venerdì 28 aprile 2017

[recensione]The Circle


Di The Circle, prima che scadesse l'embargo che impediva di parlarne prima della sua uscita ufficiale (oggi), su Facebook ho scritto brevemente: è un film che cambierà il vostro rapporto con Facebook.
Magari per qualcuno, almeno.
Magari per qualche giorno.
Ma poi, ci si dimentica dei segnali d'allarme lanciati, e ci si riadagia nella consuetudine della condivisione e della consultazione di frammenti e scampoli di vita propria e altrui. Perché è esattamente così che avvengono, oggi, le rivoluzioni: non con gli attentati e con gesti eclatanti, ma un pezzetto alla volta.
Man mano, pezzetto per pezzetto, abbiamo barattato la nostra privacy con altre cose: il lampo effimero di un riflettore sulle nostre vite, una manciata di like qua, un commento di là, un certo numero di followers, un certo numero di "amici", un certo numero di di condivisioni.
Che più sono, più siamo felici. Non negatelo.
Man mano, pezzetto per pezzetto, abbiamo costruito un io digitale, un riflesso migliorato di noi stessi per appagare il nostro bisogno di approvazione e di interesse da parte del mondo, al prezzo di raccontare — potenzialmente a un numero incredibile di perfetti estranei — cosa facciamo, dove andiamo, quello che mangiamo. In tempo reale. Sempre. Un prezzo che non ci accorgiamo neppure più di pagare, perché lo pagano anche tutti gli altri e quindi non ci fa impressione.
Un prezzo che non ci appare caro per nulla, perché ci stanno dicendo che la privacy è roba vecchia, roba del secolo passato, che è inutile e persino sbagliato difenderla tanto strenuamente, che non ne vale la pena. Anzi, di più: che è sbagliato.
Che se ci tieni così tanto, forse hai qualcosa da nascondere.
Che se non condividi, sei tu quello strano. Che stai togliendo qualcosa a qualcuno.
Che sei nel torto, o, comunque, stai facendo parte di una minoranza sempre più esigua, e lentamente — un pezzetto alla volta — finirai ai margini della società.


The Circle, però, va oltre.
E ti prende con una sua logica perversa, riassumibile, grossomodo, in una sola affermazione: se sai di essere osservato, ti comporti meglio.
Ne consegue che se tutti osservano tutti, tutti ci comportiamo meglio. E viviamo in una società migliore. Una vera democrazia, dove nessuno, a cominciare dai potenti, può commettere abusi, ingiustizie, crimini o anche solo lasciare alzata la tavoletta del cesso senza che tutti lo vengano a sapere.
Sembra figo, vero?
Ora, immaginate che tutti possano leggere le vostre email. I vostri messaggi, le vostre chat, guardare cosa avete sul vostro computer, il vostro tablet, il vostro smartphone. Che la vostra cronologia Internet sia pubblica e consultabile da chiunque. 
Di più: immaginate che qualcuno metta in commercio delle webcam, talmente piccole che possono mimetizzarsi nell'ambiente. Talmente economiche e del tutto anonime che potete acquistarne una dozzina e sistemarle, senza alcun permesso, dove vi pare e piace. 
Potrete di certo usarle per centinaia di ottimi fini: la vostra sicurezza e quella di chi amate, un'informazione non filtrata e immediata, e molto altro ancora. 
Ma anche per migliaia di pessimi scopi.
E il punto è proprio questo: che ogni medaglia, signori, ha il suo rovescio.
E per gran parte del film, la protagonista, proprio come noi, non è che non lo veda. È che prima si sforza di abituarcisi per non restare tagliata fuori, poi perché fa finta di non vederlo, poi perché ci si abitua e non ci pensa più, poi perché il rovescio diventa il diritto.
E la rivoluzione è compiuta.
D'improvviso, viviamo in un acquario e non riusciremmo più a tornare nel mare.
O anche no.
E questo (oltre ad alcuni dialoghi ben scritti e un efficace commento sonoro) è quanto troverete di buono nel film, e non è poco, sia chiaro.
Quello che c'è di meno buono è uno svolgimento convenzionale, prevedibile, senza nessun particolare guizzo stilistico. Una presenza di lusso come quella di Tom Hanks che ormai si è capito che si spreca solo per un certo tipo di pellicole e in altre lavora col pilota automatico. Una Emma Watson che sembra capitata lì per caso. Scivoloni nella sceneggiatura, incoerenze e svolte narrative al limite della credibilità.
Ma, alla fine della fiera, il giudizio è positivo.
The Circle dice qualcosa di più di una puntata di Black Mirror?
No. Ma è anche vero che Black Mirror è una grande serie, e quindi, anche se il film si porta dietro — sempre — un taglio televisivo che non lo fa volare alto più di tanto, merita di essere visto.
Perché comunque fa pensare, suggerisce, indica, suggestiona. E, a volte, fa paura. 
Purtroppo, non abbastanza a lungo.

3 commenti:

Glauco Silvestri ha detto...

Da quello che ho letto in giro, il film è piuttosto deboluccio rispetto al romanzo da cui è tratto. Chissà! Non ho letto il libro, e non so se vedrò il film...

Samantha Baldin ha detto...

Il film m'interessa molto. Tutti i film che ormai parlano di social hanno un retrogusto amaro, come le finte leggi sui cyberbulli e gli "odiatori"; si potrebbero fermare con uno sciocco di dita, eppure non si fa nulla di serio. FB e gli amichetti della valle hanno cambiato la vita di tutti senza chiedercelo. E la chiamano democrazia. Ti obbligano con la subdola visibilità e con giochini "mentali" come quello del controllo della sicurezza per avere il tuo numero di cellulare per farti addentrare sempre più e per sapere di te sempre più. E' morboso! Temo il giorno in cui vorranno il mio sangue per accedere a Fb :D ... appena vedo il film, ti dirò. Intanto grazie per le tue riflessioni. :)

Ariano Geta ha detto...

Visto ieri. In effetti ha uno svolgimento senza sussulti, però il messaggio che manda è chiaro. Io ho già fatto la mia scelta...

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