sabato 7 maggio 2011

Storia di tre sfortunate graphic novel digitali.

Mi sono ricapitati in mano, mettendo ordine nella libreria, alcuni autentici reperti archeologici editoriali.
Tre albi a fumetti che avevo archiviato dentro la stessa, asettica busta di plastica trasparente. Li ho tirati fuori e, probabilmente per la prima volta negli ultimi cinque anni, li ho di nuovo sfogliati.
E, ancor più distintamente dell'ultima volta, mi sono sembrati, pur con tutta la benevolenza del caso, più datati di un albo di Jack Kirby degli anni sessanta… anche se erano stati realizzati tutti tra la fine degli anni ottanta e gli anni novanta.
Cosa li aveva fatti invecchiare tanto rapidamente?
Erano tutte e tre graphic novel realizzate al computer.
Sì, proprio quando i computer più veloci in commercio costavano decine di milioni, erano meno potenti di un Nokia 3110 e Internet era ancora roba per i militari.
Insomma, i tempi erano tutt'altro che maturi... ma ogni epoca ha avuto i suoi pionieri, e qualcuno doveva fare il primo passo.
Qualche coraggioso artista che pensò di poter produrre qualcosa di interessante e di commerciabile non usando matita e chine, ma con un Macintosh, una certa visionarietà, voglia di sperimentare e molto, molto tempo a disposizione.
E, naturalmente, con una casa editrice alle spalle che credette nei loro progetti… nessuno dei quali, osservando l'assai tiepida risposta del pubblico, ebbe un seguito, decretando di fatto l'estinzione del fumetto digitale, e relegando il computer alla sola colorazione delle tavole.

Restano, tuttavia, a fare un pezzetto di storia, questi tre albi, la cui triste storia vado ora a raccontarvi.

Nel 1988, l'artista Mike Saenz mette in cantiere e produce la prima graphic novel digitale commerciabile (il precedente era Shatter, troppo sperimentale per dirsi tale, sempre di Saenz): Iron Man - Crash, sotto l'egidia della Marvel Epic.
La trama: l'alter ego di Iron Man, l'industriale Tony Stark, vende parte dei progetti della sua armatura a una società giapponese, nella speranza di portare i benefici della sua tecnologia a tutto il mondo.
Ma il mondo è chiuso in una fredda guerra tecnologica e tutti, compresa la superspia Nick Fury (ormai in pensionamento) gli consigliano di andarci coi piedi di piombo, temendo che una tecnologia tanto avanzata possa finire in mani sbagliate.
Cosa che, puntualmente, si avvera. Ovviamente sarà proprio Tony Stark, in trasferta in Giappone, a dover affrontare i cattivi che nel frattempo hanno realizzato un gran numero di (brutte) copie della sua armatura.

Anche se non particolarmente brillante e un po' semplicistico, Crash è abbastanza interessante, e sfoggia un mucchio di tecnobubbles che aiutano a rendere attuale e credibile la vicenda.
Poi, certo... i personaggi, i tagli e le sequenze sono parecchio piatti e privi di movimento, ma proprio i colori basici e le sfumature rudimentali ne fanno qualcosa di indicibilmente pop che non sarebbe dispiaciuto a Lichtenstein.
E comunque, Saenz riesce a tirare fuori il massimo dalle tecnologie dell'epoca, lavorando su computer dalla potenza oggi ridicola e con pochi megabyte di ram a disposizione... e già questo basta a rendermelo simpatico e il suo Crash degno di interesse.
QUI potete scaricare l'intera graphic novel (in inglese). Il link è valido 15 giorni.



Donna Matrix, di Mike Saenz (1993)

Per nulla scoraggiato dal modesto successo di Crash, Saenz ci riprova cinque anni dopo con la prima graphic novel CGI in 3D: Donna Matrix, realizzata per la Reactor Press.
Cosa posso dire?
La storia era talmente classica da sguazzare nel banale: un androide di fattezze femminili, costruito come oggetto di sollazzo sessuale e bardato in stile sadomaso, svalvola e comincia ad ammazzare a destra e a manca.

Anche se le intenzioni di Saenz erano buone, il risultato appare più simile a una serie di screenshot di un software di entertainment per adulti su floppy disk che a un fumetto.
Visti oggi, i personaggi e gli ambienti in 3D appaiono irrimediabilmente rozzi e al limite del ridicolo, anche se rispetto Crash, va riconosciuto a Saenz il coraggio di aver provato a realizzare tutto in 3D, usando una delle primissime versioni di Illustrator per la realizzazione dei baloon, del lettering e delle onomatopee.
Probabilmente, avrebbe dovuto provarci cinque o sei anni dopo, e con software come Poser avrebbe prodotto risultati parecchio migliori.
Se vi ho incuriosito, potete scaricare da QUI il primo numero di Donna Matrix. Per 15 giorni da oggi.

E ora - la creme de la creme: dal 1990, a firma del fumettista spagnolo Pepe Moreno, Batman: Digital Justice è un'opera brillante e parecchio ispirata.
Non è un titolo "elseworlds", anche se non rispetta la regolare continuity di Batman.
Tutto ciò che riguarda questa graphic novel è stupefacente, dalla storia avvincente e dalle idee innovative (che saranno poi utilizzate in qualche misura nella serie animata di Batman Beyond) alla grafica bellissima e di sapore retrò.
A tutt'oggi, a oltre vent'anni dalla sua pubblicazione, Digital Justice è ancora – probabilmente – il miglior esempio di fumetto digitale mai prodotto.
Ho un'edizione rilegata di questo libro, comprata su un marciapiede nel mio primo viaggio a New York, e ancora mi stupisco ogni volta che lo sfoglio. Mi piacciono anche i richiami a Max Headroom e le plateali influenze di Tron.
La storia è ambientata nel futuro in una Gotham City dominata dalla tecnologia, funzionante attraverso sofisticate reti informatizzate però controllate ancora da esseri umani, molto tempo dopo la morte del Batman originale.
La vicenda ruota attorno James Gordon, detective del dipartimento di Polizia di Gotham City e pronipote del Commissario Gordon, che assumerà l'identità di Batman per liberare la città da un virus informatico senziente, predisposto dal Joker, anche lui ormai morto da tempo.
Il nuovo Batman è coadiuvato da un'intelligenza artificiale chiamata Batcomp, programmata dal compianto Bruce Wayne, e dal robot Alfred, rimasti dormienti per decenni nell'oscurità ben protetta della batcaverna. Partecipa con Gordon nella sua nuova crociata contro la criminalità e i funzionari corrotti un adolescente street-punk che – manco a dirlo – diventa il nuovo Robin, e una sensuale popstar di nome Sheila Romer, in arte Gata, che diventa la nuova Catwoman. Pur essendo in un primo momento un'avversaria di Batman, alla fine ne diventerà amante ed alleata.Come già detto, Batman Beyond deve aver attinto a piene mani da Digital Justice per ricreare le sue atmosfere, e anche l'idea di un Joker sopravvissuto alla sua morte reincarnto in un virus informatico funziona alla grande.
Ciò nonostante, Digital Justice rimane ancora una “curiosità”, una perla rara occasionale senza seguito e senza un effettivo riscontro nel mondo del fumetto.
Il computer è ancora qualcosa di distante dal mondo delle nuvole parlanti ed il suo impiego è dovuto quasi esclusivamente ad artisti isolati e pionieri del settore: all'inizio degli anni novanta, utilizzarlo a livello industriale è utopistico.
Un vero peccato che, salvo una sua apparizione a puntate su Corto Maltese, Batman: Digital Justice non sia mai arrivato nelle librerie e fumetterie italiane.
Ho reso disponibile il download di Digital Justice da QUI (link valido 15 giorni). Se siete invece interessati all'edizione cartacea, potete trovarlo abbastanza facilmente su eBay e a prezzo modico.

7 commenti:

fotografo imperfetto ha detto...

il plot della grafic novel su iron man è stata fatto rivivere in un anime edito in giappone :
http://animedblink.blogspot.com/2010/10/ironman.html

interessante vedere come un personaggio usa sia tradotto da autori giapponesi

Ariano Geta ha detto...

Indubbiamente la grafica non è molto gratificante per il lettore, anzi...

Christian ha detto...

Donna Matrix mi ricorda in effetti certi fotoromanzi fatti con Poser che si trovano su DeviantArt, solo un po" più rozzi... :P ma se si pensa ai mezzi di cui disponeva all"epoca il tipo fece un lavoro pazzesco.
Comunque stavolta mi schiero con la maggioranza, i fumetti digitali non mi sembrano un granchè, capisco la scarsa accoglienza del mercato.

BlackBox ha detto...

L'ultimo che hai postato, quello di Batman, non m dispiace, ha un aspetto vintage che oggi potrebbe benissimo funzionare. Gli altri due, invece, denunciano tutto il peso dei loro anni ma sono interessanti proprio per il loro valore sperimentalstico.
Comunque "Digital Justice" l'ho scaricato, e gli darò un'occhiata più approfondita.
Dove credo che il computer abbia fatto fare un grosso salto in avanti ai fumetti è nella colorazione: l'epoca delle tinte piatte sembra finita per sempre...

Angel ha detto...

Più vintage di così... Incredibile quanto si sia andati avanti in vent'anni.
Grazie per il download di "Crash", ma neanche questo fu mai pubblicato in Italia? Giusto per sapere se devo armarmi di santa pazienza e tradurmi tutti i ballon. ;-)

LUIGI BICCO ha detto...

Conoscevo Mike Saenz di nome, ma non conoscevo nessuna di queste "chicche". Hai dei reperti storici niente male :)

Però al "digitale" sperimentale vero e proprio, credo possa appartenere solo quello di Donna Matrix.

Nelle altre due è usato come pretesto. La forza del novel di Iron man, a mio avviso, sta soprattutto nel tipo di segno che di digitale ha ben poco (a parte la diffusione, appunto).
E per quella di Batman è lo stesso, a parte qualche fondino qua e là. Comunque, quest'ultima, se teniamo conto del periodo nel quale è stata concepita, come realizzazione finale è avanti anni luce.

Bella roba. Chissà se vado a scavare anch'io nella mia "robba" vecchia cosa ci trovo?

Danilo ha detto...

Non ho nulla contro simili esperimenti al computer. Ma delle tre, a livello estetico, si salva (forse) solo Batman.

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