venerdì 29 agosto 2008

Wir fahr’n fahr’n fahr’n auf der Autobahn


Chiudo gli occhi e li vedo.
Ralf Hutter e Florian Schndeider da piccoli, seduti sui sedili posteriori delle rispettive Volkswagen dei risperttivi papà.
Capelli cortissimi e camicie bianche.
Ascoltano le cassette Stereo8 di Wunderlich nei lunghi viaggi in autostrada verso i nonni di Monaco o verso le vacanze in Adria.
Poi, un balzo di vent’anni. Eccoli poverizzare Goethe, anche lui con quell’antico vizio tedesco di raccontare ogni proprio spostamento, e raccontare solo della striscia della mezzeria, del sole e delle banchine laterali verdi d’erba.
Ripetono wir fahr’n fahr’n fahr’n auf der Autobahn, senza mai dire dove stanno andando, senza mai dichiarare una meta.
A un certo punto del non-viaggio, nel bel mezzo della loro sublime suite tecnoautomobilistica, i Kraftwerk hanno un colpo di genio e accendono l’autoradio e l’autoradio sta trasmettendo, circolarmente, il loro stesso brano così i quattro (tra i quali spiccava, come un cane in chiesa, il barbuto e lungocrinito Klaus Roeder) possono godere doppiamente del consumo di chilometri e benzina lungo un’autostrada senza fine, narrata nei suoi tratti salienti con forme basilari: linea retta della mezzeria, cerchio del sole, rettangolo del frontalino dell’autoradio.
Una rappresentazione talmente involuta che non riesce nemmeno a considerare (né se ne preoccupa) il mondo ulteriore, quello che c’è al di là delle banchine erbose e al di fuori della Germania Ovest.
Come dalla copertina, sull’autostrada viaggiano solo una Mercedes e una Volkswagen.

1 commento:

Anonimo ha detto...

sono un tuo coetaneo, (ho 46 anni), quando ascoltavo i kraftwerk avevo 13-14 anni....mi guardavano come sefossi da internare...
il tuo blog è stupendo, passami il termine, ho più o meno gli stessi tuoi gusti, cinema , musica, TV,ti leggo volentieri
beppe

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