sabato 13 dicembre 2014

5 motivi per cui non avreste dovuto perdervi Quadrophenia.


1. Perché è un viaggio cinquant’anni indietro in un’Inghilterra ancora conservatrice e pretatcheriana, filmata e fotografata con una precisione e una lucidità che pare che Roddam per girarlo abbia usato una macchina del tempo.

Ambienti, mezzi, costumi, trucco, fotografia. Mai una rappresentazione di un periodo storico del passato è stata portata sullo schermo in maniera tanto naturale, coerente e priva di artefatti visibili. Vi basti sapere che la scena clou del film – la ricostruzione dello scontro del 18 maggio 1964 tra Mods e Rockers sulla spiaggia (e per le strade) di Brighton – coinvolge qualcosa come duecento comparse... ed è una scena che pare uscita da un telegiornale dell'epoca.

Ma tutti i paradigmi dell'estetica Mod (i parka, gli scooter pluriaccessoriati, le dancefloor, la cura maniacale dei vestiti, i caschetti delle donne, le anfetamine come caramelle, la musica) sono presenti e hanno il loro spazio. Da solo, questo film riuscì a sollevare un'intera nuova generazione di Mod tardivi che all'epoca non erano neanche nati (inclusa tutta una serie di band ispirate al movimento Mod, quali, solo per citare quelle nate in Italia, gli Statuto di Torino, i Link Quartet di Piacenza e i Made a La Spezia).

La subcultura Mod è tuttora presente in Europa, in Nord America, in Australia e in Giappone e non sembra dare segni di cedimento.

E, sì... naturalmente anche il sottoscritto, una volta uscito dal cinema in quel lontano 1980, avrebbe voluto schiacciare un bottone e catapultarsi in quell'universo rabbioso, rutilante ed edonista che era l'Inghilterra giovanile dei primi anni sessanta.

2. Perché, anche se Frank Roddam non è mai riuscito a ripetersi e il resto della sua carriera da regista è costellata di robe imbarazzanti (La sposa promessa, coff coff), Quadrophenia è tuttora un perfetto equilibrio tra rigore documentaristico, storia di formazione, film musicale e dramma esistenziale. Non ha crolli di ritmo, è graziato da ottime interpretazioni e da un paio di azzeccati cameo (un giovanissimo Sting e un’ossigenata Toyah Wilcox), una fotografia "sporca" che ben si sposa coi numerosi piani sequenza e un discreto montaggio. In altre parole, è superiore al sessanta per cento della roba che potete trovare al cinema oggi.

3. Perché ha una colonna sonora che è più di una soundtrack.
È un inno, un urlo di una generazione intera, secondo alcuni la più grande opera rock mai scritta (detesto usare degli assoluti, ma nel caso di Quadrophenia ci siamo molto, molto vicini). E, nel caso lo ignoraste, è venuta prima la colonna sonora del film, con uno scarto di circa sei anni.
In origine era intento degli Who (ma soprattutto di Pete Townshend) creare un’opera imperniata sui quattro artisti stessi, considerato che il precedente (e straordinario) Tommy veniva generalmente identificato col solo Roger Daltrey. Tuttavia, presto il disco prese la strada che portò ad un personaggio centrale di fantasia che incarnasse – non soltanto le personalità dei singoli Who – ma anche tutte le frustrazioni e le illusioni di un adolescente in cerca di se stesso... che, detta così, sembra una roba banalotta e parecchio trita.
Ma che in Quadrophenia, prima ancora nel disco che nel film, assume una potenza e uno spessore tali che tuttora chiunque si cimenti in un’impresa simile ci si deve confrontare.
Ascoltare per credere (e basterebbe un pezzo come My Generation per capire davvero tutto).
.
4. Perché il protagonista, Phil Daniels, interpreta in maniera semplice, convincente e naturale la figura del Mod attorno a cui gira tutta la storia, donandogli sempre una misura umana, drammatica e fragile senza mai e dico mai scivolare nel patetico.
Il fatto che anche lui sia letteralmente sparito dalle scene dopo una prova d’attore come quella è per me tuttora un mistero.
Rivederlo inevitabilmente imbolsito come guest star nel clip di Parklife dei Blur mi ha stretto il cuore.

5. Perché, diciamocelo: i Mods erano, tipo, uno zigallione di volte più fighi di qualsiasi altra band giovanile possa mai essere venuta dopo di loro. Sul tipico scooter mod, un trionfo di cromature da quattro soldi e addobbati pacchianamente con dozzine di specchietti retrovisori dovevi sentirti un dio, e se sul sellino posteriore ti stava avvinghiata una biondina tinta in minigonna nera e stivali bianchi al ginocchio, allora un dio lo eri davvero (rispeditemi nel 1964, grazie).

E questo post si potrebbe pure chiudere qui.
Ma non sia mai detto che non cerchi di dare anche il mio abituale colpo alla botte dopo avervi incensato fino alla nausea quello che per me resta uno dei Dieci Film Imperdibili della Vita.

1) Quadrophenia è del 1979, e rivedendolo l'altra sera in sala non ho potuto fare a meno di notare come in alcune parti sia invecchiato peggio di altri film della sua epoca. Ma questa, probabilmente, è solo una paranoia mia.
2) Ai tempi della sua uscita nelle sale, gli ultimi trenta minuti, lasciati quasi completamente al commento sonoro degli Who, vennero sottotitolati, aiutando il sottoscritto (e immagino parecchi altri) alla comprensione della poetica di Townshend e compagni. Quei sottotitoli sono scomparsi da tempo fin dalle prime edizioni digitali in DVD (un po' come l'edizione di Blade Runner con la voce fuori campo oggi praticamente introvabile), ma la cosa peggiore in assoluto è che
3) Quadrophenia ha un nuovo doppiaggio, che, paragonato a quello diffuso al cinema nel 1978 (e probabilmente nelle VHS dell'epoca) è semplicemente vergo-gno-so.
Una roba che sembra amatoriale, dialoghi riscritti da zero banalizzati ed edulcorati, ed altri al limite del ridicolo.
Un trattamento che un film del genere non meritava e da imputarsi, con ogni probabilità, a chi dello spirito originario del film non fregava una mazza e non si è manco sforzato di capirlo.
Un vero, vero peccato.

3 commenti:

Marco Goi ha detto...

5 validissime ragioni!

persino sting, che altrove non ho mai sopportato più di tanto, qui fa la sua porchissima figura :)

Dama Arwen ha detto...

Ecco.
Me lo son persa e - ancora peggio - non lo conoscevo.
A sto punto vedo di recuperalo in lingua originale, tanto oramai il 99% della roba la vedo solo così io.

CyberLuke ha detto...

@Marco: se poi guardi i contenuti specaili del DVD, scopri che
a) Sting si inventò un modo di ballare, nel film, che non c'entrava nulla su come ballavano i veri Mods e
b) che non sapeva andare in scooter.

@Dama: sei una snob.