giovedì 24 ottobre 2013

Zerocalcare, Girola e De Matteo. Perché sì, perché no.


DODICI, di Zerocalcare
Editore: Bao Publishing
Pagine: 95
Prezzo: 13 euro

Perché sì:
- Perché è Zercalcare, e, per ora, è la stella più luminosa nel firmamento del fumetto italiano. Se la batte con Ortolani, ma dalla sua ha il fiato più lungo.
- Perché, rispetto le (sempre notevoli) storie bisettimanali che pubblica sul blog, i toni di Dodici sono più intimisti, caldi, introspettivi, e suscitano desiderio d'appartenenza anche a chi, a Rebibbia, non ha mai messo piede: perché a Rebibbia non succede mai nulla, ma, quando succede qualcosa, devi essere lì per viverlo. Un niente in un equilibrio fragilissimo.
- Perché le pagine del flusso di coscienza di Zero, anche se senza personaggi, disegnate con una grazia e raccontate con un ritmo slegate dal resto del volume, sono autentici stralci di poesia metropolitana.

Uno dei motivi per il quale Zerocalcare è un grande.
Perché no:
- Perché la gestione dei flashback era migliorabile.
- Perché il colore è del tutto superfluo. Da sempre, le cose di Zerocalcare funzionano alla grande anche solo in bianco e nero, e il  rosso (usato solo per le lingue e il sangue) non è un valore aggiunto, né, del resto, una scelta stilistica inedita.
- Perché i protagonisti veri sono il Secco e Katja, con Cinghiale a fare da contrappunto, e il personaggio di Zero resta sullo sfondo, riservandosi i (bellissimi) monologhi su Rebibbia di cui sopra. Persino all'Armadillo non sono che riservate due risicate vignette.

Vale il vostro tempo e i vostri soldi?
Assolutamente sì. Un Polpo alla gola penetrava, a suo modo, più a fondo, ma aveva una foliazione più che doppia per arrivare al vostro cuore.


VOX POPULI di Alessandro Girola
Racconto gratuito (QUI il download) in formato ePub e Mobi, 5000 parole circa
Prezzo: donazione volontaria

Perché sì:
- Perché le tematiche affrontate, pur trattandosi di un racconto di fantapolitica, sono quanto mai attuali e contengono molteplici riferimenti e metafore all'attuale momento politico italiano.
- Perché Girola non si perde troppo in chiacchiere e arriva presto al dunque, non prima di far entrare il lettore in atmosfera con poche ma efficaci immagini.


Uno stralcio del Girola-style. Parecchio asciutto. Un pelo troppo.
Perché no:
- Perché, costretti nei limiti del racconto breve, i personaggi non riescono ad essere mai tridimensionali.
- Perché, a livello di stile (sommario nelle ambientazioni e un po' approssimativo nella progressione emotiva del protagonista) non è una delle sue cose migliori.
Vale il vostro tempo e i vostri soldi?
Vox Populi lo si finisce in una mezz'ora, e la donazione è a vostra discrezione. Meglio di così.


TERMINAL SHOCK di Giovanni De Matteo
Romanzo breve (QUI il link dello store) in formato epub e mobi/kindle,135 pagine
Prezzo: 2,99 euro

Perché sì:
-Perché è un serio tentativo di produrre dell'hard sci-fi in casa nostra, senza compromessi ma con grosse (ok, gigantesche) ed eguali dosi di coraggio e di supponenza. 
- Perché contiene almeno un paio di ottime idee, più di un'intuizione visiva che non sfigurerebbe in nessuna grossa produzione hollywoodiana e qualche suggestione davvero efficace. 
-Perché la vicenda narrata conserva tutto il fascino di millemila storie simili già raccontate, portando con sé echi di Event Horizon, Sfera, la saga di Alien e, perché no, H.P. Lovecraft. E per moltissimi lettori (compreso il sottoscritto) questo potrebbe essere già sufficiente.


Lirico. Ma artificioso come le tette di Pamela Anderson.

Perché no: 
- Perché lo stile è quanto di più artificioso, ampolloso e supponente (eccola qui) possa capitarvi di trovare in un'opera di genere. Ne fanno soprattutto le spese, oltre che il ritmo (praticamente inesistente), l'empatia che riuscirete a provare (o meglio, a non provare) coi personaggi, ammesso che riusciate a distinguerli l'uno dall'altro. 
- Perché l'infodump, se normalmente vi dà fastidio, qui vi farà letteralmente secchi. L'overdose di dettagli pseudoscientifici è però spogliata di qualsiasi valore effettivamente informativo, visto che si tratta di un mucchio di tecnobubble che infestano – letteralmente – ogni paragrafo, procurando estraneità in chi legge e allungando (inutilmente, e questo è il vero problema) il brodo di decine di pagine. 
- Perché William Gibson (ma anche solo un onesto novellizzatore come Alan Dean Foster) sono parecchio lontani per naturalezza, eleganza e sense of wonder, tutte qualità che mancano a Terminal Shock.

Vale il vostro tempo e i vostri soldi?
Nì. Troppo lungo per essere un racconto, e troppo breve per definirsi un romanzo compiuto, vi porterà via comunque qualche ora che, in effetti, potreste dedicare a robe magari più classiche ma meglio riuscite. Il prezzo è comunque onesto per quello che offre.

14 commenti:

Marco Bango Siena ha detto...

Bel trio di recensioni e ottima l'idea del "perché sì" e del "perché no".

L.F. ha detto...

Dei tre, ho letto il nuovo Zerocalcare.
E mi sento d'accordo con te, salvo che su un punto: l'uso del colore.
Credo che invece ricopra un ruolo fondamentale e la sua presenza, o la sua assenza, ha una valenza precisa. Evidente quando l’azione si svolge nel passato, quando ci spostiamo nel presente sfuma in una scala di grigi (con l’eccezione del rosso) per assumere ancora un altro aspetto durante le riflessioni del morente Zerocalcare.
Al di là di queste considerazioni, l'ho trovato un'opera molto "matura", sicuramente da tenere nella propria libreria.

Hell ha detto...

Io vorrei fare una domanda sui "perché no" a Girola.
E non perché è mio amykettognegnegneautoprodottocasaeditriceseriaquandoricaricolapostepay, ma perché è una cosa che mi interessa in quanto autore, ovvero:

quando dici che le descrizioni di ambiente e personaggi sono sommari (anche) a causa della forma del racconto breve.

Ecco, perché... no?
Nel senso, se io autore decido di stare, faccio per dire, nelle 5000 parole, ma ho necessità comunque di mostrare una certa quantità di scene e personaggi, devo per forza ridurre al minimo essenziale questo tipo di decorazioni.

In caso contrario, e lo so perché scrivo anche io, sforare la soglia e arrivare in un niente a oltre diecimila parole è questione di poche ore.

Io non penso che la brevità, legata soprattutto alla forma del racconto (in questo caso breve), sia un difetto. non può esserlo.
Se non mi piace il racconto breve, vado a cercarmi un romanzo, dove ho tutto il tempo di descrivere l'ambientazione per filo e per segno. ^^

Tutto altro discorso si può fare sullo sviluppo del personaggio, ovvero che sia coerente o meno.

CyberLuke ha detto...

Infatti essere brevi non è un difetto (anzi).
Il difficile è essere efficaci in poche parole.
E forse, almeno in Vox Populi, il buon Alex resta a tanto così dall'immergere completamente il lettore nell'ambiente... o, almeno, io ne sono rimasto fuori.

TapRou ha detto...

Parlo degli ultimi due che segnali.
E lo farò nel solo modo che conosco, cioè dicendo ciò che penso (spesso rendendomi antipatica, ma pazienza): gli autopubblicati, purtroppo, hanno dimostrato di non essere mediamente migliori degli scribacchini dell’editoria tradizionale.
Le manchevolezze di stile che rimarchi nelle (differenti) scritture di Girola e di De Matteo in realtà sono dei disastri veri.
Per motivi diversi, ma entrambi sguazzano ampiamente nel campo del brutto. Gestione del pov, sense of wonder, originalità: basta leggere poche pagine per rendersi conto che ci troviamo davanti un campionario completo degli errori.
A favore del Girola, va detto che almeno il suo racconto non ha le ambizioni che invece si porta dietro "Terminal Shock". È già qualcosa.

Maura ha detto...

Ho letto "Dodici" a casa di un amico, non compro fumetti e ne leggo pochi, ma mi sono ritrovata a sfogliare una pagina dietro l'altra e a finirlo nel giro di una mezz'ora... e mi ha abbastanza colpita, finora avevo tenuto un po' le distanze anche per motivi legati all'appartenenza geografica (la romanità un po' estranea al mio ambiente, anche nel linguaggio), e invece sono riuscita ad intravedervi poesia, malinconia, intelligenza oltre ai più evidenti, forse, umorismo e citazioni varie.
Davvero una bella scoperta.

Babol ha detto...

Ho conosciuto Zerocalcare solo un mese fa. Per parafrasare Katja sono ancora nella fase di scimmia. Andrò a Lucca Comics e farò incetta di tutti i volumi, anche di Dodici ovviamente :)

HeRMiOnE ha detto...

Non ho letto nessuno dei tre libri, ma ammiro il "coraggio" che hai nel parlare così apertamente (e non necessariamente bene ^^) di due ebook autoprodotti... quando io lo facevo sul mio ormai defunto blog, regolarmente mi attiravo gli strali degli autori che, spesso molto poco elegantemente, difendevano i loro scritti, col tono delle delle fighette inviperite che insultano tutto e tutti, agganciandoci quasi sempre l'accusa per tutte le case editrici di essere a pagamento o schiave del potere.
Un atteggiamento assai controproducente che molti scrittori o aspiranti tali sembrano ostinarsi a non comprendere.

TapRou ha detto...

)Hell:a Swanwick, in Bones of the Earth, bastano poche pagine ambientate nel tardo Cretaceo per mostrarci l’interazione esistente tra diverse specie di dinosauri. Molti scrittori nostrani (specie se imbottiti di King) non riescono a immaginare quante informazioni si possano mostrare in poche pagine!

Domenico Attianese ha detto...

Mi accodo a Marco, l'idea del perché si e perchè no é ottima, rende molto bene i pregi e i difetti.

Ah, un appunto a Tap Rou e Hermione: Terminal Shock non é un autoprodotto, quindi tutti i difetti che ha, li ha nonostante la lunga filiera editoriale :O

Alex McNab Girola ha detto...

Tapiro/a scendi dal pero: Terminal Shock non è autoprodotto, bensì ha un editore. Che te ne pare a livello di sens of uonder? :D

Hell ha detto...

Sarà che la gente non riesce a capire la parola scritta, e manipola il contenuto dei commenti.

E la cosa è palese, oltre che sciocca.

Luca: capito, ora è tutto chiaro. ;)

sommobuta ha detto...

A me Dodici è piaciuto parecchio. Ne parlo domani sul bloggo. NOn è il miglior lavoro di Rech, ma per una serie di fattori l'ho trovato il più interessante.

Su Vox Populi di Girola: quando l'ho letto illo tempore, mi ha inquietato non poco. Penso che più che la forma e lo stile, in quel racconto la cosa importante fosse il messaggio "distopico". Sì, non è uno dei racconti migliori del buon Alex, ma io l'ho trovato buono. :D

L'altro non l'ho letto.

Ps: TapRou, mi hai fatto venire in mente un brutto racconto che ho letto ultimamente. Si chiama Satanello. Anche là "basta leggere poche pagine per rendersi conto che ci troviamo davanti un campionario completo degli errori."
Ecco, quel racconto là è esattamente il quadro perfetto di questo commento. Sono sicuro che se lo leggerai, dato che citi autori importanti, ne converrai anche tu.

Ma non credo si adatti al Vox Populi di Girola. Proprio no.

Lady Simmons ha detto...

Ho conosciuti Zero Calcare grazie a te, e presto comprerò anche questo capitolo della zerosaga.
Tra l'altro l'ho visto al Salone del Libro, ma c'era una fila luuuuuuuuuuunga per avere il suo autografo tra audoranti ragazzetti che ho desistito (avevo anche fame).
Il colore concordo sia superfluo, in bianco e nero funziona perfettamente.