martedì 22 giugno 2010

Cinque dritte per freelance.


Ho abbandonato da tempo la triste e solitaria carriera di designer freelance.
Per come il nostro Stato e il nostro Fisco tratta i lavoratori autonomi, non c'è da stupirsi se ancora tanta gente aspira a venire assunta da qualche studio o agenzia di comunicazione: al prezzo di un po' di libertà e una serie di obblighi (tipo, presentarsi al lavoro tutti i giorni e fare quello che vi viene detto di fare) si ottengono in cambio una posizione pensionistica, tredici o quattordici mensilità assicurate nel corso dell'anno, vacanze pagate e – se via ammalate – continuate comunque a percepire il vostro stipendio.
C'è poi tutta un'altra serie di benefit, che poi sarebbero quelli per cui il sottoscritto si è lasciato irretire, ma non è di questo che voglio parlarvi.

Voglio parlarvi di quando ero il classico Giovane Di Belle Speranze™, che, computerino incastrato sul tavolo di casa, software rigorosamente piratati e una pila di copie di Archive come bibbia di riferimento, mi proponevo come grafico freelance a una città che non ne sentiva certamente il bisogno.
Mi presi delle soddisfazioni (poche, e legate essenzialmente al vedere la mia roba pubblicata e stampata), intascai un po' di soldi (ancora meno, erano gli anni novanta e i fasti anni ottanta della pubblicità erano spariti lasciando solo i conti da pagare), imparai qualche trucchetto (rigorosamente sulla mia pellaccia) e commisi qualche inevitabile, grosso errore.

Essere pronti ad analizzare le occasioni di insuccesso professionale per trarne insegnamenti per il futuro dovrebbe essere un obbligo per chiunque voglia cimentarsi nel mondo lavorativo... il più delle volte intricato e pericoloso come un gioco di ruolo del quale ti vengono spiegate solo metà delle regole e il cui master è uno stronzetto di nerd sadico che ti ha preso in antipatia.

Quando ero un freelance con poca esperienza alle spalle, ignoravo tutte le spigolature del lavoro e delle sue dinamiche, ed ero concentrato totalmente sull’attività produttiva, arrivando a compiere scelte strategiche e commerciali poco o niente ponderate.
Questo post raccoglie il frutto di quella dolorosa esperienza, sintetizzato in cinque, sintetiche dritte per chi è relativamente un novizio in questo lavoro... e chissà che non possa fare di voi dei professionisti più consapevoli tirando un pelo più su questo mestiere dalla palude dove sta lentamente sprofondando.

1. Tre siti al prezzo di uno. Venghino, signori, venghino.

Prima o poi lo abbiamo fatto tutti.
Molti lo fanno ancora e anzi, ne hanno fatto un modus operandi.
Il denaro è un argomento difficile per molti... e anche per me è più facile parlarne adesso che allora. In qualsiasi lavoro, ognuno di noi ha il diritto a chiedere il giusto, e questo vale ancora di più quanta più esperienza si ha alle spalle.
Ma cose si fa a sapere se il prezzo che stiate facendo è giusto o troppo basso?
Se fate lavori di buona qualità e non perdete mai una commessa... beh, allora probabilmente i vostri prezzi sono troppo bassi (ciao, Alessandra! ciao, Matteo!).
Ricordate il film Three Kings, con George Clooney? Vi si svolgeva, a un certo punto, un dialogo assolutamente illuminante, nella sua attonita semplicità.

Archie Gates (George Clooney): - Qual è la cosa più importante della vita?
Troy Barlow (Mark Wahlberg): - Di che sta parlando?
Archie Gates: - Qual è la cosa più importante?
Troy Barlow: - Il rispetto.
Archie Gates: - Dipende troppo dal prossimo.
Conrad Vig (Spike Jonze): - E qual è, l'amore?
Archie Gates: - Fa un po' Disneyland, non trovi?
Chief Elgin (Ice Cube): - La volontà di Dio.
Archie Gates: - Ci sei quasi.
Troy Barlow: - E qual è allora?
Archie Gates: - La necessità.
Troy Barlow: - E cioè?
Archie Gates: - Cioè la gente fa quello che ritiene più necessario, in un dato momento.

Secondo il personaggio di Clooney, è la necessità il vero motore del mondo.
E io, fatti i dovuti distinguo, sono disposto a sposare la sua tesi.
Fare prezzi bassi è quasi sempre figlio della necessità.
Là fuori, c'è sempre qualcuno disposto a fare quel lavoro a meno soldi di quanto chiedete voi.
Sempre.
E se pensate che zero sia il limite, vi sbagliate: ci sono designer disposti a lavorare gratis, col miraggio di ottenere nuove commesse retribuite in futuro; una sorta di autopromozione scellerata ma meno rara di quanto pensiate.
Per quanto un professionista possa disprezzare questi individui che di fatto livellano il mercato verso il basso, le motivazioni che li spingono sono legati ad un affitto o un mutuo da pagare, una famiglia da mantenere e altre banali, terrene incombenze.
Insomma: lo fanno per necessità, e sono costretti a fregarsene se è sbagliato sotto ogni punto di vista.
Contro la necessità, "La cosa più importante della vita", voi non potete fare niente.
Se siete alla canna del gas, accetterete compensi ridicoli, e, diavolo, come darvi torto.
Ma (e arriviamo infine al vero consiglio di questo primo punto) se non vi trovate in una situazione simile, rifiutate sempre un compenso che vi sembra inadeguato per il vostro lavoro.
Se lo farete, potranno succedervi due cose:
a) perderete la commessa, ma il tizio in questione non vi farà più perdere tempo con altre richieste pagate un boccon di pane, e – date retta – ci avrete solo che guadagnato. Clienti così è meglio che smarriscano il vostro numero di cellulare. Loro e i loro amici.
b) il tizio rilancerà con una nuova cifra, che magari non è ancora quella a cui pensavate, ma avrete guadagnato del rispetto professionale e ricevuto un segnale di ritorno che, sostanzialmente, dice: ok, ho bisogno di te, cerchiamo di metterci d'accordo.
A questo punto, ognuno di voi farà le sue valutazioni. Ma da una nuova, seppur microscopica, posizione di forza.

2. Io sono il Datore Di Lavoro Dio Tuo.

Nessun cliente ha il diritto di monopolizzare il vostro tempo, anche se sono convinti di pagarvi bene (e lo siete anche voi).
Quando un cliente occupa costantemente tutto il vostro tempo non è più un cliente ma un “capo” e voi siete i dipendenti: la dinamica tra cliente e fornitore cambia significativamente, e a quel punto è difficilissimo tornare indietro.
Come avete bisogno di lavorare attivamente a dei progetti avete bisogno anche di tempo per curare il vostro network di contatti e per progettare e pianificare le vostre strategie commerciali future.
Permettere ad un cliente di gestire tutte le vostre ore come gli appartenessero di diritto è uno degli errori più frequenti... e anche uno dei peggiori, perché al termine del contratto vi ritroverete senza alcun cliente.
L’ideale è avere più di un contratto attivo (e un po’ di respiro), affinché la perdita di un cliente sia ammortizzata dalla presenza degli altri disposti a coprire le ore rimaste libere.
Se le richieste del vostro cliente si fanno troppo pressanti, adottate questa tattica: menzionate altri clienti che state seguendo contemporaneamente (anche se al momento non ne avete nessuno) e sottolineate come possa per voi diventare antieconomico investire troppe risorse in un singolo progetto.
Vi farà apparire più professionali e – soprattutto – metterà un freno alle richieste esagerate.
È pur sempre un bluff, ma quasi sempre dà buoni risultati.

3. Verba volant.

Fare accordi a parole è una grossa tentazione che nasce soprattutto dall'umana indole di fidarsi del prossimo.
Inutile dire che vi avventurate in un campo minato: con un po' di fortuna, potrete anche guadagnare l'altra sponda illesi, ma potreste saltare in aria in ogni momento, anche ad un passo dal compimento del lavoro.
Una lettera d'incarico è un documento piuttosto semplice, che non deve spaventare nessuna delle due parti in causa: QUI trovate un facsmile per lavori di piccola entità. Se cominciamo a parlare di grossi progetti vi servirà qualcosa di più completo, come ad esempio quella che trovate QUI.
Spesso capita che vengano proposti contratti che non riportano tutto quello che dovrebbero e lasciano parecchie cose in sospeso: nel dubbio, chiedete di aggiungere una riga in più al contratto, anche se possono sembrarvi cose scontate.
Non sottovalutate punti come la tutela del copyright, la riservatezza delle informazioni e la proprietà dei file sorgenti.
È un vostro diritto chiedere di essere tutelati in modo adeguato... ma anche un dovere fornire le adeguate garanzie.
In altre parole, una lettera d'incarico è un atto di responsabilizzazione per ambo le parti, ed è sorprendente come – soprattutto in ambito creativo – sia una pratica criminalmente poco diffusa.

4. Chiamami, sarò il tuo YesMan.

La paura può far fare cose stupide.
C’è voluto un bel po' prima che iniziassi a rifiutare dei lavori... e comunque dopo aver commesso alcuni (ok, tutti) degli errori descritti sopra.
Alcune volte è semplice capire quando dire no: quando ci chiedono di lavorare per una miseria, se non addirittura gratis.
Potreste avere riserve di carattere etico qualora il progetto entri in conflitto con le vostre credenze politiche, religiose o lo riteniate comunque inaccettabile per motivi solo vostri.
Altre volte – la maggior parte delle volte – è più difficile capire se sia il momento di mettere un freno a una determinata richiesta ed è ancor più duro trovarne il coraggio. L’importante è tenere a mente che un cattivo affare può danneggiarvi più che la rinuncia al lavoro.
Siate preparati a non accettare ogni cosa che vi viene proposta e, cosa importantissima, a rimanere sempre tranquilli e amichevoli con i vostri clienti anche nel momento del No.

5. Nessun seguito

Finito un lavoro e inviata la fattura la vostra parte è finita... e ve ne state in attesa di un nuovo cliente e un nuovo incarico.
Che può arrivare anche dopo settimane o mesi, soprattutto se il mondo continua a non sapere che esistete. La tabaccaia comincia a pensare che vi siate innamorati di lei, perché ogni giorno andate a comperare i francobolli per spedire centinaia di curricula a cui nessuno risponde.
Ho imparato col tempo che un cliente soddisfatto può essere una risorsa costante di lavoro sia in termini di nuovi progetti sia come un tramite per il contatto di nuovi clienti.
Non fatevi scrupoli a chiedere di farvi pubblicità. Ogni referenza di questo tipo è spendibile alla pari di altri successi professionali.
Le migliori opportunità di lavoro le ho ottenute proprio così.

13 commenti:

OniceDesign ha detto...

Ottimi consigli, ottimi e preziosi. E te lo dice uno che il libero professionista lo sta facendo ancora, con tutte le difficoltà del caso.
Mi permetto di aggiungere un piccolo consiglio ulteriore: quando è ora di preventivi, calcolate bene chi avete davanti. Può darsi che valga un prezzo basso per fare "breakthru" in un nuovo settore o in una nuova aziende con CONCRETE possibilità di lavoro futuro; può darsi che valga la pena fare un prezzo più alto, se avete la convinzione che accetteranno comunque perchè avete già lavorato per loro (magari a basso costo, così rientrate delle spese del primo progetto con il secondo); può darsi che annusiate un cliente complicato a fronte di un lavoro apparentemente semplice e, se avete annusato bene, prevedere un cuscinetto monetario per salvaguardarvi dalle migliaia di bozze che seguiranno può essere conveniente; può darsi che il cliente sia il classico "one-shot", che fa il lavoro e sparisce, e quindi non possa stabilirsi un rapporto di lavoro sulla lunga distanza.
Riassumendo: non esistono listini, non esistono indicazioni efficaci in proposito, non esistono tabelle. Ci si fa con le ossa, a fare i prezzi, tutto qua.

La bellezza di due anni fa avevo scritto qualcosa in proposito qui: http://graficaedeliri.blogspot.com/2008/05/farsi-pagare-il-giusto.html

Gloutchov ha detto...

Ottimo vademecum ^_^

BlackBox ha detto...

Parole sante, pure io ho commesso questi e persino altri errori, ma c'è poco da fare, se non hai esperienza e qualcuno che ti "introduca" nell'arena rischi di lasciarci la pelle...
Ricordo un lavoro che doveva essere pagato mensilmente e poi si trasformò in un compenso (a suo dire più alto) a lavoro completato, e passai mesi a sgobbare senza vedere un soldo perché il lavoro subiva continue modifiche...
Alla fine, esasperata, gli posi un ultimatum, gli finii il lavoro alla meglio e per farmi pagare dovetti fare le acrobazie.
Credo che dall'altra parte "fiutino" l'inesperienza (che non vuol dire non essere bravi) e se ne approfittino di conseguenza...

ChiccaDeLincourt ha detto...

Chi si approfitta di chi è agli inizi dovrebbe essere lapidato.
Carpire la buona fede del lavoratore è una cosa davvero abietta, e anche parecchio comune a giudicare da quello che sento in giro e che è capitato ad amici e conoscenti (io per fortuna, lavoro nell'azienda di famiglia e mi sono risparmiata questo strazio).
E il guaio, come sottolinei, è che la legge ti tutela poco e niente da questi abusi. :(

Roberta la Dolce ha detto...

Anche i miei clienti hanno la tendenza a comportarsi come "datori di lavoro".
E devo essere sveltissima a ricordargli che non è così, perché fanno in fretta ad abituarsi male.

ps Anch'io lo uso il trucco de "ho altri clienti a cui badare" anche se non ho un cane! :-P

Maura ha detto...

I Clienti Stronzi purtroppo ci sono sempre stati, ed è una razza che non si estinguerà mai, temo... forse per una millenaria credenza che chi commissiona un lavoro ha sempre il coltello dalla parte del manico, il che ha portato parecchi lavoratori (quelli veri) a pensare che sia proprio così.
Io lavoro all'Università di Bologna, non siamo quindi proprio gli ultimi degli ultimi, ma quotidianamente ci capitano "clienti" di un'arroganza e di un'ignoranza spaventosi, e, ogni volta che la mia (modesta) posizione lo rende possibile, li riporto in riga con qualche frase preconfezionata che mi sono costruita nel tempo, tipo "Girerò la sua richiesta al Rettore, ma è molto occupato in questo periodo"...
Parecchi calano le arie quando intuiscono che non è aria e che il mercato del lavoro è (o dovrebbe essere) un "do ut des".

Matteo ha detto...

Chiunque faccia questo tipo di lavoro si scontrerà con il mondo di problemi che hai elencato...

Però alla fine Necessità vincerà sempre. Non a caso "Ananke" nel mito greco era madre di tutti gli dei...

Anonimo ha detto...

cacchio luca, per me gli anni 90 son stati anni d'oro rispetto al nuovo secolo...
sempre stato, e sempre saro' per indole, freelance.
ogni tanto negli ultimi tempi si tira la cinghia, e' vero, ma la mia liberta', anche se forse ha un prezzo, ancora non ho trovato nessuno che potesse/volesse comprarsela.

e' vero, dal punto di vista commerciale essere free e' un delirio: credo di essere capace di fare il mio lavoro, ma il commerciale non lo e' di sicuro.

ho imparato cmq negli anni che il "lavoro in investimento" non ripaga praticamente mai (inteso come prezzi piu' bassi puntando su commesse future), anzi.
se farai un prezzo basso iniziale ad un cliente, quello stesso cliente poi non accettera' che i lavori seguenti siano fatturati a prezzo pieno, e ti troverai bloccato.
il prezzo lo facciamo noi, non il cliente: se vai a comprare qualsiasi altra cosa sul mercato, il prezzo lo fa il venditore.
noi vendiamo un servizio, ma anche un gestore telefonico lo fa alla fine: non sono mai riuscito ad ottenere sconti su una bolletta.

Larsen

NothingElseMatters ha detto...

Più di una volta ho dovuto accettare compensi che io per prima sapevo che erano sottopagati.
Ma, con un figlio piccolo e zero mariti, come dici tu, di necessità si fa virtù.
Una volta pagate tutte le tasse, riesco a malapena a far quadrare tutti i conti e a fare dieci giorni di vacanza l'anno con mio figlio... decisamente non è questa l'era dei creativi.
E il guaio è che le cose non sono cambiate poi tanto da quando ho iniziato questo mestiere...

Fra ha detto...

Volevo scrivere qualcosa di analogo sulla mia professione (sempre freelance)... la scriverò lo stesso immagino. Ovviamente i punti fondamentali sono gli stessi e il fatto che c'è gente che regala il proprio tempo, davvero, è una cosa con cui è brutto avere a che fare. Anche se capisco, come ha detto qualcuno prima, che in certi casi si deve fare di necessità virtù. Una volta mi è capitato di chiedere una certa somma e mi è stato risposto che il lavoro non lo avevano dato a chi aveva chiesto circa 1/4 di quella cifra...
Ogni tanto penso a cercare di farmi assumere da qualche parte, ma poi penso che la libertà che ho adesso è impagabile... è dura.

Anonimo ha detto...

cmq la piu' bella cosa che si puo' dire ad un freelance e': "guarda, quell'altro me lo fa alla meta'"

e la piu' bella risposta che un freelance possa dare: "ottimo, allora che ci fai qui?"

e posso garantire che sono cose che ho gia' detto piu' e piu' volte a clienti di varia natura.

un'altro motivo per cui non potrei essere un dipendente, e' che se devo sfanculare un cliente, lo faccio senza farmi troppi problemi, cosa che invece se sei dentro un'azienda, non puoi fare.

Larsen

Mirco ha detto...

Mi sa che devo leggere il tuo blog più spesso: sembra di leggere la storia della mia vita.
Peggio degli anni '90? Ci sono i 2000, gli anni in cui tutti si sono dati all'informatica pur non conoscendo questo mestiere.
E' successo di tutto anche a me: acconti mai arrivati, soldi inviati ad un "collega" poi sparito nel nulla. Un'azienda che voleva il sito prima di saldare (e si sono fregati da soli dato che non gliel'ho dato e mi sono tenuto gli acconti). Gente che voleva siti a 100 euro. Gente che li voleva gratis perché aveva degli amici che a loro volta volevano siti e forse mi avrebbero pagato.
Gente che mi ha soffiato dei lavori ma non sanno fare siti, ma sono bravi soltanto a presentarsi in giacca e cravatta e a differenza di me hanno una buona parlantina.
Di lavori ne ho rifiutati tanti e se avevo bisogno di soldi andavo a fare l'operaio. E' più dignitoso.
A rileggerti.

michela ha detto...

altro articolo utilissimo, trovato seguendo i link da quello di oggi. Grazie anche per questo :)

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