sabato 30 maggio 2009

Corto è bello, parte 1

Anche se può suonarvi melenso, l'amore supera ogni barriera.
Distanze, vetro, cemento, cubicoli e pareti degli uffici.
Avete dodici minuti? Spendeteli con questo delizioso cortometraggio di Patrick Hughes.
Se vi è piaciuto almeno quanto è piaciuto a me, QUI potete trovare gli altri.

venerdì 29 maggio 2009

Li voglio.

Proprio quando credevo di aver superato la fase "cazzate da geek" mi imbatto in questi fantastici gadget.
Inutile dire che la mia vita sarà squallidamente grigia finché non li possiederò.

Set di magneti da frigo "Adobe Photoshop".
Per 25 dollari, QUI. Disponibili anche in versione Adobe Illustrator.

Saliera e pepiera "Cell" in acciaio e vetro.
Di Antrepo. Ma sospetto non siano altro che un geniale 3D.
C1P8 ad attivazione vocale.
Questa riproduzione del più simpatico droide di tutti i tempi ha cupola girevole, effetti sonori identici a quelli del C1 P8 originale, risponde a più di quaranta comandi vocali, e può scorazzare per casa senza urtare gli ostacoli grazie ad un sensore ad infrarossi. Lo stesso sensore può essere utilizzato come un rilevatore di movimento collegato ad un allarme sonoro, il che ne può fare una specie di guardiano notturno, per chi si sta pensando "l'ennesima boiata nerd che non serve a una ceppa".
Ma io lo comprerei solo per far impazzire i miei gatti.
QUI per soli 170 dollari.
Dovrò rinunciare alla brioche mattutina per due mesi, ma vuoi mettere.

Eye Level. Stavolta per tutti.

Tempo fa, segnalai QUESTO corto di tal George Ovashvili, rammaricandomi di non trovarlo nè su You Tube nè da alcuna altra parte, e di non essere sufficientemente smaliziato tecnologicamente da riuscire a tirarlo giù da quel sito.
Così oggi, dopo aver inutilmente tentato con tutti i trucchi di mia conoscenza (trovare l'svf nella colonna attività di Safari, installare un plug-in in Firefox e recitare un paio di formule alchemiche ascoltando un disco dei Black Sabbath al contrario) ho acquistato la licenza di un softwarino di quelli che al'apparenza sono giocattoli ma che, quando arriva il momento giusto, si rivelano utilissimi e sono riuscito a salvarlo al sicuro sul mio hard disk (non si sa mai quando decidano di fare spazio sul server per fare posto ad altra inutilità)... perché una cosa come Eye Level è uno di quei gioiellini nascosti che rimette in pace col mondo intero e non va perduta.
Da oggi, per tutti su You Tube.

giovedì 28 maggio 2009

Ikea, il tuo nido. Da oggi, a domicilio.

Ikea è il vero, Unico Comune Denominatore della nostra epoca.
Chiunque in casa, indipendentemente dal sesso, classe sociale, gusto o credo religioso, ha uno o più mobili/complementi d'arredo prodotti dalla multinazionale di Ingvar Kamprad.
Alzi la mano chi non si è seduto su uno Slyssa, non ha usato un Grunkugga, non ha dormito su un Vestholm, non ha giocato a carte su un Allåvam.
Ikea è capillare e trasversale e colpisce tutti.... alcuni, ne fanno addirittura una filosofia di vita. Nel film Fight Club il protagonista, un immenso Edward Norton, vive una vita fin troppo comune, realizzata nell'essere un consumatore da manuale: segue docilmente il flusso imposto dal bombardamento mediatico omologante e a fine giornata si rinchiude in ciò che definisce "Nido Ikea", un appartamentino che sembra uscire direttamente dalle pagine del catalogo col quale sovente si chiude in bagno.

Scrive Chuck Palahniuk, autore del romanzo:
Non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione. Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo dell’Ikea.
Abbiamo tuti la stessa poltrona Johanneshov con lo stesso disegno Strinne a strisce verdi.
Abbiamo tutti le stesse lampade Ristampa/Har costruite con filo di ferro e carta ambientalistica, che non è passata attraverso il processo di sbiancatura. Il servizio di posate Alle. Acciaio inossidabile. A prova di lavastoviglie.
L’orologio Vild da anticamera, di acciaio zincato, oh, non avevo potuto farne a meno.
La consolle a ripiani Klipsk, oh, sì.
Le cappelliere Heming. Sì.
La mia parure coordinata Mommala. Disegnata da Tomas Harila e disponibile in:
violetto
fucsia
cobalto
ebano
antracite
bianco latte o vinaccia.
Una vita intera per comprare questa roba.
I miei tavoli Kalix per le occasioni dallo smalto fine.
I miei tavoli da nido.
Compri mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema del divano. Poi il giusto sevizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto.
Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.


Persino gli stringatissimi, iperstilizzati foglietti d'istruzioni per il montaggio Ikea sono entrati a far parte della nostra cultura, quasi fossero una deviata forma di pop art.
Una tentazione troppo forte per i creativi di Grabarz & Partner, agenzia pubblicitaria di Amburgo, che li hanno usati per realizzare la campagna destinata a promuovere il nuovissimo servizio di montaggio a domicilio Ikea.
Che dire... tanto di cappello.

martedì 26 maggio 2009

[TUTORIAL] Liquid state girl

Questo non è un blog di tutorial.
Come parecchi altri, forse ne saprò di Photoshop più dell'Uomo Della Strada™, ma questo non significa che so anche spiegare come ottengo certi effetti.
Al contrario, altri talentuosi (e volenterosi) designer ce la mettono davvero tutta per mettere assieme affascinanti tutorial mei quali raccontano, step by step, i passaggi per realizzare i loro capolavori digitali, mettendo il loro know how a disposizione del mondo intero, gratuitamente.
È il bello della Grande Rete™.
Forse non è mai troppo tardi per mettersi al servizio degli altri, e così ho messo assieme una cosetta semplice, alla portata di chiunque di voi abbia una copia (piratata?) di Photoshop e voglia stupire parenti & amici con effetti speciali.
Create una donna d'acqua.
FASE 1. Aprite la fotografia di una donna. Può essere Angelina Jolie, la vostra fidanzata, vostra nonna, voi stessi. E fin qui, tutto bene.

FASE 2. Fate una copia del livello con Mela-J (mai lavorare sul livello originale. Potrebbe accadere l'irreparabile, e qualcuno di voi sarebbe capace di farmi causa perché ha modificato irreversibilmente l'unica foto della loro, cara vecchia nonna).
Con Mela-B si aprirà la finestra di dialogo Bilanciamento Colore. Spostate i cursori verso il blu e il ciano fino ad ottenere una tonalità simile a quella che vedete qui sopra. Se necessario, riapplicate il bilanciamento.

FASE 3
Fate un'altra copia del livello, sopra quella che avete appena colorato di azzurro, e, utilizzando Tonalità/saturazione, desaturatela completamente. Otterrete una desolante copia della foto in un triste bianco e nero.

FASE 4
Aprite il menù Filtri. Nella stragrande maggioranza dei casi, la galleria Filtri di Photoshop produce effetti molto standardizzati e per questo motivo cerco di evitarne l'uso il più possibile.
Stavolta aggireremo le intenzioni dei programmatori e utilizzeremo il filtro Effetto cromatura per qualcosa al quale probabilmente questi non avevano pensato.

FASE 5
I valori da inserire dipendono necessariamente dall'immagine sulla quale state applicando il filtro. Nel mio caso, ho scelto un valore basso per il dettaglio (zero) e un alto valore di sfumatura (dieci). Potete (e dovete) controllare il risultato nell'anteprima contenuta nella finestra di dialogo del filtro.

FASE 6
Se applicato correttamente, ora il livello dovrebbe avere un aspetto simile a questo. Una specie di volto di creta dal bassissimo appeal. Ma, abracadabra, ecco che utilizzerete come modalità di fusione del livello la voce sovrapponi... ottenendo un effetto simile a questo:
FASE 7
Procuratevi, usando il motore di ricerca immagini di Google, ad esempio, belle fotografie con tema Acqua. Sono certo che otterrete molti più risultati digitando water.
Selezionate qualche bella immagine ad alta definizione.

FASE 8
Incollate le immagini che avete trovato sopra la vostra donna liquida. Cancellate, ma ancora meglio mascherate le parti indesiderate. L'idea è che spruzzi, getti, cascatelle d'acqua e simili vadano ad integrarsi in maniera quanto più possibile naturale con la vostra fotografia.
Non siate frettolosi in questa fase. Spostate, ruotate, ridimensionate. All'occorrenza usate Altera per adattare i pixel più recalcitranti.

FASE 8
Ci siete quasi. Ricordate che l'acqua è un elemento altamente riflettente, e se non sono presenti abbastanza punti di luce nella vostra immagine, dovrete aggiungerveli da soli.
Utilizzate pennelli di varie misure e date su un livello a parte colpi di bianco puro dove immaginate che la luce si rifletta.

ET VOILÀ!
A questo punto, avete finito. Tutto quello che dovete fare è salvare il vostro file (vi consiglio il formato TIFF, più leggero e versatile del nativo Photoshop) utilizzando la compressione priva di perdita di qualità LZW (QUI un bellissimo approfondimento su questo geniale algoritmo) e spuntando la compressione livelli ZIP che vi permetterà, al misero prezzo di qualche secondo in più per riaprire il file un cospicuo risparmio di spazio su disco.
Buon lavoro e divertitevi.

domenica 24 maggio 2009

Quando ti fanno lavorare in santa pace...


Lavorare senza troppi "paletti" (se capite cosa intendo dire) è una cosa che mi succede sempre più raramente (mm, è mai successa?), ma quando capita possono venire fuori cose interessanti.
C'è il divertimento di sperimentare a piacimento e in più, a fine corsa, c'è anche un premio in denaro. Mica male.
È chiaro che puoi farlo se sei un artista affermato o se dall'altra parte hai qualcuno che si fida di te, o comunque ha già visto delle robe tue e gli sono piaciute.
Dall'altra parte io avevo Maurizio Moroni, alias Duka, alias leader e fondatore dei Silent Senders, duo di musica d'avanguardia (so che mi bacchetterà per questa imperfetta classificazione), alias amico di vecchia data conosciuto – anche lui – in un concerto dei Kraftwerk nella sperduta Grassina nel corso di un minitour senza pubblicità e fatto alla chetichella nel 1990.

Maurizio aveva appena finito di dare gli ultimi, maniacali ritocchi alle dodici tracce del suo secondo cd quando mi contattò chiedendomi "se avevo qualche buona idea per la copertina e il bookelet del suo Haven't You Heard?", di imminente pubblicazione.
Io gli risposi: "secco, io ho sempre qualche buona idea".
Ottenuta la sua risposta, piena di "v" e di "effe", ci vedemmo e ci mettemmo al lavoro.

Maurizio scrive della musica molto evocativa, strumentale e dall'impianto vagamente barocco nel mescolarsi di sintetizzatori, percussioni e chitarre elettriche... e tutto l'album, a un primo ascolto, aveva un'aria molto elegante ma anche molto oscura.
Inevitabilmente, questo finì con l'influenzare l'aspetto finale della copertina e di tutto il libretto, per finire con la label.

Ebbi carta bianca (cosa di cui non smetto ancora di ringraziarlo) e produssi otto immagini in Photoshop certamente buie ma dalle quali emergevano tra lampi di luce colorata parabole orientate verso un cielo silente, griglie anodizzate, cavi coassiali, display spenti, rose appassite, architetture astratte e chissà cos'altro riuscii ad infilare tra un livello e l'altro.
Alla fine, il risultato piacque ad entrambi e andò in stampa con pochissimi, minuscoli aggiustamenti.
Riguardandolo oggi, a distanza di quattro anni, ne sono ancora soddisfatto.
E, ah, fossi in voi ci dedicherei un ascolto: potete ascoltare i sample dell'album sull'iTunes Store.

PS Io e Maurizio siamo attualmente su una cosa del tutto nuova, ma di questa ve ne parlerò (spero) più avanti.

venerdì 22 maggio 2009

La Photothèque Brumeuse

Dietro l'esotico nome di Photothèque Brumeuse si cela Claudia Calavetta, una delle fotografe più interessanti ed eleganti che abbia avuto il piacere di conoscere. Il suo blog è pieno di di belle immagini, e lo trovate QUI.
Claudia sa usare il suo mezzo talmente bene che, ogni tanto, mi fa provare quella punta di inviduccia tanto meschina ma tanto comune in chi sbircia nel mirino della propria fotocamera digitale cercando di riprodurre quella magia che vede catturare da altri con tanta naturalezza.
Ha anche una bizzarra passione per le geometrie, e scivolando tra una foto e l'altra, noterete il ricorrere di alcune costanti.
E, ah, sì, sotto il suo obiettivo ci sono finito anch'io.
È stato un piacere.

giovedì 21 maggio 2009

Questione di scelte.

Anche se per alcuni potrò essere pateticamente fuori target, continuo a leggere (anche) fumetti.
Non faccio distinzioni: americani, italiani, francesi, giapponesi. Purché siano buoni.
Ed è per questa ragione che il sabato mattina vado spesso per fumetterie, e tempo fa ne frequentavo una, piccola ma gestita da un tipo con cui avevo fatto amicizia e facevo l'hit parade insieme a lui.
"Quanti fumetti hai venduto? Più o meno della scorsa settimana? Ma come vanno le nuove serie Ultimates? Qualcuno compra ancora i fumetti di Tin Tin?"
A questo punto, regolarmente, ogni sabato il nostro discorso veniva interrotto dall'ingresso di un numero impressionante di teenagers, ragazzi e ragazze, tutti consumatori compulsivi di manga.
Io non ci posso fare nulla.
I teenagers consumatori compulsivi di manga mi fanno l'effetto del polline a primavera.
Al mio amico no.
Lui, mi spiega, coi mangofili ci campa, sono il migliore giro d'affari del suo negozio.
Perché esiste praticamente un manga per ogni singolo lettore, ed è impossibile – ha sottolineato "impossibile" – che tra le dozzine di serie che vengono pubblicate non ce siano almeno un paio che non incontrano i favori di un lettore generico di manga. Ci sono gli shonen, mi ha spiegato, scritti per i più giovani, tipo Dragonball e Naruto. Ci sono gli shojo-manga, per le ragazze, come Lady Georgie. Ci sono i Seinen, per i più cresciutelli: Akira, Alita, Eden, L'Immortale. Gli Shoen Ai, dal contenuto erotico ma non troppo esplicito, tipo Kizuna o Love My Life. E in ultimo, ci sono gli Hentai, sfacciatamente e platealmente erotici.
Ce n'è per tutti... e il mio amico ci si riempe le tasche.
Ma non crediate che sia un uomo senza cuore. Una volta, per impressionarmi, mi ha raccontato questa storia. Un tipo che frequentava da vent'anni la sua fumetteria, al raggiungimento del trentacinquesimo anno d'età, una settimana prima del suo matrimonio, si è presentato con dodici scatoloni, cinquemila albi a fumetti, tutta la sua collezione di manga: shonen, shojo, seinen, hentai. Tutto.
"Che è successo?" chiede il negoziante sbalordito.
"O me, o i manga, così ha detto mia moglie".
Cazzo. Poveraccio. Allora il negoziante, cercando complicità, mi ha detto: "Io avrei scelto i fumetti. I fumetti non ti tradiscono mai".
Poveraccio pure il negoziante.

martedì 19 maggio 2009

A wonderful, wonderful cat

Ho sempre avuto un debole per Felix the Cat: graficamente (lo dobbiamo alla matita del compianto Otto Messmer che lo realizzò per lo studio di Pat Sullivan nel 1919, quasi dieci anni prima di Mickey Mouse) è un capolavoro.
Personaggio fantasioso e imprevedibile, è stato il protagonista di storie semplici ma poetiche. Nel suo mondo tutto è possibile: in una sequenza di vignette Felix combatte contro il gelido freddo invernale, al punto tale che quando fischietta qualche motivetto, si gelano perfino le note scritte sui baloon... ma sono proprio quelle note prelevate dal fumetto che gli permettono di accendere il fuoco e di riscaldarsi.
In un'altra striscia lo troviamo alle prese con un neonato che piange e strilla a più non posso, e Felix, per risolvere il problema, prende il quarto di luna in cielo e lo utilizza come una culla.
E così via.
Per i fan di Felix vecchi e nuovi, ho creato alcuni desktop e uno sfondo per iPhone, ricostruendo con Adobe Illustrator le linee del gatto e aggiungendo effetti speciali con Photoshop.
Meow.
Il Gatto Felix e tutti i nomi, immagini e marchi registrati sono Copyright © Pat Sullivan - Otto Messmer, e vengono qui utilizzati esclusivamente a scopi conoscitivi e divulgativi.

lunedì 18 maggio 2009

Straordinario.

Non ho mai fatto troppa pubblicità a Leo Ortolani e al suo Rat-Man semplicemente perché non ne aveva alcun bisogno.
È uno dei fumetti italiani più seguiti e acclamati di sempre, e merita abbondantemente tutto il suo successo.
Quando Arianna, anni fa, me lo fece scoprire, mi accorsi che fino a quel momento mi ero perso qualcosa di grosso.
Rat-Man è capace di prendere e dare la sua personale rilettura a classici del cinema e mostri sacri del fumetto mondiale con un'intelligenza e uno spirito assolutamente unici nel panorama italiano.
Se non lo conoscete ancora, in edicola trovate uno dei suoi numeri migliori, il 72, dove Leo parodia gli Shojo Manga (cioè i manga dedicati esclusivamente alle ragazzine tra i 12 e i 15 anni) a iniziare dalla copertina in stucchevoli colori pastello.
Se andrete a ritroso (come ho fatto io) vedrete come sotto la matita di Ortolani siano finiti saghe come Il Signore degli Anelli, Matrix, Terminator, i Fantastici Quattro, 300, James Bond, gli anime di super-robot, X-Files, Rambo, Rocky, Guerre Stellari, Titanic, e molto, molto altro ancora... usando come comune denominatore il personaggio di Rat-Man, sufficientemente mediocre per sentirci migliori di lui e abbastanza medio, viceversa, per identificarcisi.

sabato 16 maggio 2009

Guarda e impara, 15

È indubbio che esistono categorie merceologiche per le quali studiare un'efficace campagna pubblicitaria è più divertente che altre.
E i creativi che lavorano per Durex devono divertirsi parecchio.
Direttore creativo: Wadih Antón, Art Director: Fernando Logroño.

venerdì 15 maggio 2009

Gli anni ottanta non sono mai finiti.

Va bene, Lady Gaga è veramente insulsa.
Ma mettetela nelle mani dei Pet Shop Boys, e diventa un hit più anni ottanta degli stessi ottanta.
In heavy rotation sul mio iPod.

Non ce lo meritiamo?

È sconcertante come quanta porcheria di produzione statunitense riesca a filtrare attraverso gli ormai numerosissimi canali televisivi che abbiamo a disposizione, e come invece gioiellini come questo Andromeda Strain non varchino l'oceano se non grazie ai soliti canali di torrent (per non parlare degli appassionati che si prendono la briga, a titolo del tutto gratuito, di compilare i sottotitoli nella nostra lingua e metterli a disposizione di chiunque voglia fruire dei contenuti video scaricati ma non abbia padronanza dell'inglese).
È per un puro caso (stavo cercando in rete immagini di A come Andromeda, vedi un paio di post fa) che mi imbatto in questa miniserie di due puntate (datata 2008) basata su un famoso romanzo di Michael Chricton (che già nei primi anni '70 ebbe già una trasposizione cinematografica ad opera di Robert Wise).
A produrre questo progetto troviamo un paio stelle di prima grandezza nel firmamento di Hollywood, in grado di far drizzare le antenne a tutti i cultori della fantascienza cinematografica: i due fratelli Ridley e Tony Scott... non proprio gli ultimi arrivati, come dire.
Il cast è di tutto rispetto (troviamo, tra gli altri, Christa Miller di Scrubs, Daniel Da Kim di Lost, Ricky Schroeder di 24, Eric McCormack di Will & Grace), gli effetti speciali sono di altissimo livello e in generale si avverte che non c'è stato risparmio di mezzi... e il risultato sono quasi tre ore di una fiction autoconclusiva strutturata e coinvolgente, che probabilmente si affloscia un po' nella seconda parte, più prevedibile... ma di sicuro superiore a una buona metà della spazzatura televisiva a cui accennavo in apertura, e che tuttavia raggiunge, regolarmente doppiata, il nostro Paese su canali satellitari e non e in lucidi cofanetti che occhieggiano in qualsiasi Blockbuster.
Andromeda Strain, invece, dovrete scaricarvelo.
Ancora una volta, ringraziamo chi decide cosa si vede in Italia e cosa no.

giovedì 14 maggio 2009

Meravigliosi.

 

Guarda e impara, 14

Adoro i creativi che lavorano per Wonderbra.
Producono quasi invariabilmente campagne strepitose, divertenti e mai volgari.
L'agenzia è la Tonic Communications.
Inchino, come sempre.

mercoledì 13 maggio 2009

[RE-WORK] A come Andromeda


Qualcuno (nella fattispecie la Fabbri Editori che deve aver acquistato per qualche euro e qualche collanina di perle dalla RAI il pacchetto completo dei diritti d'autore) si è finalmente deciso a rieditare in DVD alcuni tra i più bei sceneggiati televisivi (che ancora non si chiamavano fiction) che la televisione nazionale mandò in onda negli anni settanta... anni in cui c'era senz'altro meno scelta di oggi ma sicuramente più qualità.
E non lo dico sull'onda del "si stava meglio quando si stava peggio", ma semplicemente recuperando gioielli del passato come Il segno del Comando, La Cittadella, Gamma e A come Andromeda: prodotti pensati per la televisione, ma con soggetti originali e sceneggiature a prova di bomba, trasmessi senza l'interruzione di spot pubblicitari come avviene invece adesso... e poi venitemi a dire che le cose non sono peggiorate.
Restando a bomba, oggi voglio soffermarmi su A come Andromeda, trasmesso in 5 puntate di un'ora nel 1972.
La storia si svolge in Inghilterra in un futuro molto prossimo.
A Bouldershaw, Gran Bretagna, sotto la direzione dello scienziato John Fleming (Luigi Vannucchi) viene messo in funzione il radiotelescopio più potente mai costruito dall'uomo.
Poco dopo la sua attivazione, questo inizia a ricevere un segnale proveniente nientemeno che dalla remota galassia di Andromeda.

Il segnale viene faticosamente decifrato, e contiene istruzioni dettagliatissime per costruire un elaboratore elettronico estremamente sofisticato.
Incaricati dal governo, l'equipe di scienziati costruisce la macchina e realizzano che l'elaboratore è concepito per creare una nuova forma di vita, apparentemente identica ad un essere umano... ma non necessariamente benevola.

La trama era perfetta per essere riprodotta in uno sceneggiato televisivo: non prevedeva l'apparizione di astronavi o tecnoballe per giustificare il come una razza aliena avesse potuto attraversare milioni di anni luce di spazio siderale. Il furbo Hoyle preferì un più realistico messaggio cifrato contenente delle istruzioni per costruire l'apparecchio che poi consentirà all'ibrido alieno Andromeda (interpretato da Nicoletta Rizzi) di comparire sulla scena.
L'escamotage letterario del messaggio fu così seducente che se ne appropriò parecchi anni dopo Carl Sagan nella stesura di un altro bestseller, Contact, di cui molti di voi conoscerete l'omonimo film con Jodie Foster, dove scienziati americani ricevono in un radiomessaggio istruzioni per la costruzione di una macchina, in questo caso una capsula per attraversare un tunnel spaziotemporale.

A come Andromeda è tratto dall'omonimo romanzo scritto da Fred Hoyle nel 1961, e anticipa tematiche come la repentina evoluzione degli elaboratori elettronici, i problemi dei finanziamenti per la esplorazione dello spazio, il sogno dei biologi di sintetizzare molecole organiche e riprodurre la vita in laboratorio, e addirittura la clonazione...
A come Andromeda invece preferisce la comodità: qui sono gli alieni che arrivano sulla Terra... e non sono buoni.
Sfortunatamente, non esiste più nessuna iconografia relativa allo sceneggiato tv, e le copertine progettate da Fabbri Editori per la nuova edizione in DVD sembrano essere pensate per passare del tutto inosservate, tanto il progetto grafico è sciatto e banale.
E, una volta di più, mi tocca farmele da solo.
Meno male che mi ci diverto.

martedì 12 maggio 2009

Segnali d'allarme.

In Italia sta (da un bel po') succedendo qualcosa, qualcosa di molto brutto.
Molti non se ne stanno accorgendo.
Molti se ne accorgono, ma fanno finta di niente.
Moltissimi altri gridano al complotto.
Molti altri banalizzano.
E a pochi, invece, la cosa sta più che bene.
Indovinate chi è fra tutti questi che ha la mano sui pulsanti.

Poi, vi può anche stare sulle balle la Borromeo, ma quello che è accaduto sabato scorso all'Era Glaciale dalla Bignardi per quanto mi riguarda è solo un altro segnale che l'Italia sta diventando un posto in cui i «dissidenti» hanno e avranno vita sempre più difficile.
Poi, fate voi.
Un'ultima cosa. Scopro che siamo il paese occidentale più in basso nella classifica di Freedom House dei Paesi con stampa libera, retrocedendo nell'ultimo anno nella lista dei Paesi dove la libertà di stampa è «parziale»... in controtendenza col resto dell'Europa e, viceversa, in compagnia di Israele, Taiwan e Hong Kong (gli unici altri Paesi ad essere scivolati in basso nella classifica).
E datemi pure del banale e del qualunquista, ma credo di sapere chi devo ringraziare per questo... e sapere che le mie conclusioni sono simili a quelle tratte da Freedom House non mi rende più allegro.
Nemmeno un po'.

lunedì 11 maggio 2009

E se ci fosse ancora l'Impero Romano?

Questo mese mi trovate sulle pagine de Il Fotografo, mensile dedicato alla fotografia e al fotoritocco (chi l'avrebbe mai detto?), con un paio delle mie visioni di una Roma alternativa, dove l'impero romano non è mai caduto, i suoi domini si estendono ancora su mezzo mondo controllati da satelliti e reti informatiche globali, i gladiatori combattono ancora nel Colosseo in diretta mondiale e sono equiparati a delle rockstar... insomma, un'ucronia in piena regola di quelle che mi intrigano tanto e che mi sono divertito a realizzare con l'insostituibile Photoshop.
Potete vederla anche QUI.
Buon lunedì a tutti.

venerdì 8 maggio 2009

Un'idea mica male.

Leggo QUI che Apple ha appena depositato un brevetto nel quale viene illustrato il concept di un "chiosco iTunes": un aggeggio tra il telefono pubblico e il distributore automatico di merendine che permette a chi ha appresso il proprio iPod o iPhone di caricarlo (naturalmente  a pagamento) della propria musica preferita attingendo alla sterminata library dell'iTunes Music Store.
Apple immagina che questi chioschi (dovrà sbrigarsi a trovare un nome migliore) possano essere collocati nei negozi di dischi, nei centri commerciali, nelle stazioni, aeroporti eccetera.
Una buona idea, di quelle che ci si chiede come mai non fossero arrivate prima: in tal modo, tra l'altro, anche chi non possiede un collegamento sufficientemente veloce alla rete per acquistare canzoni sullo store Apple o addirittura non dispone di un computer ma solo un iPod (e ce ne sono, fidatevi) non è costretto ad elemosinare musica dall'amico/a computerdotato.
Va bene, Apple ci ha messo l'idea e io il design (e il naming). Eccovelo QUI.
Apple, lascia un messaggio in questo topic e ti farò un prezzo speciale.

giovedì 7 maggio 2009

[Recensione] Io scrivo

Il mio esperimento "sociale" è miseramente fallito. Entro alla Fnac locale, pronto a dare battaglia e fare una scenata alla mancata presenza sugli scaffali del manuale di Simone Maria Navarra Io Scrivo e invece niente.
La commessa mi sorride e mi dice: "Glielo prendo".
Dopo pochi attimi torna porgendomi il volumetto. "Serve altro?"
"Uhm... no, è tutto qui, grazie", bofonchio, avviandomi in cassa.
Forse sono stato fortunato, certo è che in Fnac, reparto Scienze umane, il manualetto di Navarra ha pieno diritto di cittadinanza e lo trovate accanto altri imperdibili testi, quali L' italiano di Severgnini o L'interpretazione dei sogni di Freud.
Se non quello di essere ai primi posti nelle classifiche di vendita, Io scrivo ha comunque raggiunto il traguardo di essere collocato accanto nomi illustri della letteratura.
È già qualcosa.
Passando al contenuto dell'opera, va detto che Navarra ha scelto un approccio estremamente friendly coi suoi lettori, similmente a numerosi divulgatori americani (uno fra tanti: Scott Kelby che ha al suo attivo vendutissimi manuali sull'uso di Photoshop, dell'iPod o sulla fotografia digitale)... e tutto sommato non dispiace, riuscendo a far passare messaggi concreti ma con la leggerezza di un simpatico conversatore o di un esperto blogger quale Navarra è (e, del resto, numerosi paragrafi provengono effettivamente dal suo blog la cui lettura quotidiana è, a mio parere piacevole quanto il cappuccino mattutino).
In undici concisi capitoli, scopriamo (ma già lo sospettavamo) che la carriera dello scrittore emergente ha poco di romantico ma, se la sorte ci ha passato una buona mano di carte in termini di disposizione naturale, tenacia e un pizzico di fortuna, dopotutto vale la pena tentare.
Io scrivo è ironico a partire dalla copertina (divertente citazione di Io uccido di Faletti, per chi non se ne fosse accorto) fino all'ultima delle sue 146 pagine, ma non per questo superficiale.
È al contrario una lettura intelligente ma light dell'attuale situazione editoriale nel nostro Paese (ma non solo), include interessanti suggerimenti per chi intende limitarsi alla sola pubblicazione sul web e un'arguta galleria di classici letterari di ogni tempo che, se proposti oggi a un editore dallo Scrittore Emergente, verrebbero inesorabilmente cestinati e perché.
Consigliato... anche a chi è privo di velleità letterarie, nonostante sondaggi e statistiche di ogni tipo ci rivelino che praticamente un italiano su due ha il suo Romanzo Nel Cassetto, e probabilmente là resterà (in parecchi casi, grazie a Dio).

Guarda e impara, 13

La pubblicità non è solo un becero strumento per vendervi roba e servizi vari.
Ok, soprattutto. 
Ma ha potenzialità immense... per esempio, veicolare un importante messaggio sociale in una manciata di secondi strappando un sorriso, oltre che una riflessione.
Come questa campagna di Duval Guillame, agenzia belga, volta a incentivare la donazione degli organi dopo la morte.
In Italia abbiamo ancora parecchi tabù riguardo la morte... ma chissà, che, dopo aver sdoganato il sesso (l'arma principale della pubblicità moderna assieme le tavole perfettamente imbandite e gli orsacchiotti intrisi d'ammorbidente) non arriveremo anche noi a questo.

mercoledì 6 maggio 2009

On-line.

Metto subito le mani avanti: non è ancora finito, devo fare l'upload di ancora un mucchio di roba e ci sono un paio di cose da aggiustare (tipo le anteprime delle gallerie che non funzionano se non con un pulsante provvisorio).
Ma lucamorandi.com è finalmente on line, e da questo momento in poi mi rappresenterà sul lato professionale.
Per il cazzeggio & dileggio, il blog resta lo strumento ufficiale.
Se lo visitate, fatemi sapere le vostre impressioni.
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