lunedì 29 settembre 2008

Rebranding, 2: Fiat


Ho già affrontato il tema del ridisegno di un logo in questo post.
Certe volte è un'operazione necessaria, atta a tenersi al passo coi tempi; altre volte, si soggiace semplicemente alle mode, e qui già tendo a vederla come un inutile sperpero di denaro.
Il che, detto da un designer, potrebbe sembrare un'affermazione contro i suoi stessi interessi; in realtà, delle decine di migliaia di euro che le grandi aziende investono in queste operazioni assai raramente il designer che ha firmato il restyling ne sente anche solo l'odore.
Sono del parere che un pizzico di meritocrazia in più nel settore non farebbe male a nessuno, ma, si sa, quando si parla di quattrini si diventa molto poco democratici, e comunque non era questo il punto.
Ristilizzare mi va bene, dicevo.
Anzi: sono tutto tranne che conservatore, e trovo che la spinta verso il nuovo non sia mai abbastanza forte.
Ed è (anche) il caso del "nuovo" logo Fiat.
Dove le virgolette sono d'obbligo, visto che di nuovo io, non so voi, non ci vedo quasi nulla.
Andate QUI, e osservate l'evoluzione dal 1899 ad oggi. Guardate il lettering del logo del 1901: vi ricorda qualcosa?
Ma certo: quello del 2006.
Sì, certo, la tradizione.
Come no, la continuità.
Ma fatemi il piacere.
Reinventarsi una volta ogni vent'anni no, eh?
Guardate cosa accadde nel 1972: quello fu un cambiamento.
Epocale. 
Personalmente, non mi piaceva, né mi piace adesso.
Ma, che diavolo, ci fu qualcuno che disse: Non siamo più nel 1930, facciamo qualcosa di attuale!
Guardate ancora, e osservate cosa accadde esattamente dieci anni dopo: Giorgio Giugiaro si spinge al minimalismo più estremo, riducendo tutto a cinque barrette diagonali.
Resto a bocca aperta.
Straordinario.
Fino al 2000.
La parola d'ordine, in quegli e questi anni, è "retrò".
Revival.
Come a dire: non abbiamo il fegato di proporre qualcosa di nuovo, meglio pararsi il posteriore e rinfrescare un best-seller dei bei tempi andati.
Lo fanno anche nel cinema, nel pret-a-porter e nell'industria discografica.
E il "nuovo" logo Fiat è uno sfacciato ripescaggio di quello del 1929.
Praticamente, una fotocopia.
"Un ritorno ai lustri del passato", chiosano gli ometti del marketing.
Che altro non è che una dichiarazione di incapacità travestita.
Ai designer non viene chiesto di inventare qualcosa, ma di riadattare il vecchiume.
Ma diciamo che, per una volta, mi può anche stare bene.
Ma ecco che il "nuovo" logo, dopo appena sei anni, viene sostituto da un altro.
Non nuovo, no. Neanche stavolta.
Il "nuovo" logo è solo un nuovo restyling.
Il ripescaggio, stavolta, è di quello del 1931, quello col fondo rosso, con innestato dentro quello del 1932. 
Il risultato più piacere o meno, io stesso lo trovo piuttosto gradevole, ma... 
...il coraggio di tirare fuori qualcosa di nuovo no, eh?

2 commenti:

Lavinia ha detto...

Possedendo due modelli di FIAT Panda -una vecchia Young 900 e una Dynamic 1.2 del 2008-, mi ritrovo non volendo ad avere questi loghi davanti gli occhi un giorno sì e l'altro pure.

La prima è la Young, caratterizzata dalla orribile interpretazione del 1972, con rombi blu e carattere anonimo, affiancata dalle immancabili - e a mio avviso un po' insensate - 5 linee.
La seconda, la Dynamic, con il revival 2006.

Bhe, preferisco di gran lunga quest'ultima e sono contenta che, almeno per una volta, una scelta poco coraggiosa abbia invece riportato in luce una bella invenzione stilistica.

La domanda che mi pongo è: "Perché cercare di cambiare qualcosa che funziona già benissimo?"

Andando indietro nel tempo, ho solo potuto notare come il logo FIAT non necessitasse di nessuna reinterpretazione, poiché trovo che già dalla nascita (scartando ovviamente il primo della lista) fosse all'avanguardia e mostrasse un notevole carattere :)

CyberLuke ha detto...

Lavinia scrive: "Perché cercare di cambiare qualcosa che funziona già benissimo?"
Perché probabilmente dicevano la stessa cosa anche delle carrozze trainate dai cavalli... ;)

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