giovedì 10 agosto 2017

Trans. Europe. Express.


Quanto è frammentato The man Machine, tanto è coeso e univoco Trans Europe Express.
Laddove The man Machine ci presenta sei tracce indipendenti e auto conclusive – scintillanti macchine perfette, peraltro – Trans Europe Express è, al massimo, due unici, lunghi movimenti separati dalle due facciate del disco: da un lato, ventiquattro minuti e tonnellate di metallo pesante e oliato alla perfezione che incede immutabile dall'inizio alla fine, una fusione di macchina verniciata di rosso e strano romanticismo mitteleuropeo incasellata nei beats di una drumachine che ha bisogno solo di essere avviata da un interruttore con un gesto umano – l'unico – per poi procedere senza variare o perdere più un colpo anche passando per l'interludio di Abzug e Metal on Metal.
Unstoppable.
Mai monotona.
Familiare.
Rassicurante come sa esserlo solo una macchina.
Permeata di vibrazioni ed emozioni squisitamente umane, sommessa ed assoluta, che taglia come burro il paesaggio dell'uomo, indifferente e affilata come un ago di lucente acciaio brunito.

So che le definizioni capolavoro assoluto et similia sono ampiamente abusate, in questo e in moltissimi altri campi, ma nel caso di Trans Europe Express, come diciamo qui nella capitale... fateve servì.
Questo è un disco storico, una pietra angolare della musica moderna, una gemma sfaccettata che non vi stanca mai quando la guardate e un punto di riferimento.
È un classico e come tale non morirà mai.
Fatevi un favore e mettetevi le cuffie.

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