venerdì 28 giugno 2019

Inizio io.

Gaudì è l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni.
Artefice ed eroe di un intero mondo composto – in percentuali sempre variabili – da intuito, ragione e ispirazione religiosa.
Un vero peccato che nessuno abbia ancora dedicato un film alla sua vita o – meglio ancora – una miniserie televisiva. Io, giusto per fare il mio, ho buttato giù questa locandina.
Ora manca solo qualcuno che scriva la serie, la giri, la produca e la metta su Netflix.

mercoledì 26 giugno 2019

Il nuovo Mac Pro.


Un'opinione precisa sul nuovo Mac Pro, onestamente non me la sono ancora fatta.
Da tempo, ormai, mi trovo a lavorare con macchine sufficientemente reattive (dove per sufficientemente reattive intendo che dò un comando e quella lo esegue istantaneamente o comunque nell'arco di pochissimi secondi, il che, per quanto mi riguarda, è la stessissima cosa) da non avvertire il bisogno di qualcosa di più potente o veloce, quindi né questo né le precedenti macchine Pro targate Apple rientrano in una mia ipotetica wishlist... ma ogni volta che da Cupertino arriva un aggiornamento hardware così sostanzioso, drizzo le mie antenne e cerco di dare un'occhiata più approfondita.
Di certo avrete già letto di tutto sulla nuova workstation Apple (in vendita il prossimo autunno), e magari avrete anche conoscenze tecniche superiori alle mie... quindi non starò qui a farvi copiaincolla di cartelle stampa o di commenti di tanti altri esperti (o supposti tali).
QUESTO, a mio avviso, è un articolo che offre qualche spunto interessante – e vi invito a dargli una scorsa – ma potete trovare parecchi altri pareri in giro, e pian piano costruirvi un'opinione vostra.
Un veloce commento al design, se vi va, posso farlo: lo trovo parecchio discutibile, anche se, nel 2003, rimasi scioccato dalla scocca d'alluminio traforato del Macintosh G5 per poi ricredermi lentamente (ma forse il termine esatto è assuefarmi, e comunque ci vollero anni e anni).
Il "vaso da fiori" non mi convinse mai, pur apprezzandone l'estrema pulizia, e l'iMac Pro... beh, è un iMac antracite. Bello, ma – sostanzialmente – un iMac pompato all'estremo (e con una precisa data di scadenza) che non introduceva nessun concetto nuovo.
E questo?
Questo recupera alcuni paradigmi del passato di Apple (nessuno l'ha citato, ma la maniglia superiore con cui esporre tutta la componentistica interna è praticamente identica a quella del G4 Cube, ed è impossibile non pensare alla griglia d'aerazione del vecchio G5 osservando il frontale di questa macchina), e mantiene la consueta, maniacale cura del dettaglio... ma la mia impressione è che il risultato finale sia inferiore alla somma delle sue parti.



Jonathan Ive, che, una volta di più, ha messo al sua firma su questa macchina afferma che "è stata la nostra preoccupazione per l'utilità e la funzione a definire il design del Mac Pro", il che non potrebbe suonare più giusto... ma temo che nel processo, questo abbia perso la semplice, pulita, minimale bellezza che una volta vedevo in ogni computer con la mela stampigliata sopra.
Potete dirmi nei commenti cosa ne pensate, se credete, ma intanto vi lascio con questo esercizio di stile del designer Hasan Kaymak, che nel suo concept ha cercato di catturare il meglio delle edizioni del Mac Pro del 2006 e del 2013.


Il Mac Pro 2020 di Hasan non si discosta dalla silhouette di Mac Pro 2019... anzi, la abbraccia e adotta il colore nero del Mac Pro 2013. Il cambiamento più evidente è l'assenza del discusso pattern circolare della griglia frontale e posteriore, che Hasan ha sostituito con motivo molto più tradizionale ma non per questo meno elegante, mentre ha rinunciato al meccanismo di blocco con maniglia nella parte superiore: anziché sporcare una superficie pulita, ha puntato su un meccanismo di apertura molto più discreto, prevedendo la possibilità di rimuovere  la parte superiore del case premendo verso il basso le aste in acciaio inossidabile sulla parte superiore.




Honorii Ponteficis Evocatio

Puoi crescere ed evolverti quanto vuoi, ma i tuoi punti di riferimento restano gli stessi (o magari: se ne possono anche aggiungere di nuovi, ma i mostri sacri come Dave McKean non li smuove niente e nessuno).

martedì 25 giugno 2019

10

Che questo blog – assieme a migliaia di altri, se è solo per questo – sia avviato ormai da un bel pezzo lungo la triste via dell'autoestinzione, credo che ne siamo accorti tutti. I blog, come i forum prima di loro e prima ancora le BBS, sono vittima di un processo evolutivo nella storia della comunicazione che non fa sconti – ma un mucchio di vittime, portando l'attenzione (sempre più frammentata) su altre strade, altri canali, altre piattaforme: il solito Facebook, Twitter, Snapchat o Instagram o, volendo, Tumblr.
Piattaforme che, da quando sono nate, hanno subìto pure loro mutamenti ed evoluzioni, e alcune sono già in odore di declino.
Insomma, i tempi cambiano, e noi con loro, e anche io, che una volta investivo anche due ore al giorno per mantenere aggiornato il blog con contenuti di qualità, oggi non ne sarei più in grado: sarei semplicemente fuori tempo massimo... e il nostro tempo è stato risucchiato via da questo e da quello.
E, se l'idea era quella di far sentire la propria voce, ci sono posti molto più affollati dove salire in piedi sulla propria cassetta di frutta virtuale e iniziare a parlare. Qui, non c'è più nessuno.
O quasi.
Oggi, sono tornato qui a cercare delle vecchie robe, e ho notato il contatore degli accessi: segnava dieci.
Dieci.
Dopo mesi dall'ultimo aggiornamento, dieci persone sono venute qui a dare un'occhiata. Magari a leggere vecchi post, magari per vedere se per puro caso Cyberluke – un nickname che neanche uso più, ormai – aveva postato qualcosa di nuovo, magari sono arrivate qui tirate dentro da una keyword recuperata da una ricerca Google.
Non so perché siete passati di qui, amici, ma grazie.
Siete gli ultimi degli oltre mille (mille!) visitatori giornalieri che, ai tempi d'oro, popolavano con regolarità questo blog, lo rendevano una cosa viva, con un senso. Oggi non è più così, mi spiace.
È un pezzo di me che è stato relegato lentamente in soffitta, ma scommetto che anche voi, nel frattempo, siete cambiati.
Dieci di voi, però, sono ancora qui... o forse siete visitatori completamente nuovi, o tra i pochi che ancora non si sono piegati a Facebook, non lo so e non voglio neanche saperlo.
Se vi va, restate pure. La porta è aperta, per voi.
L'archivio (seppur devastato dall'assurda decisione di Dropbox di non consideare più "pubbliche" le immagini caricate in una cartella definita "public") è ancora qui.
Se commentate, cercherò di rispondere (ma già era difficile ai bei tempi ammucchiare commenti).
Se vi interessa ancora quello che faccio, penso, scrivo e desiderereste aggiornamenti più frequenti, però, potete trovarmi su Facebook. Sono un tizio snob, ma non così snob da fare finta che i social network non esistano e non abbiano un ruolo importantissimo nelle nostre vite.
Certo, potremmo farne a meno... come potremmo fare a meno di uno smartphone, di una casella email, di una carta di credito, eccetera eccetera. Si può fare, ma è una faticaccia.
Io mi sono arreso già qualche anno fa... ma ogni tanto, rientro qui, apro le tapparelle faccio prendere un po' d'aria. E ripenso agli anni duemila, anzi, gli anni Dieci, ché qua tra un po' entreremo nei nuovi anni Venti.
Che chissà cosa ci riservano.
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