martedì 24 aprile 2018

Il mio primo iMac.

Ci sono volute svariate generazioni e più di tredici anni per convincermi a comprare un iMac. Per quanto l’idea di una macchina all-in-one fosse alla base del concetto del primo Macintosh, acquistare un computer in cui uno dei componenti – lo schermo – di fatto sarebbe invecchiato molto più lentamente dell’elettronica interna e del processore mi ha fatto sempre preferire soluzioni più versatili come i Mac Mini, pratici e poco ingombranti ma penalizzati da alcuni compromessi hardware e da un cronico disinteresse da parte di Apple per quanto riguarda gli aggiornamenti.


Ciò che mi ha sempre colpito è la semplicità dell'iMac.
Il suo form factor, l'intersezione perfetta tra funzione e forma è una roba che ti mette in ginocchio.
I primi modelli erano meno proporzionati e più goffi, ma il tempo li ha resi perfetti.
Dal dirompente (e irripetuto) design “a lampada”, dal quale si è drasticamente allontanato, l'iMac ha subito negli anni numerosi affinamenti di carattere estetico... ma è – fondamentalmente – lo stesso concept: uno schermo piatto montato su un supporto basculante d’alluminio. Un’idea probabilmente meno dirompente rispetto la giocosa, funzionale follia dell’imac G4, ma talmente minimale da mantenere un fascino unico inalterato per quattordici – quattordici – anni.


Ricordo quanto fu sconvolgente questo design quando lo vidi per la prima volta.
È una versione incredibilmente semplice del personal computer. L’idea del supporto basculante che fa anche da basamento è geniale… e da allora nessuno ha trovato una soluzione più elegante. E sebbene l'iMac non sia stato il primo ad avere un drive verticale per il caricamento dei supporti ottici, la sua implementazione è rimasta invariata fino al 2012, anno in cui Apple decise che erano obsoleti ed eliminò anche quella feritoia laterale.

Sul retro, ci sarebbe stato spazio per almeno un altro paio di porte USB ad alta velocità in più. Non avrebbe inficiato l’estetica e avrebbe evitato la necessità di munirsi di un hub esterno.


È difficile trovare dettagli – di qualsiasi tipo – sulla superficie dell’iMac (cosa tutt’altro che rara nell'universo Apple, ma portata all’estremo su queste macchine): non sembrano essere stati nascosti, ma semplicemente integrati nel concept stesso: un computer che non richiede e non richiederà mai intervento umano (anche se il prezzo è l’impossibilità di accedere autonomamente a qualsiasi componente interno).


Sui vecchi iMac in policarbonato, c’era una grossa scritta iMac, proprio sotto la feritoia di raffreddamento. Mi pareva sovradimensionata e un pelo fuori luogo. Per fortuna è stata sostituita con il logo Apple, nero lucido, che crea un bel contrasto con l’alluminio satinato.


Progettare un case che va assottigliandosi ai bordi fino a ridursi a pochi millimetri può sembrare un’operazione sterile, considerando che si tratta di un computer desktop. In realtà rientra perfettamente nel percorso che Apple ha sempre seguito (dopo averlo tracciato): confezionare sfide estreme, diventare un punto di riferimento, spingersi sempre un passo oltre. È esattamente così che gli attuali iMac sono diventati macchine che riescono a collocarsi facilmente in qualsiasi ambiente: sono letteralmente oggetti senza tempo.


A volte mi manca “l’era bianca” di Apple. Il design di quell’epoca questa era era così rassicurante, caldo e puro, nonostante fosse – contemporaneamente – brutalmente onesto e analitico. Il policarbonato a doppio cristallo che Apple brevettò per il suo primo iPod e che poi applicò all’iMac, agli iBook e a tutta un’altra serie di prodotti era splendido da guardare... ma troppo vulnerabile ai graffi. L’alluminio impiegato oggi di certo invecchia molto più lentamente.


Il display Retina 5K merita un discorso completamente a parte.
Negli ultimi modelli, Apple ha ulteriormente aumentato la luminosità del monitor, portandola a livelli tali (500 nits dichiarati) che è quasi impossibile che questo possa essere usato al 100% della scala: per darvi un'idea, in operazioni di fotoritocco di solito si lavora in un intervallo compreso tra 120 e 220 nits). Ma ciò che più conta è che ora i display montati sugli attuali iMac offrono un'accuratezza del colore persino superiore ai precedenti (già eccellenti), di certo la più alta che abbia mai visto in un all-in-one... e probabilmente anche per i monitor della sua classe in generale, almeno all'interno delle gamme Adobe RGB e sRGB.
Il display – pilotato da una Radeon Pro 570 con 4GB di memoria video – tecnicamente visualizza un miliardo di colori, dato che l'ufficio marketing Apple rivende con giustificato orgoglio... poco importa che gli esseri umani possono distinguere solo tra i sette e i dieci milioni di colori.
È l'impressione complessiva che ti dà il colpo di grazia: guardare questo monitor è come guardare attraverso una finestra. Semplicemente, il meglio disponibile su macchine di questa categoria.
Caso chiuso.


Tutto perfetto, quindi?
Non tutto. La tastiera in dotazione, ad esempio: è una Magic Keyboard 2, wireless e con una batteria ricaricabile al suo interno.
Ora, lasciatemelo dire: abbandonare le vecchie pile stilo è stato un atto dovuto quanto tardivo. Comprare una confezione di batterie per buttarne via una manciata ogni mese o due è qualcosa che non mi è mai piaciuto né dal punto di vista economico né ecologico. Inoltre hanno la tendenza a morire quando meno te lo aspetti – e sempre quando non hai batterie di ricambio a disposizione.
In passato, per alimentare il mio Magic Mouse ho iniziato a comprare caricabatterie e batterie ricaricabili. Li ho provati tutti: Duracell, Energizer, Apple. Fanno tutti schifo. Il caricabatterie Apple e le batterie Apple si sono rivelati i peggiori: pensavo che sarebbero durati di più, ma sono stati i primi a morire. Ne ho avuti due set, credo. Apple dopo un po' si è tirata fuori da questo mercato e ne ha cessato la produzione.
Risolto il problema della ricarica (basta tenerla collegata con un cavo lighting al Mac per qualche decina di minuti ed avere energia sufficiente per settimane intere), migliorato il meccanismo dei tasti (già piuttosto preciso e piacevole nella vecchia), resta la scelta, piuttosto discutibile, di non includere nella confezione del nuovo iMac una tastiera estesa: la mancanza del tastierino numerico e di altri tasti la rende, di fatto, l'alternativa "povera" alla Magic Keyboard estesa... offerta a un prezzo esorbitante persino per gli standard Apple.
Ho lasciato la nuova tastiera "monca" nella sua scatola e ho collegato la vecchia all'iMac.
Non è lucente e pulita come tutto il resto (vi consiglio di comprare una mascherina in silicone, sarà più veloce e comodo lavarla), ma di certo è più funzionale.

Poco da dire, invece, sul nuovo Magic Mouse in dotazione.
Il vecchio era (e resta) un prodotto molto valido, salvo per due cose:
1) Le due pile stilo all'interno non sono collegate in modo sufficientemente sicuro, e il mouse tende a disconnettersi se urtato contro qualcos'altro o lo si scuote un pelo di troppo. Cosa che ti fa saltare i nervi quando sei concentrato su un tracciato di ritaglio particolarmente complesso in Photoshop e il mouse si prende una vacanza di qualche secondo.
2) Il Magic Mouse ha  due binari di plastica sul fondo, e un uso prolungato – inevitabilmente – lo consuma, non fino a graffiare la scrivania ma di certo a trasmettere una fastidiosa sensazione di sfregamento.
Le buone notizie sono che il nuovo Magic Mouse non soffre di questi problemi: la batteria ricaricabile vi libera dalla schiavitù delle batterie, e il materiale plastico dei due binari è diverso.


L'ultima, ma forse più importante, mancanza di questo iMac è l'assenza di un hard disk a stato solido montato di serie.
Da anni, MacOS include un mucchio di feature che richiedono numerosissimi e piccoli accessi al disco – sia per i dati che per i metadati. Quindi, le prestazioni dell'iMac – avvio, tempi di accesso ai file, swapping, context switching- fanno schifo su drive a 5200 ma anche 7200 RMP.
Apple lo sa benissimo, ma tutto quello che vi dà di serie è un Fusion Drive troppo piccolo per la stragrande maggioranza degli impieghi.
Questo significa che dovrete ordinarlo con un sovrapprezzo o pensarci voi.
Io ho optato per un Crucial da 500 GB, che, con una velocità di trasferimento dati (dichiarata) di 6 gigabyte al secondo, straccia qualsiasi altro concorrente in questa fascia di prezzo... il vero problema è che lo spazio all'interno dell'iMac è talmente ristretto che dovrete necessariamente sloggiare l'hard disk esistente, che, se pensavate di usare come disco di backup Time Machine, dovrete montarlo in un case esterno.


In definitiva, cosa serve per rendere l'iMac un computer completo da usare al massimo delle sue potenzialità?
- altra Ram.
Non spreco neanche una parola in più sulla taccagneria di Apple nel dotare le sue macchine di memoria, né dei prezzi completamente fuori mercato che adotta nel caso vogliate espanderla su richiesta. Il mio consiglio è acquistare altri 8 GB (su Amazon trovate dei banchi Crucial a meno di cento euro) e installarveli da soli (è la sola operazione che è agevole su questo tipo di macchine). Anzi, se volete fare le cose a modino, compratele (e installatele) sempre in coppia.

- 1 disco SSD.
Vedi sopra. Li producono in tanti, e si differenziano soprattutto, oltre che per la capacità, per la loro velocità di trasferimento dati. Comprate il più grande e il più veloce che potete permettervi. Il Crucial qua sopra lo rimediate per circa centoventi euro, ai quali dovrete aggiungere il costo della manodopera (scordatevi di poterlo fare da soli, a meno che non siate in grado di smontare e rimontare correttamente un display come quello dell'iMac, che è anche l'unica via d'accesso alla componentistica interna). Diciamo duecento euro in totale.

- 1 tastiera estesa.
Costa una fortuna, ma è il vostro principale strumento di input e se non ci siete abituati, maledirete quella in dotazione per settimane cercando tasti che non ci sono o che stanno dove non dovrebbero stare. In alternativa, potete attaccarci la vostra vecchia tastiera e, se ve ne fregate del wireless, vivere felici così. Viceversa, dovrete aggiungere altri 150 euro.

La spesa complessiva per trasformare il vostro iMac in una macchina davvero completa (e davvero buona) è di 450 euro.
Se state pensando che, a questo punto, tanto vale comprarsi direttamente un iMac Pro piuttosto che comprarsi a parte tutta questa roba, cambiate strada: nella sua configurazione base, vi costerà comunque il doppio e – mi arrogo il diritto di crederlo – avreste molta più potenza di quella che effettivamente vi servirebbe.

In conclusione, messo in condizione di esprimersi al meglio, il nuovo iMac è una macchina suadente nelle linee, solida nei dettagli costruttivi, performante nelle prestazioni e con uno schermo praticamente insuperabile: se ne trovate uno migliore, mostratemelo e compirò pubblica rettifica.
Di contro, l'iMac è una macchina giunta (probabilmente) al termine della sua esistenza (oltre che renderlo più veloce non so davvero come potrebbero migliorarlo, e comunque l'iMac Pro altro non è che un iMac "pompato" all'estremo), e se le voci che circolano riguardo il passaggio di Apple a un'architettura ARM dovessero rivelarsi vere, allora tutte le macchine attualmente in listino a Cupertino sono destinate all'obsolescenza nel giro di qualche anno... ma, nel frattempo, questo iMac vi avrà dato le sue belle soddisfazioni e si sarà ripagato dei quattrini spesi per averlo sulla scrivania.

4 commenti:

JustWork ha detto...

Ben tornato Cyberluke, questo è uno degli articoli che aspettavo di leggere da tempo, ma non perchè si parla dell'iMac, ma per il tuo modo di descrivere il design e i vari pregi/difetti. Sì, lo so, mai scritta una parola sul tuo blog fino ad ora, ma proprio perchè ultimamente mi hai lasciato a secco ti volevo mettere a conoscenza che i tuoi lettori (almeno io) sono lì che aspettano trepidanti per un tuo nuovo articolo. Mi scuso se sono andato OT. Grazie e buon lavoro

Glauco Silvestri ha detto...

Che bei ricordi ho del mio primo iMac :-) Soprattutto il Superdrive, che quando gli chiedevi di espellere un disco, o lo lanciava contro la parete, o usciva di mezzo millimetro e ci volevano le pinze per 'tirarlo fuori'. Secondo me Apple ha tolto i drive anche perché non sapeva farli bene! :-D

A ogni modo il nuovo iMac è davvero un bel gioiello di eleganza!

LUIGI BICCO ha detto...

Ehi, Luca.
Io l'ho preso a gennaio dell'anno scorso. Stessa "personalizzazione", con espansioni di ram e disco a stato solido vari. Da allora ad oggi non ho mai avuro problemi.
La tastiera piccola non l'ho voluta vedere nemmeno da lontano. Ho ordinato quella estesa ed era una delle ultime (mi hanno detto che stava per uscire di produzione già allora). Ha il filo, ma pace. L preferisco di gran lunga, per lavorare.
Per quanto mi riguarda, invece, l'unica pecca è da appuntare proprio al magic mouse. Mi sono forzato per abituarmici (in passato ho sempre utilizzato mouse generici), ma ci vuole un po' per "registrare" le gesture con le dita, senza incocciare in altre funzioni.
Per il resto è comodo e consuma poco. Ma il fatto di non avere una "spia luminosa" che ti avverta che si sta scaricando o la possibilità di utilizzarlo mentre è in carica (era davvero così difficile piazzare la porta per il cavo sul lato anteriore invece che sotto?) a volte lo rendono un oggetto poco desiderabile.
Monitor e risoluzione sono senza pari. Anche se è amara la scoperta di quanto sia difficile lavorare in photoshop su risoluzioni piccole (tipo se devi produrre materiale per il web. Lavorare su un banner inferiore a 500 pixel di larghezza, diventa un vero e proprio affronto alla vista). Ma amen. Chissenefrega.
Per tutto il resto, è una macchina ben accessoriata (se come dici anche tu ci aggiungi qualche optional) con ottime performance sui tempi di accensione, elaborazione e salvataggio.

CyberLuke ha detto...

@JustWork: grazie a te.
@Glauco: quanti problemi col Superdrive... eppure mi farebbe ancora comodo.
@Luigi: sono contento che ti stai trovando bene. In effetti, aprendo immagini sotto i 1000 pixel, adesso sembrano ridicolmente piccole. :D

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