Giusto qualche giorno fa vi parlavo di come edizioni diverse dello stesso libro ricevono spesso copertine diverse a seconda del mercato a cui sono destinati, o, anche, se si guadagnano una ristampa in una nuova collana o in un nuovo formato.
A volte, quando si tratta di dare alle stampe un'opera tradotta, la casa editrice non possiede i diritti di riproduzione della copertina originale, e così ne commissiona all'artista di turno una completamente nuova, spesso molto simile... ma diversa.
Me lo avete visto fare QUI.
Quello di cui vi parlo oggi è un caso leggermente diverso: la commissione di una copertina quanto più possibile simile a un dato modello, ma... destinata ad un'altra opera.
Questo che vedete in alto è The Gift, un thriller psicologico della scrittrice inglese Louise Jensen.
È il modello a cui mi è stato chiesto di fare riferimento per realizzare un'illustrazione digitale partendo da zero, e quelli che vedete qui sotto sono alcuni degli step intermedi della mia lavorazione in Photoshop:
È il modello a cui mi è stato chiesto di fare riferimento per realizzare un'illustrazione digitale partendo da zero, e quelli che vedete qui sotto sono alcuni degli step intermedi della mia lavorazione in Photoshop:
Alla fine, con qualche minima modifica, la mia copertina viene approvata e utilizzata per una nuova opera editoriale, ed esce (giusto in questi giorni) nei negozi nella versione che vedete in apertura.
E, se state pensando che si tratti di un'operazione scorretta, sappiate che, in editoria, accade molto più spesso di quanto possiate immaginare: complice la crisi del settore, gli editori si ritrovano ad adottare soluzioni rapide ed economiche per contenere i costi. Metteteci che non esiste un archivio universale delle copertine, e che l’artista – o l'agenzia – che detengono i diritti di utilizzo di un’immagine possono vendere la stessa a diversi editori, ed ecco che i doppioni si moltiplicano sugli scaffali, anche se difficilmente andranno a coesistere nello stesso momento, considerato il periodo di turnover sempre più breve (ormai ampiamente inferiore ai sei mesi).E, sì, sono d'accordo con voi: non è un mondo perfetto.
Welcome to the real world.



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