martedì 16 marzo 2010

Manuale di sopravvivenza per freelance - parte 1

Faccio una breve e forse ovvia premessa.
Per il lavoro, è un periodo nero. E, sì, lo so che ce lo ripetono fin da quando siamo usciti da scuola come un mantra, ma stavolta, complice la recessione dell'anno scorso (che in realtà aveva i suoi prodromi ben prima del 2009), è particolarmente vero.
Nessuno assume nessuno (almeno io non ne ho notizia, e di gente ne sento parecchia nell'ambiente), e la sola speranza per creativi e designer assortiti è rimediare qualche commessa come freelance, e poi un'altra, e un'altra, e un'altra fino a coprire le vostre esigenze.
C'è poi il caso di coloro che, attratti dalla prospettiva di gestire personalmente il proprio tempo decidono di lasciare il loro impiego per mettersi "in proprio"... il che, naturalmente, potrebbe rivelarsi più complesso che procurarsi una linea ADSL e passare al setaccio i propri contatti per sondare possibilità di collaborazione.
Come voi, là fuori, ce n'è un piccolo esercito, e istituti come lo IED continuano a sfornare a getto continuo concorrenti agguerriti ad una velocità superiore a quella che l'attuale mercato della grafica può permettersi di assorbire... con l'abbastanza ovvio risultato che c'è una gran competizione a rendere precario il vostro stile di vita.

Ma non voglio solo deprimervi con questi discorsi: esiste un'altra faccia della medaglia, solo che è riservata a chi riesce, in qualche modo, a sfondare.
Senza un capo che vi dica cosa fare, un'agenzia che vi indichi il lavoro da eseguire o altri che lucrano (spesso, alla grande) sul vostro operato, l'attività in proprio può rivelarsi una scelta decisamente remunerativa.
Inoltre, diventare liberi professionisti significa che potrete gestire il tempo a vostro piacimento... il che non significa solo fare le due del mattino sul Mac, ma di prendervi più ore da dedicare a voi stessi, al vostro fidanzato/a-marito/moglie/figlio/gatto/cane.
Significa che potrete concedervi una vacanza lunga un mese se ne avete bisogno, o che potrete andare a prendere i bambini a scuola ogni giorno, se lo desiderate.
Significa che potrete dedicarvi allo studio mentre lavorate (difficile, ma non impossibile: un mio amico si è laureato in antropologia mentre impaginava una rivista per motociclisti), che potrete andare a fare la spesa prima che i negozi chiudano, che se dovete chiamare l'idraulico o l'elettricista non sarete costretti a prendere ferie o chiedere permessi, che se una mattina proprio non è aria ve ne restate sotto le coperte senza accendere il telefonino.
Purtroppo, dovete scordarvi le garanzie, di qualsiasi tipo, e contare solo sulle vostre forze – con una salda fiducia nelle vostre capacità – per affrontare questa scelta col necessario vigore.
E di vigore, credetemi, ne serve parecchio.

Sono nato per fare il freelance?
Alcuni di noi sono tagliati per la vita da freelance, al contrario di altri.
Ceri lavori riescono meglio quando il soggetto può chiudersi nel suo studio e isolarsi dal mondo (vero, Gabriele?) mentre altri sono più produttivi quando ricevono suggerimenti e ispirazioni da più fronti.
Voi che tipi siete? La vostra personalità ha un'importanza fondamentale: dovrete imparare ad autogestirvi ed essere preparati a fare i conti con la solitudine, col vostro commercialista e, naturalmente, con la bestia peggiore di tutte: il cliente.
Quando sarete sicuri di poter mettere il lavoro al primo posto nella vostra vita, di essere pronti a proporvi e ad essere respinti (soprattutto se siete agli inizi), potrete buttarvi nella mischia anche voi.

Proprio quello di cui si sentiva il bisogno, un altro graficoAvete la vostra corazza (o credete di averla). Quello che dovrete imparare alla svelta se volete sopravvivere fino al prossimo versamento trimestrale dell'Iva è la capacità di mantenere i clienti e di essere sempre cordiali quando lavorate, mostrando un atteggiamento positivo e senza mai – almeno all'apparenza – farvi vedere amareggiati se siete reduci da una serie di porte chiuse in faccia.
Ricordate che un breve colloquio può aprirvi la porta a un mare di opportunità e che dovete essere abili nel giocare le vostre carte, nel far sentire la gente a proprio agio e nel carpirne la fiducia.
È altrettanto vitale stringere rapporti con altri freelance e con le agenzie, anche se vi limitate a comunicare per email. Cercate di raccogliere quante più informazioni potete sul modo di lavorare e di rapportarsi col cliente e i fornitori: non ci sono regole scritte, e l'esperienza sul campo è qualcosa che nessuna scuola può insegnare.
(continua)

18 commenti:

Ettone ha detto...

vero vero... Attendo le puntate successive...

شجاع ∂i∂i شجاع ha detto...

Quanto è vero!
E sopratutto con la concorrenza che esiste oggi nei lavori, meglio inventarselo il lavoro. Un idea imprenditoriale sviluppata bene è un successo assicurato. C'è bisogno di innovazione, oramai tutti i vecchi lavori sono occupati -.-''

Simone ha detto...

Ugh... ma tu non sei un freelance, vero? Praticamente è come fare l'ingegnere libero professionista, solo che non ci vuole l'iscrizione all'albo dei grafici (credo) ^^.

In ogni caso, spero che il tuo lavoro vada benissimo!

Simone

Uapa ha detto...

Interessante :-)
Purtroppo non so se ne avrò bisogno, ma è comunque molto interessante :-)

BlackBox ha detto...

Tutto giusto. e sottolineo di avere anche un minimo di spirito da imprenditore, perchè alla fine quello siamo: imprenditori di noi stessi.
Questo lo si può testare nelle piccole cose della vita: se non sappiamo regolarci nelle spese e spendiamo tutto in cavolate (ehm...), se non sappiamo organizzarci nel lavoro e soprattutto se siamo persone che si lasciano andare al primo insuccesso, allora non è cosa che fa per noi.
Parsimonia, determinazione e organizzazione.

Taka ha detto...

ferie?!? cosa sono?????? o_O

OniceDesign ha detto...

Bel post, Luke. Ne avevo parlato anche io molto tempo fa, qui http://tinyurl.com/yjkecav - anche se sono passati un po' di anni e oggi, credo, avrei bisogno di farne una piccola revisione ;)

Ariano Geta ha detto...

Tutti discorsi sacrosanti.
Io non potrei mai fare il freelance proprio perché mi manca la mentalità.
Se non ho le mie certezze di fine mese alle quali attaccarmi, vado in tilt.

Erika ha detto...

Io faccio la web designer freelance e i miei ritmi sono piuttosto altalenanti.
Di sicuro agosto e settembre sono periodi di riposo, mentre si fanno tutti vivi per il restyling dei siti in prossimità del Natale e di siti nuovi da gennaio a luglio (luglio periodo di aggiornamenti da pazzi!!! anche perchè sono tutti in previsione ferie e vogliono concludere i lavori, oppure non hanno una cippa da fare e si navigano i siti aziendali trovando tutti i cavilli possibili da modificare)
Ci sono periodi che riesco a fare anche due/tre siti in un mese, altri che per via di ritardi dei clienti, mancate risposte, etc ne faccio si e no mezzo, e di conseguenza gli incassi. :(
Che però essendo a volte scaglionati (ci sono aziende infatti che pagano a 30 o 60 giorni dalla data fattura) possono capitare proprio nel mese in cui non hai prodotto nè fatturato, e quindi sei "salva".
Come orari il vantaggio è proprio quello di essere libera di poter andar a far shopping se ne ho voglia e se non ci sono urgenze, salvo poi magari dover lavorare il sabato perchè un cliente ha un meeting il giorno dopo e deve aggiornare il sito etc etc."
Bel blog e bel post, complimenti attendo le prox puntate ^^

Anonimo ha detto...

guarda, son freelance da sempre, anche quando per brevi periodi sono stato un "interno", e un paio di cose le aggiungo.

lo ied non rappresenta un problema per i freelance (quelli veri intendo, non i finti dipendenti a p.iva), perche' durante il corso li fanno sentire cosi' fighi, che piuttosto che abbassarsi a doversi cercare il cliente, s'accontentano di lavorare in stage (gratis) per anni in qualche agenzia: basta che abbia un certo nome.

poi e' necessaria una doverosa distinzione tra freelance: quelli di alto livello, e quelli di basso livello (mi riferisco alla tipologia di cliente, non alla qualita' della produzione eh).

quelli di alto livello spesso sono ex dipendenti di qualche grossa agenzia che vengono "epurati" nel corso di qualche ristrutturazione.
posso prendere 5 lavori l'anno, e fatturare 150/200.000 euro l'anno.
in realta' non vendono se stessi, ma il ruolo che hanno ricoperto nel corso della carriera, solitamente hanno un'eta' tra i 35 e i 45 anni, e il lavoro vero e proprio lo fanno fare ad altri (tipicamente gli ex stagisti che aveva in agenzia, e che ha avuto modo di formare a costo zero).
fanno questo lavoro perche' e' "un lavoro fico", ma potrebbero lavorare anche in posta per la passione che ci mettono.

poi ci sono i freelance di "basso livello", quelli da combattimento (rientro in questa categoria).
lavorano per tutti, dall'agenzia di un certo livello (di cui non possono fare il nome perche' se si scopre che in realta' l'agenzia fa fare tutto fuori, il cliente storcerebbe un po' il naso) alla cartoleria dietro casa.
non si sentono "fichi", non guadagnano un granche'.
sono sposati col proprio lavoro, sono freelance perche' sanno che le idee quando arrivano arrivano, e vanno realizzate subito, non domattina dopo aver timbrato il cartellino.
dormono poco, cosi' hanno tempo di lavorare di notte (quando nessuno rompe le balle) e si tengono la giornata libera per combattere col cliente.
i clienti che fanno "volume" (tocca andare a quantita' in certi periodi, e ultimamente sempre piu' spesso) mediamente non capiscono la differenza tra un tipografo e un grafico, e manco il motivo per il quale devono pagare un file (bene immateriale) piu' di cio' che poi toccano con mano (i suoi fottuti pieghevoli).

ora, il primo tipo e' il verbo di veritas, qualsiasi cosa dice o fa, per il cliente e' legge... anche perche' lo paga decisamente troppo per potersi permettere di ignorare i suoi dettami.
il secondo tipo spesso, su clienti di una certa importanza, e' costretto a parlare solo con "commerciali" (account per fare fico)... e su cosa penso degli account ho un filmato realizzato qualche tempo fa:
http://www.youtube.com/watch?v=G-ZMqIXQOn4

un'altra enorme differenza tra il primo e il secondo tipo, e' che il primo ha una sua specializzazione, e mai si sognerebbe di andare oltre o di sminuire la sua "figosita'" abbassandosi ad imparare a fare altro (e i fatti gli danno ragione, visti gli importi delle sue fatture), il secondo e' "costretto" per poter combattere a fornirsi di nuove armi ogni giorno: non importa se sei nato come grafico pubblicitario, se vuoi sopravvivere devi diventare impaginatore, illustratore, cartotecnico, web designer... ecc.ecc.

questo perche' magari in certi periodi "tira" di piu' un settore rispetto ad un'altro, e se il primo tipo e' in grado di reggere anche qualche mese di stop, passandoli magari in vacanza, il secondo tipo deve continuare a tirare su clienti se vuole arrivare al mese successivo.

Larsen

p.s. i miei clienti li tratto mediamente di merda, almeno in fase di discussione, ma se alla fine tornano sempre, vuol dire che qualcosina sapro' anche fare.

Anonimo ha detto...

ah, aggiunta doverosa: visto l'argomento, e conoscendo il proprietario del blog, ritengo che non siano da prendere manco in considerazione quelli del "terzo tipo"... quelli che "basta un computer con photoshop" e, anche se fino al giorno prima facevano i geometri (con tutto il rispetto per i geometri), di colpo s'inventano grafici.

si parla sempre di professionisti, dai quali ci si aspetta un certo percorso formativo, e una certa cultura della comunicazione: non basta essere "bravi a disegnare", non siamo artisti.

Larsen

Roberta la Dolce ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Roberta la Dolce ha detto...

Io non sono una grafica, ma una fotografa e quindi in qualche modo assimilabile ad un creativo freelance.
Guadagno quanto un impiegato sotto la media, e confermo che ci sono momenti di ansia e paura di non farcela, soprattutto agli inizi quando i clienti non arrivavano e il tempo libero era davvero troppo…
Ma alla fine sono riuscita a crearmi – con le unghie e coi denti – il mio piccolo "giro" di clienti, e riesco a far fronte a tutte le mie esigenze (beh, una macchinina nuova non sono ancora riuscito a comprarla, ma tra passione per la fotografia e per le scarpe, mettere da parte qualcosa è davvero difficile...). E se ce l’ho fatta io ce la possono fare tutti, davvero! ;-)

Matteo ha detto...

Condivido completamente il pensiero di Larsen. :)

Monique ha detto...

Interessantissimo argomento.
Rientro nella categoria dei dipendenti a cui piacerebbe fare questo grande salto. Oltre alle paure (dovrei garantirmi almeno il pagamento dell’affitto), mi rendo conto che a frenarmi sono anche le scarse conoscenze in merito.
Mi informerò leggendo il resto del tuo "manuale di sopravvivenza". Di sicuro sarei molto interessata ad approfondire ulteriormente (l’argomento è davvero inesauribile), sia con esperienze reali che con esempi di business plan.
Andare da un commercialista per quantificare le spese di settore (p.iva, eccetera) è sicuramente indispensabile, ma un confronto diretto tra chi ha optato per questa scelta, mettendo in evidenza le diverse tipologie di inquadramento della propria impresa (regime forfaitario, regime agevolato, piccola impresa, pagamenti in rintenuta d’acconto), credo possa essere molto utile a chi come me è totalmente a digiuno di queste informazioni.
Forse ne hai già parlato in passato, ed in tal caso mi scuso, visto che non sono ancora riuscita a leggere tutti i tuoi post. :)
Se qualcuno volesse comunque mettere a disposizione la propria esperienza (Larsen?), la ascolterò/leggerò con grande attenzione.
Qualsiasi consiglio è ben accetto!

Monique

CyberLuke ha detto...

@ع ∂i∂i شجاع : tu stai parlando delle famose nicchie di mercato.
Ma, chissà perché, ho sempre pensato alle nicchie come uno strumento di sopravvivenza, e non come un sistema per guadagnare alla grande... certo, ci sono esempi che mi smentiscono.
@Simone: no, non lo sono. Ma l'ho fatto per anni... e, no, non credo lo rifarei. Soprattutto per questioni legate a un certo tipo di mentalità e alle leggi di questo Paese che non tutelano il lavoratore in alcun modo, tanto per dirlo senza giri di parole.
@Larsen: e poi c'è ancora qualcuno che si chiede perché sei affettuoso come un pitbull.

Anonimo ha detto...

un pit-bull non e' diverso da un volpino: e' un cane...
come tutti i cani, puo' essere amichevole e festoso, o incazzoso e rabbioso.
la differenza tra un pit-bull e un volpino la si nota solo nel secondo caso: il pit-bull morde piu' forte.

il succo del discorso e': non ti interessa sapere se io sono un pit-bull o un volpino, visto che non hai intenzione di farmi incazzare vero?

(seee... magari... alcuni finche' non li mordi come si deve, manco ti prendono sul serio...)

Larsen

Fra ha detto...

Come capisco! Fino ad ora è assolutamente applicabile anche al mio lavoro da free lance... aspetta che vado a leggere il secondo post... :))

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