giovedì 31 maggio 2012

Qualche bella, nuova font.

Matteo mi ha segnalato alcuni bellissimi font, parecchi dei quali gratuiti o che chiedono solo una donazione volontaria con PayPal, e uno dei miei preferiti è questo:
Che è assolutamente degno di robe come il Neu Six Black di Brody, ed è talmente "grafico" che da solo basta a costruire un'intera pagina.
Insomma, guardate gli spazi geometrici che si creano accostando le lettere e lavorando un minimo sul track e sull'interlinea.

Questo è disponibile in due spessori d'asta, si chiama Dekar ed è prodotto da FontFabric. Potete scaricarlo da QUI.

Estelar ha una leggibilità critica, ma è molto "grafico" e si presta per logotipi e usato a grandezze esagerate. Lo ha disegnato Emilio Correa che lo rende disponibile per il download gratuito da QUI.
Chiudo con il Dock n°11, di Lukas Bischoff, che ha la sua forza in alcune discendenti delle sue maiuscole. Potete scaricarlo da QUI.
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mercoledì 30 maggio 2012

Un nuovo Squalo in città.


Della vecchia, mitica (stavolta l'aggettivo calza a pennello) Citroën DS, amichevolmente "lo Squalo", parlai già QUI.
Scrivevo che ammiravo il suo design così connotativo di un'epoca che non c'è più, eppure senza tempo.
E altrove ho scritto di come, per sopperire alla mancanza di idee o di coraggio di proporre qualcosa di nuovo, i centri stile delle case automobilistiche – in crisi (a sentire loro) da vent'anni a questa parte – negli ultimi anni si sono giocati la carta del restyling, del reboot, della rivisitazione postmoderna di grandi classici del passato.
Abbiamo avuto il nuovo Maggiolino, la nuova Mini, la nuova Cinquecento.
Ma, quando è stato il turno di Citroën di ristilizzare due dei suoi fiori all'occhiello, la Due Cavalli e la DS, in un caso ci si è inspiegabilmente arenati lasciando tutto nel cassetto (lo leggete sempre in quel vecchio post), nell'altro abbiamo avuto un'auto che, del vecchio modello ispiratore ha mantenuto solo il nome:

E allora, sai che c'è?, giusto perché avevo venti minuti liberi, ho messo assieme la mia proposta vintage-reazionaria-postmoderna (la vedete in fondo al post, tre righe più in basso).
Chi è interessato a produrla anche in piccola serie, mi contatti. In cambio mi basta un esemplare tutto mio.
Nera – e con un lettore Minidisc vintage integrato, grazie.

martedì 29 maggio 2012

La ventosa più piccola del mondo.

È, tipo, il gadget per cellulari più cretino ma anche più divertente che abbia mai visto.
Grazie a Gaby per arvermelo regalato.

Meno di tre mesi...

...e la trilogia di Christopher Nolan, che si pone all'altro estremo della visione gotica di Burton e a quella pop-fumettistica di Schumacher, si concluderà col capitolo The Dark Knight Rises.
A posteriori, devo dire che la rilettura iperrealista di Nolan mi sembra nel complesso un pelo sopravvalutata, ma ci sarebbero da fare un mucchio di considerazioni che ora non ho voglia e tempo di buttare giù. Magari più tardi, a trilogia conclusa.
Nel frattempo, sono stati diffusi questi nuovi poster ufficiali del film, con Bane col cappottone da tamarro russo, Catwoman con la mascherina da scambista e Batman che, per la prima volta nella sua storia cinematografica, ha il costume assolutamente identico al precedente.
La costumista, a questo giro, ha lavorato poco, mi pare evidente.

E, dimenticavo.
A giudicare dall'animazione qua sotto, per quest'altro nuovo poster ufficiale non è che i grafici della Warner ci abbiano poi perso le nottate.

lunedì 28 maggio 2012

Non ci siamo ancora...


Di Empowered, deliziosa supereroina imbranata i cui superpoteri derivano dall'ipermembrana attillatissima che indossa (e che finisce regolarmente a brandelli lasciandola indifesa e seminuda nei confronti coi soliti supercattivi) ho parlato già diffusamente QUI, QUI e QUI, e QUI ne realizzai una mia versione in Photoshop.

Se ricordate, auspicavo di incontrare una cosplayer di buona volontà e altrettanto carina che si accollasse il gravoso compito di vestirne i panni (?) per poi sposarla... e, a quanto pare, un buon tentativo è stato fatto in questi giorni dal fotografo Paul Hiller, che ha scritturato la modella canadese Christine, le ha dipinto addosso sei strati di lattice liquido blu, ha scattato un po' di foto, è andato giù di Photoshop e ha ottenuto i risultati che vedete in queste foto.
Insomma, una cosa decisamente nerd ma anche abbastanza divertente, e che pare sia piaciuta anche ad Adam Warren, il creatore del fumetto originario... peccato che Empowered sia talmente particolare per non risultare improbabile interpretata da una qualsiasi, anonima, anoressica modella.
Che so, io una Renée Zellweger post-adolescente l'avrei vista molto meglio.

Ma giuro che se qualcuna ci si impegna, io la sostengo con tutte le mie forze e le mie finanze.
Giuro.

venerdì 25 maggio 2012

Quando una serie tv fa galoppare la fantasia.

Sono vecchi, li avrete già visti e io ho rotto le palle con Lost. Sì.
Però questi finti annunci pubblicitari Dharma, creati dal designer Adam Campbell e trattati come se fossero usciti negli anni settanta, sono divertenti e ben fatti.
E per oggi è tutto.
Namaste.



giovedì 24 maggio 2012

Orwell 1984.

Quasi certamente avrete sentito parlare del romanzo distopico 1984 di George Orwell (e se non l'avete fatto, potete lasciare da subito questo blog, arrivederci).
Quello che magari, e comprensibilmente, vi era sfuggito, è che nel nostro 1984 ne venne tratto un film, grazie a Sonia Brownell – vedova di Orwell e titolare dei diritti d'autore – che acconsentì, poco prima di morire nel 1980, alla realizzazione cinematografica.
La vedova Orwell chiese espressamente che il film non utilizzasse effetti speciali moderni.

Per il ruolo (in realtà, assai marginale) del Grande Fratello venne scelto Bob Flag, un attore non professionista, mentre i due ruoli principali vennero affidati a John Hurt e a Richard Burton, che morì pochissime settimane dopo l'ultimo ciak.
Il regista (il britannico Michael Radford) voleva realizzare il film in bianco e nero, ma la produzione rifiutò la scelta. Venne allora adottato un procedimento di elaborazione visiva detto Bleach bypass (che in seguito sarebbe stato adottato in Salvate il Soldato Ryan e 300) che diede al film un aspetto livido, desaturato e ad alto contrasto.

Naturalmente, come accade per tutti i film tratti da classici della letteratura, il giudizio sulla resa cinematografica risente molto dalla conoscenza del 1984 di Orwell (io lo lessi proprio in quell'anno, e ricordo che mi colpì da gettarmi in uno stato di semidepressione per giorni interi).
Fatta questa premessa, bisogna riconoscere il tentativo riuscito di rispettare le atmosfere del romanzo, tanto da diventare un corollario visivo alla lettura... non sostitutivo ma aggiuntivo, visto che solo conoscendo il romanzo si comprendono a pieno i risvolti della vicenda, immagino deliberatamente tralasciati nella sceneggiatura.

I punti di forza di Orwell 1984 sono un'identità visiva forte e convincente. Le scenografie, la direzione artistica e le interpretazioni sono di altissimo livello.
Per contro, è un film piuttosto carente nel ritmo e in una propria identità, che, vive di rendita e accenna al messaggio politico contenuto nel romanzo in maniera molto più generica e senza vigore.
Questo significa che non bisogna vederlo?
Assolutamente no.
Il problema è che Orwell 1984 non esiste in Italia in dvd, e nessuna delle versioni uscite all'estero contiene l'audio italiano. Di conseguenza, sono dovuto andare a caccia di un riversaggio su dvd del master originale restaurato in digitale su cui è stata montata e sincronizzata la pista audio italiana presa da un Istituto cinematografico.
Mancava solo una copertina decente, ma per fortuna queste cose le so fare decentemente e mi ci diverto pure.
Qui sotto la mia versione, e più in basso quella originale.
Che ne dite, funziona?

mercoledì 23 maggio 2012

[Recensione] Quella casa Nel Bosco

Che poi sarebbe il film d'esordio di Drew Goddard (ex sceneggiatore di Buffy, Lost e Cloverfield ed ex produttore di Alias), giusto in questi giorni nelle nostre sale, ma potrebbe essere tranquillamente un albo di Dylan Dog, e questo per spiegare il mio becero fotomontaggio.
(oh, poi se volete vedere quella originale, guardatevela alla fine del post.)

Perché Dylan Dog? Perché, esattamente, come un suo albo, Quella Casa nel Bosco è un horror che non mette paura, né vuole metterne: piuttosto punta tutto quello che ha da puntare su un'autoreferenzialità e un dichiarato gioco citazionista, tipico della struttura di una qualsiasi delle storie dell'Indagatore dell'incubo bonelliano.
Da Dylan Dog mutua la struttura narrativa videoludica dove il rituale effetto splatter funziona come il premio tributato al vincitore di turno (ossia il lettore/spettatore, che partecipa e gode del gioco stesso).

Ed è proprio (e soltanto) la natura metalinguistica di Quella casa nel bosco a salvarlo ed elevarlo dalle altre centinaia di produzioni del genere: la trovata di rileggere i mitologemi horror come una delle possibilità combinatorie di un reality, decostruendo – con una certa efficacia, va detto – gli archetipi classici dell’orrore cinematografico è sufficientemente buona per non annoiarsi... almeno, per un po'.

Perché, se avete già letto una mezza dozzina di albi di Dylan Dog (eccolo di nuovo), probabilmente Quella casa nel bosco è come se l'aveste già visto, smontato, criticato e pure rivisto, perché stravolgere le regole del gioco con i suoi stessi stereotipi è un'operazione a cui il fumetto vi avrà assuefatto da un bel pezzo (e, in una certa misura, al cinema ci aveva provato anche Scream 4).
Per tutti gli altri, invece... beh, magari potreste trovarlo divertente.
Ma non aspettatevi il capolavoro.

lunedì 21 maggio 2012

Cloud Project. Cyber nella nuvola (e non tra le nuvole).

Di Fabio aka Ettone dovreste sapere già tutto quello che c'è da sapere, altrimenti fate un salto veloce QUI.
Fabio sta lanciando quest'iniziativa piuttosto interessante tra vari artisti nel web (infatti, non capisco cosa c'entro io, che l'arte l'ho studiata solo a scuola e tutto quello che ho capito è che io non mi ci avvicinerò mai neanche da lontano), che consiste nella condivisione di uno scatto fotografico comune declinato attraverso la postproduzione (e quindi il gusto e la visione personale) degli artisti che si sono prestati al gioco.
E, visto che si tratta di un esperimento puramente visuale, non aggiungerò troppe altre parole ma vi invito piuttosto a vederne i primi, interessanti risultati QUI.

Fabio ha coinvolto anche me nel suo Cloud Project, mi ha chiesto di scegliere una sua fotografia sulla quale avrei applicato la mia postproduzione, e i risultati li vedete qui sotto.

Naturalmente, il bello della faccenda è la sua reversibilità, e più in basso potete vedere come Fabio ha reinterpretato una mia vecchia cosa.
E, che dire, direi ne ha acquistato parecchio in eleganza, n'est ce pas?

sabato 19 maggio 2012

Cosplay in progress (4)

È, tipo, il costume più impegnativo che abbia mai allestito.
Quando cacchio mi è venuto in mente.

venerdì 18 maggio 2012

Ancora a proposito di donne che invecchiando migliorano.


Donna Summer, che ci ha lasciati ieri a soli 63 anni, nelle sue ultime esibizioni appariva ancora più bella e desiderabile di quanto non colpì la fantasia di un ragazzino che aveva appena iniziato a cambiare la voce, nel 1977, quando – fissando la copertina del 45 giri di I Feel Love – sentiva smuoversi dentro di sé cose che non si erano mai mosse prima.

A mai più, quindi, e grazie per tutti i brividi.

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