martedì 30 luglio 2019

Roba che non serve a niente. Ma che è così figa.


Che qualche volta comperi roba assolutamente inutile ([i-nù-ti-le] agg. Che non serve perché superfluo, inefficace o inutilizzabile) non è esattamente una novità per me – anni fa ci creai apposta la tag che trovate in fondo il post – ma diciamo, ecco, che sono in buona compagnia, giusto?

Il fatto è che ogni tanto ti passa sotto gli occhi della roba come questa, tipo il numero 50 di Electronic Sound, magazine britannico dai testi ben curati, bel design e ottime fotografie (copia cartacea a 5 sterline, PDF scaricabile a tre) che ha la bella idea di ripubblicare una versione estesa dell'intervista con Karl Bartos rilasciata nel 2013 in occasione dell'uscita del suo Off The Record... stavolta accompagnandola a un singolo da sette pollici con due tracce tratte dal suo album (Without A Trace Of Emotion e Vox Humana).
Il sette pollici non è in vendita nei negozi, ha una copertina apribile esclusiva (che adoro) e un poster.
Ed è andato esaurito nel giro di pochissime settimane.
Non ho idea se diventerà un pezzo da collezione o meno (sono uscito da anni dalle logiche perverse del collezionismo), ma la cura editoriale e il design erano davvero alti, così mi sono messo a cercare su eBay... e ne ho trovato una copia offerta da un venditore in Spagna, ancora sigillata, al prezzo di una cena in pizzeria.
Per ottenere una rivista che probabilmente leggerò una sola volta, comprendendo grosso modo il sessanta per cento del contenuto dall'alto della mia conoscenza della lingua inglese, e naturalmente per un pezzo di vinile che non posso in nessun modo ascoltare – perché l'ultimo giradischi funzionante in casa mia è stato un piatto Akai acquistato sul finire degli anni ottanta e rottamato senza clamori intorno i primi duemila... ma, credetemi, esposto su uno dei miei scaffali, questa magnifica copertina minimale rossa e nera fa un gran bell'effetto.

E, prima che qualcuno di voi possa sentirsi molto più furbo di me, vi invito ad alzare lo sguardo e a contemplare tutta la roba che tenete in casa, nell'armadio, nei cassetti, sotto il letto, in garage o ancora a casa di genitori compiacenti e che risponde – con sconvolgente esattezza – alla definizione giusto in apertura di questo post... almeno, questo occupa poco spazio.


lunedì 29 luglio 2019

Rutger Hauer, 1944-2019.

Anche se l'immaginario comune lo ha consegnato alla storia come il replicante con l'anima di Blade Runner, e molti dei ruoli che gli sono stati affidati nella sua lunghissima carriera cinematografica erano da gran figlio di puttana (che stesse dalla parte dei buoni o dei cattivi, poco importava), Hauer è stato un uomo di profonda spiritualità, e attivissimo nel sociale.
Oltre che averlo apprezzato in B-movie come QUESTO, ricordo di averlo trovato assolutamente perfetto ne La leggenda del santo bevitore, che vi suggerisco di recuperare.


domenica 28 luglio 2019

GIF animate (summer edition).

Fa caldo.
Bevete molta acqua.
Non uscite nelle ore più calde.
Mangiate molta frutta.
Guardatevi le GIF estive.

sabato 27 luglio 2019

Gagarin, 2019.

Rivisitazione – abbastanza massiccia – di una mia vecchia roba che più la guardo, ormai, e meno mi piace.
Grazie a Pavel Mamichev per il suo render 3D (belle foto di Yuri Gagarin, a una risoluzione decente, ce ne stanno pochissime).

venerdì 26 luglio 2019

[cosplay in progress] Death Star Trooper.


I soldati della Marina imperiale, noti anche come Imperial Navy Trooper sono stati immaginati da George Lucas nel suo macroverso di Star Wars come una sezione particolare dei reggimenti della flotta imperiale.
Seppur ben equipaggiati e adeguatamente addestrati per il combattimento, non venivano impiegati in scontri a terra frequentemente quanto i loro più popolari colleghi stormtrooper in armatura bianca, ma prestavano prevalentemente servizio a bordo degli Star Destroyer e altre installazioni, come la famigerata Morte Nera nel ruolo di soldati e guardie di sicurezza, protezione dei blocchi di detenzione, controllo degli scudi deflettori, monitoraggio degli array di sensori, controllo del traffico degli hangar e la guida del superlaser. 
Possiamo notarli già nel primo Star Wars (A New Hope) come sentinelle nella sala conferenze principale sulle Morte Nera, scortare Darth Vader nella stanza degli interrogatori o monitorare le apparecchiature nella sala controllo del laser principale che ridurrà in polvere Alderaan. 

Chiamati anche Death Star Trooper, furono i primi a indossare il caratteristico elmetto piombato nero e l'uniforme nera che presto si diffuse alle altre unità militari della Marina imperiale; la loro arma principale era una pistola blaster SE-14 o un fucile blaster E-11, e dovevano la loro lealtà alla Marina imperiale e allo stesso Grand Moff Tarkin – in contrapposizione agli stormtroopers, che erano fedeli all'Imperatore Palpatine .



Come per qualsiasi altro costume dell'universo di Star Wars, per ottenere un'approvazione ufficiale dagli organi riconosciuti da Lucasfilm e da Disney, vanno rispettate scrupolosamente le indicazioni contenute nel databank della 501nesima Legione.
Alla voce Imperial Navy Trooper, scopriamo, ad esempio, che caratteristiche deve avere il caratteristico elmetto (chiaramente ispirato nel design a quello kabuto dei samurai medievali): la  dimensione esatta della cupola in plastica, dei fori e dei blocchi auricolari.
Seppur non popolare come l'iconica maschera blindata di Darth Vader o l'elmetto bianco degli assaltatori imperiali, è possibile trovare in commercio alcune repliche ben realizzate, che rispondono ai requisiti del databank della 501nesima Legione. 
Il mio proviene da Ross Walmsley, un propmaker inglese che mi ha assemblato e spedito l'elmetto in meno di quattro settimane. L'elmetto è leggero, reso più confortevole da un'imbottitura in schiuma, ha un buon livello di dettaglio e non costa una fortuna.


Il resto dell'uniforme è costituito da una divisa standard da ufficiale in gabardine nero, pantaloni da cavallerizzo e stivali da equitazione: quello che la distingue dalle altre, è l'assenza dei cilindri di codice e dai gradi sul petto, la presenza di box metallici sul cinturone e dei guanti che arrivano a metà avambraccio.
Esistono tuttavia fino a quattro versioni di questo outfit, ognuna soggetta a differenti omologazioni, che differiscono tra loro per piccoli dettagli (le differenze sono dovute alle modifiche introdotte dai costumisti nei diversi film della saga in cui sono apparse le Imperial Navy Troopers).




A completare l'equipaggaimento, c'è naturalmente un blaster, l'arma corta a energia dell'universo di Star Wars. Gli Imperial Navy Trooper hanno più di un modello in dotazione, ma io ho scelto l'SE-14. Secondo il database ufficiale, si tratta di una pistola blaster semiautomatica in grado di sparare raffiche da 5 colpi. Consente di infliggere rapidamente dei danni al nemico, ma che va incontro a un surriscaldamento che la rende inutilizzabile per qualche secondo.
Molti propmaker producono e vendono repliche dell'SE-14, alcune delle quali sono stampate direttamente in 3D.
La mia replica è stata costruita da Andrea Zanichelli, da anni un nome noto nelle legioni per la qualità delle sue riproduzioni: leggera e molto dettagliata, è pensata per essere riposta in una fondina di cuoio nero assicurata al cinturone.

La mia prima apparizione come Death Star Trooper è prevista per il prossimo Romics, tra due mesi e spicci (sempre che, una volta completato l'outfit, riesca ad ottenere l'approvazione ufficiale): se vi va di vederlo dal vivo, passate allo stand della 501nesima Legione e dovrei assomigliare a questa immagine qua sotto.

giovedì 25 luglio 2019

Sagrada Familia: un antenna puntata verso Dio.


La prima volta che visitai la Sagrada Familia fu nel 1988, e all'epoca non aveva ancora nemmeno il tetto. Ogni mia successiva visita a Barcellona, tornavo a vedere, come un vecchio che studia un cantiere, come procedevano i lavori di completamento di quello che tuttora giudico il più straordinario edificio mai realizzato dall'uomo – e probabilmente la massima espressione dell'ingegno umano applicato all'arte, permeato di un'ideologia così forte che traspare da ogni dettaglio, da ogni rilevo, ogni statua, ogni mattone.
La Sagrada Familia parla.

La Sagrada Familia è entrata da un paio d'anni nella sua fase finale di costruzione, e diventerà presto l'edificio più alto di tutta l'Europa: l'architetto capo Jordi Fauli – che è poi quel signore barbuto che vedete nelle foto in fondo il post – ha affermato che sarà proprio la Torre di Gesù Cristo, la più alta delle sei (172 metri) e in posizione centrale a completare la meraviglia architettonica concepita un secolo fa da Antonio Gaudí.
Il completamento delle torri e della maggior parte della struttura della chiesa è previsto per il 2026, l'anno del centenario della morte di Gaudi... ma ci saranno ancora alcuni elementi da finire, come le decorazioni, che richiederanno ancora dai quattro ai cinque anni di lavoro. Il budget totale è di 374 milioni di euro, finanziato interamente da donazioni e biglietti di ingresso.

Janet Sanz, responsabile della pianificazione urbana, ha raccontato che le autorità hanno scoperto solo nel 2016 che la Sagrada Familia non aveva mai ricevuto – tecnicamente – il permesso di essere costruita... fin da quando Gaudí ne inoltrò richiesta nel remoto 1882 al comune di Barcellona (e poi noi ci lamentiamo delle nostre lungaggini).
Fortunatamente per tutta l'umanità, Gaudí era un anarchico: se ne fregò della burocrazia e diede inizio lo stesso ai lavori della più grande realizzazione abusiva di tutti i tempi.

Oggi, dopo decenni di trattative, la (ridicola) questione dei permessi è stata risolta (la firma è avvenuta il 7 giugno scorso), anche se dietro l'esborso di 4,6 milioni di euro da parte della fondazione che gestisce la basilica... il che può sembrare un'enormità, ma va anche detto che Il Consiglio Comunale di Barcellona è responsabile di rendere possibile l'accesso principale del tempio, e per questo dovrà procedere con la demolizione di diversi edifici ed appartamenti.


La Sagrada Familia, dunque, una volta completata svetterà su Barcellona con la bellezza di diciotto torri. In questo momento, solo otto sono finite, e in costruzione ce ne sono altre sei, oltre quella di Gesù Cristo, quella della Vergine e quelle dei quattro evangelisti (nel video si capisce molto meglio).
Le torri sono costruite con pannelli di pietra che hanno funzione sia decorativa che strutturale: la tecnica di tensionamento si basa sulla perforazione di pezzi di pietra con fori circolari per poter introdurre barre di metallo in acciaio inossidabile (QUI trovate molti più dettagli su questa tecnica).

Le fotografie di questo post sono state raccolte da Ted Thornhill e John Hutchinson per MailOnLine e sono uno straordinario reportage di una delle più imponenti realizzazioni del nostro secolo. Vi consiglio di guardare anche i tre brevi video in coda: sono spettacolari pure quelli, e valgono i pochi minuti del vostro tempo.

La prima pietra fu posata il 19 marzo 1882 su progetto neogotico elaborato dall'architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano.

Quando, nel 1922,  fu chiesto a Gaudí quando i lavori del tempio sarebbero terminati, questo rispose: Il mio cliente non ha fretta.
Gaudi, nella sua visione, era convinto che il suo cliente fosse Dio... e poiché non vi era nessuna fretta di finire, il primo edificio costruito fu la scuola per i figli degli operai, un umile edificio in mattoni modellato dai conoidi che, ai tempi, meravigliò anche un tipo come Le Corbusier.

Le torri dedicate agli apostoli, agli evangelisti, a Maria Vergine e a Gesù, per il loro aspetto bizzarro sono state paragonate a termitai o a castelli di sabbia. Gaudì non si accontentò delle forme disponibili nella storia dell'architettura... ma attinse al repertorio della natura con l'intento di migliorare tenuta e staticità. Ogni torre ha una struttura paraboloide e, all'interno, una scala ispirata alle lumache di mare, mentre le colonne della basilica sono concepite come una foresta.

“La linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio.” (Antoni Gaudí) 
Le colonne della Sagrada Familia rappresentano, architettonicamente una novità assoluta: partono in un modo ed elevandosi, cambiano, "sintonizzate per raggiungere il cielo."
Il risultato, è che l'interno del tempio ha una struttura più simile a una foresta che a una chiesa. Gaudí pensò che questo ambiente avrebbe permesso all'essere umano di sentirsi più vicino a Dio. 

Gaudi era un cattolico fervente, e dedicò la sua intera vita al progetto della Sagrada Familia. Incorporò simboli cristiani e forme organiche in un insieme assolutamente unico.
Gaudì è stato associato a occultismo, numerologia, spiritismo, passando – ovviamente – per l'uso di sostanze allucinogene. Sono molte le immagini della Sagrada Familia interpretate in chiave massonica ed esoterica: dal labirinto al triangolo, dal tau alla stella di David, dal pellicano alla piramide... ma storicamente non c'è alcuna prova che leghi Gaudi alla massoneria – in un contesto in cui questa era legale e pubblici i nomi degli iscritti.




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