venerdì 28 settembre 2012

Minimale. Anzi, elementare.

La settimana scorsa il presidente di eBay ha presentato il nuovo logo dell’azienda, progettato (mai questa parola è stata così sprecata) dalla designer americana Diana McDougall.
Lo vedete qui sotto: stessi colori e minimalismo estremo (per gli addetti ai lavori, è stato composto con l'Univers Extended).
eBay non aveva mai cambiato il logo da quando è fu fondata nel 1995. Il cambio di logo sarà attivo su tutti i siti della compagnia d metà ottobre, e fa parte di una nuova strategia dell’azienda per le sue attività future, almeno secondo, le parole del presidente Wenig: uno spostamento dal mercato delle aste su oggetti nuovi e usati alla messa in vendita di prodotti nuovi con un prezzo prestabilito, direttamente da parte di eBay, andando a competere così direttamente con Amazon, la più grande azienda di commercio elettronico.
Ma di queste robe me ne intendo poco, e torno un attimo sul redesign del logo.
Che, nel caso vogliate il mio parere professionale, fa cagare.
Un logo disegnato con Word.
Un insulto al nostro mestiere in un certo senso peggiore di episodi come QUESTO o QUESTO, perché travestito sotto l'etichetta ipocrita di minimalismo.
Perché il minimalismo mi va anche bene.
Portato alle estreme conseguenze, però, sconfina nell'elementare, nell'insipido, nel banale.
E, visto che le immagini sono quasi sempre più esplicative delle parole, ecco che Lee&Ele nel loro Tumblr si sono divertiti a proporre qualche noto logo declinato alla maniera del nuovo logo eBay.
E io, che ho una mezz'ora da perdere e non sono da meno, dò il mio contributo.

E, comunque, la McDugall è stata pagata troppo, qualsiasi sia stata la cifra.

giovedì 27 settembre 2012

[Recensione] Un buon posto per morire


Un buon posto per morire
Tullio Avoledo/Davide Boosta Dileo (2011)
Einaudi, 642 pagine
20 euro


Di Avoledo, se avete letto le mie recensioni (QUI ma anche QUI e QUI) dovreste sapere che sono un grande fan.
È quindi col doppio della delusione che ho bollato, senza possibilità alcuna d'errore, questo Un buon posto per morire come la peggiore cosa finora uscita a sua firma.
Essersi accompagnato a Davide Dileo come co-autore è stata una mossa che ha pagato come mescolare l'acqua di rubinetto con un vino invecchiato pazientemente per decenni. Una mistura appena bevibile, che solo a tratti rievoca il sapore personalissimo e sofisticato dell'Avoledo della Ragazza di Vajont o dello Stato dell'Unione, piccoli gioielli che lascerò sedimentare ancora qualche anno prima di rileggerli.

Il sodalizio con Dileo è la prima spiegazione che mi viene alla mente per spiegare questo feuilleton di seicento e passa pagine dove vengono buttati nel calderone tutti, o quasi, i temi classici del complottismo e della creduloneria: da Nostradamus agli alieni passando per l'ennesima reincarnazione del Terzo Reich, zombie cannibali e il mito del Golem, tenuti assieme – si fa per dire – in un collante a base di videogame a realtà immersiva, esplosioni, uccisioni, una quantità di proiettili esplosi che manco in un film di Stallone degli anni ottanta e alcuni tra i personaggi peggio scritti della sua carriera.

Manca un filo, un quadro d'unione, una struttura, una logica e, tipo, una ventina di pagine finali che avrebbero dovuto raccogliere le fila di una serie di capitoli sempre più traballanti e slegati.
Sospendere il principio di realtà in questo amalgama di temi – già in partenza viziati di loro da scarsa credibilità – è praticamente impossibile: in nessun momento del romanzo si riesce a prendere seppur minimamente sul serio la vicenda, e lo stile elegante e potente di Avoledo, reso zoppo e a malapena riconoscibile qua e là (ad esempio in una delle poche parti realmente evocative, dove Nostradamus predice l'Olocausto) non basta a risollevare le sorti di un libro brutto, inutilmente lungo e palesemente sotto, parecchio sotto la media rispetto alla sua cifra consueta.

In poche parole... risparmiatevelo e piuttosto cercate un altro dei suoi titoli, uno qualsiasi. 
Voglio abbastanza bene ad Avoledo da pensare che questo sia stato solo un errore di percorso, e con un po' di tempo riuscirò a dimenticare di averlo mai letto.

lunedì 24 settembre 2012

venerdì 21 settembre 2012

Vault.

Dimensioni originali 3661x5020 pixel. QUI potete scaricare il media pack per desktop, iPad e iPhone (anche retina display). Piace?

giovedì 20 settembre 2012

Cosplay in progress (9)


Il Legislatore è l'arma corta in dotazione ai Giudici.
Il suo impiego è in primo luogo dissuasivo e subordinato ad un primo – ed unico – avvertimento al trasgressore della Legge.
L'uso letale del Legislatore è autorizzato a discrezione del Giudice.
Il Legislatore utilizza un munizionamento multiplo a comando vocale e implementa un riconoscitore del DNA personale del Giudice per il quale è programmato. Impieghi non autorizzati del Legislatore elettrificano letalmente l'arma.
Per realizzare una replica passabile del Legislatore, sono partito da uno stampo in resina dura, in commercio su eBay per qualche decina di euro.
Come vedete, non ha un gran livello di finitura, e richiede una bella carteggiatura per rimuovere le imperfezioni dello stampo.

Per l'inserimento di un piccolo areatore idraulico satinato e un oculare, ho fatto praticare due fori circolari sul fronte... impresa tutt'altro che banale, visto che la resina in questione è dura come e più del legno. È stato necessario un tornio industriale, ma alla fine i pezzi si incastravano perfettamente.
Ho quindi verniciato la pistola di nero lucido e argento, mascherando con scotch da carrozzieri. Col trapano e una punta sottile per legno, ho creato dei forellini per l'inserimento di qualche vite cromata autofilettante.

Il Legislatore originario include due file di LED rossi sotto la canna. Ho fatto sistemare due strisce di LED negli alloggiamenti e li ho coperti con due lastrine di plexiglas nero da 1 mm tagliate a laser su mio disegno vettoriale. Nella parte inferiore della pistola, è stato ricavato un alloggiamento per due batterie stilo che alimentano i LED. Un microinterruttore nascosto aziona e spegne i LED.

(continua)

mercoledì 19 settembre 2012

Sicuramente è un caso (2)

Forse ricorderete QUESTO post.
Beh, è arrivato il momento di una nuova carrellata di somiglianze imbarazzanti.
Ogni immagine è ingrandibile cliccandoci sopra.

martedì 18 settembre 2012

Liebster Award.

Nonostante ne abbia lanciato uno io stesso, di questi memi comincio ad averne piene le tasche.
Ma la nomination proviene da Lady Simmons, e facciamo che questa volta ancora e poi basta.
Rispondo alle sue eleven questions poi lo parcheggio qui senza inoltrarlo: che sfiga mi colga, come minacciavano le antiche catene di Sant'Antonio, sulla cui origine, se avete tre minuti per farvi un po' di cultura da Settimana Enigmistica, vi rimando QUI.
E, giusto per ingraziarmi gli oscuri Dèi delle catene, ho ristilizzato il logo di questo Liebster awards (qui sopra), che a furia di copia e incolla e comprimi e risalva era diventato una patacca inguardabile.

1. Quale canzone ti costringe a cantare ad occhi chiusi e con sentimento qualsiasi cosa accada attorno a te?
Uh, non lo so. In questo momento mi viene in mente QUESTA. Ma non ad occhi chiusi, che spesso sento la musica in scooter e mi schianterei dopo trenta metri.
2. Cheesecake o Pizza?
Pizza. Quattro formaggi. Bianca, che da quando un delinquente mi ci mise il pomodoro, lo specifico sempre. Sempre.
3. Se ti pagassero 10.000 euro lo mangeresti un piatto di scarafaggi vivi?
Ma manco per un milione. Ma che orrore, Cristo.
4. In quale famosa rock band anni 70 suoneresti tornando indietro nel tempo?
Uhm... vediamo. Credo gli Who. Mi ci vedo a scapocciare cantando Talkin' 'bout my g-g-g-generatiooon!!!
5. Un oggetto che conservi dai tempi del liceo?
Di quell'epoca, non conservo più nulla. Magari, qualche lettera. Un biglietto. Però ho una medaglia che mi diedero in prima elementare. Conta?
6. Una cosa di te stesso che non ti piace?
Una sola? Guarda, pesco a caso: l'insofferenza per la lentezza altrui. Sì, ho detto proprio la lentezza.
8. L'indumento più ridicolo che hai?
Uh... che ne dici di QUESTO?
9. Nel film sulla tua vita chi sarebbe te stesso?
George Clooney, ma che domande.
Vabbé, dai. facciamo Valerio Mastandrea e che non se ne parli più.
10.Dovendo essere una creatura della notte/horror, cosa saresti?
Qui sfondi una porta aperta...
11.Devi vestirti per carnevale. Quale superoe scegli?
Carnevale ormai lo snobbo. Però sto preparando QUESTO. Coming soon.

lunedì 17 settembre 2012

[Recensione] Prometheus (no spoiler).



Brevi istruzioni per godersi al meglio Prometheus.

1) Non pensate ad Alien.
Lo so, è come dire a qualcuno: non pensare agli elefanti.
E cioè, praticamente impossibile. Ma voi provateci lo stesso.
Scordatevi tutto di quel film: le atmosfere cupe e opprimenti, il senso d'isolamento, il buio che – dopo tanto tempo al cinema – torna a fare paura, la meravigliosa colonna sonora di Jerry Goldsmith, il manipolo straordinariamente affiatato ed azzeccato di attori (tra cui un'esordiente e carismatica Sigourney Weaver ed un grandissimo Ian Holm), la sceneggiatura precisa, pulita e letale come un coltello affilato che inizia a penetrare lentamente (così lentamente che quasi non ve ne accorgete, all'inizio) e non si ferma finché non vi è entrato completamente nella carne.
Scordatevi la creatura aliena più riuscita e indimenticabile di tutta la storia del cinema, e con lei gli ambienti che parevano usciti da un incubo di Lovecraft ma che invece si dovevano al genio di H. R. Giger.
Dimenticate tutto questo. Fate piazza pulita nella vostra testa, magari guardandovi mezza stagione di TerraNova.

2) Non pensate che il regista è lo stesso non solo di un capolavoro (non solo della fantascienza, ma del cinema tutto) come Alien, ma anche di Blade Runner, per dire, ma anche di cose più sottovalutate come Black Hawk Down o Black Rain.

3) Se proprio non riuscite a rimuovere Alien dalla testa (e vi capisco, io non ci sono riuscito neanche per un attimo – anche perché Prometheus fa di tutto e di più per rievocarlo in millemila citazioni, dettagli e rimandi espliciti e meno espliciti pur mantenendo significative differenze che rendono tecnicamente impossibile definirlo un prequel), abbandonate da subito l'idea di ottenere qualche risposta alle domande che erano rimaste a dormire in qualche oscuro angolo dentro di voi fin dalla prima visione del capolavoro originario.
Non troverete risposte, ma solo pretesti.
E pretesti risibili, subito dimenticati, illazioni basate sul niente, occasioni sprecate da farvi pensare se per caso non siete andati a guardare uno degli episodi peggiori di Lost... e cito Lost non a caso, perché la sceneggiatura di Prometheus si deve (anche) al Damon Lindelof che – ora lo sappiamo tutti – quando si è ritrovato l'eredità del serial TV abbandonato dal suo creatore Abrams non ha saputo fare altro che, come diciamo qui a Roma, buttare tutto in caciara.

Se riuscite a fare tutto questo, allora Prometheus potrà piacervi e resterete piacevolmente colpiti dal magnifico senso dello spazio che ancora Scott riesce a filmare, dall'irreprensibile interpretazione di Michael Fassbender nel ruolo dell'androide di bordo, dagli effetti speciali misurati e mai invasivi, dall'estetica curata in ogni dettaglio fino all'ultima fibbia delle tute spaziali.
Poi, però, tornate a casa e mettete su il blu-ray di Alien.
E abbiate paura.

domenica 16 settembre 2012

Viva gli sposi.

Francesco e Alessandra hanno fatto il grande passo.
Un po' li invidio, un po' li ammiro, di sicuro sono contento per loro.
E se i vecchi detti sono veri, vista la giornata piovigginosa di venerdì scorso che ha dato a tutta la cerimonia un'aria molto british, Alessandra sarà una sposa parecchio fortunata.

sabato 15 settembre 2012

Cosplay in progress (8)


L'aquila sulla spalla destra dell'uniforme dei Giudici è simbolo di giustizia e imparzialità.
I Giudici applicano la Legge con severità ma anche senza compiere alcuna eccezione o discriminazione legata allo status sociale, politico, sessuale o razziale.
I Giudici sono notoriamente incorruttibili, ma qualora uno di essi infranga la Legge, viene giudicato alla stregua di qualsiasi altro fuorilegge.
L'aquila è uno degli aspetti distintivi più visibili della loro uniforme ed è anche uno dei più difficili da riprodurre. Tutte le scaglie sotto l'aquila hanno una mobilità differenziata per permettere l'articolazione del braccio. E, come vedete dalle foto qui sotto, l'inizio promette benissimo.

venerdì 14 settembre 2012

Se passate per Mosca...

...non perdetevi la mostra sull'Energia organizzata da Enel, responsabile delle mie nottatacce in ufficio negli ultimi giorni.
E, prima che me lo chiediate: scrivere in un alfabeto (non una semplice lingua) incomprensibile, è stata una via di mezzo tra una sfida fighissima e un dannato incubo.
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