domenica 30 dicembre 2012

Cyberluke Awards 2012



Anche il 2012, che tanto doveva essere un anno "definitivo" ma si è rivelato determinante solo per gli scrittori di saggi catastrofisti e per i pierre che hanno fatto i soldi con i party di FineMondo-anzi-scusa-no, sta finendo, e –provate a negarlo– pure lui ci ha messo un attimo ad esaurirsi in un frullar di pagine di calendario.

Una volta di più - la quinta volta da quando esiste questo blog, di questo periodo metto la giacchetta nera buona, mi annodo la cravatta più sgargiante che ho nell'armadio (quest'anno scelgo una Versace oro e nera) e mi accingo a consegnare i miei personalissimi premi alle  cose migliori dell'anno appena trascorso.
Serve a me per tirare un po' le fila, farmi due risate e un paio di riflessioni e magari strapparle anche a voi… oltre, naturalmente, a fornirvi spunti utili per recuperare o riconsiderare qualcosa di valido che magari vi era sfuggito o non avete mai neanche sentito parlare.

Del resto, se siete tra quelli che per tanto tempo mi avete seguito fin qui e ancora pensate di farlo in futuro, forse qualcosa in comune con me ce l'avete.
O magari vi piace solo sentirmi lanciare fango su questo e quello o – ancora – siete qui per ridere alle mie spalle o forse non sapete come eliminare questo blog dalla barra dei preferiti e lo leggete solo per inerzia quando avviate il browser (ci sarebbe anche l'opzione "adoro tutto quello che scrivi e come lo scrivi, anzi, non è che vuoi sposarmi?", ma in questo momento, credetemi, non è aria).
Va bene tutto.
Questo blog è concepito e portato avanti senza integrazione con i social network (sì, ha i i tasti di condivisione, ma secondo me non li usa nessuno), cambio la grafica mediamente una sola volta l'anno e non è nemmeno dinamica, non regalo niente (ma neanche chiedo donazioni), e il suo traffico si è attestato ormai tra le cinquecento e le seicento visite uniche giornaliere: cifre che non credo subiranno aumenti significativi (non avrei neanche il tempo di mettermi a pensare come riuscirci), ma già il fatto che non abbia subito flessioni neanche quando ho abbandonato Facebook (ed è venuto meno il piccolo boost che ne riceveva) e l'oziosissima quanto fatua previsione che l'anno prossimo potrei riuscire a totalizzare un milione tondo di accessi dalla sua apertura, mi spingono a concludere che, in fin dei conti, tutto il mio tempo speso qui avrei potuto sprecarlo in modi parecchio più stupidi… e fidatevi, ne conosco un mucchio.
Andiamo pure a incominciare.

MIGLIOR IMMAGINE DIGITALE PERSONALE

Suspended in Gaffa è un titolo brutto, difficile da pronunciare e inoltre non significa niente. Ma proprio mentre davo il comando "salva" in Photoshop mi cullava dagli altoparlanti questo vecchio pezzo di Kate Bush, e lì è rimasto.
Avevo reso disponibile il solito media pack, ma ora chissà dov'è finito. 
Però più riguardo questa composizione e più mi soddisfa, e così vi dò una nuova chance di scaricarvela loseless proprio da QUI.
Poi ci sarebbe tanta altra roba, ma è tutta di natura strettamente commerciale e quindi, spesso, abbastanza noiosa. Se proprio vi interessa, trovate qualcosa QUI o anche QUI, QUI e QUI.

MIGLIORE SERIE TELEVISIVA: BLACK MIRROR


Nessuna competizione: la miniserie inglese Black Mirror arriva di soppiatto e straccia qualsiasi cosa possiate avere visto quest'anno sul piccolo schermo.
Basso budget, intelligentissima scrittura, ottima regia, cast poco altisonante ma recitazione di altissimo livello. Se ve la siete persa, cercatela subito, senza neanche aspettare di leggere il resto di questo post.
È andata in onda anche su Sky Cinema Cult e dovreste reperirla abbastanza tranquillamente anche in italiano.

Delusione dell'anno: troppe ce ne sarebbero. Potete rileggere le mie impressioni su 666 Park Avenue, Revolution, Continuum o anche su Alcatraz.
Tutta roba partita per spaccare il mondo e che è dovuta tornarsene a casa coda tra le gambe (forse solo Revolution riuscirà a svoltare una seconda stagione ma per quanto mi riguarda passo, grazie).
Fringe ci ha dato una quarta stagione moscetta ma sta cercando di chiudere alla grande con questa quinta... staremo a vedere.


MIGLIOR FUMETTO: LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO, di ZEROCALCARE
Chiunque potrà dirvi che il 2012 è stato l'anno di Zerocalcare.
Mi era quasi sfuggito sulle pagine del defunto Canemucco, ma il romanissimo Michele Rech, partito da storie pubblicate sul blog (e che ora sono condivise su Facebook da qualcosa come dodicimila lettori) e poi arrivato ad occupare il primo posto della classifica di vendite su Amazon con il suo Un polpo alla gola, è uno dei più grandi cantori della sua generazione.
Della sua produzione, vi consiglio La Profezia dell'Armadillo, arrivato alla sua quinta ristampa.
Giusto per usare le parole che gli dedicai QUI, troverete le sue storie struggenti, mai banali, palesemente autobiografiche e assolutamente, indiscutibilmente, favolosamente divertenti.

Delusione dell'anno: come temevo, dopo gli eccellenti Dark Reign e Assedio, la Casa delle Idee  – non l'ultima roboante acquisizione di casa Disney – non è riuscita a ripetersi con il fiacchissimo megacrossover Fear Iftself, e anche l'attuale Avengers vs X-Men puzza di operazione commerciale lontana un miglio... e taccio di quanto sta accadendo proprio in questi giorni a Spiderman sul numero 700 in edicola negli Stati Uniti (sul serio, se proprio siete curiosi cercate in rete, io mi rifiuto anche solo di segnalare una cazzata stratosferica come quella montata dalla Marvel).



MIGLIOR ACQUISTO: IPAD 2

Più leggero, più sottile, più bello, meglio equipaggiato con fotocamera e videocamera, e, soprattutto, con quel pizzico di Ram in più che non costringe a ricaricare le pagine web ogni volta che consultate il browser (è il vero plus dell'iPad 2, anche se nessuno lo dice mai).
Tutti gli altri iPad venuti dopo (l'iPad Retina, il Mini e l'iPad 4) servono solo a spillarvi altri soldi.
Date retta.
Se qualcuno negli ultimi dodici mesi ha iniziato a farvi sentire degli sfigati preistorici perché non avete ancora un tablet, in primis non dategli ascolto, ma se proprio siete tentati, comperate un iPad 2 su eBay. Non vi mancherà niente, a parte Siri.

Delusione dell'anno: se di delusione si può parlare, ho concluso che non sono tipo da reflex digitale. Troppa roba da mandare a mente e troppi obiettivi costosi da comprare e montare e smontare. La mia Canon 400D è andata a Matteo, e io ho trovato la mia dimensione con quest'oggettino QUI.


MIGLIOR LIBRO: L'ANNO DEI DODICI INVERNI di TULLIO AVOLEDO
Lo stile e la maniera di raccontare di Avoledo al servizio di una grande storia d'amore ibridata con una sui viaggi nel tempo .
Un romanzo che funziona su tutti i suoi numerosi livelli, un esempio di come si dovrebbe fare narrativa mainstream senza scadere mai né nel pretenzioso né nella mediocrità di derivazione televisiva (cosa significherà che ai primi posti delle classifiche italiane ci siano due dei dee jay del network radiofonico più ascoltato d'Italia?).
Non è il lavoro migliore di Avoledo, ma solo perché Lo Stato dell'Unione era già un capolavoro.
Ne ho parlato QUI.

Delusione dell'anno: tanto per dimostrarvi che non sono uno di quei fan acritici, la delusione più grande quest'anno l'ho ricevuta proprio da un altro romanzo di Tullio Avoledo.
Un buon posto per morire, scritto a quattro mani con Davide Boosta Dileo, frulla tutti i temi classici del complottismo e della creduloneria da Nostradamus agli alieni passando per l'ennesima reincarnazione del Terzo Reich, zombie e il mito del Golem, servendoli in una salsa a base di videogame a realtà immersiva, esplosioni, uccisioni, una quantità di proiettili esplosi che manco in un film di Stallone degli anni ottanta e alcuni tra i personaggi peggio scritti della sua carriera. 
Faccio finta di non averlo mai letto, che è meglio.


MIGLIOR DISCO:BANGARANG di SKRILLEX

Anno straordinario questo per il disc jockey e produttore losangelino dal taglio di capelli più discutibile del mondo, che con questo EP (e coi precedenti More Monsters and Sprites ma anche con la collaborazione più improbabile dell'anno, l'incredibile Make It Bun Dem After Hours con Damian Jr. Gong Marley), dimostra di essere non solo uno degli autori più bravi e versatili in un settore (quello della musica popolare) che ancora cerca di campare col rock e che ha realizzato che il grunge era una truffa, ma anche l'unico vero erede spirituale di un'elettronica dura e pura di cui i Prodigy erano i migliori esponenti prima di farsi preferire da altri venditori di loop come i Daft Punk o da discotecari fighetti come i Chemical Brothers.
Bangarang è un gran bel cd, suonato molto bene e pensato ancora meglio ma, soprattutto, è una cristallina dimostrazione delle potenzialità del linguaggio dell'elettronica, che sembrava essere implosa su se stessa finendo confinata nelle dancefloor... ambiente, che, nel caso ve lo state chiedendo, non è assolutamente congeniale a un genere come la dubstep.
La sola traccia The Devil's Den vale i pochi soldi che costa l'intero EP.

Delusione dell'anno: The 2nd Law dei Muse è piaciuto a moltissimi, tra pubblico e critica... ma non a  me, che avevo ravvisato nella bellissima Unsustainable una svolta dubstep promessa e non mantenuta.
Il nuovo disco è un’opera sbilanciata e fuori fuoco, dove la tanta carne messa al fuoco è malservita e poco cotta. Un passo avanti rispetto Black Holes And Revelations ma lontanissimo dalla brillantezza e dal genio di un The Resistance.
E, ah sì: anche i Pet Shop Boys non uscivano con un disco così piatto e brutto dai tempi di Release. 
E ho detto tutto.



MIGLIOR FILM: THE DARK KNIGHT RISES di CHRISTOPHER NOLAN

Sceneggiatura pessima.
Regia fantastica.
E un mito che appartiene più all'immaginario collettivo che al mondo dei fumetti (e infatti, questo è il Batman meno aderente al personaggio di carta che si sia mai visto sullo schermo).
Il film è tutt'altro che perfetto e se mi ci concentro riesco a trovargli un mucchio di difetti, ma alla fine, resta un potente esempio di cinema nell'accezione più ampia del termine, supportato da un cast superlativo, da una fotografia esemplare e da innumerevoli scelte tecniche che dovrebbero finire sui manuali.
E comunque, è la cosa migliore vista quest'anno, anche se fino all'ultimo momento ero tentato di dare la palma a LUI.
QUI trovate la mia recensione completa.

Delusione dell'anno: Potrei citarvi Prometheus, probabilmente uno dei film più di tanti altri recava sulle spalle un debito pesantissimo con la saga da cui derivava e che quasi inevitabilmente sarebbe stato deludente.
E lo è stato.
Poi, proprio un paio di giorni di fa, l'ho rivisto su blu-ray e una nuova visione fatta a freddo, lontana dall'hype, non me lo ha fatto apparire poi così malaccio, anche se il finale aperto a una serializzazione non lo aiuta di certo ad elevarsi alla classe dei primi tre Alien (no, il quarto è troppo raffazzonato e fuori dalle righe per preferirlo anche a uno degli Alien Vs. Predator a vostra scelta).

Però... quello che veramente mi rode è che l'Italia è il solo Paese al mondo dove si è scientemente deciso di non distribuire il nuovo film sul giudice Dredd.
Che magari non sarà sto capolavoro, sono d'accordo con voi... ma avrei voluto giudicarlo da solo.



MIGLIORE TECNOLOGIA: AMAZON.COM
Se vi dicono che la tecnologia è nel nuovo iPhone, o nei televisori LED 3D o nei contenuti multimediali sulla nuvola e non più sui vostri obsoleti PC... non credetegli.

La vera tecnologia, quella che funziona, che migliora la vostra vita, vi rende più liberi e, in ultima analisi, anche più ricchi, è quella che vi offre Amazon.

Quest'anno ho comprato non solo musica, ma film, libri, regali, elettronica e molto altro sul negozio virtuale più famoso del mondo, e già mi chiedo come sono sopravvissuto finora.

Un'offerta praticamente smisurata, un sistema di navigazione intelligente e semplicissimo da usare, l'adozione di tutta una serie di accorgimenti intelligenti atti a farti comprare più roba possibile (o a fartela comprare), sconti che mai e poi mai nessun altro vi farebbe, tempi di spedizione ridotti all'osso e un'affidabilità senza uguali in tutto il panorama del commercio elettronico fanno di Amazon l'espressione più avanzata e "vera" di una tecnologia con meno lucine colorate e tanta più sostanza.

Se non avete mai comprato, iniziate ora. Lo rifarete ancora e ancora.



Delusione dell'anno: la nuova linea iMac. Tutte le novità introdotte coi nuovi modelli ne hanno fatto un computer più difficile da aggiornare, più costoso da riparare, meno versatile (niente più drive ottico) senza in cambio alcun valore aggiunto se non un minore spessore del tutto ininfluente su una macchina desktop.

L'espressione della peggior filosofia Apple degli ultimi tempi.

QUI tutta la storia.

E, con questo, mi pare che ci sia proprio tutto.
Ci si vede dall'altra parte!

giovedì 20 dicembre 2012

[Meme] Goodbye cruel world.


Questo di Alex rischia di essere non solo l'ultimo meme dell'anno, ma anche di tutta l'umanità.
Nove domande sull'orlo della Fine del Mondo, prevista giusto per, uh, fammi controllare, domani.
Ora ce ne stiamo qui davanti i nostri computer a spostare il mouse su e giù sulla scrivania ad aspettare le vacanze di Natale e tra ventiquattr'ore, puff, staremo a rimpiangere di aver speso dieci minuti delle nostre ultime ore di vita sul pianeta per aderire a questo meme.
Che, sempre secondo le regole del suo creatore, devo girare ad altri cinque nominati, che pesco a caso (non è vero) dal mio portafoglio blogger: Paola, Angelo, Luigi, Francesca e Lucrezia.
E ora, eccovi le mie banali risposte.
Buona Fine e niente inizio.

Con chi trascorrereste il “lieto evento”?
Chiederò a una persona molto vicina di restare con me nelle ultime ore. Sarà l'ultima possibilità di condivisione, e magari una delle più intense. Sperando non abbia preso già altri impegni per domani. Che dite, la chiamo ora?

Dove lo trascorrereste?
In giro, sullo scooterone. Si girerà meglio nel caos che esploderà quando il cielo prenderà fuoco e tutti si renderanno conto che, dopotutto, pagare tutte quelle rate del mutuo è stata una scemenza.

C’è qualcuno di cui vi vorreste vendicare per qualche torto subito?
Ma figurati se vado a pensare alla vendetta in un momento simile. Saranno le ultime ore per tutti, e io dovrei usarle per renderle ancora peggiori a qualcun altro? Piuttosto, spero che nessuno ce l'abbia abbastanza con me da venirmi a rompere proprio in quegli ultimissimi momenti. E soprattutto, che abbia di meglio a cui pensare.

C’è una persona che vorreste rivedere prima dei titoli di coda?
Non c'è tempo. Dovrei fare un giro troppo largo, per rivedere gente qui, a Torino, a Milano. Dovremo accontentarci tutti di qualche telefonata, se i dannati cellulari – maledetto il giorno che sono stati inventati – ci assisteranno ancora nel collasso totale delle ultime ore.

Avendo per assurdo la possibilità di scegliere, vi piacerebbe sopravvivere in un mondo post-apocalittico?
Sì. Ma dovremmo restare veramente in pochi. Gli scenari con le bande di razziatori e quelli che vogliono fare i ducetti postapocalittici non mi sono mai piaciuti manco al cinema, figuriamoci nella vita reale. Se sopravvivo, mi trovo un Hummer col pieno di benzina, ci dipingo sulle fiancate "Nun me rompete er cazzo" e me ne vado a fare il giro del mondo.

Una soddisfazione, l’ultima, da togliervi in queste ore.
Parcheggiare il suddetto Hummer proprio sulla porta di un comando dei vigili urbani, chiuderlo col telecomando e dire ai vigili rimasti bloccati dentro "torno subito, il tempo di un caffè".

In previsione di un ipotetico aldilà, vi aspetta il calduccio dell’inferno o la quiete del paradiso?
È una divisione semplicistica alla quale ho sempre dato pochissimo credito. Qualunque cosa accadrà dopo, sono pronto a scommettere che sarà diversa da quella che secoli di letteratura hanno immaginato per terrorizzare e controllare. Ma parecchio diversa, eh.

Un oggetto, uno soltanto da mettere in una capsula del tempo, e che verrà ritrovato da coloro che un giorno, ma migliaia di anni, ricostruiranno la civiltà.
Ahahahah, che ne dici del mio iPad? Con le mie foto vestito da cosplayer idiota, i miei film preferiti, le mie canzoni preferite, i miei disegni, una galleria completa di Pamela Anderson fotografata da David LaChappelle. Pensa che mitologia ci si potrebbe costruire intorno, uahahahahah

Un’ultima dichiarazione prima di salutarci.
Abbiamo avuto la nostra occasione. Ma questo pianeta, diciamocelo, merita qualcosa di meglio. Magari le api.

PS Per chi ha poche idee, usate questa qui sotto come soundtrack del vostro ultimo minuto e 15 secondi. Sarà un bell'andarsene.

lunedì 17 dicembre 2012

Una recensione velocissima.


Vi parlerò velocissimamente di Buzz Player HD, app per iPad che consente di visualizzare un gran numero di formati video (compresi di sottotitoli, cosa che mi ha fatto decidere per l'acquisto), quali 3GP, AVI, ASF, FLV, MKV (Matroska), MOV (QuickTime), MP4, NUT, Ogg, OGM, RealMedia, Bink, WMV, DV, H.263, H.264/MPEG-4 AVC, HuffYUV, Indeo, MJPEG, MPEG-1, MPEG-2, MPEG-4 Part 2, RealVideo, Sorenson, Theora, WMV, Bink.

Buzz player HD supporta i seguenti formati audio: AAC, AC3, ALAC, AMR, DTS, FLAC, Intel Music Coder, Monkey’s Audio, MP3, Musepack, RealAudio, Shorten, Speex, Vorbis, WMA, Bink.

Legge i sottotitoli nei formati: SRT, ASS, SSA, SUB, MSI ed EMBEDDED Subtitle.

E infine supporta i seguenti protocolli: RTP, RTSP, HTTP, FTP, MMS, Netstream (mpst://), SMB, ffmpeg://.

Fantastico, vero?
Peccato che Buzz Player HD faccia schifo.
Schifo.

I file .mkv a 1080p, su un iPad 2 (e la compatibilità è assicurata anche per l'iPad prima generazione) si vedono rallentati e a scatti. È semplicemente inutilizzabile, e sono stati i quattro euro peggio spesi per un app di tutta la mia esperienza di utilizzatore di iCosi, e chiunque stia cercando un'app per leggere formati video non convenzionali sul suo iPad, ha il diritto di saperlo.

Non so come si comporti su iPad più recenti... ma se avete un iPad 2, statene alla larga, visto che in giro si leggono recensioni ottime, a opera di gente che, evidentemente, non l'ha neanche testata sul campo.

E accetto suggerimenti da chiunque voglia segnalarmi un'app per vedere decentemente file .mkv con sottotitoli.
Grazie, ho finito.


Air for the X String.

Di Fabio ho già detto tutto il bene possibile, e non è la prima volta che le nostre strade creative si incrociano.
Questa Air for the X String nasce da QUESTA sua foto, ed è cresciuta praticamente da sé.
Disponibile da QUI, per quindici giorni da oggi, per desktop, iPad e iPhone (retina display).
Feedback sempre graditi.

venerdì 14 dicembre 2012

Persistence.


Una di queste sere che sono rimasto fino a tardi in studio, mi sono messo a lavorare su una foto a bassa risoluzione trovata su DeviantArt... senza troppa convinzione ma soprattutto senza pensare ad interpolarla un po'.
E così, quando alla fine il risultato finale ha finito col non dispiacermi, mi sono ritrovato con un'immagine grande a malapena da farne un desktop per iPad.
Solo che, visto il solito soggetto (ommioddio! una donna imbavagliata!) non adatto alle famiglie, non ve la pubblico manco in quel formato, ma se proprio dovesse piacervi ditemelo e vi metto il link dove scaricarvela.

giovedì 13 dicembre 2012

Tre cosette carine per chi ha un Mac.

Oggi, post per chi usa Mac.
I tempi in cui facevo l'evangelista sono belli che passati, ma è ancora la piattaforma più efficiente e semplice tra quelle attualmente a disposizione (a proposito, qualcuno là fuori ha messo mano su Windows 8? qualche feedback?), e visto che sviluppatori di terze parti continuano a produrre parecchia roba tesa a semplificare la nostra vita e la nostra esperienza di Mac users, vi segnalo tre software che non vi cambieranno la vita... ma che, magari, erano proprio quello che vi serviva.
Pensateci, la prossima volta che vi viene da descrivere questo blog come una raccolta di cazzate (il che continua ad essere vero un gran numero di volte, ad ogni modo).



Giù le mani dai miei file
Cryptix è un software di crittografia.
A cosa serve: per codificare, decodificare, comprimere, decomprimere,  criptare e decriptare file, dati, testi o qualsiasi cosa abbiate sul vostro Macintosh che volete resti solo per i vostri occhi: le ricette di vostra nonna, il vostro diario segreto, appunti di lavoro, la vostra cartella di foto zozze (ce le avete tutti, furboni). Contiene anche un generatore di password sicure, un generatore Mnemonic, Htpasswd, 512-bit RSA, un tool per la steganografia e altra roba che manco so io a cosa serve.
Pro: è dichiarato supersicuro. Per aprire la vostra roba, ci vorrebbero attrezzature ultraprofessionali che non sono certo alla portata del primo hacker di periferia.
Contro: è a pagamento (ma costa meno di quattro euro, barboni), e funziona solo da Mac OSX 10.7.4.
QUI il link.


Dì quello che ti pare, ma un bel DVD...
Lion DiskMaker è un software sviluppato con AppleScript che può essere utilizzato con Mac OS X 10.6 (Snow Leopard), 10.7 (Lion) e 10.8 (Mountain Lion).
A cosa serve: per masterizzare un DVD o creare un disco di avvio di Mac OS X Lion o Mountain Lion.
Al suo avvio l’applicazione cerca di trovare il programma di installazione di OS X con Spotlight. Poi, vi propone di costruire un DVD o creare un disco di avvio di installazione.
Tutto quello che vi serve è un bel DVD scrivibile (da 4,7 GB per Lion). Per creare un disco di avvio, invece, vi servirà uno spazio di 8 GB, magari su una pendrive o una SD-Card.
Pro: non è richiesta una cifra precisa, ma il programmatore vi chiede una piccola donazione. Non fate i taccagni.
Contro: io non ne vedo nessuno. Fa una sola cosa, e la fa bene.
Lo scaricate da QUI.


Straziami, ma di RAM saziami.

Memory Clean è un applicazioncina che permette di gestire e ottimizzare la memoria RAM montata sui vostri Macintosh.
A cosa serve: vi mostra le percentuali di memoria libera e quella utilizzata, e si offre di liberarla, se necessario... guadagnando in prestazioni e velocità del sistema.
Una volta avviato, Memory Clean va a posizionarsi in alto, vicino l’orologio: cliccandoci col tasto destro, si accedono alle preferenze dove potrete decidere se farlo partire ad ogni avvio di sistema, se effettuare una pulizia automatica della memoria ogni tot secondi e il numero di MB oltrepassato il quale deve partire la pulizia della memoria.
Pro: parecchio utile se avete poca RAM installata sul vostro Mac. In più, non costa un soldo.
Contro: funziona solo da MacOS X 10.7 o versioni più recenti e su Macintosh con processori a 64-bit.
QUI il link.

mercoledì 12 dicembre 2012

Fringe: Five-Twenty-Ten.


Fringe è arrivato al suo primo stop di stagione, e lo ha fatto con uno degli episodi migliori.
Il livello di scrittura è raffinato e, soprattutto, questa stagione ha ormai trovato un suo perché rispetto alle precedenti che sembravano aver chiuso tutti gli archi narrativi e emozionali, diventando qualcosa di compiuto, con piena dignità di esistere come final season.

Questo Five-Twenty-Ten è un episodio sul cambiamento di due personaggi, Peter e Walter, padre e figlio, e di come la stessa causa può avere due effetti opposti.
Peter, grazie alla tecnologia che si è impiantato scientemente nel cervelletto ora è in grado di analizzare tutti gli scenari possibili nel continuum spaziotempo e agire con efficienza letale.
Ma il prezzo da pagare per la sua neo-abilità è la rinuncia progressiva (e forse inconsapevole) alla sua umanità, trasformandosi in un freddo elaboratore di possibilità, un’anima vendicativa che trova pace solo nell'obiettivo di vendicare la morte della figlia. 
In senso opposto sta viaggiando Walter, verso la diminuzione del suo genio a favore della sua pietà e del suo dolore.
E nel mezzo Olivia, che ha sempre lottato per non perdere Peter, se stessa e loro figlia Etta… senza mai sottrarsi a quello che Walter ha capito essere un “privilegio”: concedersi di vivere il dolore della perdita.

Fringe ci mostra come la morte di un figlio sia un'esperienza traumatica in grado di destabilizzare completamente qualcuno: Walter ha quasi distrutto entrambi gli universi perché non riusciva a lasciare andare "l'altro" Peter, quello "rubato" all'universo della porta accanto. E ora che Peter ha perso sua figlia, la storia sta per ripetersi.

Peter è sempre stato la costante, colui che rimaneva uguale mentre tutto l’universo cambiava, e la svolta nel suo personaggio è una delle cose che mancava in questa serie... e me ne sta decisamente amplificando il gusto.

Cosa aggiungere? Ah, sì... che la chiusura dell'episodio sulle note di The man who sold the world, è l'ennesimo, piccolo tocco di classe.

lunedì 10 dicembre 2012

Postproduzione.

Giusto quella che serve.
L'importante, con Photoshop, è non esagerare.
Io esagero. Ma (anche se non è una giustificazione), c'è chi mi frega.
Parlai già tempo fa del comando fluidifica presente sulle ultime versioni di Photoshop.
Fluidifica viene usato diffusamente nella moda e nell'editoria per migliorare l'aspetto di modelle o personaggi famosi: il segreto, anche qui, è usarlo col contagocce per evitare effetti che si allontanano dalla realtà fino a diventare ridicoli, e naturalmente, richiede parecchia pratica.
Quelli che seguono (anche se magari richiedono qualche secondo in più per essere caricati), sono esempi in cui il grafico si è fatto prendere la mano, ma rendono abbastanza l'idea delle potenzialità dell'attuale postproduzione digitale.
Quindi, la prossima volta che guarderete quella gente invariabilmente più attraente di voi sorridervi da una pagina stampata in lussuosa esacromia, ricordatevi di questo post. E sorridete.

sabato 8 dicembre 2012

Human, after all.


Mi è capitato l'altra sera di riascoltare Human After All, l'ultimo album in studio dei Daft Punk (le raccolte di remix, i live e la soundtrack di Tron Legacy, non so per voi, ma direi che non contano).
Human After Hall è di oltre sette anni fa. L'avevo adocchiato alla Fnac di Torino quando qui in nordafrica la Fnac ancora era da venire, ma (fortunatamente) lo comperai da un nordafricano vero… la copertina mi sembrava stampata di merda, non c'era una custodia rigida ma una bustina di plastica stropicciata, e il cd non aveva nessuna serigrafia e ho ancora il sospetto che non si trattasse proprio di un'edizione ufficiale, ma è passato tanto tempo, non ricordo bene.
Insomma, dicevo. 
Ho rimesso su Human After All e mi sono sforzato.


Mi sono sforzato di vederci più di quello che vi trovai sette anni fa: basi ritmiche mai esaltanti, orfane di una melodia, ripetizioni ossessive e autistiche del medesimo riff, un blister di plastica lucida svuotato di ogni traccia di fantasia.
L’intero album si potrebbe ascoltare in quattro minuti usando la funzione “intro” che avevano alcuni cd player (oggetti del secolo scorso che una volta erano gli unici strumenti per fruire musica digitale).
Fate quest'esperimento. 
Se ascoltate i primi 30 secondi di una qualsiasi delle tracce di Human After All, avete ascoltato l’intera traccia.
I Daft Punk non ti sorprendono mai: non si inventano niente. Non hanno un guizzo, una trovata, nulla.
Credo sia il disco più monotono in assoluto che abbia mai ascoltato.
Ogni pezzo potrebbe durare due minuti, ma De Homem-Christo e Bangalter li stirano e li looppano a cinque per arrivare ai 45 stringati minuti dell’album.
La title track è semplicemente inascoltabile.
Television Rules The Nation è interamente costruita attorno un riff che avrebbe potuto comporre un bambino. Technologic è una filastrocca da cantare con i nipotini ed Emotion è una specie di test di pazienza.
Come sette anni fa, salvo Robot Rock, in cui il concetto della ripetizione funziona bene. Ma non ci si può costruire un disco intero, sulla ripetizione. Giusto per dimostrarvi che sono tutt'altro che prevenuto verso di loro, ci infilo pure The Brainwasher.
Ma, oh, niente da fare: tutta ‘sta genialità nei due senza volto parigini non ce la vedo.


E il fatto è che a me vorrebbero piacermi, i Daft Punk.

Hanno l'immagine giusta. I loro dischi hanno belle copertine, hanno dei caschi da urlo e hanno pubblicato un mediometraggio che è una delle cose migliori che mi sia capitato di vedere negli ultimi cinque anni.
Peccato che la loro musica mi faccia schifo.

E un nuovo disco, ora, ci starebbe proprio bene, per farmi cambiare idea.
Sette anni (quasi otto) a campare coi diritti di Robot Rock e Around The World sono tanti.
E sapete com'è la gente, quando vuole qualcosa che non c'è: se la inventa.
Ho scoperto che qualcuno si è preso la briga di inventare un titolo e una data d'uscita: No End, in uscita il prossimo 13 marzo (con tanto di demo dell'album, che vi risparmio di linkarvelo  perché è talmente simile alle vecchie cose dei Daft Punk, che fa schifo anche quello).

venerdì 7 dicembre 2012

[The Art Of] Ivan "ivodelo" De Lorenzo


Ivan, che è solo l'ennesima ottima persona che un forum ormai defunto come PSD Revolution.it mi ha dato l'occasione di conoscere, è uno di quelli che si sarebbe meritato di meglio.

Ad esempio, di non essere nato in una regione come la Sicilia – o dovrei dire in uno stato come l'Italia?– per motivi legati alla cultura dell'immagine, così poco sviluppata (se poi qui all'ascolto c'è qualcuno che possa smentire, non ne sarei che contento, quindi si accomodi pure).

Perché una delle cose che mi rattrista di più, in generale, della scena creativa italica tutta, è la sua incapacità di vedere.
Vedere le eccezioni, individuare le eccellenze, capire la rilevanza delle cose.
E premiarle.

Potrei darvi l'impressione di essere uno che si lamenta e critica, solo per esaltare la propria roba o quella di un amico… quindi, la smetto da ora con le chiacchiere e passo subito alle cose di Ivan, di cui vi propongo qui sotto qualche esempio (cliccate per ingrandire le micragnose anteprime).




Tecnicamente tutto il suo lavoro parte da una base a mano libera, che attraverso una tavoletta Wacom Bamboo e Illustrator finisce direttamente nel suo Mac… filtrando idee, concept, fotografie (queste fatte su specifiche ben precise dallo stesso Fabio Florio di cui ho parlato QUI e col quale Ivan collabora in maniera stabile), schizzi, suggestioni e qualsiasi altra cosa. Dall'inizio alla fine in totale autonomia e con un approccio autoriale degno, ripeto, di miglior fortuna.
Tutta la sua produzione è ottima?
No, non tutta.
Certe cose gli riescono meno bene di altre.
Ma ne ha fatte. E il talento, quello c'è.
Alla faccia di questo Paesucolo alla provincia estrema dell'Europa, che impedisce ai designer giovani di affermarsi e a quelli meno giovani di esprimersi.
QUI potete ILikkare Ivan, QUI trovate il suo Tumblr e QUI la sua pagina Behance.

giovedì 6 dicembre 2012

Solo gli stolti non cambiano mai idea (2).

Ho sempre snobbato i Blur.
Anche quando i Pet Shop Boys li remixarono in un 12" meravigliosamente electro di qualche anno fa.
Poi, mi imbatto in questa Parklife, dal testo intrigante che è una sberla (anzi, una bella serie di sberle) a tutto il popolo dei guardoni e dei Senza Peccato di cui pare che il nostro mondo (virtuale e non) abbondi, e ne faccio il mio inno per questo mese.
In heavy rotation sul mio iPod.

PS E poi, insomma, c'è pure una guest star come Phil Daniels, che non sto neanche a spiegarvi chi è.
Anzi, .   

martedì 4 dicembre 2012

Comunicazione di servizio.

Ho chiuso il mio account Facebook, quindi questo blog e al massimo il mio Tumblr restano gli unici canali dove troverete ancora cose mie, ammesso che anche questo blog resti attivo nei prossimi mesi.
La mia iscrizione al social network più pasciuto del mondo era nata per segnalare e pubblicizzare gli aggiornamenti al blog, ma poi, quasi inevitabilmente, è diventata qualcos'altro, portando in dote cose buone e altre meno. Diciamo che le cose meno buone hanno superato quelle buone, quindi chiudo.

Se avevo questioni aperte con qualcuno (uh, Daniela? avevi un'intervista a cui dovevo rispondere, o sbaglio?) su quella messaggeria che non ricordo, invito gli interessati a usare il mio solito indirizzo email.L'esperienza mi ha insegnato, credo, qualcosa in più sulla natura umana e di quanto le interazioni tra gli individui possano portare a risultati imprevedibili, e per ora mi ritiro a riflettere su questo.Grazie a chi mi ha seguito finora e deciderà di continuare a farlo.

lunedì 3 dicembre 2012

Ultimi fuochi.

Se vi dicono che l'editoria cartacea è in crisi e che gli investitori pubblicitari stanno decimando i loro budget per la stampa... credetegli, perché è esattamente quello che sta succedendo da qualche anno a questa parte.
E il fenomeno è destinato a peggiorare, aggiunge uno (io) che lo vive dall'interno, che sta impaginando l'ultimo numero di un mensile che dopo sei mesi di rientri economici disastrosi, chiude i battenti, nonostante le buone intenzioni.

È esattamente in momenti come questo che i creativi, messi letteralmente con le spalle al muro, riescono a dare il meglio di sè, e questa CinePrint, una trovata di Toyota, è una delle più intriganti che mi sia capitato di vedere.
Non basterà.
Ma è fighissima lo stesso.

giovedì 29 novembre 2012

Se c'è uno che può bullarsi, è lui.

Ok, è vero, uscire con un disco nuovo una volta ogni dieci anni forse è prendersela fin troppo comoda… ma un conto è fare musica elettronica.
Un altro conto è farla e chiamarsi come uno degli ex-membri della più importante formazione di musica elettronica di sempre.
Giusto stamattina, Maurizio mi informa della prossima – anche se non imminente, visto che se ne parla a febbraio – uscita di Off The Record, il nuovo album di Karl Bartos, ex-Kraftwerk dal 1975 al 1990… del quale il singolo, Atomium, circola un breve estratto che dovrebbe rispecchiare il mood del suo nuovo lavoro.
Per quel poco che si sente, sembra esserci stampato a chiare lettere il suo marchio di fabbrica: sintetico come un golfino dell'Oviesse, raffinato e intelligente, ispirato e ritmato.Se siete già fan di vecchia data dei Kraftwerk e compagnia, sarete già in fibrillazione come me.
Se vi siete affacciati or ora sull'elettronica e pensate che i Depeche Mode o i Chemical Brothers ne siano i massimi esponenti, questa è la vostra occasione per  entrare nell'età adulta.

mercoledì 28 novembre 2012

Sono nella media…

…un mesetto fa o più, avevo recensito QUI tre serie tv lanciate di fresco dalla ABC, senza restare convinto (non userò neppure più il termine entusiasta) da nessuna delle tre... e giusto oggi leggo che due di queste, Last Resort e 666 Park Avenue, chiuderanno i battenti al tredicesimo episodio della prima stagione, con i due script in più che il network aveva aggiunto agli 11 previsti.
Il mondo dei serial TV è senza pietà e uno dei più meritocratici al mondo: se non funzioni, chiudi e te ne torni a casa con la coda tra le gambe, e senza neanche che ti lascino finire di dire quello che stavi per dire.

Cosa ha affondato Last Resort e 666 Park Avenue?
Naturalmente, le medie d’ascolto. L’ultimo episodio di 666 Park Avenue è sceso a 4 milioni di spettatori (pochissimi per mantenere in piedi un serial moderno che può arrivare a costare anche milioni di dollari a puntata) mentre Last Resort, dopo essersi mantenuto sul filo della sopravvivenza con 7,3 milioni di spettatori è precipitato a meno di sei milioni nell’ultima puntata.

Quindi, ora cosa succederà?
Che le due serie subiranno l'onta di essere trasmesse in una fascia oraria di seconda scelta, ma la buona notizia, almeno per chi continuava giudicarle guardabili, è che verranno comunque prodotti tutti gli episodi, fino a un vero e proprio finale di serie (cioè senza cliffhanger).

Insomma, una volta tanto i miei gusti si sono rivelati perfettamente nella media, almeno quella degli spettatori americani.

E, fosse per me, avrei calato la scure anche su quella porcata di Revolution.

martedì 27 novembre 2012

Microsoft, dovrai fare meglio di così.


Come saprete, posseggo un iPad (il secondo), e mi ci trovo piuttosto bene.
Come per parecchie altre cose, il segreto per restarne soddisfatti è non aspettarsi che faccia ciò per cui non è stato pensato: ad esempio, creare contenuti.
Esistono naturalmente applicazioni per creare disegni, grafici, ritoccare fotografie eccetera... ma sappiamo tutti benissimo che la vera vocazione dell'iPad è un'altra.
Se volete il mio parere, se volete creare (e modificare e condividere) testi, musica, immagini, filmati o qualsiasi altra cosa, compratevi un computer desktop, e, se avete la necessità della portabilità, un portatile.
L'iPad (o meglio, gli sviluppatori che hanno scritto migliaia e migliaia di app per questa piattaforma) offre tutta una serie di compromessi in merito: alcuni appena passabili, alcuni piuttosto buoni... ma sempre di compromessi si tratta.
Non credo alla campana di crede che i tablet sostuiranno i PC tradizionali, e non credeteci neanche voi.
Aspettatevi dal vostro tablet prestazioni da tablet, e vivrete felici.

Fatto questo cappello, sarebbe da ingenui asserire che l'iPad non è migliorabile.
E per migliorare, ci sono due strade: o aspettare che i suoi creatori ne presentino versioni più avanzate, o che la concorrenza, copiando, migliori l'originale.

Apple è arrivata alla sua quarta generazione di iPad, e oltre a renderlo più veloce e a dargli uno schermo migliore, l'ha lasciato esattamente com'era all'inizio.
E ci può stare, formula vincente non si cambia, dicono.
Dopo due anni e mezzo d'uso, del resto, cosa potrei chiedere in più al mio iPad? Vediamo.

• una maggiore flessibilità nel gestire i contenuti: eliminare una canzone, un filmato o un'immagine, per dirne una, senza dover passare per iTunes.
• vedi sopra: poter importare contenuti multimediali direttamente con e nell'iPad. Con fili o senza. Di nuovo, iTunes è l'equivalente del doganiere di Non ci resta che piangere: chi siete? cosa portate? sì, ma quanti siete? un fiorino! Un'idea banale? Un ingresso USB o un lettore di card. Sì, Apple, fulminami pure.
• una maggiore "digeribilità" di formati del dispositivo, in particolare di quelli video: la maggioranza della roba che gira in rete è .avi, che l'iPad non legge. Insomma, se mi scarico l'ultimo episodio di Fringe in ufficio, voglio poterlo mettere sull'iPad e guardarmelo in treno mentre torno a casa. E, già che ci siamo, la possibilità di fruire dei sottotitoli (se è possibile farlo già da ora, e qualcuno sa come fare, me lo dice? grazie).
• la possibilità di espandere la risicata dotazione di memoria standard (la butto lì: uno slot per una scheda esterna?).
Altre richieste minori: una batteria più performante, una fotocamera migliore, uno stabilizzatore decente, una scocca bella come l'attuale ma resistente ai graffi e agli urti, e (sto sognando, giusto?) un'assistenza che non ti trattasse come se non avessi speso settecento euro per la sua roba.

Nel frattempo che Apple esaudisca i miei desideri, c'è sempre, dicevo, la concorrenza.
E quando Microsoft, lo scorso giugno, annunciò il suo Surface, ebbi la sensazione che, per la prima volta, stesse arrivando qualcosa che potesse in qualche modo scalfire l'egemonia dell'iPad.
Scocca in lega di magnesio, display in HD a 1080p da 10,6 pollici, una cover magnetica (inclusa) che integra una tastiera e un supporto per tenere sollevato il tablet, fino a 128 GB di storage, porte USB, microSDXC e Mini DisplayPort, un processore che straccia quello di qualsiasi tablet in commercio (un Intel iCore 5 Ivy Bridge, lo stesso montato sui MacBook Pro) e che consente al Surface di offrire da subito un ampio e collaudato parco software, a cominciare da Office e Photoshop.
Insomma, in teoria il meglio dei due mondi: la semplicità d'uso di un tablet e la potenza di  un ultrabook, il tutto gestito da un'interfaccia (quella a piastrelle di Windows 8) elegante e minimale.
In teoria.
In pratica?
In pratica, le cose stanno più o meno COSÌ.
E, sul serio, sono stupefatto che un colosso come Microsoft, dopo ben due anni dall'uscita di iPad e con alle spalle risorse praticamente illimitate in termini di ricerca e sviluppo, non sia riuscita a fare meglio di questo aggeggio semiazzoppato, lento e poco supportato.

Perché, e sarà la millesima volta che lo ripeto da questo e altri pulpiti, io ci metto zero a dare i miei soldi a chi migliora la mia cosiddetta "esperienza utente" anche se non ha una mela serigrafata dietro... ma Microsoft, facciamo che ci riprovi, ok?

PS Questo qui sotto, invece, mi ha fatto troppo ridere.
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