stagione autoconclusiva
8 episodi di 60 minuti (Hulu)
La serie tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King (il suo migliore, dopo The Dome, del nuovo, rinnovato corso dello scrittore) ne mutua pregi (l'idea di base davvero fulminante) e dIfetti (tutta la parte centrale che rallenta e si "siede" su se stessa) e conta tutta sulle spalle di James Franco per arrivare in buca... quindi, se non vi piace l'attore, lasciatela pure perdere.

The Man in the High Castle, stagione Due
10 episodi di 60 minuti (Amazon)
Non è riuscita neanche nel 2016 a diventare la serie dell'anno... anche se potenzialmente avrebbe potuto. Ma, nonostante il sempre più evidente scollamento dal romanzo di Dick, coi suoi personaggi superbamente tratteggiati, la cura maniacale di dettagli di scena, costumi, ambientazioni e scenografie e uno dei presupposti distopici più inquietanti immaginabili (la Germania nazista che vince la Seconda Guerra Mondiale e si spartisce gli stati Uniti con l'alleato Giappone) è una di quelle serie che dovete guardarvi per forza.

Timeless, stagione Uno
10 episodi di 45 minuti (NBC)
Prima che lo diciate voi: Timeless è una serie leggerina leggerina, senza pretese e senza grandi ambizioni, pensata, scritta e girata per fornire quarantacinque minuti di intrattenimento vecchia maniera: trama fortemente verticale, condizionata – forse – dall'essere fin troppo "americana" (ogni episodio si rifà a un accadimento della storia di quel Paese), senza troppo dispendio di mezzi (ma neanche così fastidiosamente al risparmio) e con un cast di protagonisti che fa simpatia fin dal primo episodio. E poi, ci sono i viaggi nel tempo, che a sbagliare con quelli è veramente difficile.
Non ci avrei scommesso, ma Timeless, che nel mio caso si è lasciata guardare più che volentieri, si è guadagnata pure una seconda stagione.
Dove sono i miei popcorn?

Daredevil, stagione due
13 episodi di 45 minuti (Netflix)
La serie cerca in ogni maniera di alzare l'asticella rispetto la prima, eccellente stagione (ne parlai QUI), riuscendoci solo a metà. In generale, trovo sia stata appensantita da un'eccessiva decompressione narrativa che ha impedito di decollare veramente, pur tratteggiando un Punisher finalmente all'altezza (Elektra finisce col fare la figura della comparsa, nonostante l'ampio minutaggio a lei riservato) e confezionando alcuni episodi assolutamente dirompenti. E, comunque la si voglia girare, rimane la migliore cosa tratta da un fumetto Marvel che sia mai stata mostrata in televisione.

Westworld stagione Uno
10 episodi di 60 minuti (HBO)
È all'altro estremo di Timeless: ambiziosa, pregna di spunti di riflessione, filosofica, strafiticata.
Una serie scritta e pensata per intrigare e far pensare (e discutere), che rifugge dalle facili spettacolarizzazioni (e, anzi, a tratti si prende il lusso di rallentare il ritmo a livelli soporiferi) riuscendo ad essere allo stesso tempo intrattenimento raffinato e di massa.
Una delle mie preferite dell'anno, complice anche un cast superlativo (immenso Hopkins, ma che ve lo dico a fare).
Le mie impressioni sulla season premiere le trovate QUI.

Colony, stagione Uno
10 episodi di 45 minuti (USA Network)
Passato semi-inosservato, Colony è uno show onesto e solido, che non scopre tutte le sue carte alla prima stagione, girato con evidenti limiti di budget ma prestazioni attoriali più che buone e scritto con grande, grande cura e attenzione allo spettatore, che non ha, letteralmente, il tempo di annoiarsi.
Pensavo che dopo roba come Falling Skies o Revolution non avrei più voluto sentire neanche la puzza di family drama in una serie sci-fi, ma, sappiatelo, in Colony funziona alla grande.
QUI la recensione.

Humans, stagione due
8 episodi di 45 minuti (AMC)
È il bizzarro caso di un remake inglese di una serie (svedese) ampiamente inferiore all'originale, e difatti lo scorso anno l'avevo stroncata senza pensarci troppo. Eppure, quest'anno non ho resistito alla tentazione di buttare un'occhiata alla season two, che, altra bizzarria, è parecchio superiore alla prima, ha una sua dignità e, soprattutto, una sua identità distinta da Akta Manniskor (ad avercene di nuovi episodi...) che me l'ha fatta iniziare e finire piacevolmente in un paio di giorni.
Qualcuno si stava chiedendo che fine ha fatto Carrie-Ann Moss?
È qui dentro.

Black Mirror, stagione tre
6 episodi di 60/88 minuti (Netflix)
Lo dico in fretta, così mi tolgo anche questo dente: Black Mirror è diventata un pelo meno cattiva e meno originale di come la ricordassi (al netto del letale Special White Christmas). I sei episodi sono piuttosto ben scritti e godono di una messa in scena di prima qualità, ma (a parte il primo, geniale Nosedive), quale per un motivo quale per un altro, mordono meno forte di uno qualsiasi degli episodi delle due stagioni precedenti.
Tuttavia, anche solo come erede di The Twlight Zone, resta uno show di gran classe, e va assolutamente visto.

The OA, stagione Uno
8 episodi di 30/60 minuti (Netflix)
Non è una serie di fantascienza. Non è un dramma psicologico. Non è un mistery. Ma, a seconda di come la si guardi, lo è (anche). Ha una sceneggiatura a tratti bellissima e a tratti imbarazzante. Alcune sue puntate non arrivano alla mezz'ora, altre sono lunghe più del doppio. Mortifera. Gira spesso a vuoto. Eppure... eppure è una serie di grande fascino e potenza.
Mai banale, coinvolgente (a modo suo), ma non per tutti. Fate un tentativo.


Stranger Things, stagione Uno
8 episodi di 50 minuti (Netflix)
Quasi tutti quelli che conosco e che l'hanno vista si sono stracciate le vesti per quest'operazione furbetta e ruffiana dalla prima all'ultima inquadratura e trovata scenica. Evidentemente, ha quel quid che è mancato a Super 8 ma che a me non ha colpito dove e come avrebbe dovuto nelle intenzioni degli autori.
O magari, più semplicemente, sono diventato fin troppo vecchio anche per Stranger Things.
Detto questo, è un serial realizzato con grande mestiere, e se vi tocca le corde giuste, lo amerete alla follia.


Happyish, stagione unica
10 episodi di 30 minuti (Showtime)
È una serie adorabile. Scritta con rara intelligenza e messa in scena con maestria.
E, dopo averla vista, non riuscirete più a pensare alla pubblicità e alle sue dinamiche con gli stessi occhi. Tanto humour sofisticato, ironia a badilate e interpretazioni eccezionali.
Non si è guadagnata una seconda stagione, quindi dovrete farvi bastare questa. Ma, arrivati in fondo (e ci arriverete in un attimo) vi troverete a volerne ancora. QUI trovate la recensione.


Gomorra, stagione due
12 episodi di 50 minuti (Sky Atlantic)
Dopo un anno in cui Sollima ha raccolto consensi unanimi con la prima Gomorra e ha mandato in sala Suburra, nel 2016 alza definitivamente la testa e ripete il miracolo confezionando una seconda stagione altrettanto solida, tesa e ad alto tasso emotivo, e tutto questo senza replicare quasi nulla della prima. Non solo la migliore serie italiana dell'anno, ma anche quella più spendibile oltreconfine.


Wayward Pines, stagione due
10 episodi di 45 minuti (Fox)
Il trucco alla The Village era ormai stato scoperto a metà della prima stagione, e onestamente, a sottrarre Matt Dillon dall'equazione, di appeal non ne resta poi tanto in questa second season, che ho seguito fino in fondo giusto per vedere se riservava un colpo di coda. Non c'è stato.
Vi direi di risparmiare il tempo ma se siete proprio nostalgici della prima stagione, fate un tentativo.
Come ho fatto io.

3 commenti:

Pietro Sabatelli ha detto...

Di queste 15 solo 6 viste, comunque più o meno concordo con te nelle singole valutazioni ;)

Davide Mana ha detto...

Molte mi mancano per asenza di Netflix da queste lande desolate, ma io prendo nota.
Mi permetto di suggerire "The Expanse" e "Into the Badlands", così, per passare il tempo ;)

Allez ha detto...

Ottimo post, utilissimo. Concorso pienamente su Westworld.

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