lunedì 18 settembre 2017

The Black Case.

Oggi vi segnalo questo. La CGI non è probabilmente al livello degli Oats Studios di Blomkamp, ma è a comunque un discreto livello, la fotografia è più che buona e l'atmosfera vintage funziona sempre.
Investiteci sette minuti del vostro lunedì.

sabato 16 settembre 2017

Cinque copertine di Alien Covenant migliori di quella ufficiale.

Esce in questi giorni nei negozi e negli store digitali Alien Covenant.
Lo riconoscete dalla copertina riprodotta qui sopra.
Che, per inciso, non è che un fotogramma tratto dal film col titolo scritto sopra.
Io, sia come amante della saga che come designer, penso che si poteva e si doveva fare di più, e così vi propongo non una, non due, non tre ma – signore e signori, mi voglio rovinare – cinque copertine diverse.
Tutte migliori di questa banalità, a mio avviso.
Eppure, noi progettisti non siamo professionalità così care. Mah.






venerdì 15 settembre 2017

Terminal War: Magellan

Se sei uno che sapeva scrivere come Altieri, te ne puoi anche fregare della storia che stai scrivendo.
Se sei uno che si è inventato, costruito e perfezionato uno stile talmente efficace, più moderno del postmoderno, asciutto ma barocco, descrittivo ma astratto, ripetitivo ma sempre diverso, gravido di tecnicismi ma che scorre via come acqua fresca come quello di Alan D. Altieri... allora puoi anche scrivere un romanzo, o — di più — una trilogia intera (di cui non ho idea se ne avesse buttato giù abbastanza perché un editor riesca ad assemblare anche il terzo, e conclusivo capitolo) che, in sostanza, non racconta proprio niente di nuovo.

Laddove Juggernaut descriveva l'ennesimo scenario postapocalittico – con le ennesime milizie, le ennesime devastazioni urbane e suburbane, l'ennesimo virus sterminatore e gli ennesimi guerrieri che se le davano di santa ragione, in Magellan troviamo l'ennesima missione interstellare, l'ennesima astronave pilotata da un'AI fin troppo umana, con l'ennesimo carico di stereotipi umani e gli immancabili alieni malvagi che faranno strage dell'equipaggio.
Tutto come da copione.
Solo che a raccontare c'è (c'era) un autore capace di mescolare nella stessa frase tempi verbali lontanissimi con un'eleganza che levati, di evocare immagini dirompenti usando sempre gli stessi cinque aggettivi, di imbastire dialoghi che probabilmente in un film funzionerebbero malissimo ma che, in questo strano ecosistema di carta stampata e suggestioni da poco prezzo, non perdono un colpo.

Magellan, per quanto mi riguarda, è andato giù molto più liscio di Juggernaut, forse perché io, con le ambientazioni postapocalittiche, mi ci prendo poco e niente... ma fatemi salire a bordo di una wannabe Sulaco e vi seguo fino all'ultima pagina.

Magellan, di Alan D. Altieri
Editore: TEA, maggio 2017
Pagine: 252
Prezzo: 15 euro

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...