martedì 14 aprile 2009

Aridatece er bovaro

Mi feci del gran risate, veramente delle gran risate quando, nell'ormai lontano 1982, Neil Young pubblicò il suo LP Trans.
I suoi fans erano sbigottiti.
Sembrava che cominciasse ad alienarsi realmente pubblico e critica, fino a quel momento benevoli nell'accettare anche prove opache come Hawks & Daves e Re-ac-tor.
Trans?
No, Trans era troppo.
Una versione del tutto inedita di Neil Young, la cui voce era sommersa da montagne di sintetizzatori, batterie elettroniche e, sacrilegio!, spesso "mascherata" dall'uso del vocoder che stendeva sul disco un disumanizzante effetto robotico.
Sacrilegio perché era proprio la voce di Young la sua caratteristica fondamentale e più riconoscibile della sua intera produzione.
E adesso, dov'era finita?
Cos'era quella porcheria, chi si credeva di essere, i Kraftwerk?
Aridatece er bovaro, gridarono tutti all'unisono.
E io ridevo.
E comprai subito una copia di Trans.
Un disco che spicca nella sua discografia come uno scarafaggio in una tazza di latte.
Nessuno glielo perdonò.
Se cercate in un negozio di dischi, troverete tutto di Neil Young... ma Trans no.
Se chiedete ad un commesso, vi guarderà come se lo steste prendendo per il culo.
Su iTunes Store non ce n'è traccia.
Molti ne ignorano completamente l'esistenza, e parecchi fanno finta che non sia mai esistito, che è stato uno scherzo, uno sbaglio.
E invece (continuo a ridere), Trans uscì davvero... e, ad essere onesti, erano addirittura due dischi al prezzo di uno.
Delle nove canzoni della tracklist, tre erano ballate leggere e levigate di stampo assolutamente acustico, che collidevano con altri sei pezzi che nulla avevano a che vedere – apparentemente – con Neil Young.
Un disco ibrido, due anime agli opposti che avrebbero dovuto restare separate, ma che così non fu.
Ci vollero anni perché Young si aprisse alla stampa e spiegasse che Trans parlava direttamente a suo figlio.
Per lui era l'inizio di una ricerca per trovare un'interfaccia di comunicazione con una persona sordomuta... a suo dire, pezzi che scioccarono il suo pubblico come Computer Age, Transformer Man e We R In Control erano zeppe di riferimenti a suo figlio e alle persone che cercavano di vivere una vita premendo pulsanti, cercando di controllare le cose attorno a loro e di parlare con persone che non possono parlare usando voci sintetiche o altri supporti non-umani.
"L'unico fottuto problema era che ero Neil Young", ricorda. L'eroe di Woodstock, il paladino punk ante litteram, uno che aveva cantato della vita e della morte del rock.
Una volta di più, fu ed è una questione di aspettative disattese.
Per quanto mi riguarda, mi innamorai all'istante di Trans e del coraggioso sperimentalismo di Young che, a ogni modo, più tardi rientrò nei ranghi e ricominciò a comporre la sua roba acustica.
E tutti vissero felici e contenti.

6 commenti:

Simone ha detto...

Ci vuole coraggio a proporre "altro", specie quando uno è già conosciuto e sia i produttori che i fan si aspettano una determinata cosa.

Io non sono un ammiratore di Neil Young, ma questo racconto che hai fatto me lo rende sicuramente simpatico.

Simone

Dandia ha detto...

Chissà quante audaci novità sono state scartate per colpa di queste maledette aspettative. Le case discografiche non osano andare contro le attese degli ascoltatori, così le produzioni si susseguono appiattendosi attorno a canoni per lo più già consolidati. Quanti dischi esistono in commercio? E quanti si distinguono per avere portato qualcosa di nuovo ed interessante nella scena musicale? Le novità esistono eccome, ma se ne stanno rinchiuse in quelle che spesso sono considerate produzioni di nicchia. La massa, è triste ammetterlo, vuole certezze; quando le ha, se ne distacca difficilmente. I gusti si evolvono lentamente, i generi musicali si influenzano, si sovrappongono, si copiano a vicenda. Ovviamente chi ci rimette è la Musica, quella buona. E chi, ignorando abitudini, mode ed etichette, la vuole trovare.

CyberLuke ha detto...

@Dandia: come non quotarti.
Fortunatamente, c'è abbastanza musica, in giro, da poter scegliere tra una vasta gamma di sfumature.
Anche qui, la diffusione della musica on-line a basso costo aiuta ad ampliare i nostri orizzonti.
E a superare le scelte "da classifica" che occupavano gli scaffali dei negozi di dischi fino al decennio scorso.

Angel-A ha detto...

Ma quello nel video è lui??? O__o
Me lo immaginavo proprio diverso... mio fratello mi scassava sempre i timpani con Neil Young e sono cresciuta credendolo un rockettaro... ma qui è irriconoscibile, con quel microfonino che gli fa la voce da robot... e in ogni caso, ha fatto senzaltro qualcosa di coraggioso e anche innovativo x i tempi!! ^_^

CyberLuke ha detto...

Sì, quello nel video è proprio Neil Young... ;)

Roberta la Dolce ha detto...

Una volta mi sembra che persino Lucio Battisti fece un disco tutto elettronico... di cui non mi ricordo il titolo, ma mi pare fu negli anni ottanta.
Anche di quello si sono perse le tracce...

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